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Il volume “Il campo nel piatto” ha attirato l’attenzione di un pubblico largo interessato a capire come sono prodotti i piatti gustosi che prediligono e come operare le loro scelte alimentari a seconda della produzione agricola di riferimento.

La presentazione del volume si è svolta il 10 dicembre, alle ore 16.30, presso il Cubiculum Artistarum del Palazzo dell’Archiginnasio (Piazza Galvani 1, Bologna). I saluti istituzionali sono stati tenuti dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura. Con il Prof. Andrea Sonnino, autore del volume, ha dialogato il Prof. Gianpietro Venturi, Segretario dell’Accademia Nazionale di Agricoltura. L’incontro è stato organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura all’interno del ciclo di incontri “I libri all’Accademia” volti alla presentazione delle ultime e più recenti pubblicazioni in campo agronomico, alimentare, ambientale e culturale.

I numeri dell’agricoltura mondiale
“Ogni giorno – esordisce il Prof. Andrea Sonnino – l’agricoltura mondiale mette a disposizione dei consumatori 23,7 milioni di tonnellate di cibo, per un valore totale di 7 miliardi di dollari. Ogni giorno ogni abitante della terra ha teoricamente a disposizione 2831 Kilocalorie, più che sufficienti per condurre una vita sana ed attiva. La distribuzione ineguale della produzione agricola produce poi i fenomeni contrapposti della denutrizione e della malnutrizione da una parte e della obesità dall’altra. Oltre al cibo, l’agricoltura produce fibre, combustibili, materiali da costruzione ed altre materie prime per l’industria. In aggiunta a soddisfare i bisogni basici dell’umanità, le 570 milioni di aziende agricole presenti sulla terra, di cui 500 milioni sono aziende familiari, offrono impiego a circa un lavoratore occupato su tre, garantiscono la coesione sociale e preservano l’eredità culturale e le tradizioni delle popolazioni rurali e forniscono servizi ecosistemici essenziali, anche se non sempre riconosciuti, quali il governo del territorio, la regimazione delle acque, la manutenzione del paesaggio, la protezione della biodiversità. È proprio il caso di dire con la FAO: “Se oggi hai mangiato, ringrazia un agricoltore”.

La qualità delle produzioni alimentari, una richiesta ormai consolidata da parte del consumatore
“Ma poterci alimentare in modo sufficiente non basta: vogliamo mangiare cibo di qualità, ossia gustoso e piacevole alla vista, e anche sano, nutriente e accessibile ad un prezzo ragionevole – continua il Prof. Andrea Sonnino – Un numero sempre maggiore di consumatori mantiene anche un occhio a che il cibo che mangiano sia stato prodotto rispettando l’ambiente e i lavoratori coinvolti. Nella qualità si incontrano il soggetto e l’oggetto, per concretizzarsi nella sicurezza alimentare e nella sostenibilità. Ma dove nasce la qualità dei prodotti alimentari? La bravura della cuoca – o del cuoco – che prepara le nostre pietanze è certo determinante, ma la qualità delle materie prime impiegate per prepararle lo è ancor di più. La qualità si costruisce infatti in campo, durante la coltivazione, può poi essere conservata ed esaltata in cucina, ma non si può preparare buone pietanze partendo da prodotti agricoli scadenti. Qualità quindi come risultato dell’incontro tra le risorse naturali caratteristiche del territorio (clima, giacitura ed esposizione dei terreni, acqua, suolo, biodiversità), le pratiche agronomiche utilizzate (varietà coltivate, lavorazioni, irrigazione, raccolta, conservazione) e i fattori umani che hanno concorso alla produzione (conoscenze scientifiche, saperi tradizionali, organizzazione e logistica, cooperazione e associazionismo”.
La nuova agricoltura: una componente decisiva per la sostenibilità ambientale
“Nutrire la crescente popolazione mondiale nell’attuale contesto di erosione delle risorse naturali e di cambiamento climatico, senza compromettere le fonti di sostentamento delle generazioni future rappresenta una sfida di dimensioni e natura senza precedenti per il genere umano – conclude il Prof. Andrea Sonnino – Si sta quindi attuando una trasformazione radicale dei sistemi agroalimentari, che li sta convertendo da importante fattore di degrado ambientale a componente decisivo della transizione verso la sostenibilità. La strategia di trasformazione integrata dei sistemi agroalimentari deve considerare contemporaneamente i modelli di produzione e di consumo degli alimenti, senza trascurarne gli aspetti sociali ed economici. Tale trasformazione non può certo essere realizzata ritornando a pratiche arcaiche e obsolete, ma solo per mezzo della generazione di una cospicua mole di nuova conoscenza e della efficiente traduzione di questa conoscenza in innovazione”.

Lorenzo Bonazzi

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