IL VIAGGIO GASTRONOMICO

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Stili di vita: a spasso per la Grande Mela

Passare la serata al bar è una tradizione ben radicata a New York e si bevono soprattutto birra e cocktail, prima e dopo cena o prima e dopo lo spettacolo, purché si abbiano almeno 21 anni


Che si può dire di New York che non sia già stato detto? Una città viva e vivace a tutte le ore del giorno e della notte, dove mangiare, bere e divertirsi è solo una questione di gusti e di prezzo. Gli abitanti, e i turisti, sono sempre in movimento e i locali affollati. Di giorno sono soprattutto i fast food e i coffee bar a dispensare da bere, ma ci sono anche migliaia di chioschi e furgoncini, che hanno sempre intorno un capannello di gente, in qualunque parte della città siano. Alcuni di essi sono addirittura rinomati e ricercati per la qualità del loro prodotto, sia hot dog, ice cream, pizza, pancake o qualunque altro tipo di cibo dolce e salato propongano. E insieme al cibo vendono anche bibite e l’immancabile caffè che i newyorkesi bevono volentieri per strada, mentre si spostano da un luogo all’altro e spesso con rischio di collisione tra passanti perché hanno il bicchiere di carta con la bevanda bollente in una mano e il telefonino nell’altra.

La sera l’appuntamento è al bar per bere qualcosa in compagnia, con solo l’imbarazzo della scelta tra un’infinità di tipologie di locali. Ma attenzione, ovunque l’alcol è solo per chi ha compiuto i 21 anni. I più chic sono i ritrovi alla moda, dove però non ci si può presentare vestiti in qualche modo, ma è richiesto un abbigliamento con almeno un particolare glam. In questi locali, ovviamente, si spende di più e magari bisogna anche fare la coda per entrare, ma alcuni sono addirittura spettacolari: in cima a un grattacielo, con vista su Central Park o con la magica atmosfera di un sotterraneo. Assai frequentati anche i bar cosiddetti “normali”, dove si va per l’happy hour, conveniente perché comprende nel prezzo stuzzichini di vario tipo, oppure dopo cena e all’uscita da cinema o teatro.
In qualunque categoria di bar le ordinazioni più frequenti sono cocktail e birra. I cocktail più popolari hanno come base whiskey, bourbon, rum, coca, martini e gin, oltre alla vodka con la quale si prepara il cocktail simbolo di New York, il Cosmopolitan: vodka, cointreau, lime e succo di mirtillo rosso.
La birra è ancora più popolare e la gamma offerta è davvero varia. Si va dalle grandi marche d’importazione a quelle più artigianali prodotte nella stessa città di New York che può vantare una fitta rete di microbirrerie. Più il bar è elegante e alla moda, maggiore è il numero delle birre disponibili e la loro qualità. Alcuni bar sono piuttosto antichi, come il famosissimo McSorley’s Old Ale House nell’East Village (dove le birre vengono servite a due boccali alla volta) rimasto praticamente com’era nella metà dell’Ottocento, salvo che oggi vi possono accedere anche le donne, alle quali l’ingresso è stato vietato fino al 1970. Altrettanto famosa la Brooklyn Brewery, aperta al pubblico durante il fine settimana, ma ci sono anche moltissimi altri pub ugualmente storici e imperdibili, come il Chumley’s a Greenwich Village, dove d’inverno si accende il camino come al tempo del proibizionismo, o la Fraunces Tavern nella Lower Manhattan che risale alla fine del Settecento. Oltre alla tradizionale lager vengono prodotte birre scure e ale, oltre a un numero imprecisato di birre che vanno fuori dagli schemi, con aromi a volte insoliti e a volte un po’ discutibili, ma che raggiungono lo scopo di stupire i clienti. Per risparmiare, ed è anche più divertente, conviene ordinare la birra in caraffa e dividerla con gli amici.
SAPORI DI NEW YORK
Il territorio di New York era una volta la patria degli indiani Irochesi, soppiantati prima dagli Olandesi e poi dagli Inglesi, senza contare gli immigrati Italiani e gli altri. Non si può quindi parlare di vera e propria gastronomia ma di un insieme di piatti ispirati dalle varie culture, ebraica in particolare. La Grande Mela offre però la possibilità di gustare tutte le cucine del mondo nei suoi innumerevoli ristoranti, tant’è che proprio la cucina americana rischia di essere esotica in patria. Per spendere poco ci si può sedere al tavolo di un fast food per un panino con hamburger o hot dog o per una delle altre specialità americane offerte dalle grandi catene di ristoranti, come il pollo fritto e la bistecca. E tra i piatti simbolo di New York, la Cheesecake è uno dei più famosi. Ne esistono innumerevoli versioni che a loro volta si distinguono in due metodi di preparazione: con e senza cottura, anche se quella cotta è la ricetta considerata più simile all’originale. E perché sia veramente a regola d’arte bisognerebbe usare il cottage cheese, da noi regolarmente sostituito con la ricotta, che ha una insolita origine. Veniva infatti preparato a casa (cottage, cioè casa di campagna) dalle donne che facevano cagliare vicino alla stufa e poi sgocciolare il latte rimasto dalla lavorazione del burro che le aziende davano loro per questo particolare lavoro a domicilio.

(Enza Bettelli – pubblicato su Il Sommelier – n. 5/settembre-ottobre 2013)

 

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