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ATTORNO
ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com
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Alla pappa ci pensa mammà
Come mangiano i giovani? Beh, potendo scegliere potendo scegliere,
incrementerebbero il consumo di pizze e dolci. Però i pasti principali
li consumano per lo più in casa, dove dominano pane, pasta e carne,
a pranzo e a cena.. Le verdure non sono amate dai più giovani,
il 32% non mangia quasi mai la frutta. Più di un quarto degli studenti
salta la colazione al mattino; e il 69% di chi la fa, ci mette meno di
cinque minuti. Un ritratto in chiaroscuro, quello tracciato dall’istituto
nazionale di ricerche Demopolis per conto dell'assessorato regionale all’Agricoltura,
sulle dinamiche e le tendenze di consumo alimentare degli studenti siciliani
di età compresa tra i 13 ed i 19 anni. Emerge intanto come ci sia
voglia di informazione, tra i giovani siciliani, in tema di alimentazione
e agricoltura; sia pur con molte contraddizioni, si registra un interesse
crescente per il rapporto tra qualità del cibo e salute. «L’indagine
- afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento - mette a fuoco il vissuto
e gli stili di vita dei ragazzi nell’Isola, il loro rapporto quotidiano,
spesso controverso, con il cibo. In pochissimi cucinano, solo un terzo
contribuisce alla scelta dei prodotti che si consumano tra le mura domestiche,
preferendo in genere delegare alla famiglia. La ricerca rivela una chiara
ambivalenza tra i giovani siciliani che, pur consumando fuori dai pasti
principali merendine, patatine, snack dolci e salati, restano saldamente
attaccati alla tradizione di casa, soddisfatti di quella cucina che, a
pranzo e a cena, nelle case siciliane continua ad offrire una varietà
di prodotti, ingredienti, sapori e profumi che raramente si trovano sulle
tavole di altre regioni europee. Ma della gastronomia locale, i ragazzi
conoscono i piatti, non la loro composizione. Per molti, le scelte alimentari
rimangono una funzione affidata ai genitori e spesso scontata, sulla quale
si interrogano molto meno che per l’acquisto di un capo d’abbigliamento
o di un bene tecnologico». Diffuso e senza regole è - secondo
i ricercatori di Demopolis - l’uso di bibite gassate (69%), birra
(29%) e superalcolici (17%), soprattutto nei weekend e in occasione del
rito dell’aperitivo. Consuma spesso bevande alcoliche il 21% del
campione, qualche volta il 54%. E, fuori dai pasti, come i coetanei di
qualunque altra regione, tanti spuntini, davanti alla tv o al pc, studiando
o navigando in rete: merendine, snack, patatine, panini farciti. Per il
nutrizionista Giorgio Calabrese la ricetta è chiara: «Favorire
la dieta mediterranea nella quale ci sia una grande rappresentanza di
prodotti ortofrutticoli e animali che abbiano le capacità nutrizionistiche
del bioclima siciliano ricco di antiossidanti. Se si mangia meglio, si
vive meglio». Anche perché «il 46% del campione intervistato
da Demopolis - commenta Vento - si dichiara insoddisfatto del proprio
peso, percentuale che sale al 55% nel segmento femminile del campione.
Un terzo dichiara di fare costante attenzione alle calorie e di misurare
le porzioni. Il 41% ha già seguito una dieta, scelta spesso senza
il consiglio di un medico. Quasi l’80% ritiene, comunque, che scegliere
cibi sani e prodotti del territorio possa migliorare l’aspetto fisico
e la salute». Tante contraddizioni insomma, nell’era della
globalizzazione alimentare. Gli studenti affermano di voler consumare
più prodotti locali, ma chiamati a identificare le produzioni dell’isola,
citano a maggioranza solo le arance, la ricotta, i fichi d’india
e l’olio extra vergine. Poco più di un terzo segnala l’uva
o il pistacchio; appena il 17% i capperi. Il 15%, alquanto confuso, riconduce
alle tradizioni siciliane rucola e parmigiano. Alla progressiva omogeneizzazione
dei consumi fra le giovani generazioni si accompagna dunque una non adeguata
conoscenza delle produzioni agricole tradizionali.
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