Non era un fine settimana meteorologicamente favorevole. La pioggia, a tratti torrenziale nella giornata di sabato, avrebbe potuto scoraggiare anche i più motivati. E invece no. Recco ha risposto con una partecipazione sorprendente, riempiendo la tensostruttura allestita nel centro cittadino per EVOÈ – Festival dell’arte gastronomica e dei prodotti d’eccellenza.
Un segnale chiaro: quando il cibo diventa cultura – e non semplice consumo – il pubblico arriva comunque. Anche sotto l’acqua.
L’edizione 2026 si è così confermata non solo come un evento popolare, ma come un appuntamento capace di coniugare intrattenimento e contenuti, leggerezza e profondità. Un equilibrio non scontato, anzi raro.

Un avvio dal forte valore sociale
Particolarmente apprezzato l’inizio della manifestazione, con lo show cooking del pesto al mortaio realizzato insieme ai ragazzi dell’associazione Ecopsi di Recco. “Cucinare per sentirsi liberi” non è stato uno slogan, ma una dichiarazione concreta.
Un momento autentico, privo di retorica, che ha dato subito il tono dell’intero evento: accessibile, inclusivo, ma mai superficiale. Un modo intelligente di parlare di gastronomia come strumento educativo e sociale.

Michele Brambilla: da un noir a una lezione di giornalismo
Tra i momenti più intensi, la presentazione del libro Non è successo niente di grave di Michele Brambilla, direttore de Il Secolo XIX.
Quello che poteva essere un semplice incontro letterario si è trasformato in qualcosa di più. Brambilla, partendo dal suo romanzo ambientato negli anni Ottanta, ha offerto una riflessione lucida e coinvolgente sulla sua esperienza giovanile in Brianza e sul mestiere del giornalista.
Ne è uscita una vera e propria lezione di giornalismo: il rapporto tra cronaca e verità, la responsabilità della stampa, il confronto – talvolta scomodo – con il potere. Un racconto diretto, privo di autocompiacimento, che ha restituito dignità a una professione spesso banalizzata.
Un momento raro, e proprio per questo particolarmente riuscito.
Il cibo come linguaggio: protagonista la focaccia di Recco
Ma, inevitabilmente, il vero centro dell’iniziativa è stato il cibo. E in particolare la focaccia di Recco col formaggio IGP, autentico simbolo identitario del territorio.
Semplice solo in apparenza: due sottilissime sfoglie di pasta senza lievito, tirate quasi all’estremo, che racchiudono un cuore di formaggio morbido. Nessuna concessione alla spettacolarizzazione inutile, nessun eccesso. Solo tecnica, precisione e qualità.
Ed è proprio qui che si gioca la partita culturale. La focaccia di Recco non è un prodotto replicabile ovunque: può essere realizzata solo a Recco e in alcuni comuni limitrofi, secondo un disciplinare preciso che tutela ingredienti, lavorazione e identità.
Non è solo gastronomia, è geografia. È appartenenza.
In questo senso il lavoro del Consorzio – e dell’organizzazione guidata con attenzione da Daniela – è stato evidente. Non un semplice evento promozionale, ma un’operazione di marketing culturale consapevole, capace di trasformare un prodotto in racconto territoriale.
La degustazione finale, offerta a tutti i presenti, ha avuto quasi il valore di un rito collettivo.
Recco capitale della gastronomia ligure
Dietro EVOÈ si intravede con chiarezza una strategia più ampia: Recco vuole porsi come capitale della gastronomia ligure.
Non è un’ambizione velleitaria. È una prospettiva costruita su basi solide, che uniscono tradizione, qualità e capacità organizzativa. A sostenerla contribuisce una rete di locali storici che rappresentano veri e propri presìdi culturali del gusto: nomi come Manuelina, Da Ö Vittorio, fino alle realtà dei dintorni come la focacceria Revello di Camogli, che da anni custodiscono e diffondono questa tradizione.
Non si tratta soltanto di ristorazione, ma di identità. E in questo senso la focaccia diventa il simbolo di un territorio che ha scelto di raccontarsi attraverso il cibo.
Una rete di eccellenze italiane
Intelligente anche la scelta di affiancare alla focaccia altre realtà di qualità: dai salumi piacentini al Silter bresciano, passando per vini, oli, miele e prodotti del circuito Genova Gourmet.
Non una dispersione, ma una strategia. EVOÈ ha mostrato come le eccellenze italiane possano sostenersi reciprocamente, costruendo una narrazione comune senza perdere identità.
Una piccola lezione di sistema-Paese, che non guasterebbe anche in altri ambiti, meno gastronomici e più istituzionali.

Tra spettacolo e tradizione: pesto, showcooking e Vergassola
Il festival ha saputo alternare momenti di approfondimento a occasioni di intrattenimento. Tra queste, la EVOÈ Challenge, ultima selezione per il Campionato mondiale di pesto genovese al mortaio, seguita con attenzione e partecipazione dal pubblico.
E poi gli showcooking, con ristoratori e chef impegnati a raccontare il proprio lavoro senza filtri, tra tecnica e ironia.
A dare ritmo al sabato pomeriggio, la presenza di Dario Vergassola, capace di condurre gli incontri con il suo stile inconfondibile: leggero, pungente, mai banale. Una conduzione che ha reso l’evento vivace senza scadere nella caricatura.

Una macchina organizzativa solida e presente
Un evento così articolato non si regge da solo. È stato evidente, durante le due giornate, il ruolo fondamentale della comunicazione e della regia organizzativa.
In particolare, Daniela Bernini, comunicatrice del Festival, si è distinta per una presenza costante sul palco, puntuale e misurata, capace di tenere insieme i diversi momenti della manifestazione senza mai appesantirli.
Accanto a lei, la presenza attiva e continua del sindaco di Recco, Carlo Gandolfo, ha dato ulteriore peso istituzionale all’iniziativa, confermando quanto la città creda in questo evento come elemento identitario e strategico.

Cultura e narrazione: Duccio Forzano
La domenica ha mantenuto alta la qualità con la presentazione del libro Come Rocky Balboa di Duccio Forzano, regista di alcune delle più importanti produzioni televisive italiane.
Il suo racconto, tra autobiografia e riflessione, ha offerto uno spaccato interessante su una carriera costruita con determinazione, tra difficoltà e successi. Una testimonianza godibile e concreta, che ha trovato nel pubblico un’attenzione non scontata.
Un appuntamento ormai imperdibile
EVOÈ si conferma così, anno dopo anno, come una tradizione consolidata e un appuntamento sempre più atteso.
Non una semplice manifestazione gastronomica, ma un’esperienza completa che unisce mare, cultura e convivialità. Un evento capace di attrarre pubblico anche in condizioni meteo difficili, segno di una proposta solida e riconoscibile.
Per chi vuole vivere un weekend di primavera in Liguria diverso dal solito, lontano dalle logiche del turismo mordi e fuggi, EVOÈ rappresenta ormai una tappa quasi obbligata.
Recco, con intelligenza e misura, ha trovato nella sua focaccia non solo un prodotto, ma un racconto. E – cosa più interessante – una strategia.
Informazioni
Sito web: www.focacciadirecco.it
Pagine Facebook:
Focaccia DI Recco – La festa della Focaccia di Recco
Evoè Festival – Fattore Comune
Instagram: focacciadirecco_igp



























