Dal 6 Settembre sono ufficialmente iniziate le celebrazioni per il centesimo anniversario della nascita del celebre scrittore Andrea Camilleri il cui programma ufficiale, promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario e da altre associazioni, prevede iniziative culturali, eventi e pubblicazioni che si protrarranno anche per tutto il 2026 sia in Italia che all’estero.

Sarebbe assolutamente superfluo ripercorrere la sua straordinaria carriera culturale e letteraria, di cui tutti hanno scritto e parlato in tutte le declinazioni, ma noi che ci occupiamo di agroalimentare vogliamo sottolinearne altri aspetti legati soprattutto al suo personaggio più celebre che rappresenta in maniera sublime il legame di uno scrittore alla sua terra, alle tradizioni, ai luoghi ed alle atmosfere uniche che solo la Sicilia è capace di regalare.
Il commissario Montalbano, magistralmente interpretato da Luca Zingaretti, rappresenta per noi il pretesto per parlare di cibo, vino, abitudini e tradizioni di un luogo mitico, dei suoi borghi incantati, dei profumi e dei sapori della Trinacria. Camilleri è il simbolo di una regione dove i contrasti e le contraddizioni sociali e politiche, le problematiche legate al lavoro e alla vita quotidiana sono molto sentite e la sua letteratura ne è intrisa facendone argomenti per le sue storie.

Salvo Montalbano che incarna l’uomo mediterraneo schivo, solitario con un forte senso morale, dal carattere spigoloso e affetto da uno smisurato appetito che soddisfa con pietanze della tradizione sicula, accompagnate da vini altrettanto tipici, è ormai entrato nell’immaginario collettivo, facendo conoscere ed amare all’Italia intera luoghi, idiomi e prodotti di una parte della Sicilia di cui molti di noi ignoravano la valenza e le attrattive.
Sullo sfondo dello splendido mare del ragusano, Camilleri e Montalbano ci conducono per mano e ci ingolosiscono, incastonando all’interno dei singoli episodi pranzi e cene a base di meraviglie culinarie, figlie di tradizioni e territori con una storia millenaria. Per gustare il cibo della sua terra “come Dio comanda”, Montalbano ha sempre bisogno di accompagnarlo con un bicchiere di vino, perché quelli che di solito mangia sono piatti che “chiamano vino”, che molto spesso possono essere “tradimentosi”. In realtà per il commissario il vino è una bevanda fondamentale per completare un eccellente pasto. In ogni frammento gastronomico dei racconti il vino viene citato, soprattutto il vino rosso di paese che preparava il padre di Camilleri, il Nero d’Avola, il Cerasuolo di Vittoria, il Marsala, il passito di Pantelleria e i bianchi come il Catarratto, il Grillo e l’Insolia per accompagnare le amate pietanze di pesce.

La caponatina, la pasta “ncasciata”, il brusciuluni, le arancine, la pasta con le sarde, le sarde a beccafico, la grigliata di pesce spada, i cannoli, la cassata, la frutta martorana, fanno parte del quotidiano del commissario che tra un indagine e l’altra ci porta con se a tavola, facendoci godere e conoscere la Sicilia in uno dei suoi aspetti più belli e golosi. Il cibo quindi è sempre il protagonista trasversale di tutte le storie, acquisisce una valenza affettiva enorme. La passione che ha verso di esso Montalbano prevarica anche la passione amorosa, diventando esso stesso oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri, che deve essere conquistato a tutti i costi.
E allora vedere questo commissario seduto al tavolo da “Calogero” o “Enzo a Mare”, i suoi ristoranti preferiti, oppure rientrare a casa e trovare i piatti cucinati dalla “cammarera” Adelina, lascia nello spettatore la sensazione di essere presente a quel silenziosissimo convivio con l’arte culinaria. E allora un brindisi al maestro Camilleri per i suoi cento anni ed un grazie per tutte le emozioni che continua ancora oggi a farci vivere.






























