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Istat, 2 milioni di giovani non lavorano e non studiano. Pressione fiscale record oltre il 44%

Con oltre due milioni di giovani (nella fascia d'età 15-29 anni), il 23,9% del totale, che non studiano e non sono impegnati in un'attività lavorativa (i cosiddetti "Neet"), istruzione e lavoro dovranno entrare con forza nell'agenda di rilancio dell'attività di governo. Ma anche altri numeri vanno rapidamente migliorati, a partire da una pressione fiscale record. Nel 2012 ha raggiunto il 44,1%, 3,6 punti percentuali in più rispetto alla media Ue a 27.
Nel 2012 il Pil pro capite in termini reali, valutato ai prezzi di mercato, è di 22.807 euro e rispetto all'anno precedente c'è stato un calo del 2,8 per cento (in termini reali). In diminuzione anche la produttività del lavoro dell'1,2 per cento (2012 su 2011). E negli ultimi 10 anni si è ridotta, pure, la quota di mercato delle esportazioni sul commercio mondiale (si è passati dal 4 per cento del 2003 al 2,7 del 2012), mentre nel 2011 circa il 58 per cento delle famiglie (vale a dire 6 su 10) ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo (29.956 euro, circa 2.496 euro al mese). Una famiglia su quattro è
in una situazione di "deprivazione" ovvero ha almeno tre dei 9 indici di disagio economico come per esempio non poter sostenere spese impreviste, arretrati nei pagamenti o un pasto proteico ogni due giorni. L'indice è cresciuto dal 22,3% del 2011.
L'Istat ha pubblicato il rapporto «Noi Italia», 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", che contiene una serie di dati 2011 e 2012 su economia, cultura, mercato del lavoro, infrastrutture, ambiente, tecnologie e finanza pubblica.
Competitività, Italia fanalino di coda
L'Italia è fanalino di coda in Europa per competitività di costo delle imprese: ogni 100 euro di costo del lavoro il valore aggiunto si attestava nel 2010, ultimo anno di confronto con l'Ue, a 126,1%, dato peggiore in Europa, contro il 211,7% in Romania. Nel 2011 in Italia la competitività è migliorata (128,5%). L'indicatore sintetico del successo dell'impresa nel sistema competitivo è calcolato come rapporto tra valore aggiunto per addetto e costo del lavoro unitario. Rappresenta una sintesi della misura di efficienza dei processi
produttivi e fornisce, pertanto, indicazioni sulla competitività in termini di costo. In Italia l'indice di competitività ha perso quasi 10 punti dal 2001 al 2010 (da 135,8 a 126,1) mentre in Romania (prima nella graduatoria) si è passati da 163,4 a 211,7. In Europa l'indice medio nel 2010 era a 144,8 in calo di un punto dal 2001. In calo anche la competitività delle imprese francesi a un passo dalle italiane con 128,8 punti nel 2010. (Claudio Tucci - www.ilsole24ore.com)

 

 

 


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