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La redazione della newsletter ASA augura buone vacanze. Appuntamento il 25 agosto prossimo con il n. 68.

Newsletter 67 / 28.7.2008


Italia in testa nel sistema di allerta rapida UE per la sicurezza alimentare
A +10% la vendemmia 2008
Ostriche sotto attacco
Gli Italiani al secondo posto in Europa per il consumo di Quarta Gamma
Inversione di rotta del PIL dopo due anni
La morìa delle api mette in crisi la produzione del miele



Italia in testa nel sistema di allerta rapida UE per la sicurezza alimentare
Nel 2007, il sistema di allerta rapida, istituito dall'UE per salvaguardare la sicurezza alimentare, ha registrato un numero record di notifiche, più esattamente 7.354.961 allerte e 2.015 notifiche, che hanno dato luogo a 4339 notifiche d'informazioni complementari, con un incremento del 13,5% rispetto all'anno precedente. L'Italia e' al primo posto con 507 notifiche, seguita dalla Germania (385), dalla Gran Bretagna (363) e la Spagna (171). E' quanto risulta dal rapporto annuale pubblicato il 24 luglio scorso dalla Commissione Europea secondo il quale, il 43% delle notifiche è legato a controlli ufficiali effettuati nel mercato interno, mentre il 42% riguarda prodotti provenienti da paesi extracomunitari, bloccati alle frontiere dalle autorita' di controllo che avevano individuato un rischio. Al primo posto, come nel 2006, i prodotti della pesca con il 21% delle notifiche. Grazie a questo sistema, numerosi rischi legati alla sicurezza alimentare, sono stati individuati e sventati prima ancora che colpissero il consumatore. "Questo sistema - e' il commento della commissaria responsabile della sanita', Androulla Vassiliou - ci permette di prevenire le crisi alimentari riducendo al minimo le relative minacce per la salute". Il 65% delle allerte riguardava nel 2007 riguardava prodotti provenienti dall'Unione Europea. Tra i rischi piu' ricorrenti, la presenza di microorganismi potenzialmente patogeni, di corpi estranei come frammenti di vetro nello jogurt o metalli pesanti come il mercurio nel pesce. www.politicheagricole.it
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A +10% la vendemmia 2008
La vendemmia 2008 sembra poter recuperare, almeno in parte, le perdite subite dai vigneti italiani nel 2007. E’ quanto emerge, in sintesi, da una ricognizione sullo stato dei vigneti, svolta da Ismea e dal settimanale il “Corriere Vinicolo” dell’Unione Italiana Vini, nella prima decade di luglio.
La campagna, il cui inizio è previsto per il primo di agosto, dovrebbe quindi rivelarsi più generosa di quella precedente, sebbene il recupero previsto potrebbe essere inferiore alle attese per l’influenza delle condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato la primavera e l’inizio dell’estate. Attualmente, Ismea e Uiv stimano la crescita produttiva pari a +10% rispetto allo scorso anno. “Tuttavia – segnalano i responsabili di Ismea e Unione Italiana Vini – c’è ancora da fare la ‘conta’ dei danni provocati dalle abbondanti precipitazioni che hanno investito le regioni settentrionali proprio nella seconda settimana di luglio. Proprio le copiose piogge primaverili, poi, che hanno insistito soprattutto nelle regioni centro-settentrionali, hanno favorito l’insorgere di peronospora e botrite. L’incidenza degli agenti patogeni infatti è stata superiore rispetto al 2007. E’ ancora prematuro quindi azzardare ipotesi sui livelli qualitativi, che però sembrano poter essere buoni laddove si è riusciti a intervenire. In ogni caso – concludono – l’evolversi della situazione resta subordinato alle condizioni meteo a cui saranno sottoposti i vigneti nelle settimane a venire”.
Se si scende nel dettaglio regionale si osserva un’Italia sostanzialmente divisa in due. Le regioni settentrionali vedono produzioni mediamente stabili o in flessione, mentre man mano che si scende verso Sud si hanno variazioni in aumento sempre più consistenti. Da segnalare che erano state proprio le regioni meridionali, Sicilia in testa, le più colpite dalle anomalie climatiche dello scorso anno.
Partendo dal Nord-Ovest si evidenza l’annata non certo brillante del Piemonte, con primavera fredda e umida, piogge prolungate e uno slittamento in avanti della fioritura e dell’allegagione. In Valle d’Aosta, la vegetazione è in ritardo di 10 giorni rispetto a un’annata normale e di 20 giorni sul 2007. Potrebbe risultare inferiore allo scorso anno anche la produzione della Lombardia a causa di un’eccessiva piovosità che ha danneggiato i vigneti. La cattive condizioni meteo sono alla base della flessione produttiva della Liguria; le piogge di giugno, infatti, hanno favorito gli attacchi di peronospora. Per il Trentino Alto Adige, invece, si prospetta una produzione sostanzialmente in linea con quella del 2007. Anche per il Friuli Venezia Giulia il volume produttivo 2008 non dovrebbe discostarsi in modo significativo da quello dello scorso anno anche se rispetto alla media stagionale il ciclo fenologico della vite si presenta in ritardo di 15 giorni. Il ritardo vegetativo caratterizza anche il vigneto del Veneto. Rispetto alla norma lo slittamento è di circa una settimana, mentre è calcolabile in 15-20 giorni se confrontato con il 2007. Tra le regioni del Nord - Est fa eccezione l’Emilia Romagna, per la quale si prevede una decisa ripresa rispetto alla performance 2007. Scendendo nelle regioni centrali si osserva il forte recupero atteso nelle Marche, regione che lo scorso anno aveva sofferto molto per la crisi idrica. Prospettive di crescita, ma con intensità sicuramente inferiore a quella marchigiana, anche per la Toscana, dove lo sviluppo vegetativo è nella norma e la situazione è piuttosto buona su tutto il territorio regionale, dalla fascia costiera alle zone più interne. Per il Lazio si attende una produzione superiore rispetto a quella dello scorso anno dovuta a un inverno regolare che ha fatto partire puntualmente il ciclo vegetativo, e la cacciata è stata ottima. Non sembra, invece, che il 2008 sarà una delle annate più generose dal punto di vista produttivo per l’Umbria. Infatti, ad una prima fase dello sviluppo vegetativo piuttosto promettente, con un inverno nella norma, non ha fatto seguito una primavera dello stesso tenore. Scendendo verso il sud della Penisola i recuperi produttivi attesi sono molto significativi a partire dall’Abruzzo. Tutto procede per il meglio in Puglia, con una produzione che si presume possa tornare in linea con la media degli ultimi cinque anni. In recupero anche il vigneto della Campania, dove la situazione sembra evolversi secondo un calendario normale. Attese per un riallineamento della produzione sui livelli medi degli ultimi cinque anni per Calabria, Molise e Basilicata. Il ritorno sulle medie stagionali è stimato anche in Sicilia, regione che più di ogni altra lo scorso anno aveva subito perdite produttive dovute a siccità e maltempo. Passando, infine, alla Sardegna, si prevede una stabilità dei volumi rispetto allo scorso anno e una buona qualità delle uve. www.ismea.it - www.uiv.it
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Ostriche sotto attacco
Gli allevamenti francesi di ostriche della specie Crassostrea gigas, dette anche ostriche giapponesi, sono stati colpiti da un misterioso virus che in pochi giorni ha distrutto di media il 40% della produzione. La Francia che è al primo posto in Europa ed al 4° nel mondo per la produzione di ostriche si sta preoccupando seriamente per la misteriosa moria che ha colpito i suoi allevamenti sia al nord che al sud del paese. Per ora si parla di virus ma in realtà le cause restano ancora sconosciute e non è da escludere che la responsabilità possa essere imputata all’aumento di temperatura dell’acqua marina o all’effetto di un’alga tossica. Resta escluso qualsiasi rischio per i consumatori. La Francia oltre ad avere i più grandi allevamenti di ostriche è anche il maggiore consumatore di questo bivalve. La pratica dell’allevamento è iniziata qui in grande stile dopo l’esaurimento dei banchi naturali e riguarda solo le ostriche del tipo concavo con la conchiglia a forma ovale allungata con evidente concavità che si distinguono in ostriche portoghesi, Crassostrea angolata e ostriche giapponesi Crassostrea gigas. Claudio Gallucci, www.mareinitaly.it
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Gli Italiani al secondo posto in Europa per il consumo di Quarta Gamma
Recenti indagini di mercato segnalano che in Italia il consumo di ortofrutta è in progressivo calo nonostante, da più parti, si metta in evidenza come l`assunzione di frutta e verdura sia alla base di una dieta sana ed equilibrata. Diversi studi e ricerche mediche dimostrano infatti come regimi alimentari ricchi di vegetali abbiano una funzione protettiva in grado di evitare l`insorgenza di patologie cronico-degenerative. Interessante e in controtendenza il trend dei prodotti di quarta gamma, il cui consumo è in continua crescita. Questi prodotti, detti anche minimamente trattati, pronti da mangiare (ready to eat), tagliati da poco (fresh cut), pronti da cuocere (ready to cook), guadagnano sempre più fette di mercato poiché sembrano in grado di soddisfare esigenze legate ai nuovi stili di vita, come l`aumento del numero di pasti consumati fuori casa, l`esigenza di rapidità di preparazione dei pasti, la praticità di disporre di prodotti pronti per l`uso e la velocità di consumo. Inoltre, i produttori assicurano i consumatori che i prodotti sono preparati con materia prima di elevata qualità e con elevati standard igienico-sanitari; sul mercato sono disponibili confezioni di forma, dimensione e peso differenti, con una o più specie di diverso sapore e colore. Attualmente, infatti, circa il 40% del fatturato si riferisce a insalate miste costituite a volte da 3 o più specie, il 35% a ortaggi pronti da cuocere, il restante 25% a insalate monoprodotto e ad altre preparazioni.
Negli ultimi 15 anni, per diversificare ed espandere la disponibilità di prodotti di IV gamma, numerose ricerche sperimentali sono state avviate per individuare nuove specie ortive. La scelta delle nuove specie ortive e delle cultivar deve considerare che, durante le fasi di preparazione, gli organi commestibili sono sottoposti a taglio e successivo sminuzzamento. Durante tali operazioni le cellule si rompono, fuoriescono i succhi cellulari con il mescolamento delle polifenolossidasi e dei substrati fenolici e di conseguenza si verificano reazioni di imbrunimento, si accentuano i problemi microbiologici, peggiorano aspetto, durata di conservazione e qualità. Un contributo alla risoluzione di tali problemi è rappresentato dai mini ortaggi (ravanello, carota, peperone, melanzana, pomodoro ciliegino, carciofo) per i quali le operazioni di taglio vengono eliminate o sono ridotte al minimo. Per le lattughe, la maggiore diffusione di tipologie con foglie piccole e tenere, dette «sfalciate», mini-lattughe o baby leaf (molto diffuse negli Usa), che possono essere commercializzate senza subire tagli, potrebbe risultare molto utile.
L`Italia è il secondo Paese europeo, dopo la Gran Bretagna, nel consumo di prodotti di IV gamma.
La rete commerciale, dai supermercati alle botteghe, espongono un numero sempre più grande di prodotti già pronti per il consumo. Le nuove abitudini alimentari e, soprattutto un nuovo ruolo delle donne, impegnata sempre di più a coniugare famiglia e lavoro, condizionano spesso la scelta di prodotti freschi ma pronti all`uso. Ecco dunque che, in questi anni, la cosiddetta `IV gamma`, ovvero le verdure già pulite e in sacchetto, ha spopolato sui mercati. Oggi in Italia, ci sono circa 80 aziende attive sul mercato. Nel 2004 si è verificato un incremento del 22% nella spesa di verdure in sacchetto rispetto l`anno precedente. Sono state commercializzate 42.600 tonnellate di prodotti per un giro d`affari di 375 milioni di euro. Le previsioni valutano che in Italia il consumo è destinato a consolidarsi fino a rappresentare il 10-20% del consumo complessivo di verdure. Non è tutto. La nuova tendenza è frutta sbucciata e tagliata da consumare come snack. www.cedra.it
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Inversione di rotta del PIL dopo due anni
L'agricoltura inverte la rotta dopo due anni consecutivi di calo nel valore aggiunto e fa segnare un aumento congiunturale nel primo trimestre del 2008 che va sostenuto da politiche rivolte al contenimento dei costi, alla valorizzazione delle produzioni e al sostegno dei consumi che sono in calo addirittura a tavola. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati divulgati dall' Inea, Istituto di Economia Agraria, nel Rapporto sullo stato dell'agricoltura italiana.
Nel 2008 a preoccupare - sottolinea la Coldiretti - è l'andamento del costo di produzione degli alimenti nelle imprese agricole che ha fatto segnare un aumento del 10,4 per cento a causa dei rincari delle materie prime e del petrolio, sulla base dei dati Ismea relativi a giugno. Incrementi sono stati registrati per i costi di produzione dei cereali come grano, mais e riso con incrementi del 16 per cento, ma rincari record si hanno anche per le coltivazioni industriali (+ 15 per cento) come il pomodoro e per l'attività di allevamento per latte e carne che - sottolinea la Coldiretti - sono aumentati del 11 per cento per bovini e suini. La responsabilità degli aumenti - continua la Coldiretti - va ricercata soprattutto nell'impennata del prezzo dei concimi (+ 49 per cento) e dei mangimi (+ 15 per cento) oltre che in generale dei prodotti energetici (+ 10 per cento).
Nella filiera dell'agroalimentare italiano persistono alcuni squilibri, scarsa efficienza e disfunzioni di tipo strutturale nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola con l'attuale l'incidenza della distribuzione sul valore finale medio della spesa in prodotti agroalimentari pari al 60 per cento, mentre quella dell'industria è del 23 per cento e quella dell'agricoltura è scesa al 17 per cento. Le distorsioni oltre che nel settore ortofrutta, dove secondo l'Antitrust i prezzi in media triplicano dalla produzione al consumo, sono evidenti - conclude la Coldiretti – anche nel caso del prezzo del latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 285 per cento o nel settore dei salumi e della carne di maiale dove mentre si annunciano i grandi successi sui mercati nazionali ed esteri le stalle stanno chiudendo perché i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili. www.coldiretti.it
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La morìa delle api mette in crisi la produzione del miele
Grave crisi delIl profumato miele di agrumi di Sicilia e Calabria? Pochi kg, se non addirittura etti, per alveare. Il trasparente e delicato miele di acacia, il più amato come dolcificante? Pochissimo. I millefiori primaverili dagli aromi intensi e floreali? Registrano una diminuzione del 70%. Questo il “bollettino di guerra” che stanno stilando gli apicoltori italiani: i primi dati sulla raccolta del miele 2008 sono di segno negativo, e la causa principale è la vera e propria ecatombe delle nostre api, con perdite stimate del 40% a livello nazionale. La gravissima crisi che sta attraversando il settore sarà uno dei temi principali della “Settimana del Miele”, dal 12 al 14 settembre a Montalcino, ovvero gli “Stati Generali” dell’apicoltura italiana, settore in cui operano ben 50.000 apicoltori, con 1,1 milioni di alveari, per un business di 60 milioni di euro, che arriva a 2,5 miliardi se si considera il servizio di impollinazione fornito dalle api all’agricoltura.
Il borsino della produzione 2008 di miele in Italia è, al momento, decisamente preoccupante: praticamente nullo il raccolto di miele di agrumi in Sicilia, scarsissimo quello nelle altre regioni vocate - Calabria, Basilicata e Puglia. Brutte notizie anche per il miele d’acacia, il più ricercato e consumato dagli italiani: al Nord e in Toscana a causa delle piogge incessanti se ne è raccolto pochissimo, un po’ meglio nelle altre aree vocate del Centro. Il raccolto di miele di tarassaco nel Nord non si è praticamente effettuato, a causa dello spopolamento degli alveari (oltre 50.000 quelli che hanno perso tutte le api raccoglitrici in campo) e dell’impressionante esodo forzato di alveari dalle zone contaminate da insetticidi tossici dispersi nelle operazioni di semina del mais. Pessima anche la situazione dei millefiori primaverili, che registrano ovunque un raccolto scarso (-70%). Tranne rare eccezioni si registra per ora sul territorio nazionale un calo medio produttivo di miele del -30%. Sembrano invece promettere bene i millefiori estivi, la cui stagione è appena avviata, così come l’eucalipto e il castagno, che stanno fiorendo adesso.
Il “borsino” 2008 rappresenta dunque un potente segnale allarme per il miele italiano, da sempre considerato uno dei migliori del mondo, anche grazie all’enorme varietà che è possibile trovare nel nostro Paese: dal nespolo al corbezzolo, dall’erica al girasole, dal rododendro alla lupinella, dalla lavanda alla marruca, dal cardo all’erba medica. “La sopravvivenza e produttività delle api - spiega Francesco Panella, presidente dell’Unione Nazionale degli Apicoltori Italiani - è seriamente minacciata da fenomeni correlati quali la difficoltà di difesa veterinaria e l’andamento del clima, il nostro sforzo è proteso ad affrontarli come avvenimenti congiunturali”. “Ciò che addolora e toglie speranza e prospettive - afferma Hubert Ciacci, presidente dell’Asga (Associazione Apicoltori Siena Grosseto Arezzo - è che invece nulla si faccia per eliminare il micidiale impatto ambientale sulle api e sugli altri insetti utili dei nuovi e potentissimi insetticidi irresponsabilmente autorizzati dalle autorità nazionali e irrorati copiosamente nelle nostre campagne (siamo infatti la maglia nera d’Europa per utilizzo di molecole insetticide, con un quantitativo annuo pari a oltre un terzo del totale irrorato nella Comunità Europea). Le stesse sostanze sono invece vietate nei Paesi vicini, come Francia, Germania e Slovenia”. Irene Chiari, www.winenews.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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