La Campania è una regione che conserva e custodisce culture, saperi e tradizioni millenarie, comprese quelle agroalimentari, che si sono tramandate fino ai giorni nostri grazie alle comunità e all’amore dei singoli cittadini per i loro luoghi e culture.

Un prezioso patrimonio storico cosiddetto “immateriale” che è testimonianza del nostro passato e deve essere trasferito alle generazioni future. Catalogare e raccogliere tutto questo sapere e queste attività tradizionali non è impresa da poco, ma da alcuni anni la Regione Campania ha realizzato l’inventario del proprio patrimonio immateriale, allo scopo di preservare tutto ciò che è parte e memoria di un’intera regione e dei suoi abitanti, ma che si proietta a livello di interesse globale come carattere distintivo di una civiltà in continua evoluzione che considera il passato un punto fermo del processo di trasformazione di usi, costumi e modi di vivere.

Ideato e realizzato in collaborazione con la Scabec, società in house della regione Campania impegnata nella promozione del patrimonio culturale campano, l’inventario è una sorta di codice genetico regionale che descrive ed identifica tutto ciò che fa parte della storia del costume e della vita popolare. La presentazione della nuova edizione è avvenuta qualche giorno prima del Natale 2025 presso un famoso teatro napoletano alla presenza di cittadini e istituzioni. Come referente ASA regionale, ho avuto modo di sfogliare in anteprima la versione cartacea del catalogo/inventario che si compone di ben 444 pagine, redatte in italiano e inglese, che raccoglie e descrive i 170 elementi attualmente iscritti. 

L’opera è scaricabile in versione digitale sul sito: www.scabec.it ed è uno strumento indispensabile per studiosi, operatori culturali, amministratori e cittadini interessati a conoscere ed approfondire la cultura immateriale regionale. La convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 17 ottobre 2003, ratificata in Italia con la legge n.167/2007 definisce il termine di “cultura immateriale” con le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il saper fare, gli usi sociali, i riti e i momenti festivi collettivi, anche di carattere religioso, come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi, che le comunità riconoscono in quanto parte del patrimonio culturale campano, trasmettendoli di generazione in generazione, costantemente ricreati in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia in quanto senso di identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. 

La cultura agroalimentare è una delle componenti che fanno parte di questo inventario che ogni anno si arricchisce di nuovi elementi e di nuove storie, divenendo così strumento di tutela e valorizzazione di tutto ciò che un giorno potrebbe essere un lontano ricordo, ma contribuendo a sostenere quei soggetti, pubblici o privati, che partecipano attivamente alla sua valorizzazione e gestione purché senza scopo di lucro. L’inventario è diviso in cinque sezioni: saperi, celebrazioni, espressioni, cultura agroalimentare e spazi culturali.

Insomma un’iniziativa veramente di grandissimo spessore ed interesse culturale, che invita all’approfondimento e alla riflessione su un mondo antico e straordinario e può rivelarsi un’utile guida per chi visita la nostra regione e ne vuole conoscere anche gli aspetti ancestrali e culturali, oltre a godere delle tante bellezze e dei panorami indimenticabili.