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Newsletter 62 / 9.6.2008


Anna Scafuri vince il Premio Interazionale del Vino 2008 per la sezione “Giornalisti e Scrittori”
Dalla Ue 101 milioni di euro per la vitivinicoltura italiana
Nasce Itala
In Piemonte Biteg ha trovato una casa perfetta
Alimentare: sei famiglie su dieci costrette a cambiare menù
Emergenza cibo: 74 milioni di poveri in Europa


Anna Scafuri vince il Premio Interazionale del Vino 2008 per la sezione “Giornalisti e Scrittori”
La nostra socia ASA Anna Scafuri, giornalista del Tg1 e responsabile della rubrica Terra e Sapori, è stata proclamata vincitrice del Premio Internazionale del Vino 2008 per la sezione “Giornalisti e Scrittori”.
La manifestazione si è svolta per la prima volta a San Patrignano il 1 giugno 2008.
Alla collega le congratulazioni da parte di tutta l’ASA.
ASA – Associazione Stampa Agroalimentare Italiana – www.asa-press.com
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Dalla Ue 101 milioni di euro per la vitivinicoltura italiana
"Anche per quest'anno i viticoltori italiani, produttori di vini Doc, Docg e Igt, potranno accedere ai contributi previsti dalla normativa comunitaria per la ristrutturazione di vecchi vigneti e per l'impianto di nuova vigne. I fondi ammontano a centouno milioni di euro. E contribuiranno a migliorare la qualità del vino che produciamo ed a produrne di nuovo per vincere la sfida dei mercati internazionali".
Con queste parole il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta l'assegnazione all'Italia di un fondo comunitario di 101 milioni di euro destinato alla riconversione e alla ristrutturazione dei vigneti per la campagna 2007/2008.
E' stato quindi modificato il quadro finanziario regionale delineato con il decreto ministeriale n. 910 del 17 marzo 2008. Esaurita infatti la fase dell'istruttoria delle domande di contributo e dopo l'ufficializzazione del fabbisogno di spesa di ciascuna Regione e Provincia autonoma, il Mipaaf ha proceduto a ripartire i fondi su base regionale, attraverso il meccanismo della compensazione già previsto dal citato decreto, per garantire il pieno assorbimento dei fondi attribuiti all'Italia dalla Commissione Europea per la campagna in corso.
Alla vigilia dell'entrata in vigore della nuova Ocm vino, quindi, il nostro Paese conferma l'obiettivo del completo utilizzo dei fondi messi a disposizione dall'Unione europea, grazie al sistema delle compensazioni finanziarie e all'overbooking concordati tra il Mipaaf e le Regioni.
Le domande di contributo che non saranno soddisfatte per esaurimento dei fondi (il cosiddetto overbooking, corrispondente alla quota eccedente i 101.107.176 €) saranno prese in carico a valere sulla disponibilità 2009.
Le Regioni che in questo contesto più si distinguono nella capacità di spesa sono la Sicilia, il Veneto, la Toscana, la Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano.
Il ministro Zaia ha espresso particolare soddisfazione per il risultato ottenuto dal Veneto. "In questa Regione - ha detto - dove sono stati già riconvertiti 1642 ettari di vigneti, il fondo inizialmente assegnato (circa 8 milioni di euro), non sarebbe stato sufficiente a coprire il gran numero di richieste presentate. Il Veneto ha invece ottenuto oggi 3 milioni di euro in più, grazie alla rimodulazione, cioè ai fondi non spesi di altre Regioni". Potranno così essere liquidate le domande delle 974 aziende richiedenti il contributo di riconversione per la campagna 2007 - 2008. "E' stato possibile ottenere questo brillante risultato - ha concluso il Ministro - anche grazie al completamento, nel 2007, dello schedario vitivinicolo, che ha agevolato la presentazione delle domande da parte degli operatori del settore".
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Nasce Itala
Il primo marchio italiano che garantisce la qualità nazionale del latte e dei suoi derivati è Itala, che è stato presentato da Unalat, a Roma, presso l'Hotel Exedra, il 27 maggio. L'Unione nazionale fra le associazioni di produttori di latte bovino con questo progetto, finanziato dal ministero delle Politiche agricole e realizzato insieme a Inran e a Buonitalia, punta a valorizzare il prodotto made in Italy, per renderlo riconoscibile al consumatori.
Hanno partecipato all'incontro di presentazione, accanto al presidente di Unalat, Ernesto Folli e al vice Antonio Piva, il presidente della provincia Giuseppe Torchio, il direttore di Confcooperative Andrea Tolomini e il presidente della latteria Soresina Tiziano Fusar Poli , ma anche Emilio De Piazza, presidente di Buonitalia e Carlo Cannella, presidente di Inran. A moderare i lavori ci ha pensato il coordinatore editoriale di Agrisole, Alessandro Mastrantonio. Presenti inoltre le numerose aziende lattiero-casearie italiane che hanno aderito al programma Unalat, lanciando sul mercato i prodotti a marchio Itala.
Il latte Itala è freschissimo in quanto confezionato entro 24/48 ore dalla mungitura ed è ottenuto nel rispetto dell'ambiente perché la breve distanza tra le stalle e gli stabilimenti di produzione consente di ridurre al minimo le emissioni di smog delle autocisterne.
I prodotti a marchio Itala, rappresentato da una mucca a forma di cuore con tricolore e corona sulla testa, garantiscono l'origine e la sicurezza del prodotto nazionale in tutte le fasi di lavorazione e trasformazione della materia prima in latte alimentare, yogurt, burro e formaggi. A dettare le regole è un preciso disciplinare tecnico a cui devono attenersi allevatori, trasformatori e distributori della filiera. Ad oggi, sono 20 le aziende produttrici di tutta Italia che hanno aderito a questo progetto, rendendo tracciabile già 20 milioni di quintali di latte, pari a circa il 20% della produzione nazionale, che a fine anno diventeranno 25 milioni.
Il presidente di Unalat ha affermato: "È un sogno nel cassetto che oggi, dopo due anni di lavoro, abbiamo realizzato grazie ad un impegno condiviso perché acquistare i prodotti a marchio Itala significa scegliere a livello nazionale qualità, rintracciabilità, sicurezza alimentare e certezza di origine". Unalat, dunque, guarda al futuro conoscendo le problematiche del mercato e lavorando insieme agli operatori del settore, valorizzando la capacità di costruire alleanze con e sul territorio, in termini di coinvolgimento, rafforzando la penetrazione di una informazione "certificata" al consumatore.
Il presidente di Buonitalia, società per la promozione, l'internazionalizzazione, e la tutela dell'agroalimentare italiano promossa dal Mipaaf, Emilio De Piazza, ha invece sottolineato che questo marchio è un modo anche per competere, perché si rendono riconoscibili i valori del prodotto italiano.
"Si tratta di un'assunzione di responsabilità nei confronti del consumatore, ha precisato il presidente dell'Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) Carlo Cannella, non solo da parte di produttori e trasformatori, ma anche degli organismi di controllo, del mondo della ricerca e della comunicazione".
Soddisfazione per la nascita del nuovo marchio è stata espressa anche dal presidente Torchio: "Il comparto lattiero-caseario rappresenta indiscutibilmente una parte molto importante dell'intero settore agroalimentare. Per la nostra economia è il settore trainante. Basti pensare che, nelle stalle della provincia si produce il 10% del latte italiano e non meno rilevante appare l'industria della trasformazione."
www.politicheagricole.gov.it
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In Piemonte Biteg ha trovato una casa perfetta
E’ verosimile immaginare che la riuscita della XX edizione dei giochi olimpici invernali del 2006 abbia messo le ali ai piedi alla Regione Piemonte che si è resa conto, visti i risultati ottenuti, del grande potenziale che possiede non solo in termini di habitat ma delle risorse umane, politiche, sociali e professionali disponibili e determinate a porsi concretamente in primo piano sullo scacchiere internazionale. E ciò a dispetto del vieto luogo comune che definisce i piemontesi dei “bogia nen”. E allora, sia la presidente Mercedes Bresso, sia la grintosa Giuliana Manca, assessore al turismo, sport e pari opportunità con l’appoggio della giunta ed altre importanti istituzioni quali, ad esempio, l’Enit, è stato possibile, dopo che per otto anni ha avuto sede nel Trentino, varare la prima edizione tutta piemontese della Borsa Internazionale del Turismo Enogastronomico, Biteg, la più importante delle manifestazioni internazionali dedicate all’offerta specialistica del settore. Va infatti ricordato che la milanese Bit, che ha rilevanza mondiale, è comunque per così dire generalista. Biteg, invece, si rivolge anch’essa agli operatori del mondo del turismo ma focalizzando l’offerta strettamente al connubio territorio- enogastronomia. Secondo i dati dell’European School of Management questa branca del turismo genera oltre 14 miliardi di euro all’anno e il suo principale mercato è l’Europa che da sola vale 3,8 miliardi con 4 milioni di turisti e con una spesa media pari a 950 euro. Riguardo l’Italia, il suo fatturato vale 1,2 miliardi di euro, con crescite esponenziali, generato da 1,26 milioni di turisti che spendono mediamente 950 euro. Utile precisare come prima e unica motivazione il turismo enogastronomico attiva lo 0,6% del turismo in generale con una spesa media di 130 euro (ma la cifra è sottostimata) e, specificatamente riguardo al Piemonte il fatturato annuo ammonta a 65 milioni di euro muovendo 85mila persone che rimangono sul territorio almeno per 5 giorni. Diciamoci la verità, chi avrebbe mai detto che la Regione conosciuta e vissuta nell’immaginario collettivo pressoché unicamente come sede della Fiat fosse invece un territorio con tale notevole appeal? La controprova è data dai numeri prima citati ma soprattutto dal fatto che questa immagine di territorio ricco di tradizione enogastronomia sia diventato di fatto un brand credibile e spendibile. Considerato che questo sito sul quale scrivo è dedicato alla comunicazione dell’agroalimentare, tralascio per un attimo gli aspetti paesaggistici, storici e culturali, per ricordare – forse superfluamente – chi “abita” in questa Regione a partire dalla sede (che è anche cuore, anima e motore della divulgazione dotta di cibi e vini) Slow Food, e poi Pollenzo che significa Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, del Salone del Gusto, della Duja d’or, dell’incontro tra i maître chocolatier a CioccolaTo, del Salone del Libro Enogastronomico della rassegna Fungo d’Oro, del Museo del Gusto di Frossasco, della miglior zona produttiva del riso nelle aree del vercellese e novarese, per tacere di quell’intelligente iniziativa di Eataly di Torino, probabilmente il più imponente centro enogastronomico del mondo, e migliaia di altre attività e specialità uniche (si pensi alla nocciola) nonché di preziosi giacimenti enoici vari, a partire dalle “gemme” Barolo, Barbaresco e anche di molti bianchi non sempre considerati.
Fattori a noi italiani più o meno noti ma che hanno affascinato gli oltre 80 buyers selezionati dagli uffici esteri dell’Enit provenienti da 19 Paesi, oltre una sessantina selezionati provenienti da tutte le Regioni italiane, invitati a “toccare con mano” queste realtà in occasione appunto della IX edizione di Biteg che si è tenuta dal 15 al 18 maggio scorsi preso le cantine e polo vitivinicolo Fontana Fredda di Serralunga. Le Atl di Alba Langhe e Roero, Alessandria, Asti e l’Agenzia Touris Trend sono state eccellenti padrone di casa; infatti al Belvedere La Morra c’è stata una cena di gala di benvenuto mentre al castello di Grinzane Cavour si è tenuta la conferenza stampa di apertura ed il castello di Govone ha ospitato un vivace talk show che ha ribadito la bontà dell’assioma “gusto & territorio” quale formula vincente del turismo italiano.
In chiusura due notizie interessanti: Biteg, a detta dell’assessore Manica, dopo questa più che positiva esperienza potrà essere di casa per molti e molti anni a venire. Le trattative per l’acquisizione del marchio sono avviate. Seconda notizia: la candidatura del territorio di Langhe, Roero e Monferrato quale patrimonio Unesco ha ampie e reali possibilità di conferma.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Alimentare: sei famiglie su dieci costrette a cambiare menù
Sei famiglie su dieci, praticamente più del 50 per cento, hanno cambiato, nel 2007, le proprie abitudini alimentari, soprattutto a causa dei rincari che si sono registrati nei prezzi, anche di prodotti di prima necessità come il pane e la pasta. A ridurre di più i consumi sono stati gli anziani. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dell’articolo apparso sul “Wall Street Journal” nel quale si afferma, tra l’altro, che i forti aumenti dei generi alimentari hanno costretto gli italiani a ridurre anche la dieta mediterranea a vantaggio di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale''.
L’articolo del quotidiano statunitense -afferma la Cia- ha colto nel segno e messo in luce le grandi difficoltà che oggi incontra la famiglia italiana negli acquisti dei prodotti alimentari. D’altra parte, a subire le conseguenze più eclatanti di questo cambio di menù da parte degli italiani sono stati proprio i prodotti della cosiddetta “dieta mediterranea” che, a causa dei rincari, comincia a mostrare segni di crisi. Nei piatti dei nostri connazionali ci sono, infatti, sempre meno pane, pasta, frutta, verdure, vino e olio d’oliva.
Sta di fatto che nel primo trimestre 2008 -rileva la Cia- proprio i “prodotti principe” della dieta mediterranea hanno avuto una netta flessione. Come risulta dalle stesse rilevazioni dell’Ismea, si registrano cali per i derivati dei cereali (pane e pasta in testa, con una flessione, rispettivamente, di circa il 6 per cento e del 2,8 per cento) per gli ortaggi (meno 5,5 per cento), per la frutta (meno 1,8 per cento) e per l’olio d’oliva (meno 5,0 per cento).
Per quanto riguarda l’andamento del 2007, gli acquisti domestici di pane -sottolinea la Cia- hanno avuto una diminuzione del 6,2 per cento, quelli di pasta del 2,6 per cento, di frutta del 2,5 per cento, di verdure del 4,2 per cento, di vino dell’4,6 per cento.
Su tale mutamento ha, quindi, inciso in maniera determinante -come evidenzia lo stesso “Wall Street Journal”- l’impennata dei prezzi. Gli aumenti record di pane (che oggi registrano una crescita tendenziale del 13,1 per cento), pasta (più 18,6 per cento) frutta (più 8,3 per cento) e verdure (più 6,8 per cento) hanno avuto -avverte la Cia- un effetto negativo nella spesa alimentare degli italiani che, tuttavia, risulta ancora al secondo posto (18,8 per cento) su quella totale, preceduta solo dall’abitazione (circa 26 per cento).
www.cia.it
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Emergenza cibo: 74 milioni di poveri in Europa
In Europa il problema alimentare riguarda potenzialmente più di 74 milioni di cittadini che vivono oggi al di sotto della soglia di povertà. E' quanto è emerso nel corso del Forum Internazionale “Allarme cibo, l'Europa risponde” organizzato da Coldiretti e Studio Ambrosetti a Bruxelles in occasione dell'apertura della Conferenza Fao sull'alimentazione a Roma.
Gli effetti dell'emergenza cibo internazionale si fanno sentire anche in Europa dove, insieme all'aumento dei prezzi dei beni alimentari che sono saliti ad aprile su base annua del 7,1 per cento nell'Unione europea, potrebbe presto cambiare il menu' sulle tavole per lo stop alle forniture di molti prodotti base per l'alimentazione: le principali catene di supermercati inglesi hanno iniziato a razionare le vendite di riso, gli allevatori tedeschi hanno interrotto le consegne di latte alle industrie con effetti anche in Italia che importa il 40 per cento del proprio fabbisogno e dove è già partito lo sciopero del prosciutto che farà mancare Parma, San Daniele e altri prodotti tipici della salumeria dagli scaffali. E questo nonostante il fatto che, secondo l'Eurostat, i prodotti che sono cresciuti di piu' al consumo sono latte e formaggi (14, 9 per cento), e pane e cereali (+10,7 per cento).
Di fronte all'emergenza cibo, l'Europa ha il dovere - sostiene la Coldiretti - di adottare una politica agricola coerente con l'esigenza chiudere le porte alla speculazioni sulla fame in atto e di garantire l'approvvigionamento con una produzione alimentare di qualità al giusto prezzo per imprese e consumatori. Un modello di sviluppo sostenibile, economicamente e socialmente, per rispondere al nuovo quadro di riferimento caratterizzato da un volatilità dei prezzi per effetto dall' aumento della domanda, dai cambiamenti climatici, dalle speculazioni finanziarie.
L'impennata dei prezzi degli alimenti e la ricerca di materie prime per produrre biocarburanti hanno ''rilegittimato” fortemente il ruolo dell'agricoltura in una Europa che - ha sottolineato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini - è un importatore netto di prodotti agricoli con una bilancia commerciale negativa di circa 6 miliardi di dollari e che negli ultimi anni ha visto ridurre numero di imprese agricole e il terreno coltivato.
Per Marini, la crisi alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori perche' questi non consentono all'agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è piu' in grado di riprendersi anche in condizioni positive. La Politica Agricola - ha precisato Marini - deve saper mantenere il sistema produttivo europeo efficiente con un sistema diffuso di imprese sul territorio anche in condizioni difficili affinché possa essere efficace nel reagire alle sollecitazioni di un mercato che cambia rapidamente.
La situazione attuale conferma la validità della scelta fatta dall'Europa di riformare la Politica Agricola Comune per dare alle imprese la possibilità di rispondere in tempi rapidi alla domanda del mercato senza chiudere le porte alle importazioni dai paesi piu' poveri con L'Unione Europea che è il primo importatore di prodotti agricoli dai Paesi in Via di Sviluppo con un valore pari circa a quello di USA, Giappone, Canada ed Australia messi insieme ed in Europa arrivano l'85 per cento delle esportazioni agricole africane e il 45 per cento di quelle del Sud America. Una dimostrazione - ha sottolineato il presidente della Coldiretti - di come siano false le accuse di protezionismo per la politica agricola europea che ha affrontato tre profonde riforme negli ultimi dieci anni.
Senza politica agricola comune ci sarebbero meno produzione, piu' importazioni e prezzi piu' alti. Per questo occorre - ha continuato Marini - sostenere e qualificare la politica agricola comune per non aggravare il problema dell'approvvigionamento alimentare dell'Europa in un momento in cui molti paesi produttori stanno chiudendo le frontiere con limitazioni alle esportazioni e ripercussioni anche per l'Italia che importa quasi la metà del proprio fabbisogno in settori chiave come i cereali, la carne e il latte.
Il presidente della Coldiretti Sergio Marini ha espresso ''un giudizio positivo'' sulle proposte di revisione della politica agricola, il cosiddetto “stato di salute della Pac”, presentate dal Commissario Europeo all'agricoltura Mariann Fischer Boel che è intervenuta all'incontro insieme al vice presidente del Parlamento europeo Mario Mauro e al presidente della Commissione europea Antonio Tajani. Con l'abolizione dei sostegni alle terre non coltivate ci sarà la possibilità - ha sottolineato - di mettere a coltura fino a quasi 3 milioni di ettari in Europa dei quali duecentomila in Italia per una produzione aggiuntiva di oltre un milione di tonnellate di cereali, pari al 15 per cento in piu' della produzione attuale. Inoltre la flessibilità introdotta ha permesso una forte e pronta reazione del sistema produttivo come dimostra l'esperienza recente del grano in Italia dove all'aumento della domanda internazionale ha fatto seguito immediatamente una crescita delle semine del 18 per cento per il duro e del 14 per cento per il tenero.
Le novità proposte rappresentano una buona base di partenza su cui negoziare per cogliere le risorse che l'agricoltura europea può offrire di fronte all'emergenza cibo a livello globale. “I principi delle proposte sono coerenti rispetto all'esigenza di garantire una adeguata offerta di prodotti, la sicurezza alimentare e la tutela dell'ambiente - ha concluso Marini -. L'abolizione dei sostegni alle terre non coltivate (set aside) e il consolidamento della scelta di slegare il sostegno dal tipo di prodotto (disaccoppiamento) sono poi un importante passaggio per permettere alle imprese di confrontarsi senza mediazioni con il mercato e di orientare le produzioni in maniera rapida ed efficace dove la forbice tra domanda e offerta è piu' ampia e si fa piu' sentire la tensione sui prezzi”.
www.coldiretti.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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