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Coldiretti: famiglie in affanno, l’aumento dell’Iva scure sui consumi
Davanti a 15mila coltivatori italiani il presidente Sergio Marini ha spiegato che proprio mentre in Parlamento si discute sui tagli alla spesa pubblica, “le famiglie italiane nel 2012 hanno già messo in atto la loro spending review". Slalom fra gli sconti per sopravvivere

Sono costretti a fare lo slalom tra gli sconti ben sei italiani su dieci che vanno a caccia di offerte speciali tra le corsie dei supermercati, mentre circa la metà dei consumatori (49 per cento) fa la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi più convenienti. A dipingere il “nuovo consumatore post crisi” è Coldiretti che in occasione dell’assemblea annuale ha presentato il rapporto su “La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani”.

SPENDING REVIEW DELLA TAVOLA Davanti a 15mila coltivatori italiani il presidente Sergio Marini ha spiegato che proprio mentre in parlamento si discute sui tagli alla spesa pubblica, “le famiglie italiane nel 2012 hanno già messo in atto la spending review con il risultato che nonostante gli impegni della vita moderna, per la prima volta rispetto al passato si inverte la tendenza con il 57 per cento degli italiani che dedica più tempo a fare la spesa”.

BOOM DEI PRODOTTI LOCALI Tra le tendenze emergenti, spiega la confederazione dei coltivatori diretti,  si evidenzia l‘aumento di quanti acquistano prodotti locali (40 per cento), scelgono solo frutta e verdura di stagione (50 per cento), ma soprattutto scelgono i prodotti che costano meno (50 per cento). Una tendenza alla quale risponde la grande distribuzione con l’aumento delle offerte che, secondo una analisi preparata da Coop Italia per l’Assemblea Coldiretti, riguarda soprattutto i prodotti simbolo della dieta mediterranea.

TAGLIO PER CARNE E PESCE. CRESCE IL CONSUMO DI PASTA Ma non aumenta solo il tempo destinato a fare la spesa. La crisi economica ha di fatto tagliato i consumi e cambiato il menu degli italiani che a tavola portano più pasta (+3 per cento) e meno bistecche (-6 per cento), con una flessione media dei consumi alimentari in quantità stimata pari all’1,5 per cento.
Ad essere ridotti in quantità – sottolinea la Coldiretti – sono anche gli acquisti di pesce (-3 per cento) e ortofrutta (-3 per cento), mentre salgono quelli di pane (+3 per cento) e leggermente di carne di pollo (+1 per cento). Se ben il 43 per cento degli italiani ha ridotto rispetto al passato la frequenza dei negozi tradizionali, una percentuale del 29 per cento ha invece aumentato quella nei discount, mentre il 57 per cento ha mantenuto stabili i propri acquisti nei supermercati. “Il fenomeno di riduzione significativa dei negozi tradizionali – ha spiegato Marini -,  determina anche evidenti effetti negativi legati alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani. Da segnalare poi la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica che può contare nei paesi e nelle città su 5.326 aziende agricole, 753 agriturismi, 1.028 mercati, 178 botteghe per un totale di 6.532 punti vendita, ai quali si aggiungono 131 ristoranti e 109 orti urbani”.

AUMENTO DELL’IVA? A RISCHIO I CONSUMI Quanto al possibile aumento dell’Iva, Coldiretti stima che un eventuale rincaro costerebbe agli italiani oltre un miliardo solo per le spese alimentari con effetti depressivi sui consumi a tavola che già fanno segnare un preoccupante calo. L’aumento dal 21 al 23% – sottolinea Coldiretti – colpirebbe alcuni prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino, ma anche specialità come i tartufi mentre, se l’intervento interessasse anche quello dal 10 al 12% potrebbero essere colpiti dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova, ma anche il riso, il miele e lo zucchero. I prezzi dei prodotti alimentari al dettaglio aumenterebbero in media di un punto percentuale con picchi dell’1,8% per carne, prosciutto e pesce con effetti insostenibili, spiega Coldiretti, sull’inflazione e sull’andamento dei consumi. “Un ulteriore aumento dell’Iva – ha concluso Marini – rischia di alimentare il circolo vizioso: l’aumento dell’Iva fa calare i consumi e la produzione che, a loro volta, significano più disoccupazione e debito pubblico”. (Valerio Dotti - www.ilvostro.it)


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