La sostenibilità non è più soltanto un obiettivo, ma una responsabilità collettiva. È da questa consapevolezza che nasce il primo Manifesto della Sostenibilità dell’industria ittica europea, promosso da Seafood Europe e presentato per la prima volta in Italia da ANCIT, l’Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare. Un documento che guarda al futuro e che vuole accompagnare l’intera filiera verso un modello produttivo sempre più equilibrato, trasparente e rispettoso dell’ambiente e delle persone.
Il Manifesto si articola in sei capitoli e affronta temi centrali come la pesca responsabile, l’acquacoltura sostenibile, la tutela dei diritti umani, la produzione consapevole e il ruolo del pesce in una dieta sana e sostenibile. Non si tratta soltanto di una dichiarazione di intenti, ma di uno strumento concreto: un punto di riferimento per le aziende e, al tempo stesso, un terreno di confronto con le istituzioni.
“Il Manifesto rappresenta il concretizzarsi dell’attenzione che da sempre l’industria conserviera ittica italiana pone intorno al tema della sostenibilità”, commenta Giovanni Battista Valsecchi, Presidente ANCIT. Un percorso che coinvolge realtà diverse, distribuite in Paesi lontani e con culture differenti, ma unite dall’obiettivo comune di preservare il valore del mare e garantire un futuro all’intera filiera.
Il tema della sostenibilità, infatti, non riguarda soltanto la tutela degli ecosistemi marini, significa anche sicurezza alimentare, salute e qualità della vita. La comunità scientifica riconosce da tempo il ruolo fondamentale dei prodotti ittici all’interno di una dieta equilibrata: sono una preziosa fonte di Omega 3, proteine nobili, vitamine e minerali essenziali. E questo vale anche per le conserve ittiche, pratiche, antispreco e capaci di conservare nel tempo le loro proprietà nutrizionali.
L’industria del settore è impegnata inoltre a rendere sempre più efficienti i processi produttivi, valorizzando al massimo le risorse disponibili. Nel tonno in scatola, ad esempio, la materia prima viene recuperata e riutilizzata quasi integralmente grazie a processi di upcycling che consentono di destinare i residui di lavorazione alla produzione di mangimi, cosmetici, integratori, fertilizzanti e materiali innovativi. Una visione che trasforma lo scarto in opportunità e rende concreta l’economia circolare.
Anche il packaging gioca un ruolo chiave. Acciaio, alluminio e vetro sono materiali riciclabili all’infinito e contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale dell’intera filiera. Non a caso, l’Italia ha già superato gli obiettivi europei di riciclo previsti per il 2030, confermando una sensibilità crescente verso la sostenibilità e il recupero delle risorse.
I consumatori sembrano apprezzare questa evoluzione. Nel 2025 il comparto delle conserve ittiche ha raggiunto un valore di oltre 2 miliardi di euro, con il tonno in scatola a guidare il mercato per volume e fatturato. Un risultato che testimonia come oggi questo prodotto non sia più percepito come una semplice commodity, ma come un alimento da valorizzare per qualità, praticità e valore nutrizionale.
Il Manifesto presentato da ANCIT rappresenta così molto più di un documento programmatico: è l’inizio di un percorso condiviso. Un invito a ripensare il rapporto tra uomo, mare e alimentazione, nella convinzione che la sostenibilità non sia una meta da raggiungere, ma un impegno quotidiano da costruire insieme.



























