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Anna Scafuri
vince il Premio Interazionale del Vino 2008 per la sezione “Giornalisti
e Scrittori”
Dalla Ue
101 milioni di euro per la vitivinicoltura italiana
Nasce Itala
In Piemonte
Biteg ha trovato una casa perfetta
Alimentare:
sei famiglie su dieci costrette a cambiare menù
Emergenza
cibo: 74 milioni di poveri in Europa

Anna
Scafuri vince il Premio Interazionale del Vino 2008 per la sezione
“Giornalisti e Scrittori”
La
nostra socia ASA Anna Scafuri, giornalista del Tg1 e responsabile
della rubrica Terra e Sapori, è stata proclamata vincitrice
del Premio Internazionale del Vino 2008 per la sezione “Giornalisti
e Scrittori”.
La manifestazione si è svolta per la prima volta a San Patrignano
il 1 giugno 2008.
Alla collega le congratulazioni da parte di tutta l’ASA.
ASA – Associazione Stampa Agroalimentare Italiana –
www.asa-press.com
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Dalla
Ue 101 milioni di euro per la vitivinicoltura italiana
"Anche
per quest'anno i viticoltori italiani, produttori di vini Doc, Docg
e Igt, potranno accedere ai contributi previsti dalla normativa
comunitaria per la ristrutturazione di vecchi vigneti e per l'impianto
di nuova vigne. I fondi ammontano a centouno milioni di euro. E
contribuiranno a migliorare la qualità del vino che produciamo
ed a produrne di nuovo per vincere la sfida dei mercati internazionali".
Con queste parole il ministro delle Politiche agricole alimentari
e forestali Luca Zaia commenta l'assegnazione all'Italia di un fondo
comunitario di 101 milioni di euro destinato alla riconversione
e alla ristrutturazione dei vigneti per la campagna 2007/2008.
E' stato quindi modificato il quadro finanziario regionale delineato
con il decreto ministeriale n. 910 del 17 marzo 2008. Esaurita infatti
la fase dell'istruttoria delle domande di contributo e dopo l'ufficializzazione
del fabbisogno di spesa di ciascuna Regione e Provincia autonoma,
il Mipaaf ha proceduto a ripartire i fondi su base regionale, attraverso
il meccanismo della compensazione già previsto dal citato
decreto, per garantire il pieno assorbimento dei fondi attribuiti
all'Italia dalla Commissione Europea per la campagna in corso.
Alla vigilia dell'entrata in vigore della nuova Ocm vino, quindi,
il nostro Paese conferma l'obiettivo del completo utilizzo dei fondi
messi a disposizione dall'Unione europea, grazie al sistema delle
compensazioni finanziarie e all'overbooking concordati tra il Mipaaf
e le Regioni.
Le domande di contributo che non saranno soddisfatte per esaurimento
dei fondi (il cosiddetto overbooking, corrispondente alla quota
eccedente i 101.107.176 €) saranno prese in carico a valere
sulla disponibilità 2009.
Le Regioni che in questo contesto più si distinguono nella
capacità di spesa sono la Sicilia, il Veneto, la Toscana,
la Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano.
Il ministro Zaia ha espresso particolare soddisfazione per il risultato
ottenuto dal Veneto. "In questa Regione - ha detto - dove sono
stati già riconvertiti 1642 ettari di vigneti, il fondo inizialmente
assegnato (circa 8 milioni di euro), non sarebbe stato sufficiente
a coprire il gran numero di richieste presentate. Il Veneto ha invece
ottenuto oggi 3 milioni di euro in più, grazie alla rimodulazione,
cioè ai fondi non spesi di altre Regioni". Potranno
così essere liquidate le domande delle 974 aziende richiedenti
il contributo di riconversione per la campagna 2007 - 2008. "E'
stato possibile ottenere questo brillante risultato - ha concluso
il Ministro - anche grazie al completamento, nel 2007, dello schedario
vitivinicolo, che ha agevolato la presentazione delle domande da
parte degli operatori del settore".
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Nasce
Itala
Il
primo marchio italiano che garantisce la qualità nazionale
del latte e dei suoi derivati è Itala, che è stato
presentato da Unalat, a Roma, presso l'Hotel Exedra, il 27 maggio.
L'Unione nazionale fra le associazioni di produttori di latte bovino
con questo progetto, finanziato dal ministero delle Politiche agricole
e realizzato insieme a Inran e a Buonitalia, punta a valorizzare
il prodotto made in Italy, per renderlo riconoscibile al consumatori.
Hanno partecipato all'incontro di presentazione, accanto al presidente
di Unalat, Ernesto Folli e al vice Antonio Piva, il presidente della
provincia Giuseppe Torchio, il direttore di Confcooperative Andrea
Tolomini e il presidente della latteria Soresina Tiziano Fusar Poli
, ma anche Emilio De Piazza, presidente di Buonitalia e Carlo Cannella,
presidente di Inran. A moderare i lavori ci ha pensato il coordinatore
editoriale di Agrisole, Alessandro Mastrantonio. Presenti inoltre
le numerose aziende lattiero-casearie italiane che hanno aderito
al programma Unalat, lanciando sul mercato i prodotti a marchio
Itala.
Il latte Itala è freschissimo in quanto confezionato entro
24/48 ore dalla mungitura ed è ottenuto nel rispetto dell'ambiente
perché la breve distanza tra le stalle e gli stabilimenti
di produzione consente di ridurre al minimo le emissioni di smog
delle autocisterne.
I prodotti a marchio Itala, rappresentato da una mucca a forma di
cuore con tricolore e corona sulla testa, garantiscono l'origine
e la sicurezza del prodotto nazionale in tutte le fasi di lavorazione
e trasformazione della materia prima in latte alimentare, yogurt,
burro e formaggi. A dettare le regole è un preciso disciplinare
tecnico a cui devono attenersi allevatori, trasformatori e distributori
della filiera. Ad oggi, sono 20 le aziende produttrici di tutta
Italia che hanno aderito a questo progetto, rendendo tracciabile
già 20 milioni di quintali di latte, pari a circa il 20%
della produzione nazionale, che a fine anno diventeranno 25 milioni.
Il presidente di Unalat ha affermato: "È un sogno nel
cassetto che oggi, dopo due anni di lavoro, abbiamo realizzato grazie
ad un impegno condiviso perché acquistare i prodotti a marchio
Itala significa scegliere a livello nazionale qualità, rintracciabilità,
sicurezza alimentare e certezza di origine". Unalat, dunque,
guarda al futuro conoscendo le problematiche del mercato e lavorando
insieme agli operatori del settore, valorizzando la capacità
di costruire alleanze con e sul territorio, in termini di coinvolgimento,
rafforzando la penetrazione di una informazione "certificata"
al consumatore.
Il presidente di Buonitalia, società per la promozione, l'internazionalizzazione,
e la tutela dell'agroalimentare italiano promossa dal Mipaaf, Emilio
De Piazza, ha invece sottolineato che questo marchio è un
modo anche per competere, perché si rendono riconoscibili
i valori del prodotto italiano.
"Si tratta di un'assunzione di responsabilità nei confronti
del consumatore, ha precisato il presidente dell'Inran (Istituto
nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) Carlo Cannella,
non solo da parte di produttori e trasformatori, ma anche degli
organismi di controllo, del mondo della ricerca e della comunicazione".
Soddisfazione per la nascita del nuovo marchio è stata espressa
anche dal presidente Torchio: "Il comparto lattiero-caseario
rappresenta indiscutibilmente una parte molto importante dell'intero
settore agroalimentare. Per la nostra economia è il settore
trainante. Basti pensare che, nelle stalle della provincia si produce
il 10% del latte italiano e non meno rilevante appare l'industria
della trasformazione."
www.politicheagricole.gov.it
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In
Piemonte Biteg ha trovato una casa perfetta
E’
verosimile immaginare che la riuscita della XX edizione dei giochi
olimpici invernali del 2006 abbia messo le ali ai piedi alla Regione
Piemonte che si è resa conto, visti i risultati ottenuti,
del grande potenziale che possiede non solo in termini di habitat
ma delle risorse umane, politiche, sociali e professionali disponibili
e determinate a porsi concretamente in primo piano sullo scacchiere
internazionale. E ciò a dispetto del vieto luogo comune che
definisce i piemontesi dei “bogia nen”. E allora, sia
la presidente Mercedes Bresso, sia la grintosa Giuliana Manca, assessore
al turismo, sport e pari opportunità con l’appoggio
della giunta ed altre importanti istituzioni quali, ad esempio,
l’Enit, è stato possibile, dopo che per otto anni ha
avuto sede nel Trentino, varare la prima edizione tutta piemontese
della Borsa Internazionale del Turismo Enogastronomico, Biteg, la
più importante delle manifestazioni internazionali dedicate
all’offerta specialistica del settore. Va infatti ricordato
che la milanese Bit, che ha rilevanza mondiale, è comunque
per così dire generalista. Biteg, invece, si rivolge anch’essa
agli operatori del mondo del turismo ma focalizzando l’offerta
strettamente al connubio territorio- enogastronomia. Secondo i dati
dell’European School of Management questa branca del turismo
genera oltre 14 miliardi di euro all’anno e il suo principale
mercato è l’Europa che da sola vale 3,8 miliardi con
4 milioni di turisti e con una spesa media pari a 950 euro. Riguardo
l’Italia, il suo fatturato vale 1,2 miliardi di euro, con
crescite esponenziali, generato da 1,26 milioni di turisti che spendono
mediamente 950 euro. Utile precisare come prima e unica motivazione
il turismo enogastronomico attiva lo 0,6% del turismo in generale
con una spesa media di 130 euro (ma la cifra è sottostimata)
e, specificatamente riguardo al Piemonte il fatturato annuo ammonta
a 65 milioni di euro muovendo 85mila persone che rimangono sul territorio
almeno per 5 giorni. Diciamoci la verità, chi avrebbe mai
detto che la Regione conosciuta e vissuta nell’immaginario
collettivo pressoché unicamente come sede della Fiat fosse
invece un territorio con tale notevole appeal? La controprova è
data dai numeri prima citati ma soprattutto dal fatto che questa
immagine di territorio ricco di tradizione enogastronomia sia diventato
di fatto un brand credibile e spendibile. Considerato che questo
sito sul quale scrivo è dedicato alla comunicazione dell’agroalimentare,
tralascio per un attimo gli aspetti paesaggistici, storici e culturali,
per ricordare – forse superfluamente – chi “abita”
in questa Regione a partire dalla sede (che è anche cuore,
anima e motore della divulgazione dotta di cibi e vini) Slow Food,
e poi Pollenzo che significa Università degli Studi di Scienze
Gastronomiche, del Salone del Gusto, della Duja d’or, dell’incontro
tra i maître chocolatier a CioccolaTo, del Salone del Libro
Enogastronomico della rassegna Fungo d’Oro, del Museo del
Gusto di Frossasco, della miglior zona produttiva del riso nelle
aree del vercellese e novarese, per tacere di quell’intelligente
iniziativa di Eataly di Torino, probabilmente il più imponente
centro enogastronomico del mondo, e migliaia di altre attività
e specialità uniche (si pensi alla nocciola) nonché
di preziosi giacimenti enoici vari, a partire dalle “gemme”
Barolo, Barbaresco e anche di molti bianchi non sempre considerati.
Fattori a noi italiani più o meno noti ma che hanno affascinato
gli oltre 80 buyers selezionati dagli uffici esteri dell’Enit
provenienti da 19 Paesi, oltre una sessantina selezionati provenienti
da tutte le Regioni italiane, invitati a “toccare con mano”
queste realtà in occasione appunto della IX edizione di Biteg
che si è tenuta dal 15 al 18 maggio scorsi preso le cantine
e polo vitivinicolo Fontana Fredda di Serralunga. Le Atl di Alba
Langhe e Roero, Alessandria, Asti e l’Agenzia Touris Trend
sono state eccellenti padrone di casa; infatti al Belvedere La Morra
c’è stata una cena di gala di benvenuto mentre al castello
di Grinzane Cavour si è tenuta la conferenza stampa di apertura
ed il castello di Govone ha ospitato un vivace talk show che ha
ribadito la bontà dell’assioma “gusto & territorio”
quale formula vincente del turismo italiano.
In chiusura due notizie interessanti: Biteg, a detta dell’assessore
Manica, dopo questa più che positiva esperienza potrà
essere di casa per molti e molti anni a venire. Le trattative per
l’acquisizione del marchio sono avviate. Seconda notizia:
la candidatura del territorio di Langhe, Roero e Monferrato quale
patrimonio Unesco ha ampie e reali possibilità di conferma.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Alimentare:
sei famiglie su dieci costrette a cambiare menù
Sei
famiglie su dieci, praticamente più del 50 per cento, hanno
cambiato, nel 2007, le proprie abitudini alimentari, soprattutto
a causa dei rincari che si sono registrati nei prezzi, anche di
prodotti di prima necessità come il pane e la pasta. A ridurre
di più i consumi sono stati gli anziani. E’ quanto
rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dell’articolo
apparso sul “Wall Street Journal” nel quale si afferma,
tra l’altro, che i forti aumenti dei generi alimentari hanno
costretto gli italiani a ridurre anche la dieta mediterranea a vantaggio
di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale''.
L’articolo del quotidiano statunitense -afferma la Cia- ha
colto nel segno e messo in luce le grandi difficoltà che
oggi incontra la famiglia italiana negli acquisti dei prodotti alimentari.
D’altra parte, a subire le conseguenze più eclatanti
di questo cambio di menù da parte degli italiani sono stati
proprio i prodotti della cosiddetta “dieta mediterranea”
che, a causa dei rincari, comincia a mostrare segni di crisi. Nei
piatti dei nostri connazionali ci sono, infatti, sempre meno pane,
pasta, frutta, verdure, vino e olio d’oliva.
Sta di fatto che nel primo trimestre 2008 -rileva la Cia- proprio
i “prodotti principe” della dieta mediterranea hanno
avuto una netta flessione. Come risulta dalle stesse rilevazioni
dell’Ismea, si registrano cali per i derivati dei cereali
(pane e pasta in testa, con una flessione, rispettivamente, di circa
il 6 per cento e del 2,8 per cento) per gli ortaggi (meno 5,5 per
cento), per la frutta (meno 1,8 per cento) e per l’olio d’oliva
(meno 5,0 per cento).
Per quanto riguarda l’andamento del 2007, gli acquisti domestici
di pane -sottolinea la Cia- hanno avuto una diminuzione del 6,2
per cento, quelli di pasta del 2,6 per cento, di frutta del 2,5
per cento, di verdure del 4,2 per cento, di vino dell’4,6
per cento.
Su tale mutamento ha, quindi, inciso in maniera determinante -come
evidenzia lo stesso “Wall Street Journal”- l’impennata
dei prezzi. Gli aumenti record di pane (che oggi registrano una
crescita tendenziale del 13,1 per cento), pasta (più 18,6
per cento) frutta (più 8,3 per cento) e verdure (più
6,8 per cento) hanno avuto -avverte la Cia- un effetto negativo
nella spesa alimentare degli italiani che, tuttavia, risulta ancora
al secondo posto (18,8 per cento) su quella totale, preceduta solo
dall’abitazione (circa 26 per cento).
www.cia.it
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Emergenza
cibo: 74 milioni di poveri in Europa
In
Europa il problema alimentare riguarda potenzialmente più
di 74 milioni di cittadini che vivono oggi al di sotto della soglia
di povertà. E' quanto è emerso nel corso del Forum
Internazionale “Allarme cibo, l'Europa risponde” organizzato
da Coldiretti e Studio Ambrosetti a Bruxelles in occasione dell'apertura
della Conferenza Fao sull'alimentazione a Roma.
Gli effetti dell'emergenza cibo internazionale si fanno sentire
anche in Europa dove, insieme all'aumento dei prezzi dei beni alimentari
che sono saliti ad aprile su base annua del 7,1 per cento nell'Unione
europea, potrebbe presto cambiare il menu' sulle tavole per lo stop
alle forniture di molti prodotti base per l'alimentazione: le principali
catene di supermercati inglesi hanno iniziato a razionare le vendite
di riso, gli allevatori tedeschi hanno interrotto le consegne di
latte alle industrie con effetti anche in Italia che importa il
40 per cento del proprio fabbisogno e dove è già partito
lo sciopero del prosciutto che farà mancare Parma, San Daniele
e altri prodotti tipici della salumeria dagli scaffali. E questo
nonostante il fatto che, secondo l'Eurostat, i prodotti che sono
cresciuti di piu' al consumo sono latte e formaggi (14, 9 per cento),
e pane e cereali (+10,7 per cento).
Di fronte all'emergenza cibo, l'Europa ha il dovere - sostiene la
Coldiretti - di adottare una politica agricola coerente con l'esigenza
chiudere le porte alla speculazioni sulla fame in atto e di garantire
l'approvvigionamento con una produzione alimentare di qualità
al giusto prezzo per imprese e consumatori. Un modello di sviluppo
sostenibile, economicamente e socialmente, per rispondere al nuovo
quadro di riferimento caratterizzato da un volatilità dei
prezzi per effetto dall' aumento della domanda, dai cambiamenti
climatici, dalle speculazioni finanziarie.
L'impennata dei prezzi degli alimenti e la ricerca di materie prime
per produrre biocarburanti hanno ''rilegittimato” fortemente
il ruolo dell'agricoltura in una Europa che - ha sottolineato il
Presidente della Coldiretti Sergio Marini - è un importatore
netto di prodotti agricoli con una bilancia commerciale negativa
di circa 6 miliardi di dollari e che negli ultimi anni ha visto
ridurre numero di imprese agricole e il terreno coltivato.
Per Marini, la crisi alimentare non si risolve con i prezzi bassi
all'origine per i produttori perche' questi non consentono all'agricoltura
di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il
sistema che non è piu' in grado di riprendersi anche in condizioni
positive. La Politica Agricola - ha precisato Marini - deve saper
mantenere il sistema produttivo europeo efficiente con un sistema
diffuso di imprese sul territorio anche in condizioni difficili
affinché possa essere efficace nel reagire alle sollecitazioni
di un mercato che cambia rapidamente.
La situazione attuale conferma la validità della scelta fatta
dall'Europa di riformare la Politica Agricola Comune per dare alle
imprese la possibilità di rispondere in tempi rapidi alla
domanda del mercato senza chiudere le porte alle importazioni dai
paesi piu' poveri con L'Unione Europea che è il primo importatore
di prodotti agricoli dai Paesi in Via di Sviluppo con un valore
pari circa a quello di USA, Giappone, Canada ed Australia messi
insieme ed in Europa arrivano l'85 per cento delle esportazioni
agricole africane e il 45 per cento di quelle del Sud America. Una
dimostrazione - ha sottolineato il presidente della Coldiretti -
di come siano false le accuse di protezionismo per la politica agricola
europea che ha affrontato tre profonde riforme negli ultimi dieci
anni.
Senza politica agricola comune ci sarebbero meno produzione, piu'
importazioni e prezzi piu' alti. Per questo occorre - ha continuato
Marini - sostenere e qualificare la politica agricola comune per
non aggravare il problema dell'approvvigionamento alimentare dell'Europa
in un momento in cui molti paesi produttori stanno chiudendo le
frontiere con limitazioni alle esportazioni e ripercussioni anche
per l'Italia che importa quasi la metà del proprio fabbisogno
in settori chiave come i cereali, la carne e il latte.
Il presidente della Coldiretti Sergio Marini ha espresso ''un giudizio
positivo'' sulle proposte di revisione della politica agricola,
il cosiddetto “stato di salute della Pac”, presentate
dal Commissario Europeo all'agricoltura Mariann Fischer Boel che
è intervenuta all'incontro insieme al vice presidente del
Parlamento europeo Mario Mauro e al presidente della Commissione
europea Antonio Tajani. Con l'abolizione dei sostegni alle terre
non coltivate ci sarà la possibilità - ha sottolineato
- di mettere a coltura fino a quasi 3 milioni di ettari in Europa
dei quali duecentomila in Italia per una produzione aggiuntiva di
oltre un milione di tonnellate di cereali, pari al 15 per cento
in piu' della produzione attuale. Inoltre la flessibilità
introdotta ha permesso una forte e pronta reazione del sistema produttivo
come dimostra l'esperienza recente del grano in Italia dove all'aumento
della domanda internazionale ha fatto seguito immediatamente una
crescita delle semine del 18 per cento per il duro e del 14 per
cento per il tenero.
Le novità proposte rappresentano una buona base di partenza
su cui negoziare per cogliere le risorse che l'agricoltura europea
può offrire di fronte all'emergenza cibo a livello globale.
“I principi delle proposte sono coerenti rispetto all'esigenza
di garantire una adeguata offerta di prodotti, la sicurezza alimentare
e la tutela dell'ambiente - ha concluso Marini -. L'abolizione dei
sostegni alle terre non coltivate (set aside) e il consolidamento
della scelta di slegare il sostegno dal tipo di prodotto (disaccoppiamento)
sono poi un importante passaggio per permettere alle imprese di
confrontarsi senza mediazioni con il mercato e di orientare le produzioni
in maniera rapida ed efficace dove la forbice tra domanda e offerta
è piu' ampia e si fa piu' sentire la tensione sui prezzi”.
www.coldiretti.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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