Reddito agricolo, crisi energetica, accessibilità degli alimenti e disuguaglianze: lo scenario attuale ci invita a ripensare il rapporto tra economia agroalimentare e benessere collettivo.

Il valore del cibo si riconosce nel lavoro che lo rende disponibile, nella salute che contribuisce a tutelare, nei territori che mantiene vivi. Il prezzo ne esprime soltanto una parte. Eppure, quando il bilancio delle famiglie si restringe e i costi delle imprese aumentano, proprio il prezzo diventa il punto nel quale si concentrano molte delle contraddizioni del nostro sistema agroalimentare.

Lo scenario di questo autunno ci consegna una responsabilità precisa: tenere insieme la dignità di chi produce e la possibilità, per tutti, di accedere a un’alimentazione adeguata. Due condizioni che dipendono l’una dall’altra e che richiedono politiche coerenti, investimenti e un’informazione capace di spiegare la complessità.

I dati economici aiutano a comprendere la portata della sfida. Secondo le rilevazioni definitive ISTAT, a settembre 2026 l’inflazione italiana ha raggiunto il 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. Nel comparto alimentare l’aumento è stato dell’1,7%, con una crescita del 5,5% per i prodotti non lavorati. Nel terzo trimestre, inoltre, l’inflazione misurata attraverso l’indice armonizzato è risultata più elevata per le famiglie con minori livelli di spesa: 4,4%, contro il 2,9% di quelle con livelli più alti. La stessa dinamica dei prezzi produce dunque conseguenze sociali differenti.


Per chi dispone di risorse limitate, l’aumento delle spese essenziali può restringere ulteriormente la libertà di scelta. Il rischio è che la varietà dell’alimentazione diventi una voce sulla quale risparmiare, mentre energia, abitazione e trasporti assorbono una quota crescente del bilancio familiare.

Il quadro della povertà impone attenzione. Per il 2025, ISTAT stima oltre 2,1 milioni di famiglie e circa 5,4 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta. L’Istituto considera l’incidenza complessivamente stabile rispetto all’anno precedente: una precisazione necessaria per leggere correttamente le variazioni numeriche. Tra i minori, l’incidenza raggiunge il 12,5%. Questi dati misurano una deprivazione più ampia di quella alimentare, ma indicano quanto sia estesa la fragilità economica entro cui maturano anche le scelte quotidiane sul cibo.

Anche sul versante della produzione emergono tensioni. A settembre 2026 l’indice FAO dei prezzi delle materie prime alimentari scambiate sui mercati internazionali ha raggiunto 136 punti, aumentando dell’1,5% rispetto ad agosto e del 5,8% su base annua. La FAO richiama, tra i fattori di pressione, le difficoltà dei trasporti e le condizioni meteorologiche avverse. Si tratta di quotazioni internazionali, il cui andamento non coincide automaticamente con quello dei prezzi sugli scaffali italiani: tempi di trasmissione, trasformazione, distribuzione e contratti rendono il rapporto più articolato.

Su questo scenario pesa la crisi energetica, attraverso la quale le guerre trasferiscono le loro conseguenze nella vita quotidiana delle imprese e dei cittadini. Le interruzioni delle forniture, i danni alle infrastrutture e l’insicurezza delle rotte commerciali condizionano la disponibilità e il costo del petrolio e dei carburanti. Nel rapporto di ottobre 2026, l’IEA, Agenzia internazionale dell’energia, attraverso il rapporto WEO (World Energy Outlook) segnala forti tensioni sul mercato del gasolio, con prezzi all’ingrosso che a settembre hanno raggiunto livelli record in Europa e negli Stati Uniti e difficoltà di riequilibrio destinate, secondo le sue previsioni, a protrarsi nel 2027.

Per l’agroalimentare, il costo dell’energia attraversa ogni fase: il lavoro nei campi, la trasformazione, la conservazione refrigerata e il trasporto. Il rincaro del gasolio investe direttamente gli autotrasportatori, anello essenziale di una filiera che deve garantire continuità delle consegne e tempestività nella movimentazione dei prodotti deperibili.

Quando i corrispettivi del trasporto non si adeguano ai maggiori costi, il margine delle imprese si assottiglia e può annullarsi. Per gli operatori più fragili, continuare a lavorare rischia di significare accumulare perdite. Le proteste e i fermi che stanno interessando diverse regioni del Mezzogiorno rendono evidente questa difficoltà: gli autotrasportatori chiedono interventi tempestivi e risorse concretamente disponibili. Gli stanziamenti e gli annunci devono essere valutati anche nei tempi di attuazione e nella loro capacità di raggiungere le imprese.

Le conseguenze attraversano l’intera filiera agroalimentare. Le interruzioni e i ritardi nelle consegne compromettono la regolarità dei rifornimenti; per gli alimenti deperibili, il tempo può tradursi in perdita di qualità, deterioramento e spreco. Alla difficoltà di chi trasporta si aggiungono così i danni per chi produce e commercializza, mentre i cittadini possono incontrare una minore disponibilità di prodotti.

La crisi energetica assume quindi una dimensione sociale concreta. Tutelare la sostenibilità economica dell’autotrasporto e garantire la continuità delle forniture alimentari sono responsabilità strettamente connesse. Servono risposte verificabili nella loro efficacia, insieme a un confronto che riconosca le ragioni delle imprese e salvaguardi l’approvvigionamento delle comunità.

Un segnale concreto arriva dall’accesso alla terra. A Torino, durante Terra Madre Salone del Gusto, ISMEA ha presentato le novità della nona edizione della Banca nazionale delle Terre Agricole, che comprende 499 terreni destinati alla vendita. L’iniziativa collega la valorizzazione del patrimonio fondiario al ricambio generazionale; tra le novità illustrate figurano anche misure a tutela della legalità, con l’esclusione dalla procedura dei soggetti condannati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. È un esempio di come strumenti economici e responsabilità sociale possano trovare un punto d’incontro.

Questa esigenza di equilibrio riguarda anche il futuro delle politiche europee. Nel quadro della proposta per la Politica agricola comune successiva al 2027, la Commissione europea indica almeno 300 miliardi di euro riservati al sostegno del reddito agricolo e alla gestione delle crisi. È una proposta, da distinguere dalle decisioni definitive e dalle successive modalità di attuazione. Il suo valore andrà misurato anche nella capacità di raggiungere le aziende più esposte, accompagnare gli investimenti e sostenere la vitalità delle comunità rurali.

La prospettiva internazionale amplia ulteriormente la riflessione. Il rapporto SOFI 2026, elaborato da FAO, IFAD, UNICEF, Programma alimentare mondiale e Organizzazione mondiale della sanità, stima che nel 2025 circa 645 milioni di persone abbiano sofferto la fame. Il numero è diminuito rispetto al 2024: un progresso che va riconosciuto. Restano tuttavia circa 2,1 miliardi di persone in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave. Sono indicatori diversi, che descrivono dimensioni differenti dello stesso problema: la difficoltà di assicurare a tutti un accesso stabile a un’alimentazione sufficiente e adeguata.

Il miglioramento di alcuni indicatori dimostra che intervenire è possibile. La persistenza di una fragilità così estesa ci ricorda quanto contino la continuità delle politiche e la cooperazione internazionale.

In questa prospettiva, innovazione e sostenibilità devono diventare opportunità concretamente accessibili. Ricerca, gestione dell’acqua, agricoltura di precisione, conservazione e logistica possono contribuire a ridurre perdite e vulnerabilità. Perché ciò avvenga servono competenze, assistenza tecnica e condizioni finanziarie che consentano anche alle imprese più piccole di partecipare al cambiamento.

Occorre inoltre rafforzare il rapporto tra politiche agricole, educazione alimentare e servizi pubblici. La ristorazione scolastica, la prevenzione degli sprechi e gli interventi a sostegno delle famiglie rappresentano ambiti nei quali qualità del cibo e inclusione sociale possono tradursi in risultati quotidiani. Recuperare le eccedenze è prezioso; prevenire la povertà e rendere accessibile una buona alimentazione richiede un impegno strutturale.

In questo scenario, l’informazione agroalimentare assume una funzione pubblica essenziale.

Per noi giornalisti e comunicatori significa verificare le fonti, indicare il periodo cui si riferiscono i dati e distinguere le proposte dalle decisioni operative. Significa spiegare le differenze tra prezzi internazionali, costi di produzione e spesa delle famiglie. Significa anche riconoscere i progressi senza attenuare le criticità, evitando che singoli numeri diventino strumenti di allarme o di rassicurazione privi di contesto.
È il terreno sul quale ASA intende continuare a offrire il proprio contributo, favorendo il dialogo tra scienza, istituzioni, imprese e cittadini. Anche Alimentability – L’Informazione Agroalimentare Responsabile si inserisce in questo percorso: uno spazio di confronto per aiutare a comprendere le trasformazioni del settore e le loro conseguenze sulla società.

La qualità del sistema agroalimentare si misura nella sua capacità di generare benessere condiviso. Nel reddito di chi coltiva, nella dignità di chi lavora, nella possibilità delle famiglie di scegliere, nella cura delle risorse e nelle opportunità offerte ai giovani.

È da qui che dovremmo partire per riconoscere il valore autentico del cibo. Un valore che attraversa l’economia e arriva alla vita delle persone.

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Saverio Scarpino
Giornalista Pubblicista dal 2004. Si immerge nelle sfide della comunicazione passando dal mondo pubblicitario a quello della qualità del prodotto. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Perugia coltiva la sua passione per la narrazione del Settore Agroalimentare: palcoscenico perfetto per approfondire la conoscenza dell’enogastronomia ed esplorare i segreti dei sapori e delle tradizioni dei territori italiani. Ha operato sulle pagine del magazine “Il Sommelier” Fisar, trasmettendo la bellezza, l’evoluzione e la complessità del mondo del vino, e per diversi anni ha condiviso la sua conoscenza con gli aspiranti sommelier illustrando loro, attraverso l’analisi sensoriale, le peculiarità del mondo della viticoltura italiana e internazionale. La sua dedizione lo ha portato a diventare membro del Direttivo di ASA (Associazione Stampa Agroalimentare Italiana), culminando a Presidente Nazionale nel 2022.