QUALITA'

Pesca illegale: la soluzione è la tracciabilità genetica dei pesci.
Ora si può contrastare le dubbie eco-certificazioni del pescato con le moderne tecniche della biologia molecolare

Volete sapere da dove arriva il pesce che state mangiando? Ecco il genome-scan che indica l’origine geografica di ogni singolo esemplare. Si contrastano le false eco-certificazioni e la pesca illegale, con vantaggi per la salute e per l’ambiente. Il nuovo metodo è stato messo a punto nell’ambito del progetto europeo chiamato FishPopTrace che si propone di tracciare geneticamente l'origine geografica di alcune specie di pesci tra le più sfruttate commercialmente. Al progetto internazionale hanno partecipato, tra gli altri partner, le università italiane di Padova e di Bologna.

DALLA NAVE ALLA TAVOLA - «Le moderne tecniche della biologia molecolare permettono oggi, con costi relativamente contenuti, di poter tracciare con elevata affidabilità il pescato e i relativi prodotti di lavorazione dalla nave sino alla tavola dei consumatori (from fish to fork) e di poter individuare la provenienza geografica con margini di errore molto bassi», spiega Tomaso Patarnello, direttore del dipartimento di biomedicina comparata e alimentazione (Bca) dell’ateneo patavino. Con lui hanno collaborato Luca Bargelloni (dello stesso dipartimento) e Fausto Tinti del dipartimento di biologia evolutiva sperimentale dell'Università di Bologna.

IL «GENOME-SCAN» - «In questo lavoro», continua Patarnello, «è stato usato un approccio di tipo “genome-scan” per individuare regioni genomiche tra le popolazioni naturali di pesci ad alto sfruttamento commerciale. Si assume infatti che nelle popolazioni naturali ci siano geni più adattati alle particolari condizioni locali. Tali geni possono essere usati come “marchio di origine” dei singoli individui». La tecnica del genome-scan è stata finora applicata a quattro specie marine di grande importanza commerciale e legate a problemi di pesca illegale e sovrasfruttamento degli stock: merluzzo atlantico (Gadus morhua), aringa (Clupea harengus), sogliola (Solea solea) e nasello (Merluccius merluccius).

L’ECO-CERTIFICAZIONE - Un’attività di pesca spesso illegale ed eccessiva è stata la causa negli ultimi anni di un repentino e massiccio impoverimento delle risorse ittiche mondiali sebbene esistano a livello internazionale leggi che regolamentano tale attività. Alcune organizzazioni indipendenti no profit come la Msc (Marine Stewardship Council) hanno recentemente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di preservare i grandi stock di pesca, creando anche sistemi di eco-certificazione per una pesca eco-sostenibile da rilasciare ai singoli pescatori. «Queste e altre soluzioni hanno avuto purtroppo un’efficacia troppo imitata», commenta Patarnello, «e si sente l’esigenza di avere strumenti di controllo più incisivi come la possibilità di poter definire l’area geografica o la popolazione di origine dei singoli pesci in modo da impedire le sempre più frequenti frodi nei mercati ittici dovute a una non corretta identificazione geografica del pescato. Determinare la provenienza del pescato permetterebbe di sapere esattamente quali stock vengono sfruttati nella pesca e se vengono rispettate le regole internazionali di prelievo».

SMASCHERARE LE FRODI - L’approccio genome-scan ha permesso di sviluppare per la prima volta marcatori molecolari in grado di tracciare in modo accurato l’origine geografica del singolo esemplare. In specie soggette a pesca illegale e/o a eccessiva pressione di pesca, ciò rappresenta un prezioso strumento per prevenire il collasso degli stock naturali che comporterebbe non solo l’estinzione di molte popolazioni locali ma metterebbe a rischio l’intera specie, come è recentemente avvenuto per il merluzzo atlantico. La possibilità di tracciare con strumenti genetici l’origine geografica dei prodotti della pesca è inoltre essenziale per smascherare molte frodi commerciali altrimenti molto difficili da identificare.

(Massimo Spampani - www.corriere.it)


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