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ATTORNO
ALLA TAVOLA
A cura di CARLO PASSERA [ passera.web@asa-press.com
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IL MANAGER DIETRO I FORNELLI
L’annuncio è di una trattoria vicentina e, a prima
vista parrebbe abbastanza delirante: “Si organizzano, su richiesta,
corsi di cucina per i manager di aziende con scopo team building
(gioco di squadra)”. Eppure la cosa, a volerla un po’ approfondire,
magari sarà sempre delirante agli occhi di un profano, ma parecchio
diffusa. Ci sono cascati anche quelli di La cucina italiana,
gente seria, mica gli ultimi capitati per strada. Scoviamo sul loro sito
il titolo: “Serate di bon ton e cucina per manager”. Questo
il testo: “Tra le nostre numerose proposte, non manca l’attenzione
rivolta a chi lavora ricoprendo un ruolo di rilievo in azienda. L’idea
di organizzare dei corsi di cucina ad hoc per manager è
nata proprio dalla consapevolezza di quanto, a volte, la cucina sia considerata
uno dei più grandi piaceri della vita al quale, però, è
difficile dedicare del tempo. (…) I corsi di bon ton, spesso naturale
conseguenza di un corso di cucina, possono risultare estremamente utili
(…) al manager che, oltre a dedicarsi ad un corso divertente, ha
l’opportunità di apprendere i trucchi per un’impeccabile
ospitalità”. Un po’ tirata per i capelli, ma insomma
esiste anche una motivazione ufficiale. Dunque, da piazza Affari al matterello:
la moda pare dilagante, ne ha parlato nei giorni scorsi anche il Corriere
della Sera. In sostanza, spiegava via Solferino, corsi di cucina
e di degustazione aiuterebbero a creare squadre di manager poiché
il confronto intorno a un bicchiere di vino stimolerebbe il rapporto tra
loro e li aiuterebbe a creare alleanze.
Ora, noi siamo abbastanza digiuni di psicologia, difettiamo nella gestione
del management, ignoriamo poi del tutto la pratica del team
building, che per noi è puro ostrogoto. Dunque, da totali
incompetenti, citeremo Paolo Villaggio nel giudicare queste iniziative
“una boiata pazzesca” (Ugo Fantozzi non diceva “boiata”,
ma il senso è pur sempre quello). Per capirci: siamo certi che
chiacchierare sorseggiando un buon bicchiere di barbera aiuti a creare
rapporti interpersonali, a fare banalmente amicizia (pardon, team
building). Una volta, però, ci si affidava all’osteria
sotto casa, e anche oggi le enoteche son lì apposta. E poi, proprio
non si capisce perché socializzare attraverso i fornelli e non
attraverso partite a briscola, o a risiko (che sono ideali per “creare
alleanze”, dato che questo pare sia uno degli scopi principali).
Oppure perché dedicare queste serate ai manager e non agli impiegati
delle poste: hanno lo stesso bisogno di amicizia, ma vantano un budget
finanziario assai più limitato (forse è questo il vero discrimine?).
Ma in conclusione vogliamo essere magnanimi: tra le sciocchezze del nostro
tempo, questa ci pare tra le più innocue. Che poi l’amministratore
delegato spignatti affannato per preparare le lasagne, apparirà
magari inverosimile, ma assolutamente consolante.
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