LA VITA DELLA VITE
A cura di Marco Tonni / tonni@asa-press.com

Uno schiaffo alla sostenibilità

In alcune Regioni del Nord Italia il 2016 è stato l’anno con i più violenti attacchi di Peronospora registrati da quando si monitorano costantemente le avversità. Ad esempio nel caso del Trentino, in 40 anni la Fondazione Edmund Mach non aveva mai rilevato che pressoché tutte le parcelle testimoni non trattate fossero completamente distrutte (100% di danno su grappolo) già a fine giugno.

Le cause di questa virulenza eccezionale si possono attribuire a molte origini, ma gli effetti sono stati molto gravi sulle produzioni e lo saranno ancor più nel futuro, purtroppo, sulle strategie sostenibili.

Nel Nord, il Piemonte è passato pressoché indenne, mentre gravi danni da attacchi peronosporici si sono verificati in gran parte della fascia prealpina di Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino, risparmiando solo alcune aree dove gli eventi piovosi sono stati meno violenti.

Danni che, come detto, non si sono mai registrati in modo così esteso e virulento. Infatti, se negli ultimi anni si è dovuto spesso convivere con aggressività del Patogeno crescenti o quantomeno anomale (es. 2008 e 2013 al Nord, 2012 al Sud) o con avverse sequenze di eventi climatici eccezionali (ad esempio nel 2014, con pessima qualità delle maturazioni e forti attacchi peronosporici a fine stagione, che hanno determinato danni più qualitativi che quantitativi), mai si erano verificati danni diffusi in modo così capillare su territori molto ampi e coinvolgendo grandi estensioni e molte aziende.

Solitamente gli attacchi dannosi si possono imputare non solo alle condizioni meteo predisponenti, ma anche a una serie significativamente importante di concause dovute all’uomo: errori di impostazione della lotta, di taratura ed utilizzo delle attrezzature, di epoca o modalità di intervento.

Ma c’è qualcosa che rende questi fenomeni sempre più virulenti e difficilmente controllabili, e l’allarme generato da questi attacchi è stato altissimo, sia nelle aziende che hanno subito i danni diretti o nei territori dove si sono registrati attacchi diffusi, che nelle ditte produttrici di fitofarmaci.

Una parte dei danni è spiegabile analizzando l’insieme delle condizioni meteo. Fino a pochi lustri orsono non capitava che le vigne germogliassero così precocemente, e contemporaneamente si registrassero entro poche settimane dal germogliamento temperature notturne e medie decisamente elevate accompagnate da frequenti e copiose piogge.

Le primavere piovose si sono “sempre” verificate, ma non con le modalità che riscontriamo spesso in questi ultimi anni: piogge torrenziali accompagnate da temperature che rimangono abbastanza miti, ossia un clima con aspetti quasi tropicali. Questi eventi piovosi molto intensi aumentano il rischio di dilavamento dei fitofarmaci appena distribuiti e contemporaneamente le temperature elevate durante le fasi di accrescimento vegetativo primaverile favoriscono l’aggressività del fungo e la rapidità del susseguirsi dei suoi cicli riproduttivi.

Come se tutto ciò non bastasse, frequentemente si riscontrano discrepanze tra l’efficacia attesa dei fitofarmaci distribuiti e quella riscontrata in campo dopo gli interventi antiparassitari.

Nessuno si sbilancia a dire che vi siano fenomeni di resistenza (dei patogeni ai fitofarmaci) sempre più estesi, perché ancora non vi sono le prove, ma, se permettete, farei presente che laddove le anomalie diventano trasversali a più aziende, in zone diverse, con piovosità diverse, che utilizzano attrezzature diverse, ma accomunate dal medesimo principio attivo applicato, se è vero che tre indizi fanno una prova, il dubbio che sia fallace il fitofarmaco, viene…

E su almeno un paio di fitofarmaci “ufficialmente” efficacissimi, molti dubbi sono venuti in varie situazioni di opinabile efficacia “reale”, poiché si sono verificati casi in chiara discrepanza tra ciò che sarebbe stato ragionevolmente atteso e ciò che si è riscontrato in campo.

Purtroppo, mentre chi di dovere si sobbarcherà l’arduo, ingrato e lungo compito di comprovare scientificamente le osservazioni empiriche di campo, l’esito immediato e ineluttabile di queste nefaste stagioni di scorribande fungine nei vigneti europei sarà che tutti coloro che in nome della salvaguardia della produzione “a tutti i costi” avranno vantaggio a stimolare l’uso di fitofarmaci anche in modo poco accorto, avranno facile credito nel suggerire o nell’indurre le Aziende ad impiegarli assiduamente e abbondantemente.

Ciò non significa che non ci si debba impegnare al massimo applicando ogni conoscenza tecnico scientifica in nostro possesso per salvare le produzioni: significa semplicemente che si dovrebbe mantenere un atteggiamento equilibrato, che si dovrebbero assumere decisioni ragionate e non irragionevoli, effettuare scelte pragmatiche e non irrazionali, facendo quindi tutto il possibile e non “di tutto” per ottenere come risultato la sanità dell’uva.

Purtroppo, la diffusa assenza di servizi tecnici territoriali, bellamente cancellati in molte Regioni in nome della loro presunta inutilità, ora si pagherà con l’impossibilità di raggiungere in modo capillare le Aziende con un servizio imparziale e dedicato, proprio mentre schiere di solerti venditori invece le raggiungeranno con in tasca la soluzione ad ogni male, e queste soluzioni potrebbero essere uno schiaffo ai concetti di sostenibilità faticosamente trasmessi negli anni.

Fortunatamente vi sono numerose situazioni virtuose dove Consorzi o altri Enti o Aziende ancora supportano tali servizi, ed in tali casi i viticoltori avranno almeno la possibilità di ascoltare più di una possibile soluzione al medesimo problema.