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Allarme di Coldiretti: "Di questo passo, tra 33 anni l'agricoltura scomparirà"

Gli imprenditori agricoli fanno i conti: ogni giorno in Italia chiudono 60 stalle. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri e la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte proveniente dall'estero. Tutto questo significa: "Conseguenze devastanti sull'economia, sull'occupazione e sull'immagine del Made in Italy nel mondo. Ma anche sulla sicurezza alimentare"

OGNI giorno in Italia chiudono circa 60 stalle. La Coldiretti lancia l'allarme: con questo ritmo tra 33 anni l'agricoltura nella penisola scomparirà. L'associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana calcola che oggi in Italia sono sopravvissute meno di 750mila aziende agricole. Dall'inizio della crisi sono state chiuse in Italia oltre 172.000 stalle e fattorie. Numeri sconcertanti "con conseguenze devastanti sull'economia, sull'occupazione e sull'immagine del Made in Italy nel mondo, ma anche sulla sicurezza alimentare e ambientale dei cittadini", osserva l'organizzazione. "Bisogna cambiare verso anche in agricoltura", prosegue Coldiretti, "dove la chiusura di un'azienda significa maggiori rischi sulla qualità degli alimenti che si portano a tavola e minor presidio del territorio, lasciato all'incuria e alla cementificazione".

Coldiretti denuncia che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri e la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. In Italia le poco più di 35.000 stalle sopravvissute hanno prodotto nel 2014 circa 110 milioni di quintali di latte, mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente: "Per ogni milione di quintali di latte importato in più", spiegano gli allevatori, "scompaiono 17mila mucche e 1200 occupati in agricoltura. E la situazione sta precipitando nel 2015, con il prezzo riconosciuto agli allevatori che non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura gli allevamenti". L'impatto negativo è però anche sulla sicurezza alimentare. Nell'ultimo anno le cagliate importate dall'estero hanno superato il milione di quintali, pari al 10% dell'intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall'Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualità. La situazione rischia di aggravarsi con la richiesta della Commissione europea all'Italia di porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto dalla legge nazionale.

Per Coldiretti tutti i giorni l'agricoltura è sottoposta a due "furti": "Da una parte quello di identità e di immagine che vede in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall'altra il furto di un valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori

per colpa di una filiera inefficiente"."Rischiamo di perdere un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che faccia bene all'economia all'ambiente e alla salute", afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. (www.repubblica.it)



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