Il cibo non è mai un semplice mezzo di sostentamento, esso rappresenta nella storia delle culture uno dei momenti centrali della ritualità collettiva. Il rituale della trasformazione e della consumazione degli alimenti è l’elemento che più di tutti sopravvive al tempo e alle distanze.
Lo dimostrano le comunità italiane all’estero: le seconde o terze generazioni di emigrati in Australia, Stati Uniti o Argentina, pur essendo perfettamente integrate e avendo spesso perso l’uso della lingua degli antenati, si sentono fortemente “italiane” proprio a partire dalla tradizione gastronomica. Gli odori e i sapori tramandati nei secoli sembrano far parte del patrimonio genetico di un popolo, al punto che una festa, per essere considerata tale, non può prescindere dai suoi richiami culinari.
Anche oggi, in un’epoca di globalizzazione dei gusti e omologazione dei consumi, il cibo inteso come cultura resiste con forza accanto alle mode. È in questo solco che si inserisce l’attività dell’Associazione di Promozione Sociale “Confraternita della Frittola calabrese – La Quadara”, nata nel 2017 a San Fili (CS) con l’obiettivo studiare e recuperare le tradizioni e i valori della cucina calabrese per promuoverli e valorizzarli. In particolare, la Confraternita mira a diffondere e conservare il secolare rito della Frittolata il tipico e apprezzato piatto a base di carni di maiale bollite nel tradizionale calderone di rame, la “quadara”, usanza radicata nelle zone montane del cosentino e in tutta la regione. Uno dei piatti più identitari del territorio che entra nel novero delle principali confraternite enogastronomiche d’Italia, rafforzando il senso di appartenenza e promuovendo uno sviluppo regionale improntato alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica. La Confraternita della Frittola Calabrese già dall’anno della sua nascita, ha voluto iscriversi alla F.I.C.E. (Federazione Italiana Circoli Enogastronomici). Per trasmettere questi valori alle nuove generazioni, l’associazione ha ideato il progetto scolastico “Alla ricerca della ricetta perduta”. Dopo una prima edizione nel 2018 (che ha coinvolto le scuole di Rende, San Fili, Acri e Dipignano) e una seconda nel 2023 (nelle aree di San Giovanni in Fiore e della provincia di Crotone) la terza edizione, relativa all’anno scolastico 2025-2026, si è rivolta ai ragazzi delle quinte classi della scuola primaria di due istituti: L’Istituto Comprensivo “G.B. Moscato” di San Lucido; L’Istituto Comprensivo “Rende-Commenda” di Rende (scuola primaria “Stancati”). Attraverso indagini condotte in famiglia, i bambini hanno esplorato il “menù dei nonni”, raccogliendo dati sulle abitudini alimentari di ieri e scoprendo ricette a rischio di estinzione.


Parallelamente, un apposito questionario ha permesso di testare la conoscenza del rito della “frittolata”. Il progetto ha unito finalità educative e formative: stimolare la curiosità, favorire la comunicazione tra generazioni, promuovere una sana alimentazione e far riscoprire la cultura materiale del territorio. I bambini hanno anche studiato due canzoni della tradizione dialettale calabrese: “A Riturnella” e “Calabrisella mia”. Gran finale presso la Sala Tokyo del Museo del Presente di Rende, con la partecipazione di figure istituzionali e del mondo scientifico. Marinella Castiglione, consigliera comunale di Rende con delega alla pubblica istruzione, ha portato i saluti del Sindaco, mentre la dirigente scolastica della scuola “Stancati”, la professoressa Simona Sansosti, ha sottolineato l’alto valore formativo dell’iniziativa. Il profondo legame tra enogastronomia e identità è stato sviscerato dal Professor Yuri Perfetti dell’Università della Calabria (UNICAL). Sul fronte della salute, il nutrizionista dottor Mario Sicilia ha messo a confronto la genuinità della cucina del passato con i rischi della dieta moderna, evidenziando come i bambini di oggi siano sempre più esposti ad alimenti industriali ed eccessivamente elaborati.
Il presidente dell’associazione e Priore, Emilio Iantorno, ha esposto i dati statistici raccolti nei mesi di lavoro e ha svelato i piatti promossi da una commissione di 7 esperti di tradizioni enogastronomiche (una ricetta per ogni classe partecipante).
Tra le antiche preparazioni che hanno riconquistato la ribalta figurano piatti storici come: il Pane Cuattu, le Nepitelle, la Zuppa di pane e cipolla e la Grupariata.
La scenografia della premiazione è stata altamente simbolica: una grande quadara reale riempita con le oltre 300 ricette storiche collezionate nel corso delle tre edizioni del progetto. La manifestazione si è chiusa in un clima di grande festa, sulle note del cantastorie Marco Moccia all’organetto, che ha accompagnato il canto corale dei piccoli studenti.
“Leggere sul volto dei partecipanti, bambini compresi, curiosità ed interesse per i piatti e per il modo di vivere della tradizione calabrese ci riempie d’orgoglio”, ha concluso con soddisfazione Emilio Iantorno. Il direttivo ha già confermato l’impegno nel proseguire con eventi gratuiti a beneficio del territorio all’insegna della cittadinanza attiva: il prossimo appuntamento sarà la premiazione presso la scuola primaria di San Lucido, dove verranno svelate le ricette perdute del territorio tirrenico.






























