La Campania, come gran parte del Mezzogiorno, soffre di criticità politiche ed istituzionali in molte parti del suo territorio e il comparto agroalimentare non fa eccezione, pur vantando delle eccellenze di pregio assoluto, delle quali ASA Campania si occupa in maniera assidua, cercando di raccontarne le peculiarità e di diffonderne in maniera capillare l’immagine.

In particolar modo le aree a Nord di Napoli e i Comuni che ne fanno parte, da troppo tempo non sono in grado di promuovere la conoscenza dei prodotti che hanno origine dai loro territori, che pur essendo oggetto di una forte antropizzazione e cementificazione che ne limitano gli spazi rendendoli di problematica gestione, possono vantare la presenza di elementi e componenti agricole tradizionali che purtroppo si stanno lentamente estinguendo per mancanza di attenzione e politiche idonee, sebbene negli ultimi anni si sia fatta strada una sensibilità verso il recupero storico e produttivo di queste realtà agricole.

Basti pensare alla mela annurca, alla ciliegia della Recca (di cui abbiamo scritto in precedenti focus) alla miriade di produzioni di ortaggi, legumi e frutti, alcuni dei quali coltivati da tempi antichi, ma gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Eppure malgrado l’eccezionale patrimonio di biodiversità, ciò che latita su questi territori è un attività di diffusione e di marketing che faccia in modo che questi piccoli gioielli della terra possano varcare i confini comunali e regionali, complice una politica locale che nella maggior parte dei casi impegna le proprie risorse umane ed economiche alla risoluzione di problemi sociali  di altra natura ed estremamente delicati, che influenzano in maniera decisiva la vita di tutti i giorni di chi vive ed opera in questi territori. Comuni come Giugliano, Qualiano, Mugnano, Marano, solo per citarne alcuni tra i più popolosi, non sono in grado da anni di valorizzare ciò che è rimasto delle proprie identità agricole, o quantomeno di iniziare un discorso autonomo in tal senso, demandando sempre alle Regioni il compito di farlo, rischiando come è già capitato, il totale disinteresse delle stesse. Non si può certamente negare che la maggior parte dei Comuni dell’hinterland partenopeo versi in condizioni economiche critiche, alcuni dei quali addirittura più volte commissariati, come nel caso di Marano di Napoli, dove grazie alla sensibilità, all’impegno e alla passione di alcune componenti sociali sono nate associazioni di cittadini virtuosi ed attenti che cercano di adoperarsi per far si che il loro luogo sia protagonista di un nuovo rinascimento culturale e possa essere di esempio per altre realtà limitrofe.

Quindi è alla luce di tutto ciò esposto in precedenza che l’iniziativa “Le vigne in convento” a cura dell’Associazione Marano Lab e del suo presidente Alessandro Pace, assume un’importanza particolare all’interno di un discorso culturale che ormai si andava dissolvendo. Una serata dedicata ai vini dei Campi Flegrei all’interno dell’affascinante location del seicentesco chiostro conventuale di Santa Maria degli Angeli, nel centro storico della cittadina (tra l’altro luogo del cuore FAI) durante la quale otto cantine si contenderanno il titolo di miglior calice del territorio, il tutto preceduto dalla conferenza stampa di presentazione alla quale come referenza ASA Campania abbiamo ritenuto di partecipare per sostenere un’iniziativa che può segnare un risveglio culturale da un torpore cittadino che regna da fin troppo tempo.

Il vino come segnale di vita oltre i problemi, perchè la storia agronomica di questi luoghi dalle antiche origini merita rispetto e particolare attenzione e solo noi possiamo tenerla viva. Complimenti a Marano Lab, nella speranza che sia l’inizio di una storia nuova.