Le aree interne della Campania soffrono da sempre del fenomeno dello spopolamento e dell’abbandono da parte di un numero ogni anno sempre più alto di persone che lasciano i propri territori di origine alla ricerca di un futuro migliore e di maggiori sicurezze economiche. 

Le opportunità di sviluppo e lavoro che offrono le Province campane, soprattutto Irpinia e Sannio, ma in parte anche il casertano, sono veramente esigue ed anche la mancanza di programmazione seria e la politica locale fanno la loro parte nell’accentuare questo inarrestabile fenomeno di desertificazione territoriale e sociale, non riuscendo a identificare, sfruttare e concretizzare il potenziale latente di queste realtà. L’agroalimentare legato ai territori rappresenta una di queste opportunità e negli ultimi anni si è notato un proliferare di studi di settore, convegni e tavole rotonde che hanno generato un fiume di parole e proposte che nella maggior parte dei casi si sono concretizzati in “aria fritta e fumo”, anche con spreco di denaro pubblico e non parliamo solo della Campania, ma della maggior parte delle Regioni ove insistono aree depresse e a lento sviluppo.

Molti si sono impegnati nel cercare soluzioni alternative di sviluppo ed anche le Università di ricerca non hanno mancato di dare il proprio contributo alla ricerca di soluzioni ed orizzonti nuovi. Così, proprio in quest’ottica, si inserisce un progetto particolarmente meticoloso ed articolato da parte dell’Università Federico II di Napoli che ci è sembrato opportuno segnalare e descrivere proprio per la sua concretezza e fattibilità. Lo studio ha poi prodotto un testo (scaricabile gratuitamente online a questo link) dal quale si evince che le soluzioni proposte sono applicabili e sovrapponibili ad altre realtà territoriali, adattandole alle produzioni e tipicità locali. 

Nel caso di specie si parla del Greco di Tufo, vitigno di origini antichissime che ha trovato in Irpinia il suo luogo di elezione, divenendo una delle Docg regionali, che fanno da volano e da fattore trainante allo sviluppo delle comunità (otto Comuni in tutto) comprese nell’areale di questo straordinario prodotto della terra.

Uno studio particolareggiato eseguito che è stato eseguito sul territorio dei Comuni di Montefusco, Santa Paolina e Torrioni in Provincia di Avellino, accomunati dall’intento di dare nuova vita e linfa alle proprie prospettive, sfruttando e valorizzando ciò che il territorio offre e proponendo una nuova immagine dei luoghi partendo dal pilastro della propria economia locale, il vino. Tre anni di Living Lab tra durante il quale i Comuni hanno svolto un percorso di ricerca, confronto e progettazione condivisa raccontati in questo volume. Il Living Lab è uno strumento di innovazione che porta la ricerca dentro la vita dei territori: università, imprese, amministrazioni e comunità lavorano insieme per individuare i problemi, condividere conoscenze ed elaborare soluzioni. Chi abita e lavora nei luoghi partecipa alla costruzione delle scelte, mettendo a disposizione esperienze, bisogni e competenze. Questo metodo è particolarmente adatto agli interventi nelle aree interne, dove le risorse presenti faticano a tradursi in iniziative comuni. Il Living Lab offre uno spazio di collaborazione nel quale costruire fiducia, collegare saperi diversi e definire proposte aderenti alle condizioni reali del territorio. Il libro restituisce i risultati di questo lavoro, dalla conoscenza della filiera vitivinicola alle proposte per valorizzare il Greco di Tufo e sviluppare nuove forme di accoglienza. 

Come Referenza ASA Campania abbiamo ritenuto giusto dare visibilità a questo lavoro che si inserisce perfettamente nell’attuale contesto economico, caratterizzato da una profonda crisi, proponendo un approccio nuovo e multidisciplinare, studiato grazie ad esperienze sul campo e non basato su teorie da scrivania. Si spera possa fungere da apripista per iniziative analoghe svolte in realtà diverse, ma da attuare e non rimanere chiuse in un cassetto. La notizia del recente prestigioso conferimento a Montefusco della Bandiera Arancione da parte del Touring Club Italiano non può che essere uno straordinario viatico per questi meravigliosi territori colpevolmente lasciati soli.

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