ATTORNO ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com ]


PASTA, E GIU’ RISATE

Buona? E’ più che buona, sa essere deliziosa. Sana? Dovrebbe essere sana. In tempi di valorizzazione del territorio e delle tradizioni enogastronomiche nostrane, è alimento assolutamente imprescindibile, al sugo o ripiena, a Nord come a Sud. D’altra parte, riesce a mettere d’accordo anche i cultori dell’innovazione e della cucina creativa, perché è duttile e sa così rientrare tra le componenti di ricette d’avanguardia, oltre che di quelle della nostra nonna. Può essere molto facile da cucinare. Oggi si trova a fare i conti con una crisi internazionale in cui i prezzi degli alimenti salgono alle stelle e l'offerta del grano scarseggia: insomma, costa un poco di più, eppure resta oggettivamente un piatto a buon mercato. Sono dunque tanti i noti motivi per amare, adorare, quasi venerare un buon piatto di pasta. Eppure, esistono tanti altri pregi di un alimento che fa parte delle nostre maggiori ricchezze, tanto da essere componente fondamentale di quella dieta mediterranea candidata a diventare patrimonio mondiale dell'umanità e le cui tabelle nutrizionali consigliano un consumo quotidiano di 80 grammi di pasta, una cifra in linea con il record di 28 chili pro capite annuali che fa degli italiani il popolo da (gustoso) primato mondiale.
Ad esempio, cosa succederebbe se scomparisse il primo piatto dalla nostra alimentazione? Saremmo tutti più tristi, perché il piatto nazionale per eccellenza, oltre a essere un alimento sano, rappresenta anche un vero e proprio serbatoio di buon umore; contiene infatti triptofano, un aminoacido che si trasforma in serotonina, il cosiddetto ormone della felicità «ed è per questo che mangiando la pasta si ha una sensazione di benessere e di piacere», spiega Mauro Defendente Febbrari, esperto in Malattie del Metabolismo e Nutrizione Chimica.
Conferma la dietologa Maria Gabriella Canfora: è stato evidenziato scientificamente come un’alimentazione priva di carboidrati provochi, dopo qualche mese, «depressione, irritabilità ed insonnia».
Dunque, più tristi senza pasta. Ma anche più malati e grassi. «Eliminare i carboidrati dalla tavola per mangiare più proteine a lungo andare provoca problemi diabetici, renali e cardiopatici - dichiara Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana all'Università Cattolica S. Cuore di Piacenza e membro dell'Authority Europea Sicurezza Alimentare - Mentre mangiare un buon piatto di pasta conferisce il giusto apporto di carboidrati e una lenta secrezione di insulina permettendoci di difenderci dall'obesità». E Primo Vercilli, medico dietologo: «Le 350 calorie fornite da 100 grammi di spaghetti, o altra pasta, sconditi non devono essere accusate di creare problemi dietetici. Che la pasta faccia ingrassare è un luogo comune che va sfatato. Analizzando le caratteristiche nutrizionali della pasta, è da sottolineare poi che l'amido (che costituisce la percentuale più alta dei carboidrati presenti nel prodotto) è una fonte energetica ottimale ed è di elevatissima digeribilità».
Basta così? Non ancora. Più tristi, malati, grassi e pure senza identità. Il colpo finale spetta a Carlo Cannella, presidente dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione: «La perdita del primo piatto - spiega - significherebbe un distacco dalla tradizione e un avvicinarsi al modello della dieta americana in cui l'apporto dei carboidrati rappresenta solo il 40% ed il restante 60% è equamente diviso tra grassi e proteine. Non mangiare la pasta è come globalizzare i consumi, perdere la propria identità, europeizzarsi comportandosi come Francia, Inghilterra e Germania dove il primo è utilizzato esclusivamente come contorno». Non so a dirvi lo schifo. Quindi: buona pasta per tutti!


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