Inizia oggi il nostro viaggio attraverso l’agroalimentare della Campania, con il quale intendiamo raccontare le eccellenze di questa regione, i doni della terra e del lavoro dell’uomo che contraddistinguono questo lembo di terra italica e che lo rendono unico nel suo genere. La Campania è ormai divenuta meta turistica di grande impatto, e non solo per il suo capoluogo ma anche per tutte le altre aree geografiche che la compongono, siano esse costiere che aree interne. Questo nostro viaggio vuole essere anche un consiglio per gli acquisti o per le degustazioni di tutti coloro che visitano o visiteranno questa regione e che vorranno portare con sé un ricordo, un profumo, un sapore unico che solo la Campania sa dare. Frutta, ortaggi, legumi, vini e tanto altro che entrano a far parte di un’immagine agroalimentare varia e di straordinaria qualità. Queste eccellenze si trasformano in preparazioni e pietanze che rappresentano dei veri souvenir territoriali da regalare a chi ne vorrà fare esperienza e suggestione.

La prima eccellenza di cui vogliamo trattare è l’Albicocca Vesuviana e questo frutto ne ha fatto di cammino prima di trovare la sua massima espressione sul Vesuvio! Originaria del Nord della Cina venne portata in Italia dai romani intorno al 70 a.C. ma furono gli arabi a diffonderla nel Mediterraneo. Come tutta la frutta coltivata su suolo vulcanico, l’albicocca si esprime al meglio grazie ad una fresca dolcezza ed a una grande intensità di sapore che la rendono unica anche per l’incredibile biodiversità: tra Boccuccia, Fracasso, Pellecchiella (la piu usata dagli chef) Vitillo, Cafona, Liscia, Ceccona, Portici, le “crisommole” (il napoletano moderno ne ha raddoppiato la m dal nome antico) contate in letteratura sono almeno cento, di cui 70 elencate scientificamente, anche se solo una quindicina sono realmente coltivate. Il motivo di questo impoverimento è il progressivo abbandono della coltura perché non è competitiva sui costi rispetto a produzioni di altri paesi. Ma le caratteristiche organolettiche dei diversi biotipi hanno acceso l’attenzione su questo frutto, adottato negli ultimi anni dai migliori pasticcieri e ristoratori.

Sicuramente mangiare un’albicocca prodotta sul terreno sabbioso vulcanico, ricco di potassio del Vesuvio è un’esperienza indimenticabile. Si trovano fresche durante il periodo della raccolta, Giugno e Luglio, oppure in conserva dove mantengono il loro inconfondibile sapore. Da qualche anno le albicocche vesuviane e le sue varianti sono divenute presidio SlowFood, a testimonianza della grandissima qualità di questo straordinario e succulento frutto, il cui areale di produzione è chiaramente limitato ai 13 Comuni che circondano il Parco Nazionale del Vesuvio, e non è difficile immaginare l’esistenza di queste piante negli orti di Pompei ed Ercolano, una delle agricolture più antiche e ricche della nostra penisola. Le preparazioni a base di questo frutto ormai si sprecano e trovarne le ricette in rete è operazione alquanto semplice. Personalmente credo che il modo migliore per apprezzarne in pieno tutto il profumo e sapore sia quello di consumarle fresche o magari farne delle confetture casalinghe per ritrovare la merenda dimenticata degli anni ‘60 con pane e marmellata. L’albicocca vesuviana è solo una della tante eccellenze che racconteremo così come questo frutto racconta il sole dell’estate.

www.parconazionaledelvesuvio.itwww.fondazioneslowfood.com