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Newsletter 8 / 23.04.2007


Frodi olearie, sequestrate oltre 90 tonnellate
Santuario Pelagos
I Pvs e la riforma del commercio mondiale
IGT Italia secondo Angelo Gaja
Il “Trattato di Ancona” proietta il Verdicchio al centro dell’Europa
Tavolo filiera carne in tempi brevi


Frodi olearie, sequestrate oltre 90 tonnellate

Si è conclusa positivamente l'attività di controllo nel settore oleario condotta dall'Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari insieme a Guardia di finanza, Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri Politiche Agricole,Carabinieri dei Nas, Polizia di Stato e Agenzia delle dogane.
L'indagine, durata due mesi, ha coinvolto alcune regione italiane quali la Puglia, la Campania, la Sicilia, la Calabria, la Toscana e l'Umbria.
I risultati hanno portato il sequestro di oltre 90 tonnellate di olio e scoperti 205 operatori irregolari su un totale di 787 operatori controllati.Tra le irregolarità rilevate l'utilizzo di indicazioni ingannevoli o di improprie designazioni di origine in etichetta; l'assenza di informazioni previste per la categoria di olio; la tentata esportazione di oli adulterati; uso improprio dell'indicazione di origine "prodotto in Italia"; l'assenza di etichetta di alcune indicazioni obbligatorie; il mancato rispetto dei disciplinari di produzione per i prodotti a denominazione di origine protetta; il mancato rispetto delle norme sulla classificazione merceologica degli oli.
La notizia - lanciata nell'edizione delle ore 13 del Tg2 - ha immediatamente fatto il giro degli operatori del settore.
"L'azione di prevenzione ha dato i suoi frutti - dichiara il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro da noi intervistato - e si conferma ancora una volta uno strumento fondamentale. Queste sono operazioni importanti per la tutela degli operatori che rispettano le regole dei consumatori".
"Da sempre combattiamo contro la falsificazione del prodotto agroalimentare italiano - dichiara il Presidente di Buonitalia Emilio De Piazza - e la sofisticazione dello stesso. Una grande vittoria a tutela della salvaguardia delle nostre tipicità".
" Questo deve essere il primo tassello per la lotta contro la falsificazione del comparto oleario - dichiara Flavio Zaramella, Presidente della Corporazione dei Mastri Oleari. La cosa importante adesso è normare il settore con rigide regole comunitarie. Non solo analisi chimico-strumentali serie e vincolanti ma assoluta certezza sull'origine del prodotto".
"Già da tempo l'Associazione Stampa Agroalimentare Italiana ha denunciato pubblicamente il problema - dichiara il Presidente ASA Roberto Rabachino. Confermiamo, come anticipato al Ministro De Castro ed al Presidente di Buonitalia De Piazza, la nostra disponibilità a sostegno della lotta contro le sofisticazioni e gli inganni offrendoci con i nostri associati a supporto della giusta e corretta informazione di settore".
ASA
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Santuario Pelagos

Il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha inaugurato al Palazzo Ducale di Genova la sede del Segretariato Permanente dell'accordo Pelagos-Santuario dei mammiferi marini, area protetta che si estende per 96 mila chilometri quadrati nel Mediterraneo Nord occidentale fra Italia, Francia e Sardegna e costituisce la piu' grande riserva marina dell'emisfero boreale. Alla cerimonia erano presenti anche il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, Philippe Robert, segretario permanente dell'accordo Pelagos, l'assessore all'Ambiente della Regione Liguria, Franco Zunino, e Aldo Cosentino direttore generale Direzione Protezione Natura del ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e presidente del Comitato di Pilotaggio dell'accordo. Nel corso del suo intervento, il ministro ha sottolineato la delicatezza dell'ecosistema del Mediterraneo, attraversato da una delle maggiori concentrazioni al mondo di traffico marittimo e, insieme, caratterizzato da un grande patrimonio in fatto di biodiversita', arte, cultura, tradizioni enogastronomiche. Pecoraro Scanio ha poi annunciato la firma del decreto istitutivo della Riserva marina di Bergeggi (Savona) e l'intenzione di istituire un secondo santuario dei cetacei, nell'area tra Italia, Malta e Tunisia.
Il Santuario Pelagos costituisce la piu' grande riserva marina dell'emisfero boreale. E' la prima volta che una porzione cosi' rilevante del Mediteranno viene dichiarata zona protetta, per la ricchezza della sua fauna marina. Si ritrovano in quest'area ogni estate oltre mille balenottere provenienti da tutto il bacini del Mediteranno per alimentarsi. Nel Santuario vivono inoltre diverse decine di migliaia di 'stenelle', una specie di delfino d'alto mare, altri cetacei come i capodogli, i delfini comuni e tante altre specie di grandi pesci, fra cui gli squali elefante, le mante, i tonni, i pesci spada. ''Per una regione come la Liguria - ha dichiarato Claudio Burlando - dove spesso e' difficile conciliare realta' industriali, logistiche, portuali, attivita' cantieristica e nautica, la presenza della sede di Pelagos e' un segnale molto importante di come molte cose siano cambiate rispetto al passato. Quando, anni fa, anche in Liguria si avvio' il lavoro per la creazione di parchi terrestri e riserve marine l'impatto con le realta' locali non fu facile. Oggi, da queste stesse realta', dai sindaci e dalla gente ci arrivano nuove spinte per andare avanti nella valorizzazione e nella tutela delle risorse naturali, perche' si e' compreso che ad esse e' legato lo sviluppo dei territori. Il Santuario dei Cetacei - ha aggiunto Burlando - rappresenta anche un elemento di forte traino per il turismo grazie all'attivita' di whalewatching, di osservazione, da parte di un crescente numero di appassionati del mare. Un'attivita' che puo' rappresentare una grande opportunita' di sviluppo per le popolazioni locali e contribuire all'educazione del pubblico verso gli animali marini che vivono nell'area protetta e le biodiversita' esistenti''.
www.minambiente.it
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I Pvs e la riforma del commercio mondiale

Presentato nei giorni scorsi a Ginevra il rapporto annuale della Fao "The State of Agricultural Commodity Markets 2006" - SOCO 2006. La Fao chiede flessibilità nelle nuove regole commerciali per tener conto dei bisogni dei paesi poveri. Sullo sfondo della ripresa dei negoziati multilaterali - il Doha Round - il nuovo Rapporto della Fao esamina i principali elementi che sarebbero necessari perché il commercio mondiale possa migliorare la competitività del settore agricolo dei paesi in via di sviluppo e non rappresenti invece una minaccia alle loro fragili economie.
Non solo alcuni paesi in via di sviluppo non trarranno alcun beneficio dalla liberalizzazione del commercio, ma in alcuni casi ne potrebbero risentire molto negativamente. Ed è questo il motivo per il quale, e non desta sorpresa, vedono la liberalizzazione come una minaccia alla loro produzione nazionale ed alla sicurezza alimentare della popolazione.
Con la riduzione delle tariffe, le derrate importate rappresentano una maggiore competizione per i prodotti locali e per i sistemi produttivi nazionali che contribuiscono in modo significativo alla disponibilità alimentare. Reddito ed occupazione rurale potrebbero risentirne pesantemente e questi paesi potrebbero non essere pronti a tener testa a questa sfida.
Secondo il rapporto, inoltre, la maggior parte dei paesi concorda sulla necessità di raggiungere un accordo che possa portare ad un commercio agricolo meno distorto e fornire una via d'uscita alle difficoltà attuali. Questo accordo è particolarmente importante per i paesi in via di sviluppo che dipendono dall'esportazione dei prodotti agricoli per le proprie strategie di sviluppo e di riduzione della povertà. Ma, allo stesso tempo, c'è ampio consenso che le regole del sistema commerciale internazionale dovrebbero tenere in considerazione le priorità dei paesi poveri per quanto riguarda lo sviluppo e la sicurezza alimentare. Una sicurezza alimentare sostenibile dipende dalla maggiore produttività della produzione alimentare locale, ed i paesi in via di sviluppo devono poter avere la flessibilità necessaria per creare le condizioni politiche che facilitino questo processo.
È chiaro dunque che sarà necessario consentire a questi paesi una certa flessibilità nell'attuazione delle nuove regole commerciali. Dovranno anche essere aiutati, almeno nel breve termine, ad adattarsi alla nuova realtà commerciale creata dalla liberalizzazione degli scambi; nel linguaggio dell'Organizzazione Mondiale del Commercio questi paesi necessitano di un trattamento speciale e differenziato.
Il rapporto chiede misure che consentano che i benefici potenziali derivanti dalla riforma del commercio siano condivisi da tutti e nel modo più equo possibile.
La Fao quindi rinnova il suo impegno ad assistere questi paesi per migliorarne produttività e competitività, fornendo un'accurata consulenza sulle politiche e sui programmi di formazione per metterli in grado di difendere meglio i propri interessi nei negoziati commerciali.
Dunque, in conclusione, il solo metro reale per giudicare il successo dei negoziati multilaterali del commercio del Wto, sarà il loro contributo alla riduzione della fame e della povertà nel mondo.
www.agricolturaitalianaonline.org
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IGT Italia secondo Angelo Gaja

L’illustre produttore italiano, dopo aver ricevuto nei giorni scorsi l’invito da parte della rivista VQ vite, vino & qualità, di esporre la propria opinione sul tema del prossimo editoriale del professor Mario Fregoni, concernente la questione dell’ IGT ITALIA, esprime di seguito le sue riflessioni. Perchè sono contrario alla IGT ITALIA.
Attribuirla alle sole varietà internazionali? E’ un arrivare per ultimi ad abbracciare una moda che sembra avere il fiato grosso quando è risaputo che le varietà che identificano il nostro paese sono ben altre mentre le varietà internazionali si identificano con la Francia e con il nuovo mondo. Chiedere l’estensione della IGT ITALIA anche alle varietà autoctone? Sarebbe una vera imprudenza.
Il 90% dei consumatori esteri ha vaga/nessuna idea del significato di DOC, DOCG ed IGT riportato sulle etichette italiane; mentre percepisce chiaramente il nome ITALIA e gli attribuisce valore. Si può tranquillamente ipotizzare che alla lunga IGT ITALIA affosserebbe la gran parte delle attuali DOC. Attribuire il nome ITALIA alla IGT perchè la Francia (che darà avvio prossimamente a Vignobles de France) e la Spagna (Vinedos de Espana) lo stanno gia’ facendo prima di noi? Ma in quei paesi la nuova indicazione parte da zero, non ha storia alle spalle; mentre l’IGT ha alle spalle 15 anni di vita durante i quali molti dei piu’ prestigiosi vini italiani (compresi quelli che vestivano VINI DA TAVOLA prima dell’entrata in vigore della 164) sono confluiti in essa attribuendole così un prestigio, una immagine elevata, che non corrispondono né agli obiettivi né alle strategie delle equivalenti denominazioni che stanno per entrare in vigore in Spagna ed in Francia.
La IGT ITALIA darebbe fiato ai vini a marchio aziendale; verrebbero senz’altro prodotti dei blend di tipo bordolese di ottima fattura, in grado anche di competere con i vini culto, i vini icona; solo che la specificità del vigneto e della provenienza non avrebbero più alcun senso perché i vini verrebbero costruiti in cantina con mescolanze di uve dalla provenienza più diverse. Non è che faremmo un passo indietro? I controlli della IGT ITALIA si estenderebbero all’intero paese e diventerebbero difficilissimi da eseguire. Uno scandalo più che possibile (dobbiamo aspettarci il giorno che la sabbia non arriverà più in tempo a coprire) sulla nuova IGT ITALIA caccerebbe nei guai tutto il vino italiano, anche quello di qualità. La IGT ITALIA darebbe riconoscimento legale alla pratica di mescolare i vini del sud a quelli del nord: si faceva gia’ una volta, di nascosto però, e si chiamava con un altro nome.
Angelo Gaja
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Il “Trattato di Ancona” proietta il Verdicchio al centro dell’Europa

Gli stupendi paesaggi che fanno da sfondo al comprensorio vinicolo dei Castelli di Jesi sono, da oggi, ancor più inseriti nello scenario europeo! Questo, in sintesi, il significato che scaturisce dalla costituzione della Rete europea dei vini a tonalità verde, un progetto di respiro internazionale che è stato ufficialmente varato ad Ancona, nel corso di una cerimonia avvenuta nel Palazzo del Governo.
Un atto importante, che è stato subito etichettato dai protagonisti, non senza una punta di malcelato orgoglio, come “Il Trattato di Ancona”! Un documento bilaterale che apre le porte ad importanti collaborazioni transnazionali, sul quale hanno apposto la propria firma, da parte italiana Enzo Giancarli e Giampaolo Giampaoli, presidenti rispettivamente di Provincia e Camera di Commercio di Ancona e, per la delegazione spagnola, i loro omologhi dell’importante realtà vinicola di Valladolid, Dionisio Miguel Recio, Assessore provinciale alla promozione ed allo sviluppo economico, e Javier Barbero Marcos, Vicepresidente della Camera di Commercio e Industria.
In realtà, con la firma del documento di costituzione della Rete europea dei vini a tonalità verde, Provincia e Camera di Commercio di Ancona si sono trovate unite in una progettualità capace di proiettare tutto il territorio provinciale in un contesto continentale, attraverso un percorso che vede i due enti nel ruolo di protagonisti di un partenariato di rilevanza internazionale con finalità di promozione turistica ed enogastronomica.
Valladolid è la città capoluogo della Castilla y Léon, la regione più grande d’Europa (quasi dieci volte le Marche), una realtà che si distingue, oltreché per la notevole rilevanza del comparto vitivinicolo, per la storia che la caratterizza: qui nacque e governò la Regina Isabella “la Cattolica” e, proprio da qui prese avvio il “sogno americano” di Cristoforo Colombo.
L’accordo siglato ad Ancona è pertanto potenzialmente suscettibile di aprire nuovi ed interessanti orizzonti, di innescare l’avvio di collaborazioni anche in altri campi. Obiettivo primario della rete è infatti quello di “… promuovere e sostenere iniziative congiunte nello svolgimento di programmi di promozione dei settori vitivinicolo, enogastronomico, turistico, culturale dei propri territori ...”, come riporta testualmente un fondamentale passaggio del documento firmato ad Ancona.
Ma le prospettive non finiscono qui! Il progetto prevede, infatti, un progressivo allargamento della rete ad altri Paesi europei produttori di vini a tonalità verde, tra i quali Portogallo e Slovenia, con i quali sarà possibile realizzare interscambi di conoscenze, programmi promozionali comuni, azioni di marketing internazionale. Ne consegue che non si tratta di una mera dichiarazione di buone intenzioni ma, come evidenziato dal Presidente Giancarli al momento della firma, l’avvio di questa collaborazione “... assume un significato particolare, poiché avviene in concomitanza con il cinquantesimo anniversario della firma del Trattato di Roma, che rappresentò un momento fondamentale sulla via dell’integrazione europea!”.
Una strategia caratterizzata da una forte valenza, come sottolineato da Giampaoli, di “... progetto di marketing territoriale che registra la collaborazione e la capacità di fare sistema tra i diversi soggetti pubblici e privati che operano per lo sviluppo del territorio”. Non a caso fruisce del rilevante apporto della UBI-Banca Popolare di Ancona, entrata nel pool dei soggetti promotori, non come semplice sponsor, ma con il significativo ruolo di project partner.
Punto di partenza, si è affermato a più riprese! In realtà la costituzione della rete rappresenta il punto d’arrivo di un intenso lavoro sviluppato a partire dall’autunno 2006, che ha visto all’opera un’autentica task force impegnata nella preparazione e nella messa a punto del progetto, con il coordinamento congiunto dell’Assessore all’agricoltura Carla Virili, in rappresentanza della Provincia, di Mauro Gabrielli, membro di giunta della Camera di Commercio, e di Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela.
Con questo progetto, l’intero comprensorio della provincia di Ancona potrà godere di una vetrina privilegiata a livello nazionale ed internazionale. Attraverso la collaborazione e l’interscambio con altre regioni europee, il coordinamento nato ad Ancona rappresenta un’imperdibile opportunità per valorizzare, accanto alle più qualificate produzioni di Verdicchio, tutte le risorse enogastronomiche e turistiche del territorio.
Angelo Serri
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Tavolo filiera carne in tempi brevi

"Siamo preoccupati per la lunga fase negativa che penalizza un segmento importante della produzione nazionale di bovini da carne. Faremo ogni sforzo perchè sia superata la crisi della produzione di vitello, una crisi che perdura oramai da troppo tempo". Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, nel corso della giornata trascorsa in Puglia per intervenire agli importanti momenti di studio e confronto organizzati dalla Cia e dall'università del Salento. " Molte aziende sono in sofferenza da troppo tempo - ha spiegato De Castro. Mettendo a fuoco i perché di una crisi tanto acuta, cercheremo di trovare soluzioni assieme ai produttori che lamentano come la situazione abbia ormai contorni allarmanti. Affronteremo questo tema - ha concluso il Ministro - nel corso dei lavori del tavolo della Filiera carne, che verrà convocato in tempi stretti.
www.politicheagricole.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore




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