Danielli Giuseppe detto “nonno Pino” dai suoi cinque nipotini ormai tutti maggiorenni, classe indefinita perché uno così non ha età, lo incontro ad Alessandria, che non è la città più amata dai poeti ma ha la sua luce sghemba, da bassa padana, con il Tanaro che scivola giù lento e limaccioso. Eppure, a contrasto, davanti a me siede lui, Danielli, che lento non è mai stato: parla, ride, racconta, salta di palo in frasca come se fosse nato col dono della moltiplicazione delle storie.

(Giuseppe Danielli – fondatore di Newsfood)

Fondatore di Newsfood, rivista che ha ormai 25 anni sul groppone – un quarto di secolo in cui il cibo è diventato spettacolo, moda, mercato globale – Danielli non festeggia con fuochi d’artificio. Non gli interessa. «Abbiamo fatto la nostra parte», dice, tra un agnolotto al vino rosso e un sorso di barbera che sa di colline vere. «Abbiamo aiutato tante eccellenze a farsi conoscere. C’è chi ricorda, come Cremonini, colosso della carne. E c’è chi si è dimenticato». Lo dice senza rancore, ma con quell’occhio che sa distinguere il grato dall’ingrato.

La sua forza, ribadisce, è sempre stata la qualità. «Noi non siamo tiktoker né instagrammer. Andiamo ancora sul posto. L’altro giorno ero in malga, a vedere una produzione di montagna. Di colleghi, pochissimi. Eppure le storie bisogna vederle, toccarle, annusarle». Qui sta il punto: Danielli è rimasto un uomo di terreno, un cronista che non si accontenta della cartella stampa. Ne ha scritti oltre 25.000 di articoli, ma non c’è vanità in lui, semmai la fatica e il piacere di chi ha seminato tanto.

Oggi Newsfood è anche “Nutrimento e NUTRImente”: perché – ripete Danielli – «siamo ciò che mangiamo ma, soprattutto, ciò che nutre i nostri sensi». Una definizione che rende giustizia al suo lavoro di cesellatore, più attento al contenuto che al clamore.

La sua biografia è una trama fitta: marketing, moda, pubbliche relazioni, mille incontri. Ti racconta di cene e convegni, di gente che conta e di altri che contavano di contare. Sorride sotto i baffi bianchi che gli danno aria di patriarca bonario e furbo, come certi vecchi della Bassa che al bar sanno già tutto prima di tutti. Con lui lavorano i collaboratori fidati e il figlio, che è già la prova vivente che la storia continua.

Stiamo lì, a tavola, con l’aria di un pranzo che potrebbe durare ore, e mi viene da pensare che Newsfood ha resistito non perché si è adattato alle mode, ma perché ha seguito la sua linea: raccontare il cibo come cultura, non come posa. Danielli si schermisce: «Sono state tante emozioni, qualche delusione. Ma siamo ancora qui».

Il Tanaro intanto scorre, scuro e pigro, e sembra irridere chi crede che la vita sia solo corrente veloce. Danielli no: lui è la vitalità che resiste, che s’inventa, che non smette di fiutare storie. E allora, alziamo il bicchiere di barbera per lui e per la sua creatura: Newsfood. Che non siano solo 25 gli anni da festeggiare, ma almeno altri 24. Perché di cronisti così, nel Paese delle mode effimere, ce n’è un bisogno disperato.

(Foto in apertura di Flambo)