ASPETTANDO EXPO 2015

A cura di Enza Bettelli


Cinta Senese DOP


Siena e campagna

Il territorio di provenienza di questa antica razza suina sono le colline della Montagnola Senese dove sono situati i comuni di Monteriggioni, Sovicille, Casole d’Elsa e Poggibonsi, tutti in provincia di Siena, dove la ricchezza di lecci, e quindi di ghiande, è l’ideale per nutrire i suini che vivono allo stato brado. Tuttavia, sono riconosciuti come DOP tutti i suini della razza Cinta Senese nati, allevati e macellati in Toscana. La bellezza di questa regione è nota nel mondo e sono molti gli stranieri che hanno scelto come residenza le caratteristiche colline e la campagna toscana. Restando nella provincia originaria della Cinta Senese, è ovviamente Siena il punto di riferimento, con il suo splendido patrimonio artistico e storico e un arredo urbano medievale che fa da meravigliosa cornice al Palio di Siena. Un centro storico che da circa 20 anni ha ottenuto il meritato riconoscimento di patrimonio Unesco. Il richiamo paesaggistico dei dintorni di Siena è ugualmente forte e propone il verde riposante delle colline, coperte di boschi, coltivazioni, vigneti, uliveti e pascoli al quale si aggiunge l’inconfondibile profilo delle Crete Senesi. E ai piedi o sopra le colline, moltissimi i borghi e le cittadine che, come per esempio Pienza, offrono interessanti spunti per una visita artistica e storica. Arezzo e Grosseto sono le altre due province dove l’allevamento di questi suini è più diffuso perché ricche di boschi. Arezzo, antica città etrusca, è posta in un punto strategico, alla confluenza di valli importanti, anche gastronomicamente, come la Val di Chiana, la Valdarno e il Casentino. Grosseto, con il centro storico circondato ancora da antiche mura, è a pochi chilometri dal mare e al centro della Maremma Grossetana, che offre al visitatore la bellezza di ben quattro aree protette: Parco nazionale Arcipelago Toscano, Parco naturale della Maremma, Riserva naturale Diaccia Botrona e Santuario per i mammiferi marini.

IL CONSORZIO
Costituitosi nel 2000 e con sede a Siena, il Consorzio ha il compito di difendere, tutelare e promuovere la Cinta Senese e i prodotti trasformati da essa derivati. Tutela inoltre l’uso della denominazione e il rispetto del disciplinare, contrassegnando con il marchio consortile i salumi di Cinta Senese. Questo marchio riporta inoltre il codice numerico identificativo che consente una completa tracciabilità del suino, compresi la data di macellazione e il numero dei tagli trasformati.

I SUINI

La razza di Cinta Senese è che dato origine a tutte le altre razze dei suini toscani, allevata già dagli Etruschi. Una pregevole documentazione di questo allevamento la si trova nel Palazzo Comunale di Siena nell’affresco di Ambrogio Lorenzetti. Infatti, una volta quasi tutte le famiglie contadine allevavano uno o più di questi suini per ricavarne carne e salumi. Con il tempo la razza è stata quasi del tutto soppiantata da altre più prolifiche (ogni scrofa partorisce al massimo 6 piccoli ogni volta), ma alla fine degli anni ’90 iniziò un’opera di recupero da parte di un gruppo di allevatori che lentamente riuscì a fare riprodurre i suini fino a raggiungere il numero necessario perché la Cinta Senese non fosse più considerata una razza in via di estinzione.
Il mantello dei suini della Cinta Senese ha colore nero o ardesia ed è caratterizzato da una fascia bianca, la cinta, che comprende il torace, le spalle, il garrese e gli arti anteriori. Hanno inoltre muso lungo e rettilineo, orecchie di media lunghezza ricadenti in avanti, arti solidi. Il peso si aggira su 160-180 kg per le scrofe e 200 kg circa per i verri.
Tutti i suini sono certificati alla nascita e devono pascolare allo stato brado o semibrado, anche se l’alimentazione è severamente disciplinata, deve cioè essere a base di ghiande, tuberi, radici e altri materiali che gli animali riescono a ricavare dal pascolo. Questo tipo di alimentazione conferisce l’eccellente e caratteristico gusto delle carni, che è più rossa rispetto quella di altre razze. Inoltre, la carne ha una maggiore concentrazione di acidi grassi insaturi, lardo più ricco di acido oleico e il grasso meno consistente che fonde più rapidamente assorbendo meglio aromi e spezie. Tutte caratteristiche che consentono di ottenere anche eccellenti prodotti di alta salumeria.

LA GASTRONOMIA DEL TERRITORIO
In tutto il territorio della DOP si può gustare la tipica cucina toscana. Inoltre, Siena è famosa per i suoi dolci: panforte, ricciarelli, cantucci. Ma sono molte le specialità che vi si possono gustare, così come nella provincia di Arezzo, e parecchie a base di selvaggina e di tartufi bianchi, abbondanti nella zona. Salsicce e salumi sono una specialità dei norcini mentre dai caseifici arrivano i pecorini e il marzolino, ormai quasi introvabile. Numerose le preparazioni a base di legumi, dai fagioli ai ceci alle lenticchie, così come quelle con i funghi, in stagione. La provincia di Grosseto, che si affaccia sul mare, offre inoltre una vasta gamma di piatti marinari, come zuppe e pesce alla piastra. Comprese in queste province le zone di allevamento dei polli di Valdarno, l’eccezionale carne chianina e l’ottimo olio d’oliva. Inoltre, a Montalcino viene prodotto il Brunello di Montalcino DOC E DOCG, uno dei vini che sono il vanto dell’enologia italiana.

LA RICETTA: PASTA E CECI
In tutta la Toscana i legumi sono molto diffusi e danno origine a piatti tradizionali molto gustosi e a volte con originali abbinamenti, come per esempio i cannellini con le cozze. Con i ceci in particolare si prepara una zuppa rustica insaporita con acciughe salate (cacciucco di ceci) e una minestra sia con la pasta corta sia con le tagliatelle di sola farina e acqua, e a volte arricchita con cotenne.
Fare ammorbidire i ceci per un paio di giorni in acqua, poi scolarli, coprirli con abbondante acqua non salata. Unire qualche pezzetto di cotenna oppure dadini di pancetta o un paio di cucchiai d’olio, una foglia di alloro e uno spicchio di aglio e cuocere a fuoco basso per almeno un paio d’ore o fino a quando i ceci saranno molto morbidi, salando verso fine cottura. L’aggiunta di cotenna, pancetta o olio, oltre a rendere i ceci più saporiti, ne ammorbidisce la pellicina. Intanto, soffriggere in una padellina un rametto di rosmarino con abbondante olio extravergine e uno spicchio di aglio, unire un cucchiaio di salsa di pomodoro e poca acqua. Lasciare restringere e insaporire. Eventualmente aggiungere altra acqua alla pentola con i ceci, portare a ebollizione e cuocervi la pasta. Mescolarvi infine il soffritto e servire con pepe appena macinato.



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