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Newsletter 63 / 16.6.2008


Ci vorrebbe un Vinitaly World Tour al giorno
Il clima cambia? Aspetti connessi con l’attività agricola in Italia.
La ricerca scientifica per l'agricoltura biologica
Ecco il Top Five della frutta che “mangia petrolio” ed inquina
E' uscita la Guida Completa ai Vini dell'Irpinia di Luciano Pignataro
“Agroenergie”, una strada per il futuro dell’agricoltura


Ci vorrebbe un Vinitaly World Tour al giorno
«Il mercato internazionale e gli operatori esteri riconoscono a Vinitaly il ruolo di certificatore del vero made in Italy». A dirlo il ministro delle politiche agricole Luca Zaia intervenendo, oggi, alla seconda giornata moscovita di Vinitaly Cibus Russia, l’evento organizzato da Veronafiere in collaborazione con Fiere di Parma e Ice. «Un sistema efficace - ha proseguito il ministro - per comunicare a una sola voce la qualità delle nostra produzioni nazionali all’estero e costruire importanti relazioni, anche dal punto di vista istituzionale. In tal senso ci vorrebbe un Vinitaly World Tour al giorno».
Dopo l’incontro avuto ieri con il ministro russo Alexei Gordeev, nell’ambito del quale è stata annunciata la costituzione della commissione bilaterale che avrà il compito di risolvere le problematiche relative alla normativa doganale, all’etichettatura e alla classificazione dei vini, Zaia ha incontrato oggi anche un gruppo di importatori russi di prodotti agroalimentari italiani.
All’incontro è seguita la conferenza stampa sulle “Prospettive dell’agroalimentare italiano sul mercato russo”, al quale erano presenti, oltre a numerosi giornalisti e operatori russi, Roberto Pelo, direttore dell’Ufficio Ice di Mosca, Daniele Rossi e Luigi Scordamaglia, rispettivamente presidente e consigliere delegato di Federalimentare, Giuseppe Ambrosio, direttore Dipartimento delle politiche di sviluppo economico e rurale del Mipaaf, e Andrea Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini.
«Veronafiere - ha sottolineato Giovanni Mantovani, direttore generale - è una piattaforma per realizzare tutte le iniziative utili alla crescita del made in Italy nel mondo, a servizio delle istituzioni e delle aziende e della politica economica del Governo».
Qualificata la presenza enologica alla quinta edizione di Vinitaly Cibus Russia, con oltre cento cantine e collettive regionali in rappresentanza del wine & food italiano.
«Questo anche grazie alla partecipazione di alcune delle aziende del Consorzio Italia del Gusto che raggruppa i principali marchi del made in Italy alimentare, da Aia, Auricchio, Barilla, Bauli, Filippo Berio, Illy, a Parmareggio, Parmacotto, Rana, Sapori, San Benedetto» - come ha sottolineato Beppe De Simone, direttore commerciale di Fiere di Parma.
La produzione enogastronomica italiana è presente in Russia nella fascia alta di mercato. In particolare per il vino, l’Italia esporta con un prezzo medio al litro superiore a 2,40 euro contro 0,87 del prodotto francese L’incremento in valore, inoltre, è maggiore rispetto a quello in quantità, con un andamento molto migliore rispetto a quello degli altri competitor.
In Russia i vini di fascia super premium (con un prezzo al dettaglio al di sopra dei 500 rubli, cioè superiore a 13,5 euro) e i premium (sopra i 200 rubli, cioè circa 5,4 euro) rappresentano solo il 5-6% del mercato enologico, mentre il segmento in maggiore espansione è quello di fascia bassa, con il 60% del volume e un prezzo al dettaglio al di sotto dei 100 rubli (meno di 2,70 euro). Il mercato d’elezione del vino italiano resta quindi saldamente legato alla ristorazione d’alta gamma, ma promettenti opportunità si aprono per la conquista del consumo casalingo, aumentando la presenza nella vendita al dettaglio.
Importante il ruolo dei wine bar, che aprono sempre più numerosi a Mosca, ma anche a San Pietroburgo, mentre le altre città e soprattutto le aree rurali sono ancora poco toccate da questi nuovi modelli di consumo e di aggregazione. Spesso si tratta di locali particolarmente curati, dove regna il lusso sfrenato per assecondare lo stile dei più ricchi. La maggior parte, invece, aiuta a far crescere il gusto e la conoscenza dei vino, in un ambiente conviviale.
Servizio Stampa Veronafiere - www.vinitaly.com
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Il clima cambia? Aspetti connessi con l’attività agricola in Italia.
Le temperature globali sono aumentate di 0.7°C in un secolo e quelle europee di circa 1-1.5°C. L'aumento delle temperature in Europa si è concentrato nella seconda metà degli anni '80 del 20° secolo, con un gradino che ci ha introdotti in una fase climatica nuova, caratterizzata da maggiore aridità e anticipo delle fasi fenologiche della vite di 10-20 giorni rispetto al periodo precedente. Si noti che a fronte dell'aumento delle temperature le precipitazioni totali si sono mantenute stazionarie ovvero hanno presentato lievi diminuzioni. Di fronte a questi fenomeni molti nostri concittadini tremano temendo che il cielo gli stia cadendo addosso, con un atteggiamento millenaristico al cui instaurarsi cooperano non poco i media. Occorre tuttavia considerare da un lato il fatto che nel clima la variabilità è la norma e dall'altro che la storia dell'agricoltura, dal neolitico ad oggi, insegna che occorre mettere da parte i catastrofismi e considerare la nuova fase climatica apertasi nel 1989 come densa di opportunità per la viticoltura di qualità. La storia ci insegna infatti che il massimo danno per la viticoltura viene dai periodi freddi (es: piccola era glaciale, protrattasi dal 1550 al 1850) ovvero da quelli caldo aridi (es: grande fase siccitosa dell'11° secolo a.C.) mentre al contrario fasi calde e ricche d'acqua (come l'optimum climatico medioevale fra il 900 ed il 1200 d.C.) si sono rivelate fasi di grande espansione per la viticoltura.
Nello specifico, guardando alle vendemmie a valle del cambiamento climatico di fine anni '80, si può osservare che si è assistito ad una serie di vendemmie buone in termini di alcol e colore. A volte tuttavia la spinta produttiva legata alle elevate risorse termiche e radiative, ha colto di sorpresa i viticoltori e gli enologi traducendosi in problemi di eccesso di alcol e corpo, problemi che sono stati ulteriormente enfatizzati dall'entrata in produzione di nuovi vigneti caratterizzati da cloni migliorati e sesti d’impianto ottimizzati. La lezione che si deriva da tali problemi è che in vigneto e in cantina occorrono tecniche adeguate al nuovo clima con cui abbiamo a che fare dagli anni 90.
Altro aspetto cruciale cui ci richiama il nuovo clima è la necessità di una migliore gestione delle risorse idriche. Niente di rivoluzionario, in quanto in sostanza ci viene richiesto di applicare al meglio le tradizionali tecniche di aridocoltura. In particolare si rivela essenziale la definizione di una strategia del deficit controllato che consenta di evitare sia gli stress idrici drastici sia le situazioni di eccesso idrico. Se infatti un deficit idrico drastico può mettere a repentaglio la produzione, situazioni di eccesso idrico persistente tendono a spostare gli apparati radicali verso la superficie rendendo la vite più sensibile a future situazioni di carenza idrica. Da favorire è inoltre l'insorgere di lievi deficit in post-invaiatura, notoriamente favorevoli alla qualità.
Circa i nuovi impianti occorre rilevare che gli scenari delineati dai modelli climatici globali (GCM) per i prossimi decenni sono afflitti da elevatissimi livelli di incertezza. In sostanza non è possibile oggi affermare con sufficiente attendibilità che “in futuro farà sempre più caldo”. Pertanto eseguire impianti al di fuori dei limiti altitudinali e/o latitudinali della vite espone ad un rischio imprenditoriale legato ad esempio alle gelate tardive che l'agricoltore dovrà comunque assumersi. Una regola aurea da questo punto di vista può essere quella di ipotizzare per i prossimi anni la stazionarietà del clima attuale ed in tale ipotesi svolgere le scelte strategiche in termini di varietà, sistema di allevamento, sesti d'impianto, sistemi di irrigazione, ecc. In proposito si noti che in termini quantitativi il clima attuale può essere ragionevolmente considerato come rappresentato dai valori medi ed estremi di temperatura, precipitazione, radiazione solare e vento del periodo 1990-2007.
Alcune considerazioni specifiche merita inoltre l'effetto annata: infatti al persistere la variabilità interannuale tipica dell'ultimo ventennio siamo in grado di produrre vini con stili anche molto diversi, per cui ai vini “Oceanici” tipici di annate più fresche (es: 2002) potranno alternarsi nelle annate più calde (es: 2003) vini “Mediterranei”, con sapori di spezie e frutti maturi. In relazione a ciò si tratta di collegare fra loro enologi e marcheting, in modo tale da definire se sia meglio puntare su un prodotto stabile nel tempo nonostante la variabilità meteorologica interannuale, ovvero valorizzare tale variabilità puntando su prodotti immediatamente riferibili all'annata di produzione. In altri termini: variabilità enologica interannuale da appianare oppure da enfatizzare?
Infine un invito ai viticoltori: se le variabili meteorologiche (radiazione solare, temperatura, umidità relativa, precipitazione, vento, ecc.) sono sempre più una risorsa con cui fare i conti, è necessario giungere al più presto ad una visione quantitativa attraverso misure meteorologiche svolte in azienda. E qui si parte dalla registrazione della copertura nuvolosa e dei fenomeni meteorologici significativi alle misure svolte con idonei strumenti meteorologici (pluviometri, termometri, anemometri, radiometri, ecc.) da installare secondo modalità standard definite dalle normative internazionali di settore.
Luigi Mariani (Università degli Studi di Milano) – www.asa-press.com
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La ricerca scientifica per l'agricoltura biologica
A Roma il 23 e 24 giugno si terrà il "Convegno nazionale sulla ricerca scientifica per l'agricoltura biologica" nel corso del quale verranno presentati i risultati finali dei progetti finanziati con Decreto Mipaaf 30 luglio 2002 - "Bando per la presentazione di progetti di ricerca scientifica e tecnologica sull'agricoltura biologica".
Il convegno è organizzato dal Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) Centro di ricerca per l'Olivicoltura e l'industria olearia di Rende (in provincia di Cosenza) e dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.
L'incontro si terrà nella sala convegni dell'Unità di ricerca per la climatologia e la meteorologia applicate all'agricoltura (via del Caravita, 7/A).
Il primo giorno il convegno inizierà alle ore 14:30 con il saluto delle autorità: Giovanni Lo Piparo, direttore generale Cra; Riccardo Aleandri, dirigente della direzione Attività scientifiche del Cra; Francesco Zecca, dirigente Posr IV - Ricerca e sperimentazione agraria del Mipaaf; Alberto Manzo, dirigente Saco X - Agricoltura biologica ed ecocompatibile del Mipaaf.
Alle ore 15:30 inizierà la prima sessione, dedicata ai progetti del bando di cui al D.M. 30 luglio 2002: Progetto "Olibio", Sviluppo di sistemi di produzione di olio di oliva da agricoltura biologica competitivi, sostenibili, tracciabili, sicuri e di alta qualità; Progetto "Biogea", Nuovi sistemi di produzione di piante
industriali in regime biologico di elevata sostenibilità, tracciabilità e competitività: la barbabietola da zucchero e il pomodoro da industria; Progetto "Biocer", Cerealicoltura biologica: interventi agrotecnici e genetici per il miglioramento quanti -qualitativo del frumento duro e tenero per la valorizzazione dei prodotti derivati; Progetto "Coribio", Ricerche sul nocciolo finalizzate all'ottenimento di produzioni biologiche di qualità: le problematiche della corilicoltura e la produzione di nocciole biologiche; Progetto "Ortofrubio", Sviluppo di metodi per produzioni ortofrutticole biologiche di qualità da destinare al mercato del fresco e del trasformato; Progetto "Bioagribio", Studio del comportamento di sostanze bioattive nelle filiere biologiche; Progetto "Sabio", La sostenibilità dell'agricoltura biologica. Valutazioni economiche, ambientali e sulla salute umana.
Le conclusioni dei lavori della giornata saranno affidate a Francesco Zecca del Mipaaf.
Il 24 giugno il convegno inizierà alle ore 09,00 con la seconda sessione, presieduta da Paolo Ranalli, Cra-Roma, durante la quale si parlerà di "miglioramento genetico a supporto dell'agricoltura biologica". Si affronteranno, quindi, diversi temi, tra cui: il germoplasma olivicolo italiano, gli aspetti produttivi, qualitativi e fitopatologici di varietà di frumento duro e tenero coltivate in biologico nei principali areali italiani, lo sviluppo di un ideotipo di pianta per le produzioni biologiche.
Nella terza sessione "Sistemi agricoli con ridotti input energetici", presieduta da Riccardo Aleandri, si parlerà invece della valutazione dell'impatto di fitofarmaci naturali e di tecnichecolturali sui principali fitofagi del nocciolo, del miglioramento colturale del nocciolo indirizzato alle produzioni biologiche e di lotta alle infestanti con metodi non convenzionali.
"Qualità e tracciabilità" è il titolo della quarta sessione presieduta da Lorenzo Tosi, redazione Terra e Vita, durante la quale si discuterà di rintracciabilità molecolare degli oli d'oliva, caratterizzazione della qualità dei prodotti biologici consumati freschi e trasformati, e altro ancora.
Infine, durante la quinta sessione "Economia e mercato", presieduta da Giovanni Rizzotti, direttore responsabile de "L'Informatore Agrario", si affronteranno i temi dell'agricoltura biologica in Italia, i circuiti commerciali dei prodotti biologici e delle strategie per la valorizzazione del biologico.
Alle 16,45 si chiuderanno i lavori con le conclusioni di Alberto Manzo del Mipaaf.
Durante il convegno sarà inoltre possibile prendere visione delle comunicazioni poster relative ai risultati dei sette progetti sull'agricoltura biologica finanziati con il bando Mipaaf del 2002.
Arianna Latini - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Ecco il Top Five della frutta che “mangia petrolio” ed inquina
Prugne cilene, fagioli argentini e uva peruviana salgono nell'ordine sul podio della top five della frutta e verdura che spreca energia e contribuisce all'emissione di gas ad effetto serra a causa dei trasporti che subisce per arrivare in Italia. La speciale classifica è stata stilata dalla Coldiretti in occasione della marcia sul clima a Milano dove è stato allestito un vero e proprio stand dei prodotti che “inquinano” per evidenziare come anche un comportamento di acquisto responsabile possa contribuire alla riduzione dell'inquinamento e al risparmio energetico, di fronte al nuovo record del petrolio.
Si tratta di tre prodotti che devono percorrere distanze nettamente superiori ai 10mila chilometri prima di giungere sulle tavole e che - sostiene la Coldiretti - possono peraltro essere convenientemente sostituiti da ben piu' valide alternative offerte dalla produzione nazionale che è leader in quantità, qualità e sicurezza nella produzione di frutta e verdura a livello comunitario e internazionale. Nella classifica dei prodotti “da evitare” per un comportamento ambientalmente sostenibile, la Coldiretti ha anche inserito dunque, oltre alle prugne cilene, ai fagioli argentini e all'uva peruviana, le pere dal Sud Africa e il melone dal Guadalupe. Tutti prodotti per i quali l'alternativa nazionale durante la stagione produttiva garantisce maggiore risparmio e freschezza.
Secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l'anno. E' stato infatti calcolato che le prugne dal Cile che devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica, mentre i fagioli argentini viaggiano per 11mila bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei e l'uva dal Peru' percorre quasi 11mila chilometri con un consumo di 6,5 chili di petrolio e l'emissione di 20,2 chili di anidride carbonica .
A livello globale è stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla vostra tavola e spesso ci vuole più energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull'atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall'emissione di gas ed effetto serra. In Italia la Coldiretti ha avviato una mobilitazione per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli, che non inquinano e salvano il clima: dall'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi in vendita, alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, dai farmers market fino all'inaugurazione del primo circuito “a chilometri zero” mentre sul sito www.coldiretti.it si può trovare un elenco di quasi diecimila aziende agricole in tutte le province dove è possibile comperare direttamente dagli agricoltori senza intermediazioni e lunghi trasporti che bruciano petrolio ed inquinno.
www.coldiretti.it
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E' uscita la Guida Completa ai Vini dell'Irpinia di Luciano Pignataro
Dopo il grande successo delle prime due edizioni (nel 2003 con 160 aziende e nel 2006 con 240), entrambe andate letteralmente esaurite, torna per la terza volta la Guida dei Vini della Campania delle Edizioni dell'Ippogrifo: più ricca, più completa, divisa in ben cinque volumi autonomi, uno per provincia. Il progetto editoriale sarà completato entro il 2008: una grande enciclopedia di facile e immediata consultazione, senza precedenti nella storia dell'editoria vitivinicola del Sud. Si parte con l'Irpinia e le sue tre docg fresca di stampa che ha fatto capolino a Vitigno Italia.
Una ricostruzione storica della viticoltura in Irpinia dalle origini ai giorni nostri con l'anagrafica delle cantine. Ogni azienda è presentata attraverso i dati essenziali, le vicende dei titolari, le schede dei prodotti sino alla sintesi delle 5 stelle e dei 40 vini del cuore attraverso i quali è possile narrare la straordinaria avventura degli ultimi vent'anni. Una emozione impensabile dopo il terremoto del 1980 diventata realtà, un grande viaggio nell'eccellenza della viticoltura meridionale e italiana, fatta direttamente e senza mediazioni sul campo tra botti e vigneti, nei borghi avvolti dai boschi del Terminio e il lunare paesaggio della Baronia da cui si domina il Tavoliere. La fotografia della nuova realtà ricca di grandi maestri e di giovani enologi, imprenditori e contadini, giornalisti e comunicatori in uno scambio ideale di testimone fra chi ha resistito e chi è chiamato a interpretare il futuro di questa terra meravigliosa abitata da persone laboriose e libere. Con uno scritto dello storico Andrea Massaro sulle origini e le trasformazioni della gloriosa Scuola di Enologia e Viticoltura di Avellino.
Un manuale indispensabile per gli appassionati, i sommelier, i ristoratori e gli operatori del settore che adesso hanno, al tempo stesso, l'atlante più completo mai pubblicato e una lettura immediata delle eccellenze per ciascuna tipologia: Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Taurasi. E ancora Aglianico Campi Taurasini, Sciascinoso, Coda di Volpe, Falanghina. Per la prima volta segnalate anche le aziende esterne alla provincia impegnate con le tre docg. In appendice: i disciplinari, la produzione, i wine bar e i ristoranti.
info@edizionidellippogrifo.it
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“Agroenergie”, una strada per il futuro dell’agricoltura
L’obiettivo europeo di raggiungere entro il 2020 una quota del 20% del consumo di energia da fonti rinnovabili spinge verso l’espansione delle colture energetiche: biodiesel, bioetanolo, biocarburanti ma anche energia dalle biomasse legnose.
Di agroenergie, cioè della possibilità di sfruttamento energetico dei prodotti agricoli, si è parlato oggi, a San Michele all’Adige, nell’ambito dell’11esimo congresso nazionale di agrometeorologia a cui hanno partecipato un centinaio di studiosi provenienti da tutta Italia.
Anche nella realtà trentina la ricerca applicata si muove, aprendo spazi per l’ottimale uso degli scarti agricoli e soprattutto della lavorazione del legname. In questa cornice, cresce l’interesse verso un migliore, più esteso e più razionale utilizzo delle biomasse legnose, di cui peraltro il territorio trentino è potenzialmente ricco. Sono 105 mila i metri cubi di ramaglie e cimaglie prodotte nei boschi trentini che potrebbero essere utilizzate a scopo energetici. Di fatto solo il 10 % viene utilizzato.
“L’interesse locale per la tematica -ha sottolineato Nico Salmaso, responsabile del Dipartimento Valorizzazione risorse naturali del Centro Sperimentale IASMA- nasce anche dall’impegno della Fondazione Mach verso la ricerca nel campo delle risorse energetiche rinnovabili, con la partecipazione al “Distretto Tecnologico Trentino” e con il progetto “Parco dell’energia”, che comprende la creazione di un osservatorio per l’energia sostenibile dedicato alle imprese agricole”.
Al congresso si è parlato, più in generale, delle novità in tema di applicazioni meteorologiche all’agricoltura, comprese le più moderne tecnologie e i più recenti modelli messi a punto dall’Istituto Agrario per individuare, ad esempio, per quanto riguarda le fragole, i momenti ottimali per i trattamenti fitosanitari, al fine di ridurne il numero, per misurare l’umidità del suolo, la radiazione solare e la temperatura o, ancora, per simulare la maturazione della vite. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, i ricercatori di San Michele hanno prodotto un’applicazione GIS (Geographic Information System) che consente di simulare la maturazione dell’uva partendo dai dati meteorologici riprodotti sul territorio ad alta risoluzione; previsioni di date di raccolta e simulazione del processo di maturazione saranno quindi “controllabili” per i vigneti trentini in modo sempre più capillare - e anche da internet - simulando i processi di maturazione a partire dalle misure puramente meteorologiche raccolte dalle tante stazioni presenti sul territorio.
Infine, sempre presente “sotto traccia”, quando si tratta di meteorologia, la tematica del cambiamento climatico, che naturalmente impatta in modo sostanziale sulle attività agricole. Dopo una fase in cui ha prevalso la quantificazione del cambiamento e la sua previsione, ora la ricerca applicata pare orientata allo studio delle strategie di adattamento; gli areali di vocazione colturale sono in movimento, fino a considerare ormai le coltivazioni di frutti sub-tropicali in Sicilia, ma anche in Trentino le simulazioni sono in grado di immaginare, ad esempio, nuove aree viticole e a prevederne le potenzialità.
Altro aspetto affrontato, la corretta gestione della risorsa irrigua, un punto cruciale nelle moderne pratiche agronomiche. Il sistema WebGIS-geodatabase messo a punto dall’Istituto di San Michele nell’ambito del progetto Irriweb, partendo da diverse banche dati, simula il bilancio idrico del terreno in un determinato punto consultando la mappatura on-line. Il sistema, interpolando spazio-temporalmente gli apporti idrici superficiali dei cinque/sette giorni precedenti alla consultazione, prevede il contenuto d'acqua del terreno.
Lo strumento di gestione è stato messo a punto per una zona del Trentino, la Val di Non, in previsione di una possibile copertura di tutto il territorio provinciale coltivato.
www.iasma.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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