IN PRIMO PIANO
Lo 0,3% del Pil mondiale per eliminare la fame in quindici anni

Il rapporto Sofa della FAO mostra che gli strumenti di welfare e protezione sociale nei paesi più poveri sono ancora lo strumento fondamentale

Duecentosessantacinque miliardi di dollari all’anno per quindici anni, per eliminare del tutto la fame nel mondo. Se vi sembra una cifra spropositata, pensate che è solo lo 0,3% del Pil mondiale. Ma con questo 0,3%, si potrebbero salvare milioni di persone da una morte lenta e atroce, e tirare fuori 800 milioni di esseri umani da una vita di stenti. 

Il calcolo lo ha fatto la Fao, l’agenzia dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, che ha sede a Roma. Oggi ha presentato il suo Rapporto annuale, il SOFA2015, che fa il punto sulla produzione agricola e la nutrizione in tutto il mondo. E tra grafici ed analisi, è spuntato fuori questo dato, che è anche una sfida ai governi di tutti i paesi. 

Secondo la Fao, investendo in misure adeguate 265 miliardi di dollari all’anno dal 2016 al 2030, lo 0,3% del Pil mondiale, si potrebbe arrivare in 15 anni all’eliminazione della miseria estrema e della fame. Al momento sono circa 800 milioni le persone al mondo che vivono in estrema povertà, ovvero con meno di un 1,25 dollari al giorno. Sono concentrate soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale. 

L’agenzia dell’Onu propone di spendere 198 miliardi di dollari all’anno in investimenti nel settore produttivo: 140 nelle aree rurali (dove è concentrata la maggior parte dei poveri) e 58 nelle aree urbane. I restanti 67 miliardi andrebbero spesi in programmi di protezione sociale: aiuti in denaro o cibo o strumenti, lavoro pubblico, assicurazioni sociali, sussidi di disoccupazione, corsi di riqualificazione professionale. 

Il Rapporto della Fao di quest’anno si concentra soprattutto sulla protezione sociale, e demolisce la tesi che gli aiuti spingano le persone a non lavorare. Le esperienze sul campo dimostrano che il sostegno permette ai poveri di mangiare meglio ed investire di più nella produzione e nell’educazione, uscendo dalla trappola di una miseria che si auto-alimenta. 

«Dobbiamo usare la protezione sociale per rompere il circolo vizioso della povertà - ha detto il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, presentando stamani a Roma il SOFA2015 -. La protezione sociale lascia più risorse per gli investimenti per produttività ed educazione, e stimola la domanda di prodotti locali». «La protezione porta a produzione - ha sintetizzato il vicedirettore dell’agenzia, Jomo Sundaram -. Non solo salva le persone, ma favorisce gli investimenti, una maggiore produttività e quindi lo sviluppo».  (Franco Brizzo - www.lastampa.it)



ASA Press / Le notizie di oggi