SALUTE E BENESSERE

Nutrintake, lo studio italiano che rivela i comportamenti alimentari dei bambini dai 6 ai 36 mesi
Cosa c’è davvero nel piatto dei bambini italiani, quali sono gli eccessi e quali le carenze

È stato presentato il 16 settembre lo studio Nutrintake, condotto dal Prof. Gianvincenzo Zuccotti (Direttore Clinica Pediatrica L.Sacco di Milano, Università degli Studi di Milano). Realizzato su un campione di oltre 400 bambini italiani dai 6 ai 36 mesi, di Milano e Catania,  ha lo scopo di indagare in maniera analitica le abitudini alimentari dei bambini, a partire dallo svezzamento, e  rivelare gli errori più comuni.
Lo studio, effettuato grazie alla collaborazione di un team scientifico composto da esperti di nutrizione, pediatri di famiglia, dietologi appartenenti all’Associazione Nazionale Dietisti Italiani e ingegneri informatici, ha messo in luce eccessi e carenze nello stile alimentare dei più piccoli.
Le pappe dei nostri bambini sono troppo ricche di proteine, sale, zuccheri mentre forniscono poco ferro.
 “Lo studio Nutrintake ci aiuta a riportare l’attenzione sull’importanza della corretta alimentazione a partire dai primi mesi come prima regola di prevenzione per impostare uno stile di vita sano, per il bambino e per il futuro adulto” – spiega il Prof. Gianvincenzo Zuccotti, coordinatore di Nutrintake.
“Grazie a questo studio sarà possibile far luce sulle principali ragioni degli squilibri nutrizionali nella dieta dei più piccoli. Auspichiamo che il  Ministero  rivolga un invito alle Società Scientifiche Pediatriche affinché possano elaborare linee guida nutrizionali per supportare le famiglie nella corretta alimentazione dei loro bambini nei primi tre anni di vita”.
Dai risultati è emerso come esista una linea di demarcazione tra i primi 9-12 mesi di vita e gli altri due anni presi in considerazione: il livello di attenzione e di aderenza a quanto suggerito dal pediatra decresce in maniera inversamente proporzionale alla crescita del bambino. Dopo i 9 mesi, e soprattutto dopo i 12, infatti, si cade nell’errore di considerare il bambino “un piccolo adulto”, abbandonando l’alimentazione specifica per l’infanzia e uniformandola a quella della famiglia.
E’ ipotizzabile che anche queste cattive abitudini contribuiscano a generare sovrappeso e obesità che in Italia interessa circa un terzo dei bambini.Le principali evidenze scientifiche emerse da Nutrintake
Uno dei principali squilibri emersi dallo studio e comuni a tutte le fasce d’età considerate risulta essere l’eccesso di proteine. Fino a 12 mesi, il 50% dei bambini ne assume infatti il doppio rispetto al fabbisogno raccomandato. (Rif LARN: Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia per la popolazione Italiana - Sintesi Prefinale, 2012).
Superata la soglia dell’anno di vita, il livello balza a quasi 3 volte rispetto al reale fabbisogno. “Un eccessivo apporto proteico significa un aumentato rischio di sovrappeso e obesità, da bambini e, successivamente, in età adulta” – spiega il Prof. Zuccotti.
A compensare gli eccessi, ci pensa però il ferro. Lo studio conferma che, dallo svezzamento in poi, esiste un  consistente deficit di questo micronutriente. La maggior parte dei bambini nei primi 3 anni di vita non raggiunge il fabbisogno raccomandato. Nella sfida tra nord e sud, vincono comunque i bambini catanesi, che assumono una quantità maggiore di ferro rispetto ai compagni milanesi.
“Sappiamo quanto importante è garantire un adeguato apporto di ferro non solo per la regolare crescita del bambino ma anche per supportare adeguatamente il suo sviluppo neurologico e le sue performance intellettive” ricorda il Prof. Zuccotti.
Oltre alle proteine, le mamme eccedono anche con la quantità di sodio; l’abitudine di salare le pappe inizia infatti già prima dell’anno, quando le mamme tentano di rendere più gustosi i cibi pensando di facilitare lo svezzamento.
Da nord a sud, a Milano come a Catania, già durante lo svezzamento, i bambini vengono abituati ai gusti sapidi: a partire dai 18 mesi, 1 bambino su 2 consuma infatti una quantità di sale che va oltre il limite raccomandato.
Un’assunzione eccessiva ritorna infine nel caso degli zuccheri semplici. Se il semaforo giallo si accende fino al primo anno di vita, perché tutti i bambini raggiungono il livello massimo raccomandato, il rosso scatta dai 12 mesi in poi. Dopo questa soglia, le mamme paiono infatti  più permissive, abusando di zuccheri semplici nella dieta del loro bambino e portando così a sforare oltre il livello massimo raccomandato.
“E’ importante prendere coscienza del fatto che la nutrizione nei primi anni di vita è un fattore ambientale chiave per predisporre una buona salute futura - sostiene il Prof. Zuccotti – Troppo spesso si adotta anche per i bambini la dieta della famiglia scegliendo alimenti non appropriati. La pediatria ha il compito di aiutare  i genitori incentivando il più possibile l’allattamento al seno e allertando sugli errori più frequenti come quello di anticipare l’utilizzo del latte vaccino prima dell’anno, di introdurre precocemente sale e zucchero. Non dimentichiamo che esistono prodotti specifici per l’infanzia, regolamentati da una legislazione ad hoc, che garantiscono sicurezza e qualità nutrizionale: il pediatra di famiglia resta il principale punto di riferimento per indirizzare la nutrizione dei bambini”.

Valentina Serio
Edelman Italy
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