.
Newsletter 61 / 2.6.2008


20 anni di controllo e certificazione nel Biologico
Presentato da Censis servizi l’identikit delle consumatrici di vino
I giovani riscoprono le tipicità anche all’aperitivo
Mozzarella di bufala: il Ministro Zaia in visita a Caserta
Lo sciopero degli allevatori “taglia” prosciutti e salami Dop
Successo di SMS Consumatori, ma l’inflazione fa crollare i consumi


20 anni di controllo e certificazione nel Biologico
C’era una volta il Biologico …. che oggi è presente in 120 Paesi con 31 milioni di ettari coltivati, 720mila aziende, 38,6 miliardi di dollari di fatturato nel 2006 (nel 2007 dovrebbero superare 40 milioni di dollari) e l’Italia, con 1.148.000 ettari, 45mila aziende e un fatturato di 2,2 milioni di Euro è il primo produttore europeo. Appena 20 anni fa, in Italia, c’erano pochi produttori che credevano nella coltivazione “pulita” ovvero senza l’uso di pesticidi e alcuni di loro ritennero che per valorizzarla si dovessero attivare degli specifici controlli. E parlare di controlli, nella seconda metà degli anni ‘80, rappresentò un fatto del tutto rivoluzionario, in anticipo sui tempi e sulla stessa regolamentazione comunitaria che sarebbe stata emanata alcuni anni dopo. Così nel 1988 si diede vita al C.C.P.B. (Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici), che venerdì 23 maggio 2008 ha tenuto l’Assemblea di Bilancio unendovi anche una parte –coordinata da Patrizio Roversi- dedicata ai 20 anni di attività, con la partecipazione di vari “pionieri”, esperti e personalità del settore. Non solo, ma è stata anche l’occasione per presentare “ufficialmente” CCPB srl cui dall’inizio di gennaio 2008 sono state conferite tutte le attività di controllo e certificazione, e il Consorzio Il Biologico che si occupa di formazione, divulgazione e promozione.
Lino Nori, Presidente del “Consorzio Il Biologico”, ha sottolineato come «in questi 20 anni, assieme a tante persone, abbiamo costruito un nuovo modo di coltivare, lo abbiamo diffuso. E’ stata anche una bella avventura culturale, perché abbiamo contribuito a salvaguardare l’ambiente e la salute». Per comprendere le potenzialità del Bio, basti pensare che a livello mondiale, l’Australia, con 12,2 milioni di ettari e 1.550 aziende, è il primo produttore di Biologico, precedendo Cina (2,3 milioni di ettari con 1.600 aziende), Argentina (2,2 milioni HA) e USA che, con 1,6 milioni di Ettari e 8.400 aziende, ha sorpassato l’Italia. Il Belpaese si conferma leader in Europa con 1.148.000 ettari, davanti a Spagna (926.000 HA), Germania (825.500 HA) Gran Bretagna (604.500 HA) e Francia (553.00 HA). Dopo un buon andamento fino ai primi anni del 2000 si era registrata in Italia una stasi che ha avuto un primo trend positivo con l’incremento delle esportazioni da un paio di anni ed ora, nel 2007 una ripresa dei consumi interni. «Fra le aziende di trasformazione che certifichiamo –ha specificato Nori- nel 2007 abbiamo avuto un incremento del +17% sul 2006, depurato degli aumenti dovuti al rialzo dei costi delle materie prime. E questa crescita viene dall’espansione dei volumi di attività delle imprese più che dall’incremento del numero delle stesse».
Sono dati significativi, che testimoniano il brillante percorso dell’Italia, se si considera che all’inizio degli anni 90 rappresentava il 5% della superficie europea ed ora è in una posizione di avanguardia nel Biologico, che rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare i prodotti dell’agroalimentare italiano. Purtroppo, ha rilevato la relazione all’Assemblea, si protrae il ritardo dell’attuazione del Piano di Azione Nazionale che è dotato di risorse per 10 milioni di Euro per ognuno dei tre anni di durata. La burocrazia è una delle responsabili dei ritardi del settore, così come va riscontrata una informazione deludente sul Biologico.
«Nel 2007 il CCPB ha realizzato un volume di affari di 4,4 milioni di Euro contro i 4 del 2006 -rivela Fabrizio Piva, Amministratore Unico di C.C.P.B. srl- un incremento dovuto soprattutto all’aumento dei controlli sulle aziende di trasformazione che sono passate dalle 2.038 del 2006 alle 2.270 del 2007.
L’attività di certificazione ha comportato 5.356 ispezioni (eseguite da 52 ispettori) su 3.553 aziende (coltivazione, allevamenti e trasformazione) e sono stati rilasciati 3.210 certificati di conformità». Nel 2007 ha preso consistenza anche la certificazione dei cosmetici biologici, un nuovissimo comparto in netta espansione, se si considera che stanno già coprendo il 2% del mercato italiano (l’agroalimentare rappresenta l’1,5% del totale). Inoltre va citato lo schema Bio-Habitat per la certificazione del verde non agricolo biologico, che ha visto rilasciare certificazioni, fra le altre, ai Comuni di Faenza, Legnago e Modena.
«Non dobbiamo dimenticare –ha detto Tiberio Rabboni, Assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna concludendo l’Assemblea di Bilancio del CCPB- che in Regione sin dagli anni 70 si iniziò a sperimentare la Lotta Integrata poi la Produzione Integrata e di qui si mossero i primi passi per il Biologico, che ebbe un impulso anche dalla realizzazione della prima biofabbrica italiana. E tutto questo con un costante flusso di risorse. Tanto che negli ultimi 6 anni abbiamo destinato al Biologico 150 milioni di Euro». adalberto@erani.it
[Indice]


Presentato da Censis servizi l’identikit delle consumatrici di vino
E’ donna il nuovo consumatore italiano del vino. Si stima che quasi la metà del fatturato ottenuto dalla vendita del prodotto in Italia sia dato proprio dal mercato femminile. Sarebbe quindi di ben 3 miliardi di euro il valore del consumo femminile su un totale italiano di 6,2 miliardi di euro. Sono in 13 milioni le wine-lover in rosa e hanno un identikit ben definito: se sono giovani sono colte e bevono poco ma bene, mentre con l’innalzarsi dell’età cresce la loro attenzione al prezzo. Le donne sono poco interessate al legame fra il vino e il suo territorio di origine ma anzi tendono, spinte dalla curiosità, ad essere consumatrici infedeli perché sempre attratte da nuove esperienze anche straniere. Inoltre il vino è sinonimo di bellezza e fa bene alla salute soprattutto nel periodo della menopausa. Sono alcuni degli input emersi durante il primo Forum delle Donne del Vino, nella prima giornata della 42esima edizione della Settimana dei Vini dell’Enoteca Italiana di Siena, in cui si è parlato del vino al “Il vino al femminile” e “Il vino ti fa giovane” in collaborazione con l’Associazione delle Donne del Vino e con l’Associazione Vino e Salute. Durante il momento sul vino di genere è stato presentato uno studio di Censis servizi da cui è emersa un fotografia attuale sul rapporto fra il vino e il gentil sesso. Rispetto ai maschi – prosegue il rapporto - sono più coinvolte emotivamente nelle scelte e più motivate dal desiderio di conoscere mentre meno degli uomini sono condizionate dall’abitudine.
L’identikit di vino e donne che è stato presentato al convegno della Settimana dei Vini 2008 ha messo in evidenza aspetti particolari: le donne nel rapporto con il vino dimostrano più sottili capacità di capire i prodotti, ma anche più robusti legami con definite tribù di tendenza. Questi i due assi sui quali sta crescendo in questi anni il rapporto delle donne col vino. E i 13 milioni di italiane sopra i 14 anni che bevono vino appartengono ormai a 5 diversi gruppi di “culture”, secondo una gerarchia non piramidale ma totemica. Ci sono 3 milioni di “consumiste”, ancora orientate dalla tradizione e dal rapporto quantità-prezzo; poi 4 milioni di “eclettiche” indirizzate nella scelta dei vini dai consumi del tempo libero e del fuori casa; al centro 1 milione di “appassionate”, sempre più competenti ricercatrici di “esperienze” evolute; in alto 4 milioni di “emergenti”, donne in carriera decisamente influenti in fatto di “trend” e di “brand”; in testa 1 milione di “eminenti”, con scelte elitarie dei vini ispirate dai comportamenti del “lusso”. <<L’enfasi con la quale si è guardato in questi anni ai rischi dell’alcolismo delle donne giovani e anziane – spiega Fabio Taiti, presidente di Censis Servizi -, ha finito per oscurare la vera rivoluzione dei rapporti delle consumatrici col vino al tempo della globalizzazione e della società “liquida”. I mutamenti infatti non sono andati solo nella direzione di meno quantità e più qualità, ma soprattutto verso più articolate competenze, migliori rapporti con l’edonismo, maggiore attenzione alla rappresentazione di sé e soprattutto legami di complice solidarietà all’interno di definite “tribù” comportamentali>>.
Ma quale è il ruolo delle donne nel mondo del vino, chi sono e che rapporto hanno con l’enologia? La degustazione del vino fatta dalle donne è qualche cosa di relativamente recente, ricorda Brigitte Leloup, vice presidente dell’Association des Sommeliers d’Europe: <<Quando cominciai personalmente ad imparare “il vino” e a conoscerlo, nel 1987, c'erano ancora poche donne in un ambiente maschile molto chiuso, e ancora meno nelle scuole alberghiere, nelle classe di sommelleria. Ma oggi non è più così: il nostro approccio con il vino non è imbarazzato e più spontaneo. I nostri sensi sono esacerbati e molto sensibili al minimo effluvio e il palato femminile scopre finezze che quello degli uomini ignora>>. Simonetta Doni, graphic desiner di importanti aziende ha parlato del vino e della creatività al femminile: <<Oggi c’è la consapevolezza che l’immagine giusta qualifica l’intera azienda e fa vendere il prodotto. Superati i pregiudizi che volevo “femminilità uguale leziosità” si può affermare che la specifica sensibilità che hanno le donne possa contribuire in modo sostanziale alla comunicazione e al successo del vino>>.
Se il vino fa bene alla salute in generale, fa “meglio” alle donne e oltre all’aspetto salutistico vanno considerati i benefici estetici. Le proprietà salutistiche del vino si sono rivelate – secondo quanto è emerso durante il convegno “Il Vino ti fa Giovane” della Settimana dei Vini - un perfetto anti-invecchiante durante il periodo della menopausa, grazie alle caratteristiche chimiche contenute nelle uve. Il vino è poi un perfetto cosmetico che rende ancora più bella e più giovane la pelle femminile. Insomma da bevanda prettamente, o quasi, maschile, oggi il vino è un compagno di vita inseparabile per le donne, in molteplici aspetti della vita, oltre che un piacere immenso. sienanews@iol.it
[Indice]


I giovani riscoprono le tipicità anche all’aperitivo
L’aperitivo rinforzato da stuzzichini, il cosiddetto happy hour, è una moda sempre più diffusa in ogni città d’Italia, ma c’è una novità: sempre più spesso i giovani orientano le loro scelte sui prodotti tipici anche in questa occasione, preferendo salumi, formaggi e vino a prodotti più esotici. Tipicità sugli scudi anche fuori dai pasti, quindi, e sono i dati a dimostrarlo: basti pensare ai salumi, per esempio, che stanno vivendo un periodo molto roseo per quanto riguarda i consumi, soprattutto tra i giovani; e naturalmente i ristoratori si stanno attrezzando. Ma cosa spinge i giovani ad apprezzare un cibo fino a pochi anni fa considerato grasso e poco salutare? L’evoluzione del prodotto, in prima battuta: ancora troppo in pochi sanno che grazie alla diversa alimentazione che hanno oggi i suini rispetto a 30 anni fa i salumi contengono molti meno grassi e calorie; il prosciutto cotto, per esempio, è passato negli anni da 418 a 215 calorie, il crudo da 218 a 159 (fonte: Unione Nazionale Consumatori). Però non è solo una questione “dietetica”, ma soprattutto di gusto e di comodità: da un’indagine dell’Unione Nazionale Consumatori, emerge che ben il 91%, dei giovani ama o addirittura adora i salumi per le loro caratteristiche organolettiche. E i formaggi? Gli italiani ne sono grandi consumatori, e si nota soprattutto sui banconi dei bar quando, durante gli happy hour, compaiono scaglie di grana o cubetti di provolone. Gli ultimi dati sui consumi di formaggio evidenziano infatti che l’Italia detiene la leadership dei consumi di formaggio in Europa con oltre 1,4 milioni di tonnellate; un dato che porta il consumo pro capite a superare i 24 kg, a fronte di una media europea di 18 kg. comunicazione@cremonafiere.it
[Indice]



Mozzarella di bufala: il Ministro Zaia in visita a Caserta
“Siamo venuti in Campania per dire che il Ministro dell’agricoltura c’è e farà la sua parte per recuperare i terreni agricoli e restituirli agli agricoltori e agli allevatori, per garantire il futuro della mozzarella di bufala e di tutte le aziende che operano nel settore e per rassicurare i consumatori e rilanciare i consumi”. Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, incontrando il 29 maggio oltre 200 fra allevatori ed operatori del settore bufalino in due aziende specializzate a Ciorlano, in provincia di Caserta. Parlando all’interno di una stalla, in mezzo ai produttori e agli operatori della filiera, il Ministro ha esordito affermando che la crisi che ha colpito la mozzarella di bufala ha investito anche la mozzarella prodotta con latte vaccino, una delle grandi produzioni del Nord del paese. “Oggi – ha spiegato il Ministro - sono qui per rilanciare un prodotto del Sud, ma anche per dire che l’agroalimentare unisce Nord e Sud del Paese. Nei primi mesi di quest’anno c’è stato un crollo dei consumi della mozzarella di bufala del 38% e il calo ha interessato anche la mozzarella prodotta con latte vaccino. Quello che sembra solo un problema del Sud riguarda anche gli allevatori del Nord”.
Come aveva promesso fin dal suo insediamento, il Ministro ha ribadito l’intenzione di fare meno convegni e di andare di piu' nelle aziende agricole. In mezzo agli agricoltori, Zaia ha sottolineato che la mozzarella di bufala è un prodotto sano e assolutamente sicuro: “In Italia – ha detto - i controlli sui prodotti di qualità funzionano, a garanzia della salute pubblica e a tutela di tutti i consumatori, nel nostro Paese e all’estero”. Occorre però rassicurare i consumatori e rilanciare l’immagine di un prodotto simbolo del Made in Italy di qualità.
A questo proposito il Ministro ha annunciato il pieno sostegno al bando che il consorzio di tutela della Dop della mozzarella di bufala presenterà alla Commissione europea per campagne di promozione in Italia, Germania e Stati Uniti e l'avvio di un accordo con Alitalia che inserirà il prodotto Dop campano a bordo dei propri voli intercontinentali.
Tutti i prodotti di qualità italiani (mozzarella, vini, prosciutto) potranno essere degustati nelle sale Alitalia a New York, Tokio, Mosca e nei principali aeroporti italiani grazie ad una convenzione che si sta chiudendo con la compagnia di bandiera. Il 5 giugno e' fissato un incontro al Ministero per definire le misure promozionali in sinergia con Alitalia: ''L'intesa - ha detto Zaia - riguarderà anche altri prodotti tipici italiani in difficoltà, come il Brunello di Montancino e alcuni prodotti della filiera suinicola''
Il Ministro ha poi annunciato l’attivazione di un tavolo interministeriale composto da Mipaaf, Ministero della Sanità e dell’Ambiente, che si riunirà la prossima settimana per individuare e mettere a punto le iniziative finalizzate al recupero dei terreni inquinati. A questo proposito il commissario straordinario dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno Antonio Limone ha spiegato che ci sono 50 aziende sotto sequestro, ma che la loro produzione è ferma e che dunque anche l’autorità sanitaria garantisce l’integrità e la possibilità di consumo del prodotto. “Come Bruxelles sa la situazione è assolutamente sotto controllo, anche se – ha detto Zaia – è chiaro che all’Italia questa Europa non risparmia nulla e che spesso i suoi prodotti vengano penalizzati oltremisura” Infine un appello ai media: “Aiutateci – ha detto il Ministro rivolgendosi ai giornalisti presenti - a spiegare ai consumatori che la mozzarella che arriva sulle tavole è sana, sicura e certificata al 100%. Dateci una mano ad esaltare i prodotti italiani di qualità, che si tratti di mozzarella, prosciutto, vino o formaggi. Troppo spesso tendiamo a costruirci delle polemiche in casa, evitiamo di ripetere ancora questo errore”.
All’incontro erano presenti l’assessore regionale campano all’Agricoltura e alle Attività Produttive Andrea Cozzolino, il prefetto di Caserta Ezio Monaco, i sindaci di numerosi comuni campani e Luigi Zicarelli, Preside della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli, uno dei massimi esperti mondiali della materia. Sul posto anche tutte le associazioni professionali della filiera bufalina, oltre ai rappresentanti delle maggiori associazioni economiche ed imprenditoriali campane. www.politicheagricole.it
[Indice]


Lo sciopero degli allevatori “taglia” prosciutti e salami Dop
Ora i prosciutti e i salami Dop sono veramente a rischio. Dal 2 giugno gli allevatori iniziano il blocco delle certificazioni per le denominazioni protette. Così i prosciutti di Parma, di San Daniele, il Toscano, la Coppa Piacentina, il Salame Brianza, il Salame di Varzi, i Salamini italiani alla cacciatora, la Sopressa Vicentina, possono, in breve tempo, scarseggiare nei supermercati e nei negozi specializzati e allontanarsi dalle tavole degli italiani. Per non parlare poi delle difficoltà anche per l’export del “made in Italy”, un campo dove questi prodotti occupano un posto di rilievo. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito allo sciopero proclamato dagli allevatori che, di fatto, impedisce che vengano prodotte le prestigiose specialità della nostra gastronomia.
Davanti ad una crescita record dei costi di produzione (in particolare dei mangimi) e a prezzi non più remunerativi (appena 1,15 euro al chilo contro cifre ben superiori per le produzioni che vengono dall’estero), gli allevatori suinicoli del nostro Paese da tempo sono scesi sul piede di guerra e ora la protesta si fa concreta: dal 2 giugno non verranno rilasciati i certificati unificati di conformità (Cuc) per i suini da macello ed i certificati intermedi (Ci) per i suinetti. Il che significa che non si possono produrre salumi Dop, il cui disciplinare richiede precisi e rigorosi adempimenti.
La Cia, che dà pieno sostegno alla protesta dei suinicoltori, sottolinea che nel 2007 il prezzo medio dei suini è diminuito dell’8 per cento rispetto al 2006, mentre il costo dei cereali e dei semi oleosi indispensabili per l’allevamento ha fatto registrare impennate vertiginose. La legittima protesta dei suinicoltori italiani -sostiene la Cia- ha, quindi, come scopo principale quello di denunciare un quadro ormai al limite del collasso. Gli allevatori sono allo stremo e non possono più operare in queste particolari condizioni, con i redditi che, proprio per i crescenti e inarrestabili costi di produzione e per i prezzi praticamente al ribasso, in poco tempo si sono dimezzati. Basta solo una cifra per capire le difficoltà del settore: con gli attuali costi e prezzi, per ogni suino gli allevatori perdono 40 chili di prodotto. www.cia.it
[Indice]



Successo di SMS Consumatori, ma l’inflazione fa crollare i consumi
Come segnalato a suo tempo, il 22 aprile scorso ha preso il via SMS Consumatori un servizio innovativo di informazione, tramite sms, sui prezzi dei prodotti agroalimentari di largo consumo, realizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in collaborazione con 8 tra le maggiori associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino) e Ismea. Inviando un sms gratuito al numero 47947 con il nome del prodotto che interessa, si ricevono in tempo reale i prezzi medi all'origine, all'ingrosso e alla vendita per oltre 80 prodotti agroalimentari. Inoltre, tramite il sito www.smsconsumatori.it, si può accedere a informazioni più approfondite sui prezzi o segnalare alle associazioni dei consumatori che collaborano al progetto prezzi anomali, la mancata esposizione dei prezzi o l'assenza delle etichette. Dopo poco più di un mese 127.204 utenti hanno richiesto, tramite SMS, il prezzo di almeno un prodotto del paniere e 19.323 utenti si sono registrati alla community web (dati Ismea) e questi sono i prodotti più richiesti: Pane (12661), Latte fresco intero (8246), Arance tarocco (7641), Pasta corta (5783), Uova dim.media (4820), Pomodori rossi (4613), Carote (4358), Vitellone fettine (4356), Fragole (3085), Prosciutto crudo di marca (3009), Banane (2647), Zucchine (2412) www.politicheagricole.it
A confermare l’attenzione dei consumatori sul costo della spesa ci sono i dati rilevati da Coldiretti con una analisi svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull'inflazione, che registra un aumento del 5,7 per cento per gli alimentari con punte del 20,4 per cento per la pasta e del 12,9 per cento per il pane. L'aumento dei prezzi favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (- 5,5 per cento), la pasta (- 2,5 per cento) e in generale una grave stagnazione delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (- 0,4 per cento). In riduzione - continua la Coldiretti - risultano anche i consumi di ortaggi (- 5,5 per cento), di carne bovina (- 3,4 per cento) e di frutta (- 1,8 per cento) mentre una positiva inversione di tendenza si è verificata per il latte fresco i cui consumi sono aumentati dell'1,6 per cento. www.coldiretti.it
[Indice]

ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



IMPORTANTE
Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali. Gli indirizzi E-Mail presenti nel nostro archivio elettronico provengono o da richieste di iscrizioni pervenute direttamente al nostro sito o dalla nostra sede. (D.L. 30/06/2003 n. 196). Il copyright di eventuali pittogrammi presenti nella notizia è dell’ASA e tutti i diritti sono riservati.
Le notizie da noi pubblicate sono state direttamente a noi inviate o selezionate da comunicati o articoli liberi da vincoli.
Per cancellarsi dalla mailing list inviare una email a
newsletter-unsubscribe@asa-press.com (lasciando l'oggetto ed il testo del messaggio vuoti) adoperando l’e-mail da eliminare dal nostro mailing.