L’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani sulle giacenze record di olio extravergine e sul forte calo dei prezzi all’origine riapre il confronto sul futuro dell’olivicoltura italiana. A intervenire è Daniele Salvagno, presidente di Redoro Frantoi Veneti, che invita a leggere l’attuale fase di difficoltà in una prospettiva più ampia, sottolineando come il nostro Paese continui a essere strutturalmente deficitario nella produzione di olio.
Secondo i dati richiamati dalla Cia nel corso della Cabina di Regia sui controlli e del Tavolo olio riuniti al Masaf, le giacenze di olio extravergine italiano hanno raggiunto le 112 mila tonnellate, contro le 45 mila dello stesso periodo del 2025, mentre il prezzo medio all’origine è sceso da 9,60 a 5,77 euro al chilogrammo. Una situazione che ha spinto l’organizzazione agricola a chiedere il riconoscimento dello stato di crisi.
Per Salvagno, tuttavia, l’aumento delle scorte non deve essere interpretato come il segnale di una sovrapproduzione nazionale: «La crisi esiste e va affrontata – afferma il presidente di Redoro – ma sarebbe un errore pensare che l’Italia produca troppo olio. La realtà è che il nostro Paese continua a produrre meno di quanto il mercato interno richieda e ogni anno deve ricorrere alle importazioni per soddisfare i consumi. Per questo non possiamo rallentare gli investimenti nella nostra olivicoltura.»

Il presidente di Redoro ritiene che la risposta debba essere orientata a rafforzare la competitività del settore senza rinunciare alle peculiarità dell’olivicoltura italiana.
«La Spagna rappresenta un modello di grande efficienza produttiva – osserva Salvagno – ma l’Italia deve seguire una strada propria, investendo sul miglioramento della produttività delle cultivar autoctone, sull’innovazione e sulla meccanizzazione dove possibile. Allo stesso tempo è fondamentale recuperare gli ulivi secolari e gli oliveti abbandonati, che costituiscono non solo una risorsa agricola, ma anche un patrimonio storico, paesaggistico e culturale unico.»
Una visione che Redoro sostiene anche attraverso iniziative di promozione dell’olio italiano. Negli ultimi mesi l’azienda è stata partner del Giro d’Italia e dell’Arena di Verona, due manifestazioni simbolo del Paese, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra l’extravergine, il territorio e la cultura italiana.
Per Salvagno, la fase attuale deve rappresentare un’occasione per ripensare il futuro del comparto: «Le difficoltà di oggi devono trasformarsi nell’opportunità di costruire l’olivicoltura italiana dei prossimi decenni. Più ricerca sulle nostre varietà, più innovazione, più olio italiano e maggiore tutela degli ulivi secolari sono le basi per un settore più competitivo e capace di valorizzare una delle eccellenze del Made in Italy.»





























