ATTORNO ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com ]


ADDIO BOTTIGLIE, LARGO AL VINO AL BICCHIERE

Quasi rassegnati a rinunciare per sempre al bel (ma infido) tappo in sughero, soppiantato da capsule in plastica, anelli di vetro e chissà cos’altro ancora, apprendiamo che vogliono levarci anche la bottiglia. Pare cresca, infatti, la domanda di vino al bicchiere; prevederne il consumo, specie in un ristorante di livello e per bottiglie non trascurabili, diventa sempre più un forte bonus agli occhi del potenziale cliente; d’altra parte, gli stili di vita favoriscono questo tipo di scelta. Viviamo, specie in città, sempre più parcellizzati (e il single col bottiglione aperto davanti fa molto alcolisti anonimi), indaffarati, vittime del poco tempo e dei ritmi frenetici, obbligati di giorno a mantenere alta la concentrazione, cassando la tradizionale pennichella, oppure la sera col terrore di vigili urbani e prove del palloncino subito all’uscita dei locali. Siamo poi vittime della crisi economica: e, poiché tutti i sondaggi indicano come non si voglia proprio rinunciare alla qualità del prodotto, l’unica scelta possibile è tagliarne la quantità: «Brunello di Montalcino? Sì, ma me ne posso permettere solo due dita». D’altra parte, la mezza bottiglia è molto triste, richiama alla memoria cene solitarie e malinconiche annaffiate da vinelli dimenticabili; il bel calice è invece una scelta trendy, piacevole in compagnia («Mi fai assaggiare un sorso del tuo bianco?») e consapevole. Chi ama bere proverà tanti vini diversi, il che è anche appagante. Consente, infine, il perfetto abbinamento coi piatti, gratificando il buongustaio. Dunque, «un bicchiere di vino, grazie!» (segue scelta dello stesso, tipologia, cantina, anno, perché un vino a caso non lo si ordina più nemmeno nelle peggiori pizzerie). Da tutte queste considerazioni nasce però una domanda: “E se tra dieci anni enoteche, wine bar, ristoranti vendessero solo vino al bicchiere?”. Se l’è posta al Vinitaly chi, per la verità, ha tutto l’interesse a che questo tipo di consumo vada aumentando ed è felice che stia in effetti crescendo rapidamente e sia probabilmente destinato a svilupparsi ancor di più. Qualcuno, infatti, ha tentato di ovviare al principale problema che pone il consumo al bicchiere, ossia la progressiva perdita di qualità di un vino già stappato, specie quando si ha a che fare con una bottiglia pregiata. Un’azienda toscana si è dunque inventata una sorta di “distributore automatico”, in grado di erogare il vino senza farlo mai venire in contatto con l’aria, grazie all’utilizzo di azoto. Il vino può così essere venduto per oltre tre settimane dall’apertura e degustato come se la bottiglia fosse stata appena aperta. Pare che il sistema funzioni e abbia un gran successo, la ditta in questione vada alla conquista dei mercati di tutto il mondo e abbia sviluppato una rete di 46 concessionari in 65 Paesi, registrando «una crescita repentina – spiega il titolare - non solo nei consolidati mercati di Europa, Usa e Asia, ma anche in nuove realtà come Australia, Cina, India, Turchia e ora Sud America». La cosa un po’ ci incuriosisce, un po’ ci sgomenta. La scomparsa della bottiglia di rattristerebbe. Per ora sospendiamo il giudizio: le novità vanno sperimentate, ma sappiamo che spesso anche le migliori idee finiscono col creare grossi danni. Intanto, beviamoci su.


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