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ATTORNO
ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com
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MI DIA UN PANINO, MA BUONO
I comunicati stampa, si sa, esagerano sempre: “Oggi il
65% degli italiani non vede l’ora di assaggiare panini gourmet di
alta qualità gastronomica”, abbiamo letto recentemente. Ecco,
tutta questa ansia noi non la cogliamo: eppure è vero che, alla
faccia della crisi petrolifera e della diminuzione del potere d’acquisto,
essendo noi buongustai sempre più viziati ed esigenti, proviamo
una crescente repulsione per rustichelle mediterranee da autogrill, orridi
tramezzini del bar all’angolo intrisi di salse di dubbia natura
(e ancor meno certa digeribilità), grossolani sandwich pateticamente
simil-rustici, poiché appunto grossolani “all’antica”,
ma con fette di pane e farcitura tipiche della moderna alimentazione di
massa (ossia, del tutto insapori). Quindi è proprio vero: oggi
i consumatori di sandwich cercano soprattutto gusto, qualità della
materia prima, abbinamenti nuovi e “divertenti” e gli piaccia
l’idea di poter un domani assaggiare i nuovi panini gourmet dei
grandi chef, di moda all’estero (soprattutto in Francia e Spagna).
Torniamo dunque al dato di partenza: il 65% degli italiani non vedrebbe
l’ora di provarli. È almeno quanto emerge dalla ricerca Doxa
“Gli Italiani e il panino” voluta dalla Negroni nell’ambito
di una sua campagna di riposizionamento del marchio. Che dice questa ricerca?
Innanzi tutto fotografa una situazione per certi versi sorprendente: cambiano
i ritmi di vita, cambiano di pari passo gusti e abitudini alimentari,
così oggi sei italiani su dieci (61%) mangiano un panino almeno
una volta a settimana, contro il 39% che non lo fa mai. Il 24% dei consumatori
lo sceglie dalle tre alle sei volte a settimana, mentre un italiano su
dieci (11%) mangia un panino addirittura sei volte a settimana, in pratica
tutti i giorni (non lo invidiamo). Due su dieci lo addentano non a pranzo,
ma addirittura a cena. Nemmeno essere sposati aiuta a garantirsi una pausa
pranzo migliore: il 56% dei paninomani è coniugato, solo il 35%
single. In qualsiasi caso, siamo di fronte a un esercito. Che è
scontento. Quando si tratta infatti di scegliere qualcosa di “gustoso”
per la pausa pranzo, allora ecco che il 55% (la metà) degli italiani
prediligerebbe altro, pasta (29%) e pizza (26%) in primis, e solo uno
su dieci cita tra le cose più buone un panino. “Infatti –
spiega la Doxa - oggi il panino sconta ancora il fatto di essere considerato
un alimento funzionale e pratico, a dispetto del gusto e della qualità
gastronomica”.
Questo è il punto: il panino non è visto come un cibo di
qualità. Forse a ragione, nel senso che spesso di qualità
non ne ha proprio (così si lamentano i “doxati”: il
44% denuncia la bassa qualità dei salumi, il 41% la pessima qualità
del pane e il 34% la scarsa quantità di companatico rispetto al
pane). Insomma, un disastro. Che fare? Poiché la stessa ricerca
indica come la prima richiesta sia la qualità e l’ultima
il prezzo (ossia, siamo disposti a spendere di più per un prodotto
migliore), ecco che si può agire per diffondere una “cultura
del panino” che ci consenta di trovare agevolmente prodotti buoni,
o magari addirittura proprio ottimi.
Come? Prima cosa, con la scelta di ingredienti appropriati e di qualità.
Il 65% del campione considera i salumi indispensabili per la realizzazione
del panino perfetto; al secondo posto nella classifica ci sono le verdure
fresche (59%) e appena dietro i formaggi freschi (54%). Secondo gli italiani
un panino top quality deve essere realizzato in media con tre ingredienti;
tra i salumi preferiti, al primo posto c’è il prosciutto
crudo (61%), seguito dal salame (45,5%), dal prosciutto cotto (41%) e
dalla mortadella (26%). Più staccati speck (15%), bresaola (15%),
pancetta (11%) e coppa (9%). Le tre specialità tradizionali della
salumiera italiana riscuotono differente successo nella penisola. Il prosciutto
crudo trionfa al Centro (73%) ed è molto apprezzato al Nordest
(63%); il cotto ha molti estimatori nel Nord Ovest (53,5%) mentre la mortadella
è amata soprattutto al Sud e nelle Isole (32%).
Ma gli ingredienti, importanti, non bastano. Serve anche la fantasia,
per non stancare. Gli italiani dal “panino del domani” si
aspettano innovazione, qualità e originalità. Se quasi la
metà del campione (48,5%) chiede suggerimenti gastronomici su come
preparare a casa panini originali, tre connazionali su dieci (33%) sono
interessati all’idea di panini d’autore creati da grandi chef
a prezzi accessibili. Un esperimento, ancora inedito in Italia, che potrebbe
sensibilmente limare la distanza culturale che separa il panino –
ancora considerato pasto funzionale e non gourmet – dalla pasta
e la pizza. Del resto all’estero già oggi esistono locali
in grado di fornire panini di altissima qualità preparati da chef
celebri (uno su tutti, Ferran Adrià) al costo – tra i 6 e
i 10 euro - più o meno quello di una pizza. Una tendenza a cui
– come emerge dalla ricerca – gli italiani aderiscono molto
volentieri. Sarà questo il futuro?
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