TERRITORIO E VITA DALLO SPAZIO
A cura di ENZO LO SCALZO [ loscalzo.web@asa-press.com ]



La Terra cambia... e si vede dallo spazio

Prima di commentare il voluminoso fascicolo reso disponibile dal comitato scientifico dell’ESA quale informazione ad interim del programma spaziale di monitoraggio terrestre, quattro notizie agli episodi più significativi del mese di settembre di interesse per la nostra rubrica.

Da qualche mese ricevo anche i comunicati stampa dalla NASA, mensili, ciascuno si compone di una decina di MB.
Dallo stesso ricaviamo molte notizie di interesse industriale per lo sfruttamento di tecnologie sperimentate nello spazio adattabili ad applicazioni terrestri, ma queste sono prevalentemente orientate ad applicazioni al di fuori della filiera interessante ASA.



Image: Immagine d’artista dell’aspetto del Picchio. Credito: George M. Sutton/Cornell Lab of Ornithology

Tra le notizie divulgabili, la ricerca dallo spazio della razza in via di estinzione del “Picchio” è un esempio di applicazione alla specifica ricerca di animali particolare, in questo caso di un uccello. La sua razza è stata già data per estinta, ma il mese scorso l’Università di Maryland ha lanciato un progetto per verificare la verità e cercarlo dappertutto...
Gli strumenti impiegati sono i raggi laser del Goddard Space Flight Center “Laser Vegetation Imaging Sensors” (LVIS).
Lo strumento utilizza laser che inviano pulsazioni di energia verso la Terra la cui luce rimbalza dalle foglie, rami e dal terreno. L’analisi della riflessione ripresa dallo strumento consente di misurare l’altezza del fogliame che riveste le cime degli alberi della foresta, ilk livello del terreno sottostante e tuttoi quello che c’è tra la cima ed il terreno.

LVIS aiuta in questa ricerca a riempire di informazioni quello che foto aeree e immagini satellitari possono illustrare con una visione in 3D che riesce a identificare dove il Picchio possa essere e costituirà l’ultima speranza di ritrovarne la dimora...

La tecnica era stata impiegata per la ricerca di nuclei umani nella foresta amazonica, adesso verrà tentata per la conferma di rapporti di avvistamento del..”Picchio”.

Image to left: Immagine LVIS con vista tri-dimensionale delle cime e della vegetazione tropicale di La Selva, Costa Rica. Il colore indica l’energia laser riflessa da alberi e foglie. Credit: John Weishampel, University of Central Florida.

Image to right: Il riquadro rosso indica le foreste dell’area di White River Wildlife Reserve in Arkansas sopra cui si sono effettuati i voli per la ricerca di un potenziale habitat del “ ivory-billed woodpecker. Credit: NASA

The Changing Earth: New Scientific Challenges for ESA's Living Planet Programme

L’ampia documentazione è stata riassunta dal comunicato stampa di ESA seguente che sarò lieto di commentare in caso di richieste o curiosità dei soci e lettori.
Mi consento di identificare in neretto alcuni spunti di interesse.

E.LS.

ESA Notizie Locali Italia
Il Comunicato stampa del 09-Oct-2006

La Terra che cambia (SP-1304)
Nuovi obiettivi e sfide scientifiche per il programma dell’ESA Living Planet

29 Settembre 2006

L’ESA annuncia una nuova strategia scientifica per il futuro del suo programma Living Planet (Pianeta Vivente), che risponde alla continua necessità di comprendere più profondamente il Sistema Terra e l’impatto delle attività dell’uomo su di esso.

Il documento The Changing Earth: New Scientific Challenges for ESA's Living Planet Programme si incentra sulla sfida principale che l’umanità sta affrontando all’inizio del 21esimo secolo: il cambiamento globale.

Man mano che iniziamo a comprendere meglio il Sistema Terra, appare del tutto evidente che le attività dell’uomo hanno un impatto profondo e negativo sull’ambiente.

Per esempio, sia la comprensione del ruolo del biossido di carbonio come gas serra, sia il forte legame tra la concentrazione atmosferica di questo elemento e la temperatura, indicano che il fattore antropico sta spingendo il mondo verso il periodo più caldo dell’ultimo milione di anni. Una migliore comprensione del funzionamento del Sistema Terra e dell’impatto delle attività antropiche sta dunque diventando cruciale nel pianificare la gestione dell’ambiente e la nostra capacità di trarne uno sviluppo davvero sostenibile


Volker Liebig

Da quando le osservazioni della Terra dallo spazio sono divenute realtà, oltre 40 anni fa, le missioni satellitari sono divenute centrali per controllare e capire il funzionamento della Terra. Guardando la futuro, il programma dell’ESA Living Planet ha lo scopo di identificare le domande relative alle scienze della Terra a cui si dovranno dare risposte negli anni a venire.

Sottolinea le sfide osservative che le domande pongono e il contributo che l’Agenzia può fornire attraverso il programma.

“Queste sfide guideranno gli sforzi dell’ESA nel fornire le informazioni fondamentali a tutte le più importanti comunità di utenti, in stretta collaborazione con i nostri partner internazionali,” commenta Volker Liebig, Direttore dell'osservazione della Terra di ESA e Direttore di ESRIN.


A sostenere la nuova strategia è un insieme di ambiziosi obiettivi, fra i quali:

* Lanciare con continuità una serie di missioni dedicate a questioni chiave nelle scienze della Terra.
* Sviluppare una infrastruttura che permetta di utilizzare in modo veloce ed efficiente i dati satellitari sia nelle aree di ricerca sia in quelle di applicazione.
* Fornire un contributo unico alle capacità globali di osservazione delle Terra, complementare a quello di altre agenzie o di altri sistemi di rilievo in-situ.
* Sviluppare un processo efficiente e a costi contenuti, attraverso il quale le priorità scientifiche possono essere velocemente tradotte in missioni spaziali, adeguatamente assistite con un associato supporto da terra.
* Sostenere lo sviluppo di approcci innovativi alla strumentazione.

Inquinamento atmosferico

L’ESA si è dedicate alle osservazioni della Terra dallo spazio fin dal lancio della sua prima missione meteo, Meteosat, nel 1977. Dopo il successo di questa prima missione, le successive serie di satelliti Meteosat sviluppati dall’ESA e gestiti da EUMETSAT (European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites), insieme a ERS-1, ERS-2 ed Envisat, ci hanno fornito una quantità inestimabile di dati sulla Terra, il clima e l’ambiente che cambia.

Dal suo concepimento, nel 1990, il programma Living Planet dell’ESA si è ampliato fino a includere la famiglia dei satelliti Earth Explorers, le ben consolidate missioni meteo e lo sviluppo del segmento spaziale di GMES (Global Monitoring for Environment and Security), un’iniziativa congiunta ESA e Commissione Europea.

Il satellite GOCE

Quando fu varato, il programma Living Planet portava con sé un nuovo approccio alle osservazioni satellitari per le scienze della Terra, incentrato sul fatto che la missione doveva essere definita, sviluppata e gestita in stretta collaborazione con la comunità scientifica. Il coinvolgimento della comunità scientifica fin dall’inizio nella definizione delle nuove missioni e l’introduzione di un processo di selezione attraverso una peer-review, assicura che la missione scelta venga poi sviluppata in modo efficiente e fornisca esattamente le misure richieste dall’utente.
Questo approccio ha condotto fino a oggi alla selezione di sei missioni Earth Explorer, mentre altre sei sono attualmente nella fase di studio di fattibilità.
È previsto che due dei satelliti Earth Explorer siano lanciati nel corso del prossimo anno – GOCE (Gravity Field and Steady-State Ocean Circulation Explorer) e SMOS (Soil Moisture and Ocean Salinity).

MetOp

Se la serie degli Earth Explorer costituisce l’elemento di ricerca scientifica del programma Living Planet, la serie Earth Watch è progettata per agevolare la distribuzione dei dati per il loro utilizzo in servizi operativi.
Il ramo Earth Watch include le consolidate missioni meteo in collaborazione con EUMETSAT e nuove missioni centrate sull’ambiente e sulla sicurezza civile, nel contesto del GMES.
Entro questo elemento del programma, la missione MetOp, che è stata fondata comunemente da ESA ed EUMETSAT, porterà al primo satellite meteo europeo in orbita polare, quando sarà lanciata nel corso del prossimo ottobre.



La Terra che cambia

Sebbene il segmento Earth Watch del programma sia progettato per fornire dati di base per servizi operativi, darà un contributo significativo anche alle scienze della Terra, in particolare attraverso la raccolta di serie temporali di osservazioni più lunghe di quelle realizzate da missioni di ricerca.
D’altra parte, gli Earth Explorers porteranno a una comprensione scientifica più profonda, che spianerà la strada a nuovi servii operative. Questa sinergia è ben messa in evidenza nella strategia del programma Living Planet Programme per gli anni a venire.

Il sistema Terra

Una volta in atto, la nuova strategia del programma Living Planet permetterà all’ESA di costruire sui successi del passato, continuando a giocare un ruolo centrale nello sviluppo delle capacità di comprensione del pianeta Terra, nel predire i cambiamento ambientali e nell’aiutare a ridurre gli effetti negativi del cambiamento globale sulla popolazione.



Piccoli satelliti ESA...

I piccoli satelliti hanno costituito il tema del convegno tenutosi a Chia (Cagliari) in settembre a cui hanno partecipato oltre 150 scienziati da tutto il mondo.

Ad esempio dell’elevato interesse destato dalle recenti missioni di lancio dell’ESA, oltre alle ben note prestazioni di SMART-1 bene evidenziate dalla stampa dopo la sua favolosa rotazione intorno alla Luna e la sua caduta fotografata in tempo reale, il successo del piccolo PROBA-1 è altrettanto affascinante.

Proba-1, è un satellite di appena 94 kg - inferiori ai 367 di SMART-1 – che continua a regalarci splendide immagini del nostro pianeta. In orbita intorno alla Terra dal 2001, Proba-1 è fondamentale per verificare il corretto funzionamento dell’elaborazione autonoma a bordo della navicella. Una caratteristica, questa, che permette al satellite di funzionare in modo sostanzialmente autonomo.

I piccoli satelliti sono dunque in grado di proporsi come complemento alle attività spaziali tradizionali, sia nel settore commerciale sia a fini di ricerca.

Nel corso del VII Small Satellite Systems and Services Symposium, la comunità spaziale è chiamata a confermare i successi ottenuti e a rilanciare le sfide cruciali dell’immediato futuro: in che misura i satelliti di piccole dimensioni riducono i rischi di missioni di impegno maggiore?
In che misura i piccoli satelliti possono essere impiegati per il programma di esplorazione del sistema solare?
Fino a che punto è possibile considerare di riferimento quelle componenti industriali utilizzate in piccoli satelliti perché facilmente reperibili su mercato?
È’ possibile stimolare una produzione industriale di mercato, che sia capace di reggere anche senza il supporto – fin qui necessario - degli istituti di ricerca?
I nuovi lanciatori come Vega porteranno effettivamente a un abbassamento dei costi di lancio dei satelliti di piccole dimensioni?

Lo sviluppo di satelliti a costi contenuti, del resto, può assumere una portata di ampio respiro: "Anche alcuni dottorandi hanno partecipato alla costruzione di piccoli satelliti, che hanno assunto così anche una valenza didattica,” chiarisce Luca Maresi. “Possono rappresentare anche un modo per coinvolgere i migliori ingegni nel settore spaziale.”

Al VII Small Satellite Systems and Services Symposium, l’Europa è presente con l’ESA, il CNES e il DLR tedesco (German Institute for Aviation and Aerospace), mentre gli USA sono rappresentati da NASA (National Aeronautic and Space Administration), JPL (Jet Propulsion Laboratory) e i laboratori di ricerca di aviazione e marina statunitensi (AFRL, Air Force Research Lab, e NRL, Navy Research Lab).
Sono attesi anche rappresentanti di Giappone (JAXA, Japanese Institute of Aerospace and Technology), Taiwan, Corea, Marocco e Sud Africa.

(Dal press release ESA del 21 settembre 2006)



MetOp sarà lanciato il 17 ottobre

EUMETSAT ha confermato il 17 ottobre come nuova data di lancio di MetOp, il primo satellite dell’ESA in orbita polare dedicato alla meteorologia operativa. MetOp sarà lanciato alle 18:28 CEST (16:28 UTC; 22:28 ora locale) dal cosmodromo di Baikonur in Kazakhstan, a bordo di un lanciatore Soyuz/ST. Ci sarà una ritrasmissione in diretta del lancio di MetOp presso lo stabilimento in Italia ESRIN dell’Agenzia Spaziale Europea.


Articolo intero: http://www.esa.int/esaCP/SEMPUCV74TE_Italy_0.html



Archivio [ Leggi le notizie precedenti ]