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Marcello
Masi è il miglior comunicatore del vino e del cibo al mondo
Corporazione
Acquavitieri Italiani
Sicurezza:
è allarme anche nelle campagne
Ue, primo
Consiglio agricolo per Luca Zaia
Pac, valutazione
stato di salute
L’Enologo
compie 115 anni

Marcello
Masi è il miglior comunicatore del vino e del cibo al mondo
Marcello
Masi, V.Direttore del TG2 e Direttore editoriale della fortunata
rubrica Eat Parade, socio onorario ASA e sommelier onorario della
FISAR e dell’AIS, è stato proclamato sabato 24 maggio
2008 - nella stupenda cornice dell’Hilton Cavalieri di Roma
- il miglior comunicatore del vino e del cibo al mondo durante la
manifestazione Best Sommelier in the World – WSA.
Masi rimarrà in carica sino a tutto il 2010
La WSA - Worldwide Sommelier Association ( www.worldwidesommelier.com
) nasce con lo scopo dichiarato di contribuire a migliorare la diffusione
della cultura del vino e del cibo, riunendo in questo progetto le
più prestigiose associazioni del mondo coinvolte nel settore
Un’associazione di associazioni dunque, che intende dare un
deciso slancio in avanti alla valorizzazione dei piccoli e grandi
tesori enogastronomici e dei loro contesti di origine, attraverso
una seria e approfondita formazione, basata su una didattica di
altissimo profilo, e su un edificante scambio culturale mosso dall’organizzazione
di grandi eventi che diano spazio, visibilità e lustro anche
oltreconfine a delle vere e proprie vetrine del meglio di ogni settore
agroalimentare nazionale. Non solo vino quindi, ma anche olio e
prodotti tipici, che hanno motivato l’adesione di BUONITALIA
e di altre associazioni di categoria, così come dell’Associazione
Stampa Agroalimentare.
Le felicitazione più sincere al collega Marcello per il meritato
ed indiscutibilie successo.
ASA – Associazione Stampa Agroalimentare Italiana –
www.asa-press.com
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Corporazione
Acquavitieri Italiani
La
Corporazione Acquavitieri Italiani è nata per volontà
della Famiglia Berta in Mombaruzzo. Scopi statutari della Corporazione
Acquavitieri Italiani, che non persegue fini di lucro e dal punto
di vista giuridico è un’associazione, sono pertanto
la riscoperta, la conservazione e l’esaltazione di usi, costumi
e tradizioni del territorio italiano, oltre a pensare alla valorizzazione
dei distillati e dei prodotti tipici italiani. Acqua vitae, ovvero
acqua della vita.
Nell’ultimo Capitolo sono stati insigniti del titolo di Dama
e Cavaliere della Corporazione degli Acquavitieri Italiani 17 Cavalieri:
Missoni Vittorio, titolare, con i fratelli Angela e Luca, dell’omonima
casa di moda, fiore all’occhiello del made in Italy a livello
mondiale.
Dal mondo del giornalismo, Cornero Vanni, giornalista de La Stampa,
divulgatore del patrimonio enogastronomico e del prodotto locale,
e Toyoo Tamamura, scrittore giapponese, famoso per aver fatto conoscere
nel suo Paese la cultura del vino e dei distillati italiani. I produttori
premiati saranno: Cherchi Salvatore, titolare dell’azienda
vinicola Cherchi di Usini, una delle più importanti realtà
vinicole della Sardegna, Balan Daniele e Fabio della Vinicola Balan
di Trebaseleghe (PD), distributori e selezionatori di grandi vini
e distillati e Cotti Giorgio dell’Enoteca Cotti di Milano,
punto di riferimento della Milano “da bere”, animatori
del gusto, da anni testimoni fedeli sul territorio dei distillati
di grande qualità in Italia e all’estero; Rossi Enzo
de La Campofilone di Campofilone (AP), storica azienda per la produzione
artigianale di pasta all’uovo dal 1912.
Dal mondo dello spettacolo, Borghetti Giorgio famoso doppiatore
e attore dalle mille sfaccettature, da anni sul palcoscenico teatrale
e televisivo italiano.
Alfiere della gastronomia italiana all’estero, Libralon Bruno
, Vice Presidente ICIF, Italian Culinary Institute of Foreigners,
primo istituto di cucina italiana per stranieri.
Tante le personalità che interverranno dal mondo dell’economia:
De Martini Carlo, Direttore Generale della Cassa di Risparmio di
Asti; Sbalchiero Giuseppe, Presidente della Confartigianato di Vicenza;
Micheli Francesco della Genextra, leader nella ricerca in ambito
farmacogenomico e biotecnologico, Berger Roland e Frey Mariano,
rispettivamente fondatore e presidente della filiale italiana dell’omonima
società di consulenza strategica a livello mondiale nel settore
degli autotrasporti e delle infrastrutture.
Comunicato inviato da Davide Agnello per la Corporazione - agnello.davide@libero.it
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Sicurezza:
è allarme anche nelle campagne
Occorre
invertire la tendenza allo smantellamento dei presidi pubblici e
delle forze di sicurezza presenti sul territorio dove l’allarme
sicurezza è accentuato dalla situazione di isolamento in
cui vivono cittadini e imprese con i fenomeni malavitosi che sviluppano
a danno delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi
di euro, secondo il rapporto della direzione nazionale antimafia
(Dna). E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti
Sergio Marini nel sottolineare che il problema della sicurezza non
riguarda solo le città ma anche le aree rurali dove è
necessaria una azione di prevenzione per garantire un quadro di
legalità diffusa in un tessuto sociale che sta rapidamente
cambiando.
Secondo l’Istat, il 55 per cento degli abitanti nei comuni
con meno di duemila abitanti dichiara - sottolinea la Coldiretti
- di avere difficoltà nel raggiungere le forze dell’ordine
con una percentuale ben piu’ alta a quella delle grandi città
e superiore di oltre il 15 per cento a quella media nazionale. Una
situazione preoccupante di fronte al moltiplicarsi in agricoltura
di furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, estorsioni,
pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi
di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento
delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe
nei confronti dell'Unione europea e caporalato. A questi fenomeni
si aggiungono - sottolinea la Coldiretti - quelli legati allo smaltimento
illecito dei rifiuti, all'importazione illegale di alimenti a rischio
e al mancato rispetto di norme igienico sanitarie, che oltre ad
avere un impatto economico mettono a rischio la salute di tutti
i cittadini.
Ma la criminalità, sia italiana che straniera, controlla
in modo pesante la manodopera, specie in nero, offerta soprattutto
da immigrati, con rilevanti ripercussioni sotto il profilo del rispetto
dei diritti umani e della salute, della violazione delle norme sull'immigrazione,
dell'evasione contributiva, con riflessi anche dal punto di vista
della concorrenza sleale che ne deriva nei confronti delle imprese
che rispettano le leggi.
Il fatto che siano saliti a 129.004 i rapporti di lavoro in agricoltura
identificati negli archivi INPS e riconducibili a soggetti non italiani,
che rappresentano il 13 per cento del totale, dimostra - ha sottolineato
Marini - la determinazione della parte più sana ed economicamente
attiva dell'imprenditoria agricola a perseguire percorsi di trasparenza
e qualità del lavoro adempiendo puntualmente agli obblighi
connessi ai rapporti di lavoro dipendente contrapponendosi ad inquietanti
fenomeni malavitosi e di becero sfruttamento della manodopera, che
gettano un'ombra pesante su un settore che ha invece scelto con
decisione la strada della regolarità. Non si può accettare
che un settore che ha scelto con decisione la strada dell'attenzione
alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune,
sia vittima di inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano uomini
e il proprio lavoro e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini
in termini economici e sanitari. La qualità del Made in Italy
- ha concluso il presidente della Coldiretti - dipende dalla qualità
e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo
a partire dal lavoro.
www.coldiretti.it
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Ue,
primo Consiglio agricolo per Luca Zaia
Ad
appena una settimana dal suo insediamento al Palazzo dell'Agricoltura
il ministro Luca Zaia si è subito trovato ad affrontare il
palcoscenico comunitario del Justus Lipsius di Bruxelles. Non sono
mai debutti facili, tuttavia il quarantenne ministro italiano se
l'è cavata egregiamente e non ha dispensato soltanto strette
di mano e cordiali saluti ai nuovi colleghi della Ue. Rimanendo
fermo sulle posizioni più volte espresse anche in occasione
dei precedenti incarichi istituzionali.
Un Consiglio agricolo con alcuni delicati punti in agenda, in particolare
gli standard per la commercializzazione dell'ortofrutta, il rialzo
dei prezzi agricoli, l'andamento dei negoziati in seno al Wto, e
sul fronte della sicurezza alimentare il regolamento sui pesticidi
e, tra gli altri argomenti, la decontaminazione chimica delle carni
di pollame.
Incalzato sul tema delle quote latte il ministro Zaia ha risposto,
a margine del Consiglio, in maniera risoluta. "Non sono qui
con il lanciafiamme ma non intendo nemmeno rassegnarmi a celebrare
il futuro di tante aziende agricole del Nord". Certamente il
suo proposito è di trovare "una via d'uscita legale"
, ricordando che "qualche anno fa la soluzione è stata
rappresentata in maniera legale dalla rateizzazione delle multe,
potrebbero essercene altre abbordabili". Il nostro Paese vive
un drammatico paradosso, ha fatto presente, "è l'unico
Paese europeo a produrre soltanto il 56% del proprio consumo di
latte". Un cartone di latte su due che viene acquistato non
è italiano, ha ribadito Zaia, e il nostro Paese continua
a pagare un costo salatissimo in termini di multe per lo sfondamento
delle quote di produzione assegnate. Su questo argomento comunque
il ministro si riserva di " analizzare i dossier e poi presentare
le dovute proposte dopo un confronto all'interno del Consiglio dei
ministri".
E in previsione delle proposte legislative della Commissione europea
in relazione allo stato di salute della Pac, Zaia rimarca che "l'Europa
deve riportare l'agricoltura al centro", sottolineando la necessità
di "aiutare i giovani" e osservando che nel nostro Paese
si registrano i prezzi più alti per i terreni agricoli.
Particolarmente importante per la delegazione italiana, che in questa
sessione del consiglio ha trovato anche l'appoggio della Spagna,
le discussioni che lo stesso Esecutivo sta avviando per una semplificazione
degli standard commerciali sull'ortofrutta, e che hanno già
ricevuto il parere negativo di alcune organizzazioni agricole italiane.
"Togliere quelle norme, ha sottolineato il ministro, pone un
problema di tutela e di sicurezza alimentare ma anche di rispetto
del lavoro che molti hanno svolto seguendo i disciplinari di produzione".
Zaia porta l'esempio del radicchio di Treviso che "ha una radice
di sette centimetri, se lo si produce al di sotto di quella dimensione
significa che non viene rispettato il disciplinare e quindi non
si seguono tutte le prassi dovute".
Il ministro ha spiegato che, in relazione a questo confronto e con
l'appoggio della Spagna " abbiamo ottenuto un primo risultato,
ossia l'impegno da parte della commissaria Mariann Fischer Boel
di aumentare la lista dei prodotti per cui sono fissati degli standard
di produzione rispetto ai dieci proposti integrandoli con nuovi
prodotti ortofrutticoli". E a proposito della dizione 'fuori
norma' Zaia ha precisato che tale dizione su un prodotto "non
è accettata". In pratica ha aggiunto " questo significa
difesa della tipicità della produzione in quanto la scritta
'fuori norma' poteva essere una scappatoia per aprire le porte all'invasione
da parte di altre realtà".
Infine una battuta sulla questione degli Ogm. "Sicuramente
una linea di prudenza ci vuole" ha affermato. "Dobbiamo
innanzi tutto garantire ai cittadini la sicurezza alimentare. E'
questo che chiede la gente e lo so perché continuo a girare
in mezzo alla gente". Zaia ritiene importante "definire
le sperimentazioni perché l'Italia non ha piani di coesistenza".
Anche se il dossier va approfondito. "Mi sono insediato da
una settimana" ha ribattuto, aggiungendo ancora una volta che
"il mio primo pensiero è quello di garantire la salute
dei cittadini".
Maria Rosito - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Pac,
valutazione stato di salute
Ammodernare,
semplificare e snellire ulteriormente la Politica agricola comune,
offrendo agli agricoltori gli strumenti adatti per gestire le nuove
sfide cui devono far fronte, i cambiamenti climatici in primis.
A questi obiettivi rispondono le proposte, presentate il 20 maggio
a Bruxelles dalla Commissione europea, illustrate da Mariann Fischer
Boel ( nella foto), commissaria per l'Agricoltura e lo sviluppo
rurale. Un complesso quadro di interventi voluto dall'Esecutivo
comunitario per modernizzare l'agricoltura europea e adeguarla ai
mutati scenari internazionali. La "valutazione sullo stato
di salute della Pac", ha spiegato ancora Fischer Boel "non
è altro che un modo per affrancare gli agricoltori affinché
possano soddisfare la domanda in aumento e rispondere rapidamente
alle sollecitazioni del mercato", spezzando ancor più
il legame tra pagamenti diretti e produzione, consentendo agli agricoltori
di rispondere ai segnali del mercato con la massima libertà.
Le proposte prevedono, tra tutta una serie di misure, l'abolizione
della messa a riposo dei seminativi, il graduale aumento delle quote
latte fino alla loro scomparsa nel 2015 e un'attenuazione dell'intervento
sui mercati.
Grazie a questi cambiamenti, gli agricoltori, sottolinea la nota
della Commissione, ormai liberi da inutili restrizioni, potranno
massimizzare il loro potenziale di produzione. La Commissione propone
anche di aumentare la modulazione, ossia il meccanismo per il quale
vengono decurtati i pagamenti diretti agli agricoltori e il denaro
così risparmiato è versato al Fondo per lo sviluppo
rurale. Questo trasferimento di fondi consentirà di affrontare
meglio le nuove sfide e opportunità con cui deve fare i conti
l'agricoltura europea, dai cambiamenti climatici a una migliore
gestione delle risorse idriche e alla protezione della biodiversità.
Abolizione della messa a riposo: la Commissione
propone di abolire l'obbligo per gli agricoltori di lasciare incolto
il 10% dei seminativi. In questo modo essi potranno massimizzare
il loro potenziale di produzione.
Estinzione graduale delle quote latte: le quote latte sono destinate
ad estinguersi nel 2015. Per favorire una "uscita morbida",
la Commissione propone cinque maggiorazioni annuali delle quote
nella misura dell'1% tra il 2009/10 e il 2013/14.
Disaccoppiamento degli aiuti : la riforma della
PAC aveva "disaccoppiato" gli aiuti diretti corrisposti
agli agricoltori, cioè i pagamenti non erano più vincolati
alla produzione di un particolare prodotto. Nondimeno, alcuni Stati
membri avevano scelto di mantenere una parte dei pagamenti "accoppiati"
(cioè vincolati alla produzione). Ora la Commissione propone
di abolire i rimanenti aiuti accoppiati e di integrarli nel regime
di pagamento unico (RPU), ad eccezione dei premi per le vacche nutrici,
le pecore e le capre, per i quali gli Stati membri possono mantenere
gli attuali livelli di aiuto accoppiato.
Abbandono del modello storico: in alcuni Stati
membri gli agricoltori percepiscono aiuti calcolati in funzione
dell'importo ricevuto durante un periodo di riferimento, mentre
in altri i pagamenti sono calcolati su base regionale e per ettaro.
Con l'andare del tempo, il modello storico diventa sempre più
difficile da giustificare, per cui la Commissione propone di autorizzare
gli Stati membri a forfettizzare i regimi di aiuti.
Proroga dell'RPUS: dieci dei dodici nuovi Stati membri dell'UE applicano
il regime semplificato di pagamento unico per superficie (RPUS).
Quest'ultimo dovrebbe cessare nel 2010, ma la Commissione propone
di prorogarlo fino al 2013.
Condizionalità: l'erogazione di aiuti agli
agricoltori è condizionata al rispetto di determinati vincoli
ambientali, di benessere animale e di qualità alimentare.
Gli agricoltori che non rispettano tali norme si vedono tagliare
gli aiuti. Questo sistema, noto come "condizionalità",
sarà semplificato, ritirandone gli obblighi che non sono
pertinenti o che ricadono sotto la normale responsabilità
dell'agricoltore. Saranno aggiunti nuovi requisiti per salvaguardare
i benefici ambientali del regime della messa a riposo e per migliorare
la gestione idrica.
Sostegno ai settori con problemi specifici: attualmente
gli Stati membri possono trattenere, per settore, il 10% dei massimali
di bilancio nazionali applicabili ai pagamenti diretti, da destinare
a misure ambientali o al miglioramento della qualità e della
commercializzazione dei prodotti del settore in questione. La Commissione
intende rendere questo strumento più flessibile: il denaro
non dovrà più essere speso necessariamente nello stesso
settore, ma potrà servire ad aiutare i produttori di latte,
carni bovine o carni ovine e caprine in regioni svantaggiate, oppure
a sovvenzionare misure di gestione dei rischi quali polizze di assicurazione
contro le calamità naturali e fondi comuni di investimento
per le epizoozie; il regime diventerebbe accessibile anche ai paesi
che applicano l'RPUS.
Storno di fondi dagli aiuti diretti allo sviluppo rurale:
attualmente, tutti gli agricoltori che ricevono più di 5
000 euro l'anno di aiuti diretti si vedono detrarre il 5%, quota
che viene devoluta al bilancio dello sviluppo rurale. La Commissione
propone di aumentare questa percentuale al 13% entro il 2012. Le
grandi aziende agricole subirebbero ulteriori tagli (un 3% in più
per i beneficiari di aiuti eccedenti un totale annuo di 100 000
euro, 6% per oltre 200 000 euro e 9% per oltre 300 000 euro). I
fondi così ottenuti potranno essere utilizzati dagli Stati
membri a sostegno di programmi in materia di cambiamenti climatici,
energie rinnovabili, gestione delle risorse idriche e biodiversità.
Meccanismi d'intervento: le misure di contenimento
dell'offerta non debbono frenare la capacità degli agricoltori
di rispondere ai segnali del mercato. La Commissione propone di
abolire l'intervento per il frumento duro, il riso e le carni suine,
di azzerarlo per i cereali da foraggio e di assoggettarlo ad una
procedura di gara per il frumento panificabile, il burro e il latte
scremato in polvere.
Limiti ai pagamenti : gli Stati membri dovrebbero
applicare una soglia minima di pagamento di 250 euro per azienda
o una superficie minima di 1 ettaro, o entrambe.
Altre misure: una serie di regimi di sostegno minori saranno disaccoppiati
e trasferiti all'RPU, con effetto immediato per canapa, foraggi
essiccati, colture proteiche e frutta a guscio, e al termine di
un periodo transitorio per riso, patate da fecola e fibre lunghe
di lino. La Commissione propone altresì l'abolizione del
premio alle colture energetiche.
www.politicheagricole.gov.it
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L’Enologo
compie 115 anni
La rivista
"L'Enologo", organo ufficiale di stampa dell'Associazione
enologi enotecnici italiani - Organizzazione nazionale di categoria
dei tecnici vitivinicoli - Assoenologi, il 18 maggio 2008 compirà
115 anni. Non ci risulta che esistano al mondo altre pubblicazioni
che possano vantare una data di fondazione antecedente, come non
conosciamo alcuna associazione di categoria del settore vitivinicolo
che abbia radici così profonde. Essa è stata infatti
fondata nel 1891. Due lusinghieri traguardi, segni evidenti dell’importanza
e del ruolo che l’Associazione enologi enotecnici ha saputo
conquistarsi e mantenere nel tempo come espressione più vera
degli enotecnici, oggi enologi, italiani.
La rivista “L’Enotecnico” fu fondata da Arturo
Marescalchi e da Antonio Carpenè nel 1893, due anni dopo
il varo della “Società degli enotecnici italiani”
progenitrice dell’attuale Assoenologi. Si era nell’ultimo
decennio dell’Ottocento, gli anni in cui il grande secolo
si avviava verso una inquieta fine, tra scandali, tensioni sociali
e velleitarie imprese politico-militari e immani tragedie nel vigneto.
Ma già in quei tempi c’era gente che indirizzava la
propria intelligenza ed estrinsecava la propria vocazione in favore
dell’associazionismo di settore, rompendo la situazione di
immobilismo che fino ad allora aveva coinvolto il settore vitivinicolo,
come del resto quasi tutti i comparti agricoli, in una staticità
opaca ed in un clima di diffuso misoneismo.
Fu in questo contesto che Arturo Marescalchi e Antonio Carpenè
fondarono e pubblicarono il primo numero de “L’Enotecnico”
che vide appunto la luce il 18 maggio 1893. Era una pubblicazione
quindicinale, di sole sedici pagine. Il costo annuo dell’abbonamento
ammontava a 5 lire. Il programma del periodico, enunciato nel primo
numero, non era diverso da quello che attualmente si propone l'attuale
testata, visto che tra i suoi fini aveva: costituirsi quale organo
di stampa degli Enotecnici italiani per propugnarne gli interessi;
pubblicare, almeno in succinto, gli studi ed i lavori scientifici
attinenti all’enologia; venire in aiuto alla soluzione dei
problemi interessanti le pratiche viticole, quelle di cantina e
del commercio vinicolo interno e di esportazione.
Il patrimonio netto del giornale in quel momento era di 1.062,26
lire. Ma il 15 dicembre 1896 Marescalchi, non rinuncia ad un incarico
più prestigioso ed accetta di assumere le funzione di redattore
capo di due giornali “Il Coltivatore” e “Il Giornale
vinicolo italiano” lasciando quindi “L’Enotecnico”,
la cui redazione venne assunta dall’allora segretario dell’Associazione
Carlo Marani.
“L’Enotecnico” continuerà le pubblicazioni
sino a tutto il 1896. Risorgerà nel 1950 in occasione del
5° Congresso dell’Associazione enotecnici italiani, celebrato
a Milano il 21 ed il 22 aprile. La redazione era a Milano, in via
Silvio Pellico 7, cioè presso la sede di allora dell’Associazione.
La riqualificazione non fu facile. A quell’epoca il notiziario
era composto di 6 pagine, formato 26x35. I fondi monetari per dare
autonomia e veste grafica alla rivista non c’erano. L’Associazione
non era quella di oggi e così, nel 1960, “L’Enotecnico”
esce come notiziario incorporato nella rivista dell’Unione
ex Allievi della Scuola di Conegliano, ma cinque anni dopo riprende
vita autonoma ed inizia la pubblicazione come “nuova serie”,
anno 1, numero 1. Siamo nel 1965.
In quel tempo la redazione era a Treviso, sotto la direzione dell'enotecnico
Sergio Tazzer che, con grande impegno e professionalità,
iniziò a migliorare la testata. Sforzo ripreso e accresciuto
nel tempo da Giuseppe Martelli – socio ASA - che, riportando
nel 1982 la redazione a Milano, avviò una progressiva evoluzione
della rivista, facendola crescere per gradi sia nella grafica che
nei contenuti, senza mai lasciarsi prendere la mano, ma armonizzandola
con le esigenze operative e di bilancio e facendola diventare non
solo un biglietto da visita per la categoria, ma anche uno strumento
di informazione e di aggiornamento, senza privarla di quel ruolo
di contatto essenziale per l’Assoenologi. Attualmente la pubblicazione
ha mediamente 124 pagine, a fronte di una tiratura di 7.150 (certificate
dall'Anes di Confindustria).
In occasione del congresso nazionale del 2000, celebrato a bordo
della “Costa Classica”, la rivista ha cambiato nome
passando da “L’Enotecnico” a “L’Enologo”,
non per cancellare il passato ma per farlo evolvere in una logica
sequenza. Professionalmente l’enologo infatti altro non è
che la logica evoluzione dell’enotecnico e per rimarcare questo
concetto la dizione “L’Enotecnico” non è
scomparsa dalla copertina, ma continua a fare da specchio a quella
nuova, proprio per testimoniare e caratterizzare “l’evoluzione
della tradizione”.
www.assoenologi.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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