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La Carta di Milano nel progetto dell’Onu

Grazie allo straordinario lavoro dell’Expo, ci siamo ulteriormente qualificati come Paese di primo piano nella geopolitica agricola e alimentare. Era opportuno quindi creare uno strumento utile per affrontare le sfide del futuro

Da Milano a New York. Da Expo alle Nazioni Unite. Se l’impegno contro la fame e la povertà, per la tutela delle risorse naturali e la difesa della dignità della persona è condizione imprescindibile per garantire il progresso umano, allora all’Assemblea generale dell’Onu la comunità internazionale ha un’opportunità storica per assumersi pienamente le proprie responsabilità di fronte al mondo intero. A distanza di 15 anni dall’adozione degli Obiettivi del Millennio, nonostante gli sforzi compiuti e alcuni importanti passi avanti, siamo ancora lontani dai risultati auspicati e per questo da giovedì alle Nazioni Unite si stanno discutendo i Sustainable Developement Goals. Dopo il summit sul finanziamento allo sviluppo tenutosi a luglio ad Addis Abeba e prima della conferenza di Parigi sul Clima di dicembre, a New York avremo un’occasione unica per condividere una visione dello sviluppo informata sui principi di universalità, dinamismo e concretezza, in cui le diverse priorità saranno parte di un unico disegno.
I 17 nuovi obiettivi sono infatti strettamente interrelati ed è evidente che non possono essere considerati singolarmente. L’impegno comune contro la fame, per l’uguaglianza di genere, per l’accesso a cibo, risorse ed energia, deve far parte di una strategia complessiva volta a garantire, crescita e sviluppo secondo modelli sostenibili, sotto il profilo sociale, economico e ambientale.


L’Italia partecipa all’appuntamento forte di un rinnovato impegno nella nostra cooperazione allo sviluppo e dello straordinario dibattito generato grazie a Expo Milano 2015, con il suo tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita».
Le sfide del settore agricolo e alimentare a livello globale infatti impattano direttamente, oltre che sull’obiettivo di riduzione della fame, anche su quello di riduzione della povertà, sull’educazione, sull’uguaglianza di genere con la parità nell’accesso alle risorse. Dovremo confrontarci sull’uso dell’acqua e dell’energia, sulla crescita economica e occupazione, sul consumo sostenibile e produzione, sul perché un terzo del cibo prodotto viene sprecato, sulla gestione dell’ecosistema e preservazione della biodiversità, sul cambiamento climatico.
L’Esposizione universale di Milano inoltre, con il suo approccio altamente inclusivo, ha permesso la partecipazione di 140 Paesi, anche quelli le cui relazioni sono caratterizzate da profonde tensioni, ed è stato un inedito esempio di «diplomazia alimentare». Nei primi cinque mesi, l’esposizione è stata visitata da 16 milioni di persone e sono state accolte ben 177 delegazioni istituzionali straniere, di cui più di 50 guidate da capi di Stato e di governo. Milano si è trasformata in una moderna agorà animata in permanenza da confronti tra istituzioni, opinion leader, rappresentanti della società civile, esperti e scienziati.


Poiché tale sforzo non poteva essere finalizzato esclusivamente al successo di un grande evento in sé abbiamo pensato fin da subito che fosse nostro dovere lasciare una legacy , uno strumento utile per tutti quei soggetti chiamati a affrontare nei prossimi anni le sfide legate alla sicurezza e sostenibilità alimentare. Così è nata la Carta di Milano che presentiamo al Palazzo di vetro in occasione del vertice.
La Carta, un atto d’impegno a cui hanno contribuito numerose istituzioni nazionali e internazionali, costituisce un originale «manifesto» di global active citizenship , mirato a cambiare in profondità i comporta-menti quotidiani dei singoli e le scelte strategiche di policies in linea con i prossimi obiettivi del millennio e nella convinzione profonda che il diritto al cibo debba essere considerato pienamente come diritto inalienabile dell’uomo.
Per raggiungere questi obiettivi in un mondo globalizzato, come quello odierno, dobbiamo coordinare le politiche nazionali con le organizzazioni internazionali e, soprattutto coinvolgere pienamente nei processi decisionali altri soggetti quali associazioni, imprese, istituzioni e cittadini.


Chi firma la Carta di Milano, ad oggi 1 milione di persone tra cui tanti capi di Stato e di governo, si rende protagonista diretto del cambiamento, attribuendo centralità alla sfida del diritto al cibo e della produzione agricola e alimentare per costruire una società sempre più giusta, equa e sostenibile.

di Paolo Gentiloni, Ministro degli Affari esteri

e Maurizio Martina, Ministro delle Politiche agricole


(www.corriere.it)



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