Il Consorzio DOC Delle Venezie per il 2025 ha scelto Trento per Il Congresso annuale che ha avuto luogo il 19 novembre nella sede della Federazione Trentina della Cooperazione che ha patrocinato la giornata di lavori insieme alla Provincia autonoma di Trento e con il supporto di Trentino Marketing.
È stata una giornata intensa di approfondimenti che ha riunito istituzioni, docenti universitari, esperti del settore, produttori e rappresentanti della filiera per discutere le prospettive future del Pinot Grigio del Triveneto, alla luce delle sfide poste dal cambiamento climatico, dei nuovi scenari economici e dei prossimi sviluppi normativi che interesseranno la denominazione, riaffermando la volontà del sistema Pinot Grigio del Triveneto di investire in conoscenza, innovazione e sinergie territoriali per affrontare con consapevolezza le sfide del futuro.
Il sistema produttivo della DOC oggi rappresenta una delle realtà più ampie d’Europa che oggi rappresenta oggi l’85% del Pinot Grigio italiano ed il 43% di quello mondiale:
- 2017: anno di costituzione del Consorzio Tutela Vini DOC Delle Venezie, nato dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di integrazione interregionale, includendo in un’unica grande denominazione di origine la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto.
- 27.000 ettari: la superficie vitata
- 1,7 milioni: gli ettolitri imbottigliati nel 2024
- 230 milioni: le bottiglie totali prodotte in media
- 6.141: i viticultori
- 575: le aziende di vinificazione
- 371: le aziende di imbottigliamento

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali di Luca Rigotti (Foto sopra al centro), Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie e dei rappresentanti delle istituzioni territoriali: Stefano Zannier, Assessore alle Risorse Agroalimentari, Forestali e Ittiche della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Alberto Zannol, Direttore Generale area marketing territoriale, cultura, turismo, agricoltura e sport della Regione del Veneto e, a fare gli onori di casa, Giulia Zanotelli (Foto sopra a destra), Assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali della Provincia autonoma di Trento, che ha ricordato come il Trentino abbia sempre affiancato, con gli altri due territori, la crescita del Consorzio delle Venezie e stia lavorando per affrontare sfide oggi cruciali, quali una gestione più efficace delle criticità, l’innovazione varietale e un utilizzo più sostenibile delle risorse.


Questi gli hightlights degli interventi:
(Prima sessione: “Cambiamento climatico e paesaggio viticolo: strategie di adattamento e sostenibilità per le imprese”)
Dino Zardi, Professore dell’Università di Trento, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (C3A): “I dati mostrano che dalla metà del secolo scorso le temperature sono in costante aumento, con una forte accelerazione negli ultimi quarant’anni, mentre la CO₂ – stabile fino all’Ottocento – è cresciuta per effetto delle emissioni provenienti dall’attività antropica. Questo comporta scioglimento dei ghiacciai, alterazioni dei microclimi, specie invasive e piogge meno frequenti ma molto più intense. Le proiezioni di Arpa Veneto e Arpa FVG indicano che, senza interventi globali incisivi, questi trend continueranno”.
Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF): “Le imprese devono affrontare il cambiamento climatico con strumenti efficaci e sostenibili, e per questo in Europa si lavora su fitosanitari e NGT-TEA, ambiti in cui il CREA è impegnato con nuovi programmi dedicati al settore vitivinicolo”.
Maria Chiara Zaganelli, Direttore Generale CREA-Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria: “il CREA oggi offre un supporto strategico all’agricoltura grazie a un vasto patrimonio di dati e a programmi di ricerca sempre più mirati. Stiamo rafforzando gli studi genetici sulle varietà resistenti e le sperimentazioni enologiche, compresi i vini a basso grado senza dealcolazione. Tutto questo è possibile grazie ai 5.000 ettari delle aziende sperimentali, che ci permettono di valutare i vitigni in diverse condizioni pedoclimatiche”.
Alessandro Armani, Responsabile beni Nord-Est del FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano: “Il clima cambia e con esso cambiano le regole del paesaggio e della sua valorizzazione. Il FAI promuove infatti l’agroecologia come risposta alla crisi climatica, integrando produzione, tutela dell’ambiente e salvaguardia del paesaggio, anche viticolo”.
Paolo De Castro, Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo (In collegamento): “In un clima oggi non certamente euforico per l’agroalimentare, che dopo anni di espansione mostra segnali di contrazione, tra dazi e cambiamenti nei consumi, il nuovo Regolamento (UE) 2024/1143, frutto di un lavoro durato quasi due anni, grazie anche al contributo di Luca Rigotti in qualità di Presidente del Gruppo di Lavoro Vino del Copa-Cogeca, rafforza il ruolo dei Consorzi nella gestione del territorio, nella tutela del paesaggio e nella promozione dell’enoturismo. Il prossimo passo è legare ai disciplinari anche un piano di sostenibilità, è qui che si gioca il futuro del settore”.
Filippo Moreschi, UGIVI-Unione Giuristi della Vite e del Vino: “Il paesaggio è regolato da diversi livelli normativi e richiede una pianificazione che valuti l’impatto delle trasformazioni future in un’ottica di sviluppo sostenibile. Gli strumenti attuali prevedono anche il monitoraggio costante dei risultati, come accade nell’areale delle Venezie con il controllo della superficie agraria utile e dell’equilibrio tra bosco e vigneto”.
Luca Rigotti ha chiuso la sessione: “Il mondo agricolo e viticolo ha da tempo compreso che il futuro va in questa direzione. Oggi siamo chiamati a interpretare i cambiamenti in atto: dal clima alle aspettative dei consumatori, fino alle nuove sensibilità delle giovani generazioni. Serve un vero cambio di paradigma nel nostro approccio produttivo. La sperimentazione che stiamo portando avanti riguarda le varietà resistenti, i vini di basso grado naturale e nuovi stili di Pinot Grigio capaci di rispondere ai gusti emergenti. Siamo inoltre impegnati ad accrescere la notorietà e il prestigio del marchio istituzionale “Pinot Grigio Delle Venezie”.

(Seconda parte del Congresso: “Il futuro del Pinot Grigio del Triveneto: innovazione, ricerca varietale e scenari normativi”)
Luigi Bavaresco, Professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Il Pinot Grigio è una varietà precoce fortemente influenzata dal cambiamento climatico. Pur prediligendo i climi freschi, questa varietà negli anni – grazie ovviamente all’intervento di agronomi ed enologi – ha saputo adattarsi anche alle zone meno vocate. Ma le previsioni di un aumento progressivo delle temperature, unite alla crescente domanda di vini a bassa gradazione alcolica, nel futuro potrebbero mettere a rischio sia la qualità sia la richiesta di mercato del Pinot Grigio”.
Paolo Sivilotti, Professore dell’Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali: “Le prove e le degustazioni dimostrano che, nella ricerca agronomica, ci sono ancora margini importanti di miglioramento, sia sul fronte del basso grado naturale sia sull’impiego delle varietà resistenti”.
Simone Vincenzi, Professore dell’Università degli Studi di Padova, DAFNAE: “La dealcolazione è uno strumento utile soprattutto per quella parte di mercato che richiede prodotti completamente analcolici. Qui, invece, parliamo di basso grado naturale: un obiettivo che si può raggiungere in vigneto e in cantina, attraverso pratiche enologiche mirate, un cambio di prospettiva importante”.
Riccardo Velasco, Direttore CREA-VE: “Sul fronte delle TEA abbiamo prospettive molto interessanti: le prime piante sono già in campo e a breve ne avremo di nuove, con risultati attesi nei prossimi anni di sperimentazione. Ci vorranno tempo e tanta ricerca per ottenere varietà editate utilizzabili, non solo resistenti alle malattie ma anche adattate alle nuove esigenze colturali poste dal cambiamento climatico”.
Marco Stefanini, Tecnologo e Ricercatore della Fondazione Edmund Mach: “Oggi in Italia sono iscritte 36 varietà PIWI. Serve più varietà per garantire una vera variabilità genetica e ci stiamo lavorando. L’innovazione genetica non è un’opzione, ma una necessità ambientale: le varietà PIWI permettono infatti di ridurre i trattamenti fitosanitari, favorendo una viticoltura a basso impatto”.
La giornata si è chiusa con Michele Zanardo, Presidente del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, che ha fornito un aggiornamento sul quadro normativo in materia di Indicazioni Geografiche, anche in riferimento alle novità introdotte dal Reg. (UE) 2024/1143. “Il nuovo Regolamento propone una visione ampia di sostenibilità che integra aspetti ambientali, economici e sociali. La sfida ora è trasformare questi principi in strumenti concreti. A mio avviso la gestione operativa dei piani di sostenibilità inseriti dal regolamento europeo di riforma delle IG dovrebbe essere territoriale, cioè coordinata anche attraverso il contributo dei Consorzi e soprattutto delle Regioni, in grado di intervenire in modo più flessibile e rapido”.


(Nella foto di apertura il Direttore del Consorzio DOC delle Venezie, Stefano Sequino)






























