Ci sono luoghi che appartengono al tessuto sociale di una città, alla sua superficie e alla sua storia per ragioni che appartengono alla cultura della città stessa, ognuna per ragioni diverse, a volte sovrapponendosi alla sua immagine. Napoli è sinonimo anche di buona cucina, di pizza, caffè e di tanto altro che sarebbe difficile esaurire in poche righe. La grande arte pasticciera e dolciaria napoletana può vantare prodotti che ormai sono divenuti delle vere e proprie icone nell’immaginario collettivo. Indubbiamente la sfogliatella è uno dei vessilli intramontabili ed è un prodotto onnipresente sulle tavole di tutto il mondo, rappresentando in tutto la napoletanità stessa. Anche la moltitudine di turisti che affollano la città in tutti i periodi dell’anno non rinuncia mai a portare a casa questa straordinaria eccellenza. La sfogliatella a Napoli fin dal 1875 ha avuto un solo nome, quello della Pasticceria Pintauro, tempio di ricce e frolle, che dopo una battuta d’arresto dovuta a vicissitudini di vario tipo riapre nella storica sede di Via Toledo al numero 275, grazie ad un imprenditore napoletano e soci che hanno riportato in vita questo monumento all’arte pasticciera napoletana.



Facendo qualche passo indietro, a beneficio di chi non avesse avuto modo di informarsi sulla storia di questo dolce, ritorniamo ai primi del XIX secolo, quando l’oste Pasquale Pintauro decise di proporre e modificare la ricetta di questa prelibatezza trasmessa da una sua zia Badessa del convento di Santa Rosa, sulla Costiera Amalfitana, modificando le basi della creazione originaria, appunto la Santa Rosa (dolce simile alla sfogliatella ma con crema pasticciera e amarene) e rendendo la nuova creazione assoluta protagonista del suo assortimento. Una sfoglia più sottile e croccante, la forma a conchiglia più snella e maneggevole (quasi antesignana di street food versione dolce) un ripieno che eliminava la crema pasticciera, sostituendola con semola, uova, ricotta, canditi oltre a latte, zucchero e aromi. Il successo fu folgorante e Pintauro divenne una tappa obbligata per nobiltà e borghesia, ma anche per un popolo che la apprezzò in maniera totale, tanto che ancora oggi si usa dire “Tene a folla Pintauro” per indicare luoghi particolarmente frequentati, a conferma della fama di un luogo di cui hanno scritto Matilde Serao ed Eduardo de Filippo ne ha fatto menzione nelle sue commedie. Alle ricce si affiancarono le frolle, più lisce e meno croccanti, che servite tassativamente calde e appena sfornate ne esaltavano la fragranza, ed è per questo motivo che il negozio (50 mq di bottega con sottostante laboratorio) ha sempre osservato un periodo di chiusura nei mesi più caldi. Alcuni mesi fa dopo svariate vicissitudini societarie Pintauro abbassò le serrande fino a far temere un suo definitivo declino. Oggi però si apre un nuovo capitolo con la riapertura della storica sede di Via Toledo al numero 275 che tornerà dunque a profumare di aromi leggiadri e di storia. L’importanza dell’evento è stata testimoniata anche dalla presenza delle Istituzioni cittadine, con l’Assessorato al Turismo di Napoli. Un rigoroso restauro conservativo ha permesso di conservare l’originalità e l’integrità degli spazi, che sarà rispettata anche nell’esecuzione delle ricette originarie, grazie alla maestria di dipendenti e memorie storiche della pasticceria, gettando anche un occhio all’innovazione. Grande soddisfazione dunque per questa attesa e storica riapertura, anche in considerazione del momento economico attuale, ma sfruttando allo stesso tempo la sempre crescente popolarità e appeal della Città di Napoli in ambito internazionale, in quanto essa sta vivendo un momento di vitalità assoluta comparabile ad un nuovo rinascimento. Si spera che grazie alla sinergia tra Istituzioni virtuose e lungimiranti e cittadini consapevoli, questo momento possa durare il più a lungo possibile per consegnare alle generazioni future la storia e l’avvenire.
www.pasticceriapintauro1785.it



























