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ATTORNO
ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com
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INVITO ALLA CENA CONSAPEVOLE
E’ la domanda a generare offerta oppure è l’offerta
che stimola la crescita di una domanda solo potenziale, o del tutta indotta?
I testi di economia parlano ampiamente di queste questioni, e a quelli
vi rimandiamo. A noi basta calare il dilemma nella realtà che più
ci interessa in questa sede, ossia nel mondo dell’enogastronomia.
Dunque: la scelta di un prodotto dipende dalla sua appetibilità
– ossia è funzionale alla domanda oggettiva del mercato –
oppure quest’ultima viene condizionata da strategie di marketing
capaci di ingenerare necessità fasulle, o anche solo distorcere
la percezione di esse? Come funziona, in altre parole, il “marketing
del consumatore”? In un periodo come l’attuale, segnato dall’aumento
dei generi alimentari e con il rischio di contraffazione alimentare sempre
alto, la “scelta consapevole”, scevra da ogni condizionamento
legato a mode alimentari e pubblicitarie, diventa uno strumento essenziale
per difendere la qualità del nostro consumo alimentare. Se n’è
accorta l’Accademia Italiana della Cucina, che con “Il marketing
del Consumatore - Strategie e strumenti delle scelte gastronomiche”,
volume scritto a quattro mani da Gabriele Gasparro, esperto di marketing,
e Carlo Magni, docente di Economia Agroalimentare all’Università
La Sapienza di Roma”, prova a delineare una strategia capace di
difendere ognuno di noi dall’intrusione delle sirene pubblicitarie
nelle scelte alimentari di ogni giorno. Si parte da una premessa di fondo:
se le aziende pianificano strategie di marketing, perché non dovrebbero
fare altrettanto i consumatori? Ossia: perché mai questi ultimi
debbono soggiacere inermi di fronte alle strategie di marketing delle
aziende? Perché non dotarsi di modelli di ragionamento, strategie,
sistemi di conoscenze e informazioni che consentano di ottimizzare il
beneficio dello scambio evitando così, come spiega Giuseppe Dell’Osso,
presidente dell’Accademia Italiana della Cucina, che siano «le
aziende a determinare a priori le esigenze del consumatore inducendolo
ad un consumo che non risponde alle logiche di pianificazione economica
familiare e di individuazione dei reali bisogni»? Due, in particolare,
i rimedi individuati dagli autori del testo. In primo luogo ampliare la
cultura di base dell’acquirente sulla conoscenza delle modalità
con cui le aziende alimentari producono e soprattutto commercializzano
i prodotti. In secondo luogo invitare il consumatore ad assumere un differente
approccio con la fase d’acquisto e di consumo del cibo, che deve
necessariamente confrontarsi con la continua assunzione d’informazioni
sulle sue caratteristiche nutrizionali e promozionali del prodotto. Insomma:
informazione, conoscenza e qualità. E’ la cultura la nostra
grande alleata, anche a tavola.
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