| TERRITORIO
E VITA DALLO SPAZIO Vino, fotosintesi e satelliti Teatro Naturale del 18 gennaio pubblica... un buon articolo di Cesare Intrieri che mi stimola a qualche riflessione non nella veste di eno-gastronomo, ma di esperto in Scienza dei Materiali, di Tecnologie e di appassionato alla tematica scientifica chimica ed alla sua divulgazione. Da Teatro Naturale L’introduzione è stimolante. Crescita e clorofilla in cambio di carbonio e fotoni. La macromolecola della clorofilla mi ha sempre richiamato quella dell’emoglobina, il più intelligente trasportatore e scambiatore d’ossigeno per la fornitura di energia e la sua associazione alla materia del corpo umano in un complesso processo di metabolizzazione e respirazione. Prosegue Intrieri con gli errori nelle pratiche
colturali, purtroppo dietro l’angolo. E se una leggera cimatura pre-fioritura si va diffondendo allo scopo di mantenere l’assurgenza dei germogli e un buon livello di ricrescita delle femminelle per ringiovanire la chioma, per contro, una pratica troppo drastica può determinare un incremento di femminelle non positivo, con fenomeni di ombreggiamento che si determinano a livello dei grappoli. La cimatura pre-vendemmia, invece, può essere utile quando la maturazione è già completa. Gli interventi di defogliazione devono arrivare fino a un massimo del 30-40% ed essere comunque tarati in modo da ottenere il giusto spazio per effettuare i trattamenti e per ottenere una buona esposizione dei grappoli. Per monitorare lo sviluppo dell’attività di fotosintesi in base alle variazioni di luminosità alle quali è soggetta la superficie fogliare della vite sono state effettuate prove di ombreggiamento che hanno messo a confronto le performance di diverse forme di allevamento. Inserendo sensori di nuova generazione a livello delle chiome è risultato, ad esempio, che all’interno della vegetazione la capacità di assimilazione della luce è identica sia nel caso di un sistema a cordone speronato che di una chioma lasciata libera. Tra le due alternative, tuttavia, il sistema a cordone libero è risultato il metodo più efficace per sfruttare al massimo i colpi di luce. Le chiome rese troppo strette da coppie di fili di acciaio vedono infatti limitata la funzionalità fogliare. “Il sistema a cordone libero ha inoltre evidenziato che, anche se si effettua una cimatura drastica, le foglie sono tutte funzionali e quindi la maturazione non si rallenta” ha concluso Intrieri. Il clima e le peculiarità territoriali dove il vigneto è collocato costituiscono un imprescindibile punto di riferimento per valutare le soluzioni più adatte. In armonia con la natura e anche grazie ai progressi della scienza.
Essere amante e appassionato di vino, averne fatto un’esperienza semisecolare di evoluzione e di gusto da varie provenienze con un rapporto diretto con cantine private, di famiglia e di mercato, con occasioni di scambio tra amici con un ampio spettro di esperti ed operatori in una ampia porzione dei territori del mondo, forse facilita il compito che mi prefiggo, che si riduce a qualche riflessione resa possibile dall’evoluzione della tecnologia e della conoscenza scientifica e di campo. Avere cura da quasi due anni della rubrica sul sito ASA d’informazione allo squarcio aperto sul nostro pianeta Terra dai satelliti come stazioni d’osservazione attorno alla Terra è altrettanto favorevole ai commenti, forse banali, che farò, perchè il viso di Monica mi è simpatico, e la sua penna è felicemente ispirata a colpire nel “cuore” la materia che costituisce il motore della generazione del vino: i suoi zuccheri ed il loro percorso dal grappolo al sorso per generare il morsetto carezzevole o incazzato di un vino... Questo percorso è influenzato come ogni percorso per terra, cielo e mare dalle condizioni metereologiche su cui i così...detti esperti capiscono “tutto” solo “dopo”! Monica, in Teatro Naturale, con sicurezza afferma: “...è un dato di fatto il significativo interesse
dimostrato dai produttori moderni per i progressi della scienza
viticola ed enologica”... Con spontanea ricerca di verità, propone gli esiti di un “convegno sulla gestione in verde della chioma del vigneto promosso lo scorso dicembre a Sona (Verona) dal Consorzio Tutela Vino Bianco di Custoza. Appare evidente quanto la “gestione in verde della chioma del vigneto” sia parametro significativo “sul campo”. Cerchiamo riferimenti più precisi: a - Attraverso la gestione della struttura e della geometria della chioma, ad esempio, si può condizionare sia il rapporto tra foglie e uva che i processi di maturazione”. b - la foglia quanta più luce
riceve tanta più capacità fotosintetica
sviluppa – con benefici sulla concentrazione degli zuccheri –
comprendiamo bene perché sia influenzata da: c – quanto l’ orientamento dei filari possa influenzare, sulle pendenze dei rilievi, l’effetto “ombra” e lo scambio termico
2 – Oltre alle varianti naturali e del territorio, diventano così variabili operative quelle di condizionamento della crescita della chioma, degli effetti di luce ed ombra indotti, della ventilazione, della protezione da precipitazioni a debole o ad alta intensità, della capacità di ripresa delle condizioni di forma dopo un evento naturale od artificialmente indotto. Le variabili sono tantissime. I tre secoli di vantaggio acquisiti dalle annotazioni della viticoltura storica francese in vigna ed in cantina riconfermano l’evidenza del valore attribuibile alla “tradizione” dall’esperienza, in quanto è acquisito come queste variabili hanno ciascuna ed insieme un peso nella determinazione della qualità del frutto, cioè dell’uva, e, conseguentemente, nell’evoluzione della qualità in cantina del vino. Per ora siamo solo alla rassegna di alcune delle variabili dipendenti dall’ambiente esterno, dalla parte dell’aria, che effettivamente rappresenta una variabile stagionale, annuale, più o meno ripetitibile. Un analogo processo di indagine darebbe risultati positivi anche con l’osservazione del meccanismo di trasporto nel terreno, soprattutto da parte dell’acqua. Ebbene, ecco la prima osservazione: finalmente ho trovato una “basic information” che soddisfi l’elaborazione e lo sviluppo di una teoria di riferimento su cui possa fondarsi un’indagine statistica di osservazione fotografica, suffragata da ogni correlazione di rappresentatività delle immagini, che ha costituito la “background information” delle ricerca messa in atto nello scorso autunno dal gruppo di osservatori coordinati dal programma-progetto “FRASCATI”di ESA. Cerco di ricuperare la sintesi pubblicata nel sito www ASA per evidenziare le fasi operative che presenta ed attendere... ancora quali possano essere i risultati, che – forse per mia ignoranza – non mi risultano ancora divulgati... Ricuperato il documento dell’aprile scorso, mi rendo conto che questo aspetto era proprio quello di cui nella mia ignoranza... sapevamo di più... ma sempre pochissimo! “Nel 2004 Hilde Chevillot nel sud della Francia aveva iniziato a misurare le dimensioni delle foglie di vite prendendo nota di ogni piccolo segno di malattia e stimando a fianco il grado di maturazione dell’uva. Sembra un dato di grande successo il cui contributo è apparso molto importante. Il progetto Bacchus – iniziato nel 2001 – ne ha preso immediatamente coscienza.” Il salto di qualità nelle conoscenze atteso dal progetto FRASCATI cerca di ridurre l’approssimazione e la ripetibilità sperimentale, anche in altre colture, in altre specie di vitigni. Fare squadra è importantissimo: l’esame dell’immagineria potrebbe effettivamente stimolare altre osservazioni interessanti, come è capitato a Damien Rolland, un altro agronomo francese... citato nella storia di Bacchus. Per l’Italia il supervisore del progetto Bacchus è Luigi Fusco. Riporto un suo commento denso di promesse e di aspettative attese “ I satelliti d’osservazione terrestre
oggi sono dotati di strumenti sofisticati in grado di operare in varie
condizioni ottiche, radar e all’infrarosso. “... A Frascati ci sono 1800 ettari di vigna
in un’area di 50 km quadrati. Certo che le statistiche non sono
l’unico obiettivo del programma di controllo della produzione di
uva.
Provo a cercare su <Bacchus – Luigi Fusco>, non trovo nessun documento nel web con risultati e commenti posteriori al febbraio 2006, mentre permane il silenzio dei giornalisti e soci ASA e di quanti potenzialmente leggano questa rubrica... Non mi resta altra alternativa che richiamare l’invito rivolto in Aprile 2007 da questa rubrica, che facilmente troverete tra gli articoli in archivio, rileggerlo e invitarvi a riconsidere il capitolo “Cosa sappiamo e cosa vorremmo sapere di più”... “... Con l’esplorazione satellitare radar le “biomasse di vigna” si trasformano in segnali di vitalità, a loro volta tradotti in “immagini”, qualche volta anche di uva: l’osservazione deve consentire l’apprezzabilità di una correlazione di indici e colori ripetibile... In cosa consiste? Da quello che comprendo, il “sistema di immagini” sotto controllo confirmatorio (quasi una caparra) ha dimostrato di essere sensibile a segnali d’interesse (per aspetto? maturazione? quantità? colore? contenuto zuccherino? altro? prima, dopo e durante la vendemmia?): sulla superficie della vigna, tra i pampini e alla
luce E’ un iter che si svolge nel tempo, di durata imprevedibile... Per questo spesso si sforano le disponibilità finanziarie, per questo oggi si tende a fissarne pilastri vincolanti per potere avere la libertà -. anche morale – di richiamare convinzioni e correggere obiettivi... Cosa è stato finora pubblicato e quanto altro potrà emergere dopo il brain storming di questi giorni del simposio di Montreux che rappresenta lo stato dell’arte delle osservazioni dallo spazio, su tutto il pianeta, aggiornato alla primavera del 2007... Ma sul vino di Frascati? Quante domande avrei da fare. Sappiamo che l’area in osservazione a Frascati è
di 24,5 chilometri quadri, poco più di un fazzoletto da 6x4, con
un orientamento... compatibile con l’orbita di ERS-2 e con il suo
radar. E-SAR può operare con segnali su cinque lunghezze d’onda differenti e con polarizzazione selettiva in modo da moltiplicare gli accoppiamenti di “sensitività” a specifiche “variabili ambientali” e di “qualità” dell’oggetto allo studio. Forse con questi dettagli e riflessioni ne sappiamo qualcosa di più, per comprendere e comunicare quanto sia faticoso e importante dare nomi e cognomi giusti, assegnare date e condizioni di acquisizione dei segnali, delle registrazioni, delle immagini... per arrivare a ragionare anche in prima istanza sul significato e l’aspetto delle stesse. La verità è imbottigliata:
aiutiamoci con cavatappi virtuali per capirne almeno frammenti
importanti, tanto da scegliere con cognizione di causa e motivazione sostenibile.
Il dinamismo della ricerca nello spazio e dallo spazio consente nelle
sue frange di farne un uso di sano divertimento eno-gastronomico.
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