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ATTORNO
ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com
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DIETA MEDITERRANEA, PADANA
O ITALIANA?
La sua collega di partito, Francesca Martini, sottosegretario
alla Salute, dopo aver gustato a una festa un piatto di risotto al tastasal
(cioè con salsiccia spezzettata) e poi una grigliata con polenta,
ha lanciato in pompa magna la “dieta padana”: riso, patate,
radicchio trevigiano, asparagi, carne alla griglia, mele e pere e un piatto
su tutti, la polenta appunto. Bianca se accompagnata al pesce. Gialla
se sposata con funghi e formaggi sciolti. Apparentemente alimenti assai
soddisfacenti per il gusto ma non il massimo della leggerezza; eppure
la Martini – peraltro alta, bionda, occhi chiari… il ritratto
della salute! - da veronese doc e preoccupata per il futuro della tradizione
enogastronomica del Nord, li vuole proporre in alternativa alla mediterranea,
candidata a diventare patrimonio culturale dell'Unesco secondo una mozione
parlamentare bipartisan. Ecco, spostandosi un po’ più a Est,
il trevigiano Luca Zaia, leghista a sua volta e ministro delle Politiche
agricole, ha sposato invece una linea di compromesso: in una lunga intervista
a Vie del Gusto prossimamente in edicola, conferma che chiederà
entro agosto di dichiarare patrimonio dell’umanità la dieta
mediterranea, ma aggiunge: «Quello slogan va cambiato, chiamiamola
dieta italiana». Il motivo? «Sostengo la necessità
di chiamare “dieta italiana” ciò che, con un eccesso
di pigrizia abbiamo limitato a una sola area del nostro Paese».
E giù con gli esempi: il riso forse non appartiene al made in Italy?
E il grano saraceno? E i grandi piatti, assolutamente nutrienti e d'altra
parte di assoluta leggerezza se ben cucinati, della tradizione piemontese?
E lo squaqquerone romagnolo, figlio di una tradizionale e consolidata
esperienza nella lavorazione dei formaggi? La sintesi è una sola:
i cibi sono identità. E ognuno tende a difendere la propria. «Certo
- conferma Zaia - la candidatura all'Unesco della dieta mediterranea è
un'opportunità di sviluppo per tutte le regioni d'Italia. Insieme
a Grecia, Marocco e Spagna stiamo lavorando per affermare il principio
di genuinità e di qualità che caratterizza i nostri prodotti.
Sono cibi che uniscono storia, tradizioni e tipicità e che la scienza
ha confermato come protagonisti di un'alimentazione che fa bene alla salute
e che è alla portata di tutti».
D’altra parte, che uno preferisca maccheroni al pomodoro, farinata
ligure o polenta taragna, sempre dovrà far i conti con la variabile-prezzi.
Un sondaggio, fatto realizzare sempre da Vie del Gusto e incentrato proprio
sulla dieta mediterranea, o italiana che dir si voglia, rivela come il
46 % degli italiani dichiari di non potersela più permettere (il
26% la trova troppo cara e il 20% cara ma indispensabile). Significativo
che la dieta mediterranea non sia considerata da nessuno un’eredità
del passato e sia dunque attualissima e che il 71 % la consideri “sana
e gustosa”. Ma incalzati dai continui rincari gli italiani sono
costretti a fare delle rinunce. Dichiarano di aver tagliato drasticamente
i consumi di carne e insaccati ( il 54%) e quelli di pesce e verdure (20%)
e che non sono disposti a rinunciare alla pasta. Spaghetti & C. per
il 61% dei consumatori sono infatti irrinunciabili.
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