IL BENESSERE A TAVOLA

A cura di Gudrun Dalla Via
[dallavia@asa-press.com]


LE EMOZIONI SI PRODUCONO A TAVOLA


Quanti proverbi parlano del legame tra cibo e vita quotidiana! Ci suggeriscono che a tavola non s’invecchia, che i buoni affari e i trattati di pace si concludono meglio intorno ad un desco imbandito, che Cupido si avvale della complicità di certi piatti e bevande. L’influenza del cibo quotidiano però va ben oltre: condiziona anche il nostro modo di vedere le cose e le decisioni che prenderemo, nelle ore e persino nei giorni successivi.
Nel nostro menù possiamo trovare gli ingredienti per sentirci attenti e concentrati, entusiasti, rilassati, pronti per un sonno riposante o per un incontro piacevole con gli amici.

Neurotrasmettitori: i postini dei pensieri e delle emozioni
Come viaggiano i nostri pensieri, le nostre emozioni?
Proviamo ad immaginare dei castelli con ponti levatoi, sui quali debbono passare delle carrozze. Le cellule nervose del nostro cervello, i neuroni, sono i castelli. I ponti levatoi sono le sinapsi (dal greco synapsis, punto di congiunzione) che li collegano tra loro. Però per entrare ed uscire dal castello bisogna rivolgersi al guardiano con la chiave (o la password, in linguaggio più moderno).
Ogni “segnale” o stato d’animo richiede, per il passaggio, una chiave o una combinazione diversa. Nel caso nostro sono i neurotrasmettitori o neuromediatori, sostanze complesse (alcune decine), le quali da sole o in gruppi svolgono compiti ben precisi: favoriscono lo stato di veglia o di sonno, concentrazione o rilassamento, aggressività o socievolezza. I nostri alimenti forniscono i neurotrasmettitori già pronti per l’uso, oppure la materia prima per prepararne al momento del bisogno.
Quindi, con la scelta del menù possiamo influenzare moltissimo la nostra capacità di attenzione, il rilassamento, le nostre emozioni!

Un paio di esempi semplici per gestire al meglio la giornata:

Tirosina & Co. per una giornata attiva
La tirosina è un importante neurotrasmettitore e al tempo stesso il precursore (una materia prima) per tutto un gruppo di altri neurotrasmettitori, le catecolamine, tra cui dopamina, adrenalina, noradrenalina, epinefrina enorepinefrina; tutte queste sostanze hanno azione stimolante, anche se con funzioni specifiche e complementari. In comune hanno però queste funzioni:
favorire lo stato di veglia e di attenzione, la capacità di concentrazione, la voglia di azione, compresa la spinta sessuale, la prevalenza dello stato di REM nel sonno. Può accentuarsi la tendenza a dominare e l’aggressività.
La noradrenalina presiede al senso di fame, compresa la “fame nervosa”; la dopamina invece, pur appartenendo allo stesso gruppo di neurotrasmettitori derivati dalla tirosina, può … tenere a freno la fame. Non a caso, quando si è innamorati prevale solitamente la funzione della dopamina e si vivrebbe d’aria, o quasi.
La tirosina è un aminoacido presente in carne, pollame, latte e latticini, uova, ma anche nelle leguminose (fagioli, piselli, ceci, lenticchie ecc.) e semi oleosi (mandorle, noci, nocciole, semi di girasole ecc.)

Serotonina, per combattere ansia e stress
La Serotonina è un neurotrasmettitore che favorisce un senso di benessere, rilassa, invoglia alla socievolezza e alle attività ludiche, aiuta a superare lievi stati d’ansia, di agitazione o di depressione, favorisce il senso di sazietà. Inoltre attiva le encefaline e le endorfine, quindi alza la soglia del dolore e riduce il senso di affaticamento.
Come procurarsi la serotonina?
Le banane ne contengono buone quantità, e il kiwi ne favorisce il rilascio: quindi uno spuntino di frutta fa bene anche al buonumore.
Inoltre, l'avocado è uno dei migliori "fornitori" di serotonina. Quando è ben maturo e morbido, basta pelarlo, liberarlo del nocciolo e schiacciare la sua polpa con una forchetta, poi mescolarla con un trito di erbe aromatiche, per avere subito pronta una crema da spalmare su crostini e "bruschette", naturalmente di pane integrale.
Tutti i cereali sono ottime fonti di serotonina, ma è preferibile ricorrere a quelli integrali.
Si tratta infatti di assicurarsi una buona produzione di serotonina senza ingrassare …
A questo proposito: le proposte dell'industria alimentare per "prodotti light" sono da guardare quantomeno con prudenza anche perché, mangiando "light" si ha l'impressione di non avere introdotto cibo che possa ingrassare, quindi si tende a "compensare", aggiungendo razioni extra o facendo strappi alla regola.


La depressione, un problema di acidi grassi?
Le tradizioni alimentari di alcune popolazioni hanno avuto una promozione a pieni voti, anche da parte delle ricerche scientifiche degli ultimi decenni.
Da queste infatti risulta che uno squilibrio tra i vari tipi di acidi grassi consumati può favorire la tendenza alla depressione. Un dato impressionante ha richiamato l’attenzione dei ricercatori e li ha portati a fare delle indagini approfondite:
in Europa e nell'America del Nord, la percentuale di popolazione sofferente di depressione è circa il decuplo rispetto a Taiwan.
I casi di depressione grave erano sette volte più elevati negli Stati Uniti rispetto a Hong Kong. La differenza più importante: Nel Taiwan e a Hong Kong, il pesce fa parte della alimentazione quotidiana. In un paese dove il consumo di pesce è elevato, come per esempio il Giappone, pare che la percentuale di persone depresse sia bassissimo, circa l'1 %, e addirittura zero nei paesini di pescatori.
In altre parole, sembra che il consumo di pesce, soprattutto di pesce di mari freddi, offra una valida protezione dalla depressione. Il merito viene attribuito alla sua straordinaria ricchezza in un acido grasso essenziale il DHA o omega 3 che in effetti fa lavorare il cervello e il sistema nervoso senza intoppi.
Chi non ama il pesce può assumere l'olio di pesce in capsule o perle, perfettamente inodori e insapori. Però vale la pena di provare e riprovare a mangiare il pesce: quasi certamente si finirà con l'apprezzarlo molto.
Anche l’olio di lino può avere marcato effetto antidepressivo e stabilizzante sull’umore, come risulta da uno studio eseguito al dipartimento di psichiatria della Harvard Medical School, USA.

PIU COLORE! NEI CIBI, NEI PIATTI, NELL’ARREDO
I colori hanno un effetto profondo sui nostri stati d’animo e sulle nostre reazioni fisiologiche. Perché non tenerne conto nella scelta dei cibi? Quelli freschi e crudi hanno ovviamente i colori più vivi e stimolanti e dovrebbero trovarsi, anche per motivi digestivi (gli enzimi restano vivi solo fino a quando non vengono esposti al calore) all’inizio di ogni pasto.
E perché non giocare anche con i colori di piatti, tovaglie, set, tovaglioli, candele?
Provate a inserire qualche novità nel modo di preparare la tavola e osservate l’effetto sull’atmosfera tra commensali, e sul modo in cui si gustano i cibi!

Ecco alcune regole generali per l’uso dei colori.

Ci sono inoltre le miscele e le sfumature di colori. Il rosa per esempio aiuta chi ha difficoltà di concentrazione, stimola, anche se in modo più blando rispetto al rosso, concilia la conversazione amichevole ma, negli ambienti, va usato con parsimonia: la luce rosa o intere pareti in rosa possono rendere nervosi, insofferenti, inclini alle discussioni.
Vi sono inoltre delle differenze, secondo le sfumature. Nel caso del rosa per esempio, quello con un sottofondo di blu ha effetto più calmante rispetto al rosa con sfumatura gialla; e le tonalità più accese hanno caratteristiche più marcate.
Bianco è la somma dei colori, nero è l’assenza di luce e colore.
I colori ”neutri” come le varie sfumature di beige, nocciola, marrone, sabbia, terra di Siena, sono miscele tra vari altri colori; persino il grigio spesso non è solo un nero attenuato ma contiene piccole dosi di altri colori. L’effetto anche di questi colori dipende dalla loro composizione; la presenza del rosso o giallo nelle sfumature li rende “caldi” mentre una punta di azzurro o blu li fa diventare “freddi”.

(pubblicato su Yourself n. 2 – 2004)


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