| TERRITORIO
E VITA DALLO SPAZIO Il 1 e 2 marzo ESRIN, la struttura di ESA
che sorge a Frascati, ha ospitato il meeting mondiale legato alla costituzione
dell’Infrastruttura di Dati Spaziali delle Nazioni Unite (UNSDI,
United Nations Spatial Data Infrastructure). “Le osservazioni della Terra dallo
spazio hanno ormai numerosissime applicazioni”, racconta Jeff Tschirley
della FAO e attuale Co-Chairman del United Nations Geospatial Information
Working Group (UNGIWG). “Dal controllo dei siti dichiarati Patrimonio
dell’Umanità dell’UNESCO alla gestione delle risorse
naturali e ambientali e delle acque potabili; dalla sicurezza alimentare
al soccorso in occasione di disastri naturali, alla previsione delle epidemie
di malattie endemiche come la malaria e l’influenza aviaria.”
Nel 2000 l’ONU ha dato il via al
Gruppo di lavoro UNGIWG per l’informazione geografica delle Nazioni
Unite. La UNSDI rappresenta la cornice ideale nella quale sviluppare a livello internazionale gli standard, i protocolli, le tecnologie e le politiche comuni per la distribuzione, la catalogazione, l’utilizzo, anche in tempi ristretti, come in caso di disastri ambientali, di dati geospaziali che, fra l’altro, includano le immagini satellitari e prodotti derivati. Le giornate hanno messo in rilievo quanto sia cruciale il dialogo a livello nazionale o regionale con le istituzioni che abbiano la possibilità di agire come infrastrutture locali di diffusione dei dati. “L’infrastruttura voluta dall’ONU permetterà una diffusione dei dati molto più capillare e a costi decisamente minori di quanto non sia oggi,” osserva Jelle U. Hielkema del Segretariato UNGIWG “...a patto di lavorare insieme per definire standard e protocolli.” Le due giornate del congresso hanno visto la partecipazione di undici organizzazioni delle Nazione Unite e una sessantina di Stati Membri. Il progetto di scambio dei dati geografico
satellitari era stato avviato nel novembre 2005 con l’obiettivo
di assicurare la piena inter-operabilità del segmento di Terra
dei satelliti europei e canadesi che forniranno i dati nell’ambito
del programma Global Monitoring for Environment and Security (GMES). Si
tratta di obiettivo che permetterà ai primi servizi del programma
GMES di essere operativi nel corso del 2008. 1 Marzo segna l'inizio ufficiale dell'Anno Polare Internazionale (International Polar Year, IPY) 2007-2008, un vasto programma scientifico su scala mondiale dedicato all'Artico e all'Antartide. Anche l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) contribuisce all’iniziativa che costituirà il periodo di ricerca più intenso degli ultimi 50 anni sulle regioni polari durante il quale migliaia di scienziati di oltre 60 Paesi condurranno le ricerche. L'IPY 2007-2008 sarà scandito da un'intensa campagna internazionale di osservazioni delle regioni polari, di ricerche interdisciplinari ed analisi mirate a migliorare la comprensione dei processi fisici, biologici e sociali che le caratterizzano, ad esaminare il ruolo combinato nel sistema climatico globale e a preparare il terreno per valutazioni, previsioni, raccomandazioni e scoperte future. L'ultimo Anno Internazionale Polare risale
al biennio 1957-1958, che fornì le basi per gran parte dell'attuale
conoscenza scientifica delle regioni polari ed ora più che mai
è necessaria un'iniziativa coordinata per l'avanzamento della scienza
"polare" e per la comprensione del clima e degli ecosistemi
della Terra. Tutti i dati saranno messi a disposizione gratuitamente e i 48 progetti selezionati condotti da ben 12 Paesi diversi copriranno le regioni del circolo polare artico e antartico. Oltre a fruire di tali dati, sarà possibile consultare gli archivi storici in relazione a - alle missioni di ESA: Envisat, ERS 1 e 2, Proba, GOCE e SMOS (quando sarà pronta); b - a missioni terze come il satellite giapponese ALOS e il francese Spot-4 del CNES, l'Agenzia spaziale francese. Nel 2009, al termine dell’IPY, ESA darà un altro significativo contributo alla ricerca sulle regioni polari con il lancio di Cryosat 2. Questo satellite monitorerà accuratamente i cambiamenti dello spessore dei ghiacci polari e di marini. Le osservazioni effettuate nel corso dei tre anni della missione forniranno prove decisive sulla velocità con cui le riserve di ghiaccio si stanno riducendo. Un'ulteriore iniziativa avviata nel 2006 e sostenuta dall'ESA è “Polar View”. Si tratta di un programma di tele-rilevamento satellitare finanziato dall'Earthwatch GSE (GMES Service Element) focalizzato sull'Artico e l'Antartide. Il progetto promuove l'utilizzo dei satelliti per il progresso della società civile a sostegno delle politiche pubbliche nelle aree di sviluppo economico sostenibile, della sicurezza marina e dell'ambiente. “Polar view” oltre che collaborare con i centri nazionali dedicati al tema del ghiaccio per generare ed espandere informazioni più dettagliate è disponibile anche per l’uso di clienti privati e per applicazioni d’interesse commerciale come informazioni sulla localizzazione ed evoluzione della presenza di iceberg per competizioni veliche oceaniche a ridosso dell’Antartico e per operazioni e movimento di cacciatori nella zona polare dell’Artico.
Come è stato messo in rilievo in occasione del Meeting di Frascati in queste giornate, è importante che lo sforzo di comunicazione e divulgazione fatto dall’Agenzia Spaziale Europea trovi reazioni di interessi allo sviluppo di iniziative anche d’interesse commerciali nei paesi del globo attraverso proposte di progetti anche in fase embrionale d’idea. ASA è disponibile alla valutazione delle iniziative anche con contatti direttamente collegati alle strutture del centro di ricerche di Noordwick per indagini preliminari di fattibilità o di confluenza con opportunità collegate ad iniziative allo stesso livello di sviluppo o a livelli più progrediti. E. Lo Scalzo |