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20 anni
di controllo e certificazione nel Biologico
Presentato
da Censis servizi l’identikit delle consumatrici di vino
I giovani
riscoprono le tipicità anche all’aperitivo
Mozzarella
di bufala: il Ministro Zaia in visita a Caserta
Lo sciopero
degli allevatori “taglia” prosciutti e salami Dop
Successo
di SMS Consumatori, ma l’inflazione fa crollare i consumi

20 anni
di controllo e certificazione nel Biologico
C’era
una volta il Biologico …. che oggi è presente in 120
Paesi con 31 milioni di ettari coltivati, 720mila aziende, 38,6
miliardi di dollari di fatturato nel 2006 (nel 2007 dovrebbero superare
40 milioni di dollari) e l’Italia, con 1.148.000 ettari, 45mila
aziende e un fatturato di 2,2 milioni di Euro è il primo
produttore europeo. Appena 20 anni fa, in Italia, c’erano
pochi produttori che credevano nella coltivazione “pulita”
ovvero senza l’uso di pesticidi e alcuni di loro ritennero
che per valorizzarla si dovessero attivare degli specifici controlli.
E parlare di controlli, nella seconda metà degli anni ‘80,
rappresentò un fatto del tutto rivoluzionario, in anticipo
sui tempi e sulla stessa regolamentazione comunitaria che sarebbe
stata emanata alcuni anni dopo. Così nel 1988 si diede vita
al C.C.P.B. (Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici),
che venerdì 23 maggio 2008 ha tenuto l’Assemblea di
Bilancio unendovi anche una parte –coordinata da Patrizio
Roversi- dedicata ai 20 anni di attività, con la partecipazione
di vari “pionieri”, esperti e personalità del
settore. Non solo, ma è stata anche l’occasione per
presentare “ufficialmente” CCPB srl cui dall’inizio
di gennaio 2008 sono state conferite tutte le attività di
controllo e certificazione, e il Consorzio Il Biologico che si occupa
di formazione, divulgazione e promozione.
Lino Nori, Presidente del “Consorzio Il Biologico”,
ha sottolineato come «in questi 20 anni, assieme a tante persone,
abbiamo costruito un nuovo modo di coltivare, lo abbiamo diffuso.
E’ stata anche una bella avventura culturale, perché
abbiamo contribuito a salvaguardare l’ambiente e la salute».
Per comprendere le potenzialità del Bio, basti pensare che
a livello mondiale, l’Australia, con 12,2 milioni di ettari
e 1.550 aziende, è il primo produttore di Biologico, precedendo
Cina (2,3 milioni di ettari con 1.600 aziende), Argentina (2,2 milioni
HA) e USA che, con 1,6 milioni di Ettari e 8.400 aziende, ha sorpassato
l’Italia. Il Belpaese si conferma leader in Europa con 1.148.000
ettari, davanti a Spagna (926.000 HA), Germania (825.500 HA) Gran
Bretagna (604.500 HA) e Francia (553.00 HA). Dopo un buon andamento
fino ai primi anni del 2000 si era registrata in Italia una stasi
che ha avuto un primo trend positivo con l’incremento delle
esportazioni da un paio di anni ed ora, nel 2007 una ripresa dei
consumi interni. «Fra le aziende di trasformazione che certifichiamo
–ha specificato Nori- nel 2007 abbiamo avuto un incremento
del +17% sul 2006, depurato degli aumenti dovuti al rialzo dei costi
delle materie prime. E questa crescita viene dall’espansione
dei volumi di attività delle imprese più che dall’incremento
del numero delle stesse».
Sono dati significativi, che testimoniano il brillante percorso
dell’Italia, se si considera che all’inizio degli anni
90 rappresentava il 5% della superficie europea ed ora è
in una posizione di avanguardia nel Biologico, che rappresenta una
straordinaria opportunità per valorizzare i prodotti dell’agroalimentare
italiano. Purtroppo, ha rilevato la relazione all’Assemblea,
si protrae il ritardo dell’attuazione del Piano di Azione
Nazionale che è dotato di risorse per 10 milioni di Euro
per ognuno dei tre anni di durata. La burocrazia è una delle
responsabili dei ritardi del settore, così come va riscontrata
una informazione deludente sul Biologico.
«Nel 2007 il CCPB ha realizzato un volume di affari di 4,4
milioni di Euro contro i 4 del 2006 -rivela Fabrizio Piva, Amministratore
Unico di C.C.P.B. srl- un incremento dovuto soprattutto all’aumento
dei controlli sulle aziende di trasformazione che sono passate dalle
2.038 del 2006 alle 2.270 del 2007.
L’attività di certificazione ha comportato 5.356 ispezioni
(eseguite da 52 ispettori) su 3.553 aziende (coltivazione, allevamenti
e trasformazione) e sono stati rilasciati 3.210 certificati di conformità».
Nel 2007 ha preso consistenza anche la certificazione dei cosmetici
biologici, un nuovissimo comparto in netta espansione, se si considera
che stanno già coprendo il 2% del mercato italiano (l’agroalimentare
rappresenta l’1,5% del totale). Inoltre va citato lo schema
Bio-Habitat per la certificazione del verde non agricolo biologico,
che ha visto rilasciare certificazioni, fra le altre, ai Comuni
di Faenza, Legnago e Modena.
«Non dobbiamo dimenticare –ha detto Tiberio Rabboni,
Assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna concludendo
l’Assemblea di Bilancio del CCPB- che in Regione sin dagli
anni 70 si iniziò a sperimentare la Lotta Integrata poi la
Produzione Integrata e di qui si mossero i primi passi per il Biologico,
che ebbe un impulso anche dalla realizzazione della prima biofabbrica
italiana. E tutto questo con un costante flusso di risorse. Tanto
che negli ultimi 6 anni abbiamo destinato al Biologico 150 milioni
di Euro». adalberto@erani.it
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Presentato
da Censis servizi l’identikit delle consumatrici di vino
E’
donna il nuovo consumatore italiano del vino. Si stima che quasi
la metà del fatturato ottenuto dalla vendita del prodotto
in Italia sia dato proprio dal mercato femminile. Sarebbe quindi
di ben 3 miliardi di euro il valore del consumo femminile su un
totale italiano di 6,2 miliardi di euro. Sono in 13 milioni le wine-lover
in rosa e hanno un identikit ben definito: se sono giovani sono
colte e bevono poco ma bene, mentre con l’innalzarsi dell’età
cresce la loro attenzione al prezzo. Le donne sono poco interessate
al legame fra il vino e il suo territorio di origine ma anzi tendono,
spinte dalla curiosità, ad essere consumatrici infedeli perché
sempre attratte da nuove esperienze anche straniere. Inoltre il
vino è sinonimo di bellezza e fa bene alla salute soprattutto
nel periodo della menopausa. Sono alcuni degli input emersi durante
il primo Forum delle Donne del Vino, nella prima giornata della
42esima edizione della Settimana dei Vini dell’Enoteca Italiana
di Siena, in cui si è parlato del vino al “Il vino
al femminile” e “Il vino ti fa giovane” in collaborazione
con l’Associazione delle Donne del Vino e con l’Associazione
Vino e Salute. Durante il momento sul vino di genere è stato
presentato uno studio di Censis servizi da cui è emersa un
fotografia attuale sul rapporto fra il vino e il gentil sesso. Rispetto
ai maschi – prosegue il rapporto - sono più coinvolte
emotivamente nelle scelte e più motivate dal desiderio di
conoscere mentre meno degli uomini sono condizionate dall’abitudine.
L’identikit di vino e donne che è stato presentato
al convegno della Settimana dei Vini 2008 ha messo in evidenza aspetti
particolari: le donne nel rapporto con il vino dimostrano più
sottili capacità di capire i prodotti, ma anche più
robusti legami con definite tribù di tendenza. Questi i due
assi sui quali sta crescendo in questi anni il rapporto delle donne
col vino. E i 13 milioni di italiane sopra i 14 anni che bevono
vino appartengono ormai a 5 diversi gruppi di “culture”,
secondo una gerarchia non piramidale ma totemica. Ci sono 3 milioni
di “consumiste”, ancora orientate dalla tradizione e
dal rapporto quantità-prezzo; poi 4 milioni di “eclettiche”
indirizzate nella scelta dei vini dai consumi del tempo libero e
del fuori casa; al centro 1 milione di “appassionate”,
sempre più competenti ricercatrici di “esperienze”
evolute; in alto 4 milioni di “emergenti”, donne in
carriera decisamente influenti in fatto di “trend” e
di “brand”; in testa 1 milione di “eminenti”,
con scelte elitarie dei vini ispirate dai comportamenti del “lusso”.
<<L’enfasi con la quale si è guardato in questi
anni ai rischi dell’alcolismo delle donne giovani e anziane
– spiega Fabio Taiti, presidente di Censis Servizi -, ha finito
per oscurare la vera rivoluzione dei rapporti delle consumatrici
col vino al tempo della globalizzazione e della società “liquida”.
I mutamenti infatti non sono andati solo nella direzione di meno
quantità e più qualità, ma soprattutto verso
più articolate competenze, migliori rapporti con l’edonismo,
maggiore attenzione alla rappresentazione di sé e soprattutto
legami di complice solidarietà all’interno di definite
“tribù” comportamentali>>.
Ma quale è il ruolo delle donne nel mondo del vino, chi sono
e che rapporto hanno con l’enologia? La degustazione del vino
fatta dalle donne è qualche cosa di relativamente recente,
ricorda Brigitte Leloup, vice presidente dell’Association
des Sommeliers d’Europe: <<Quando cominciai personalmente
ad imparare “il vino” e a conoscerlo, nel 1987, c'erano
ancora poche donne in un ambiente maschile molto chiuso, e ancora
meno nelle scuole alberghiere, nelle classe di sommelleria. Ma oggi
non è più così: il nostro approccio con il
vino non è imbarazzato e più spontaneo. I nostri sensi
sono esacerbati e molto sensibili al minimo effluvio e il palato
femminile scopre finezze che quello degli uomini ignora>>.
Simonetta Doni, graphic desiner di importanti aziende ha parlato
del vino e della creatività al femminile: <<Oggi c’è
la consapevolezza che l’immagine giusta qualifica l’intera
azienda e fa vendere il prodotto. Superati i pregiudizi che volevo
“femminilità uguale leziosità” si può
affermare che la specifica sensibilità che hanno le donne
possa contribuire in modo sostanziale alla comunicazione e al successo
del vino>>.
Se il vino fa bene alla salute in generale, fa “meglio”
alle donne e oltre all’aspetto salutistico vanno considerati
i benefici estetici. Le proprietà salutistiche del vino si
sono rivelate – secondo quanto è emerso durante il
convegno “Il Vino ti fa Giovane” della Settimana dei
Vini - un perfetto anti-invecchiante durante il periodo della menopausa,
grazie alle caratteristiche chimiche contenute nelle uve. Il vino
è poi un perfetto cosmetico che rende ancora più bella
e più giovane la pelle femminile. Insomma da bevanda prettamente,
o quasi, maschile, oggi il vino è un compagno di vita inseparabile
per le donne, in molteplici aspetti della vita, oltre che un piacere
immenso. sienanews@iol.it
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I
giovani riscoprono le tipicità anche all’aperitivo
L’aperitivo
rinforzato da stuzzichini, il cosiddetto happy hour, è una
moda sempre più diffusa in ogni città d’Italia,
ma c’è una novità: sempre più spesso
i giovani orientano le loro scelte sui prodotti tipici anche in
questa occasione, preferendo salumi, formaggi e vino a prodotti
più esotici. Tipicità sugli scudi anche fuori dai
pasti, quindi, e sono i dati a dimostrarlo: basti pensare ai salumi,
per esempio, che stanno vivendo un periodo molto roseo per quanto
riguarda i consumi, soprattutto tra i giovani; e naturalmente i
ristoratori si stanno attrezzando. Ma cosa spinge i giovani ad apprezzare
un cibo fino a pochi anni fa considerato grasso e poco salutare?
L’evoluzione del prodotto, in prima battuta: ancora troppo
in pochi sanno che grazie alla diversa alimentazione che hanno oggi
i suini rispetto a 30 anni fa i salumi contengono molti meno grassi
e calorie; il prosciutto cotto, per esempio, è passato negli
anni da 418 a 215 calorie, il crudo da 218 a 159 (fonte: Unione
Nazionale Consumatori). Però non è solo una questione
“dietetica”, ma soprattutto di gusto e di comodità:
da un’indagine dell’Unione Nazionale Consumatori, emerge
che ben il 91%, dei giovani ama o addirittura adora i salumi per
le loro caratteristiche organolettiche. E i formaggi? Gli italiani
ne sono grandi consumatori, e si nota soprattutto sui banconi dei
bar quando, durante gli happy hour, compaiono scaglie di grana o
cubetti di provolone. Gli ultimi dati sui consumi di formaggio evidenziano
infatti che l’Italia detiene la leadership dei consumi di
formaggio in Europa con oltre 1,4 milioni di tonnellate; un dato
che porta il consumo pro capite a superare i 24 kg, a fronte di
una media europea di 18 kg. comunicazione@cremonafiere.it
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Mozzarella
di bufala: il Ministro Zaia in visita a Caserta
“Siamo
venuti in Campania per dire che il Ministro dell’agricoltura
c’è e farà la sua parte per recuperare i terreni
agricoli e restituirli agli agricoltori e agli allevatori, per garantire
il futuro della mozzarella di bufala e di tutte le aziende che operano
nel settore e per rassicurare i consumatori e rilanciare i consumi”.
Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
Luca Zaia, incontrando il 29 maggio oltre 200 fra allevatori ed
operatori del settore bufalino in due aziende specializzate a Ciorlano,
in provincia di Caserta. Parlando all’interno di una stalla,
in mezzo ai produttori e agli operatori della filiera, il Ministro
ha esordito affermando che la crisi che ha colpito la mozzarella
di bufala ha investito anche la mozzarella prodotta con latte vaccino,
una delle grandi produzioni del Nord del paese. “Oggi –
ha spiegato il Ministro - sono qui per rilanciare un prodotto del
Sud, ma anche per dire che l’agroalimentare unisce Nord e
Sud del Paese. Nei primi mesi di quest’anno c’è
stato un crollo dei consumi della mozzarella di bufala del 38% e
il calo ha interessato anche la mozzarella prodotta con latte vaccino.
Quello che sembra solo un problema del Sud riguarda anche gli allevatori
del Nord”.
Come aveva promesso fin dal suo insediamento, il Ministro ha ribadito
l’intenzione di fare meno convegni e di andare di piu' nelle
aziende agricole. In mezzo agli agricoltori, Zaia ha sottolineato
che la mozzarella di bufala è un prodotto sano e assolutamente
sicuro: “In Italia – ha detto - i controlli sui prodotti
di qualità funzionano, a garanzia della salute pubblica e
a tutela di tutti i consumatori, nel nostro Paese e all’estero”.
Occorre però rassicurare i consumatori e rilanciare l’immagine
di un prodotto simbolo del Made in Italy di qualità.
A questo proposito il Ministro ha annunciato il pieno sostegno al
bando che il consorzio di tutela della Dop della mozzarella di bufala
presenterà alla Commissione europea per campagne di promozione
in Italia, Germania e Stati Uniti e l'avvio di un accordo con Alitalia
che inserirà il prodotto Dop campano a bordo dei propri voli
intercontinentali.
Tutti i prodotti di qualità italiani (mozzarella, vini, prosciutto)
potranno essere degustati nelle sale Alitalia a New York, Tokio,
Mosca e nei principali aeroporti italiani grazie ad una convenzione
che si sta chiudendo con la compagnia di bandiera. Il 5 giugno e'
fissato un incontro al Ministero per definire le misure promozionali
in sinergia con Alitalia: ''L'intesa - ha detto Zaia - riguarderà
anche altri prodotti tipici italiani in difficoltà, come
il Brunello di Montancino e alcuni prodotti della filiera suinicola''
Il Ministro ha poi annunciato l’attivazione di un tavolo interministeriale
composto da Mipaaf, Ministero della Sanità e dell’Ambiente,
che si riunirà la prossima settimana per individuare e mettere
a punto le iniziative finalizzate al recupero dei terreni inquinati.
A questo proposito il commissario straordinario dell’Istituto
Zooprofilattico del Mezzogiorno Antonio Limone ha spiegato che ci
sono 50 aziende sotto sequestro, ma che la loro produzione è
ferma e che dunque anche l’autorità sanitaria garantisce
l’integrità e la possibilità di consumo del
prodotto. “Come Bruxelles sa la situazione è assolutamente
sotto controllo, anche se – ha detto Zaia – è
chiaro che all’Italia questa Europa non risparmia nulla e
che spesso i suoi prodotti vengano penalizzati oltremisura”
Infine un appello ai media: “Aiutateci – ha detto il
Ministro rivolgendosi ai giornalisti presenti - a spiegare ai consumatori
che la mozzarella che arriva sulle tavole è sana, sicura
e certificata al 100%. Dateci una mano ad esaltare i prodotti italiani
di qualità, che si tratti di mozzarella, prosciutto, vino
o formaggi. Troppo spesso tendiamo a costruirci delle polemiche
in casa, evitiamo di ripetere ancora questo errore”.
All’incontro erano presenti l’assessore regionale campano
all’Agricoltura e alle Attività Produttive Andrea Cozzolino,
il prefetto di Caserta Ezio Monaco, i sindaci di numerosi comuni
campani e Luigi Zicarelli, Preside della Facoltà di Medicina
Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli,
uno dei massimi esperti mondiali della materia. Sul posto anche
tutte le associazioni professionali della filiera bufalina, oltre
ai rappresentanti delle maggiori associazioni economiche ed imprenditoriali
campane. www.politicheagricole.it
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Lo
sciopero degli allevatori “taglia” prosciutti e salami
Dop
Ora
i prosciutti e i salami Dop sono veramente a rischio. Dal 2 giugno
gli allevatori iniziano il blocco delle certificazioni per le denominazioni
protette. Così i prosciutti di Parma, di San Daniele, il
Toscano, la Coppa Piacentina, il Salame Brianza, il Salame di Varzi,
i Salamini italiani alla cacciatora, la Sopressa Vicentina, possono,
in breve tempo, scarseggiare nei supermercati e nei negozi specializzati
e allontanarsi dalle tavole degli italiani. Per non parlare poi
delle difficoltà anche per l’export del “made
in Italy”, un campo dove questi prodotti occupano un posto
di rilievo. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana
agricoltori in merito allo sciopero proclamato dagli allevatori
che, di fatto, impedisce che vengano prodotte le prestigiose specialità
della nostra gastronomia.
Davanti ad una crescita record dei costi di produzione (in particolare
dei mangimi) e a prezzi non più remunerativi (appena 1,15
euro al chilo contro cifre ben superiori per le produzioni che vengono
dall’estero), gli allevatori suinicoli del nostro Paese da
tempo sono scesi sul piede di guerra e ora la protesta si fa concreta:
dal 2 giugno non verranno rilasciati i certificati unificati di
conformità (Cuc) per i suini da macello ed i certificati
intermedi (Ci) per i suinetti. Il che significa che non si possono
produrre salumi Dop, il cui disciplinare richiede precisi e rigorosi
adempimenti.
La Cia, che dà pieno sostegno alla protesta dei suinicoltori,
sottolinea che nel 2007 il prezzo medio dei suini è diminuito
dell’8 per cento rispetto al 2006, mentre il costo dei cereali
e dei semi oleosi indispensabili per l’allevamento ha fatto
registrare impennate vertiginose. La legittima protesta dei suinicoltori
italiani -sostiene la Cia- ha, quindi, come scopo principale quello
di denunciare un quadro ormai al limite del collasso. Gli allevatori
sono allo stremo e non possono più operare in queste particolari
condizioni, con i redditi che, proprio per i crescenti e inarrestabili
costi di produzione e per i prezzi praticamente al ribasso, in poco
tempo si sono dimezzati. Basta solo una cifra per capire le difficoltà
del settore: con gli attuali costi e prezzi, per ogni suino gli
allevatori perdono 40 chili di prodotto. www.cia.it
[Indice]

Successo
di SMS Consumatori, ma l’inflazione fa crollare i consumi
Come
segnalato a suo tempo, il 22 aprile scorso ha preso il via SMS Consumatori
un servizio innovativo di informazione, tramite sms, sui prezzi
dei prodotti agroalimentari di largo consumo, realizzato dal Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali in collaborazione
con 8 tra le maggiori associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum,
Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, Movimento Consumatori
e Movimento Difesa del Cittadino) e Ismea. Inviando un sms gratuito
al numero 47947 con il nome del prodotto che interessa, si ricevono
in tempo reale i prezzi medi all'origine, all'ingrosso e alla vendita
per oltre 80 prodotti agroalimentari. Inoltre, tramite il sito www.smsconsumatori.it,
si può accedere a informazioni più approfondite sui
prezzi o segnalare alle associazioni dei consumatori che collaborano
al progetto prezzi anomali, la mancata esposizione dei prezzi o
l'assenza delle etichette. Dopo poco più di un mese 127.204
utenti hanno richiesto, tramite SMS, il prezzo di almeno un prodotto
del paniere e 19.323 utenti si sono registrati alla community web
(dati Ismea) e questi sono i prodotti più richiesti: Pane
(12661), Latte fresco intero (8246), Arance tarocco (7641), Pasta
corta (5783), Uova dim.media (4820), Pomodori rossi (4613), Carote
(4358), Vitellone fettine (4356), Fragole (3085), Prosciutto crudo
di marca (3009), Banane (2647), Zucchine (2412) www.politicheagricole.it
A confermare l’attenzione dei consumatori sul costo della
spesa ci sono i dati rilevati da Coldiretti con una analisi svolta
sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi
del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull'inflazione,
che registra un aumento del 5,7 per cento per gli alimentari con
punte del 20,4 per cento per la pasta e del 12,9 per cento per il
pane. L'aumento dei prezzi favorisce il calo dei consumi a tavola
con riduzioni record per il pane (- 5,5 per cento), la pasta (-
2,5 per cento) e in generale una grave stagnazione delle quantità
di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (- 0,4 per cento).
In riduzione - continua la Coldiretti - risultano anche i consumi
di ortaggi (- 5,5 per cento), di carne bovina (- 3,4 per cento)
e di frutta (- 1,8 per cento) mentre una positiva inversione di
tendenza si è verificata per il latte fresco i cui consumi
sono aumentati dell'1,6 per cento. www.coldiretti.it
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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