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Crisi: anche il piatto “piange”. Nel 2012 il 60 per cento delle famiglie “taglia” sulla tavola. Consumi alimentari ai livelli di venti anni fa
Meno carne, pesce, frutta, ortaggi e vino: cambia il menù degli italiani, sempre più attenti alle offerte. Quasi il 15 per cento in meno a cena fuori, mentre quasi 1 su 4 fa cucina di “recupero”, diminuendo gli sprechi.
 
La crisi economica si siede a tavola e cambia il menù degli italiani, portando i consumi alimentari ai livelli di venti anni fa. Nel 2012 il 60 per cento delle famiglie è stato costretto a ridurre gli acquisti e a cambiare menù, mentre il 38 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore e il 35 per cento è andato a caccia di “promozioni”, sempre più frequenti nella nostra catena distributiva. Non solo. Poco meno del 15 per cento ha rinunciato a pranzi e cene fuori dalla mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast food, pizzerie).E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat e all’indagine di Rete Impresa Italia.
E così sulle tavole degli italiani diminuiscono carne, pesce, frutta,ortaggi e vino. In crescita pasta, uova e pane. Oggi -ricorda la Cia- due famiglie su tre riescono ad arrivare a fine mese solo con tagli radicali sugli acquisti, compresi quelli alimentari. Sono cifre allarmanti, che fotografano una situazione critica, in cui le famiglie subiscono i pesanti effetti del carico fiscale e delle tariffe energetiche, da una parte, e il calo del reddito imponibile, dall’altra.
Si tratta di un doppio problema -continua la Cia- che si traduce in un crollo di oltre il 4 per cento del potere d’acquisto, a cui gli italiani rispondono portando i consumi a livello di vent’anni fa. Quando non si riducono le quantità dei prodotti acquistati al supermercato, sicuramente si allungano i tempi davanti allo scaffale, dove si mettono in atto sempre più spesso strategie differenti, tutte volte al risparmio: il 53 per cento dei consumatori gira più di un negozio alla ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali; il 42 per cento privilegia le grandi confezioni o formati convenienza; il 32 per cento abbandona le grandi marche per prodotti più economici “senza firma” e il 24 per cento ricomincia a fare “cucina di recupero” con gli avanzi della cucina, per evitare del tutto gli sprechi.
Ma per uscire dal tunnel della crisi è fondamentale che la prossima legislatura metta ai primi posti della sua agenda politica dei seri provvedimenti di sostegno ai consumi, per aiutare le famiglie e per dare inizio a una ripresa economica ormai non più rimandabile. (www.cia.it)


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