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Progetto Sirius, non una goccia di più
Vantaggi per agricoltura e ambiente

Contatori precisi misurano quanta acqua viene usata per irrigare i campi. Tecnici specializzati analizzano la dispersione idrica via satellite e quasi in tempo reale avvertono l'agricoltore se sta esagerando, sprecando una risorsa preziosa e spendendo inutilmente soldi. Detta così sembra semplice, ma il progetto Sirius potrebbe diventare un supporto fondamentale per il modo di coltivare. In Italia Sirius è portato avanti dall'Inea (Istituto Nazionale di Economia Agraria), con la collaborazione di Aries Space, spin off dell'Università Federico II di Napoli, e il coinvolgimento di trentuno aziende agricole del Consorzio di bonifica del Sannio Alifano, in Campania. 
L'obiettivo è razionalizzare e migliorare l'utilizzo di acqua in zone tendenzialmente aride, integrando l'esperienza quotidiana degli agricoltori con le condizioni meteo e i dati acquisiti dal satellite. È un progetto finanziato dalla Commissione Europea, che porta avanti iniziative analoghe anche in Messico, Brasile, Spagna, Romania, Egitto, Turchia e India. 
Nel Sannio Alifano si coltiva soprattutto mais da foraggio, destinato alle bufale e alle loro mozzarelle. Ma è una zona in cui l'acqua è scarsa, per cui ogni goccia va amministrata con attenzione. Nino Pasquale è il responsabile del progetto Sirius per l'Italia, e spiega così il suo funzionamento: “Per ogni sua fase di crescita e sviluppo la pianta ha bisogno di una precisa quantità d'acqua, secondo un modello prestabilito che ovviamente va adattato alle precipitazioni. Il Consorzio del Sannio ha una mappatura del consumo settimanale di acqua: il nostro lavoro è calcolare quanta ne viene effettivamente assorbita dalla pianta e quanta invece viene sprecata. A quel punto possiamo dare informazioni precise e dettagliate agli agricoltori via mail o sms, oppure attraverso il portale dedicato”. In questo modo la tecnologia va a supportare l'esperienza dei coltivatori, con vantaggi immediati per la loro attività e per l'ambiente. 
Convincere le aziende a collaborare al progetto però non è stato semplice. “Le prime riunioni – racconta Pasquale – sono andate quasi deserte”. La situazione però è mutata quando, anche attraverso misurazioni più precise dell'acqua impiegata, sono arrivati i primi risultati: ci sono stati agricoltori che hanno seguito le indicazioni dell'Inea. Altri invece hanno usato più acqua di quella consigliata dai tecnici di Sirius, ma anche con consumi maggiori hanno ottenuto gli stessi livelli di produttività degli altri.  
“A quel punto l'interesse è cresciuto – racconta il responsabile del progetto – Oltre a quello ambientale c'è anche un vantaggio diretto per il reddito degli agricoltori, che usano meno acqua per raccogliere le stesse quantità di grano”. Un metodo simile è applicabile soprattutto dove ci sono consorzi già organizzati, ma potrebbe attirare benissimo anche altri coltivatori, costretti a prendere acqua dai pozzi con enorme dispendio monetario ed energetico. 
Anche i vantaggi ambientali sono innegabili. Con un utilizzo più efficiente dell'acqua si evita di sprecare una risorsa preziosa, soprattutto tendendo conto che circa il 70% del consumo idrico italiano viene assorbito dall'agricoltura. Utilizzarlo al meglio è quindi una necessità che riguarda bene o male tutti. “Ormai quella che abbiamo adottato è una tecnologia matura e replicabile – continua Pasquale – in Spagna ci lavorano da anni. Altre aree dove è stato testato hanno qualche ritardo ma presto potremo definire meglio i costi del servizio e applicare queste conoscenze anche altrove”. 
Iniziato nel settembre 2010, il progetto Sirius concluderà la fase sperimentale alla fine di quest'anno. Nei primi mesi del 2014 si avranno i risultati definitivi. E a quel punto, si spera, gli agricoltori potranno usare l'acqua destinata ai campi nella maniera più efficiente possibile. 
(Matteo Acmè - www.lastampa.it)

 




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