ATTORNO ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com ]


UN BIANCO CONTRO L’INFARTO

Consiglio di andarci piano: in fondo, l’ultima che avevo sentito era quella in base alla quale anche il salame farebbe bene alla salute. E a dirlo non era mica l’associazione norcini italiani, ma il fior fiore degli studiosi riunitisi per l’occasione – ed evidentemente golosi del prelibato alimento (ne abbiamo già parlato su questa rubrica). Quindi, calma e sangue freddo. Eppure la notizia ha tutti i crismi dell’ufficialità: e d’altra parte i benefici effetti di Bacco erano già stato studiati e accertati da tempo. Ma c’è una novità. Dunque, tal Arthur Klatsky, autorevole epidemiologo statunitense del Kaiser Permanente Medical Care Program di Oakland (California), dopo aver seguito quasi 130.000 pazienti in sette anni, ha scoperto che i moderati consumatori di alcol erano più protetti contro malattie cardiovascolari rispetto agli astemi e che il vino offriva in tali patologie la maggior protezione rispetto alle altre bevande alcoliche. La sorpresa però è arrivata quando tra vino bianco e rosso si è scoperto che è proprio il primo a essere più protettivo contro le malattie cardiovascolari e che le donne, moderate consumatrici di vino bianco, fra tutti sono infatti risultate le più protette. A Soave, una delle patrie nostrane del buon bianco, hanno subito drizzato le orecchie. Di più: quelli del Consorzio hanno commissionato uno studio scientifico specifico sul tema. Esito? Ampiamente confortante. «Sempre più emergono dati interessanti su salute e vino bianco, tanto dal punto di vista clinico quanto da quello biomolecolare – ha spiegato Alberto Bertelli, del Dipartimento di Morfologia Umana dell’Università degli Studi di Milano - Il vino non è un farmaco; tuttavia in soggetti sani, un consumo di due bicchieri al giorno di vino bianco, sempre durante i pasti, e mai a stomaco vuoto, è in grado di limitare gli eventi patologici che favoriscono la formazione della placca aterosclerotica. E questo potrebbe spiegare l’efficacia nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Interamente nuovo invece il concetto di inserire nella dieta di pazienti, durante uno studio clinico, vino bianco in sostituzione di quello rosso».
Si torna allora allo studio di Klatsky: «Un risultato del genere – commenta Alberto Bertelli – ridimensiona il ruolo del rosso, fino ad oggi considerato il solo a proteggere contro patologie cardiovascolari e apre la strada ad una nutrita schiera di studi di tipo sperimentale e clinico con vini bianchi di diversa provenienza, al fine di proseguire nella spiegazione di questo fenomeno». Si è già iniziati. In uno studio coordinato da Nilanjana Maulik del Molecular Cardiology and Angiogenesis Laboratory presso l’università del Connecticut, la somministrazione preventiva di vino bianco Soave negli animali da esperimento ne ha preservato in maniera sorprendente le funzioni cardiache. Inoltre l’area danneggiata è risultata minore e all’esame ecocardiografico il cuore degli animali consumatori di vino bianco ha mostrato pochi segni di alterazioni strutturali rispetto ai ratti non bevitori. Secondo gli autori dello studio, la protezione sarebbe dovuta al blocco parziale dell’apoptosi, cioè del “suicidio cellulare” nelle cellule cardiache, da parte di piccole molecole contenute nel vino bianco. La protezione dai danni dell’infarto negli animali che hanno bevuto vino bianco è dovuta a una forte attenuazione dell’apoptosi, cioè della morte cellulare programmata, nel tessuto cardiaco. «E’ una scoperta importante - commenta ancora Bertelli, co-autore dello studio - perché queste molecole sono dei veri e propri segnalatori che entrano nel nucleo cellulare e modulano il Dna. Sono loro, in un certo senso, a “convincere” i cardiomiociti a sopravvivere ed a continuare a funzionare».
Precedenti ricerche nell’uomo hanno dimostrato che una regolare attività fisica attiva le stesse molecole.


Archivio
[ Leggi le notizie precedenti ]