| TERRITORIO
E VITA DALLO SPAZIO Ho cercato nei mesi scorsi di dare evidenza al progetto sul ciclo di vita della coltivazione dell’uva fino ad arrivare al vino, che si attua nel territorio di Frascati, preso a campione di una ricerca ambiziosa e innovativa. Era un esempio calzante di applicazione, che si svolge in casa, a portata di mano. La constatazione di un “eco” vicina allo zero da parte di mass media. newsletter ed edizioni specializzate sul tema non ha bisogno di altre riflessioni o approfondimenti: teniamoci cara la nostra ignoranza, discutiamo di aria fritta condita con leggi di lobby, complichiamoci la vita con regolamentazioni strette non solo per la misura del diametro medio, minimo e massimo dei piselli che automaticamente richiamano un’immagine negativa di Bruxelles, e facciamo finta di capire se un vino abbia o no la sofisticazione proveniente dai trucioli! o da una foglia di tabacco nella botte, o da un mazzolino di fiori caduto dalla barchetta di carta nel tino, o... di altri sentori! Ma certamente squalificheremo dalla cosidetta qualità di razza una vigna corredata di “sgocciolatori” per una alimentazione corretta di acqua, un componente ambientale di lignaggio... ma che deve provenire solo dall’atmosfera... con o senza inquinanti che provengano dalle autostrade impaccate di mezzi che tengono i motori accesi anche quando sono fermi, o da acque alluvionali quando sgorgano da... sorgenti poco apprezzabili. Si, per una certa tipologia di consumatori guai a spunti di “geni” artificiali: nemmeno l’alimentazione a piede di pianta, goccia a goccia, di acqua... può essere concessa. Ci si sta ricredendo un po’ sull’adozione di tappi che non siano contaminati dal drammatico spore degenerato di sughero..., ma ancora la burocrazia non ne ha tenuto conto, o mi sbaglio? Non sapevo, nella mia ignoranza, che fosse vietata l’erogazione... sul posto di acqua. Pensavo che fosse al limite costosa... Eppure ricordo vigneti a cavallo tra Piemonte e Liguria che avevano ricevuto ventate d’innovazione per la gestione dell’acqua nel suolo, sotto... Erano gli anni ’70, quando scoppiò la libidine della coltivazione del “Cortese”, in particolare quello di Gavi... A fine maggio a Barcellona è stata organizzata una conferenza stimolante, per l’Europa, demodè per l’Italia: il titolo è stato “Future Challenges for Local and Regional Authorities: How can Space Technology help?”. Non ne ho saputo più nulla, ma tanto non interessa a nessuno. Ne è derivato un progetto, che si chiama Eurisy: invece che calarsi dall’alto si promuove dal basso. Cioè l’uomo della campagna ha un problema, lo racconta. Visto che sa poco, chiede, “cosa si potrebbe fare dall’alto per aiutarci a risolverlo?” Dovremmo fotocopiare tanti Piero Angela e figlio e distribuirli nei campi per la serie delle stagioni a ragionare sulle indicazioni anche tra le più strambalate. Come controllare le bufale ciclicamente ripetute di “siccità che minaccia la stagione delle angurie”, poi di quella che minaccia le culture di riso, poi di altre pseudo cazzate della sera messe sulla bocca delle sgnifette delle previsioni del tempo e su quelle più seriose di collegamenti con i superesperti della natura... Il programma suggerirebbe di esaminare “...They provide breakthrough solutions for managing increasingly complex issues such as monitoring the natural environment, controlling the over-use of natural resources, natural disaster management, pollution, land use, agriculture & forestry, real estate, traffic management, tracking of goods and people, spatial planning and e-Government, etc.... ” Lo abbiamo scritto tante volte in questo primo anno, aspetto ancora qualcuno che ne sfrutti l’occasione! Sarà troppo difficile? Anche gli esperti di ESA lo ammettono: “...the full potential of these services remains unexploited, partly because it is more difficult to assess the benefits and risks of solutions based on advanced technologies. ...” Erano in 300, robusti, intelligenti e forti: o sono tutto morti, o abbiamo chiuso il collegamento... terrestre!
Oggi la tecnica di regolazione precisa
dell’ora esatta si basa sulla sigla ODTS: determinazione orbitale
e sincronizzazione del tempo, ossia Orbit Determination and Time Synchronisation La prima volta che andate a Lugano, da
uno degli orologiai del centro, chiedete di farvi la messa a punto. Hanno
l’ora satellitare nello studiolo. Abbiamo definito con il mio orologiaio
di Poschiavo l’ora di riferimento a terra, il giorno 19 maggio,
alle 12... La taratura la rifaremo... alla prossima visita, trascorso
un arco di tempo di 3,6 x 105 centesimi di secondo all’ora, ossia
al giorno... 8,64 x 106 centesimi di secondo... Diciamo che in un mese
saranno trascorsi circa 2,6x108 centesimi, circa duecentosessanta milioni...
Vedremo quanto sballa in un mese sull’ora esatta satellitare un
Rolex! Resterà comunque un piccolo buco
nero: sono stati osservati alcuni “salti” nella frequenza
degli orologi a rubidio che vanno a porre in discussione l’esattezza
dell’ora a lungo termine... La scienza ha riconosciuto il fenomeno...
ma ancora non ha capito perchè si manifesti... E. Lo Scalzo Riferimenti seri sull’ora spaziale: Related news |