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Newsletter 56 / 28.4.2008


“Parmesan”: il tribunale di Berlino condanna ditta tedesca
SMS Consumatori: un nuovo servizio a tutela
Dopo 7 anni torna la “vera fiorentina”
2008 in rosso per le bevande fuori casa
300 milioni contro lo spopolamento delle aree rurali della Sicilia
Nuovo record del riso a quasi 25 dollari


“Parmesan”: il tribunale di Berlino condanna ditta tedesca
Primo clamoroso effetto della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità sul cosiddetto caso “Parmesan”. Dopo due anni di schermaglie legali e una sospensione del giudizio proprio in attesa della sentenza della Corte, il Tribunale di Berlino – sezione commerciale - ha condannato la società Allgäuland-Käsereien "ad astenersi dalla produzione, promozione, offerta e messa in commercio di formaggio con le denominazioni "parmigiano", "bioparmesan" e "parmesan" quando questo non sia prodotto all'interno della zona d'origine e secondo il disciplinare del Parmigiano-Reggiano. Il pesante giudizio (in caso di violazione del divieto è prevista un’ammenda fino a 250.000 euro o, in subordine, una pena detentiva fino a due anni, con tali sanzioni estese a chi commercializza il prodotto con la denominazione illegittima) è venuto proprio a due mesi di distanza dalla sentenza (26 febbraio 2008) della Corte di Giustizia, che ha sancito che l’uso del termine “Parmesan” è proibito per qualsiasi formaggio che non sia Parmigiano-Reggiano.
"Questa del Tribunale di Berlino – sottolinea il presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Alai – è una sentenza importantissima, poiché rende concreti gli effetti dei principi affermati dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 26 febbraio. Siamo dunque di fronte alla dimostrazione palese che quella sentenza è stata davvero un successo e non “una mezza vittoria”, come qualcuno ha sostenuto, in quanto il giudizio del Tribunale di Berlino corrisponde a quanto affermato dalla Corte di Giustizia ed è venuto solo dopo una sospensione in attesa del pronunciamento della Corte stessa”. “Pur in presenza di un regolamento UE sulla tutela delle Dop che va certamente reso più efficace – conclude Alai - quel che è certo è che la strada della tutela del nostro prodotto sui mercati europei si semplifica enormemente, giungendo a condanne che appaiono sostanzialmente obbligate a carico di chi imita o evoca il termine “Parmigiano-Reggiano”. Grande soddisfazione viene espressa anche dal direttore del Consorzio, Leo Bertozzi, che ha seguito personalmente la vicenda insieme allo studio “GB Avvocati” di Reggio Emilia. “Questa sentenza – sottolinea Bertozzi - dimostra che è possibile ottenere una tutela concreta se si lavora con tenacia e serietà, ed è un risultato che rafforza un ulteriore impegno a monitorare in modo continuo il mercato”. E qui Bertozzi lancia anche un invito ai consumatori e agli operatori: “chiediamo ci vengano segnalate le situazioni anomale riscontrate in Italia e all’estero, perché in questo modo potremo non solo tutelare ancor più efficacemente i consumatori, ma potremo garantire al mercato l’eliminazione di fenomeni distorsivi della concorrenza"
La vicenda in questione iniziò nel 2006, quando i corrispondenti e gli incaricati alla vigilanza da parte del Consorzio segnalarono la presenza di boccetti a forma di ampolla della ditta Allgäuland-Käsereien con formaggio grattugiato e anche porzioni di formaggio chiamato "parmesan", che ad una successiva analisi è risultato non avere nulla a che vedere con il Parmigiano-Reggiano (nel prodotto erano stati addirittura rilevati additivi – come il lisozoma – che è proibito per la produzione della Dop italiana). Nel novembre dello stesso anno, dopo inutili richiami all’azienda produttrice tedesca (le cui confezioni richiamavano anche il tricolore della bandiera italiana), il Consorzio di tutela ricorse alle vie legali in sede giudiziaria, avvalendosi anche della collaborazione dello studio berlinese Preu Bohlig & Prtners. Il tribunale, nella corso della prima udienza, decideva di attendere la sentenza della Corte di Giustizia europea, pubblicata il 26 febbraio 2008, nella quale veniva riaffermato che il termine parmesan va riservato in esclusiva al Parmigiano-Reggiano DOP. Il 25 marzo il tribunale di Berlino celebrava l'udienza pubblica, nella quale il Consorzio compariva riaffermando le proprie ragioni, e proprio alla luce di quanto disposto dalla Corte di Giustizia europea e di sentenze precedenti (giugno 2002), il collegio giudicante ha ora condannato la ditta tedesca. www.parmigiano-reggiano.it
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SMS Consumatori: un nuovo servizio a tutela
E’ un servizio di informazione sui prezzi dei principali prodotti agroalimentari. Uno strumento che, in tempo reale, aggiorna sui prezzi medi all’origine, all’ingrosso e al dettaglio di 84 prodotti: frutta, ortaggi, latte e latticini, carne, pesce, pane, pasta, ecc. Inviando un SMS completamente gratuito al numero unico per tutti i gestori telefonici 47947, con il solo nome del prodotto d’interesse, si ricevono all’istante tutte le informazioni sulla filiera dei prezzi, suddivisi per area geografica. Le notizie disponibili sono: prezzo medio di vendita, rilevato giornalmente, suddiviso in tre macro aree regionali (Nord, Centro, Sud) e prezzo medio nazionale all’origine e all’ingrosso aggiornato settimanalmente e fornito da Ismea. Se il prodotto è presente nel paniere con due o tre varietà, l’utente riceverà due o tre messaggi con i prezzi relativi ad ogni singola varietà.
A richiesta sono disponibili anche altri servizi, ugualmente gratuiti:
- l’invio di SMS informativi sul tema della sicurezza alimentare e sui principi fondamentali di una sana e corretta alimentazione;
- l’invio telematico della newsletter settimanale di Aiol (Agricoltura Italiana On Line) la rivista telematica del Ministero dedicata al mondo dell’agricoltura, dell’agroalimentare e della pesca.
Questi ulteriori servizi potranno essere interrotti dall’utente in qualsiasi momento mediante l’invio di un SMS specifico. Il Ministero ha stipulato un protocollo d’intesa con i quattro Operatori (3, TIM, Vodafone, WIND) che si sono impegnati a fornire assistenza tecnica per l’implementazione e la manutenzione del servizio di connettività necessario per rendere possibile la trasmissione e la ricezione di SMS Consumatori.
Attraverso il sito www.smsconsumatori.it è possibile accedere ad informazioni più approfondite sui prezzi e sui prodotti, oppure inviare segnalazioni sui prezzi anomali. Nel caso in cui, ad esempio, venga riscontrato un prezzo che si discosta in maniera significativa dalla media giornaliera, è possibile segnalarlo ad una delle Associazioni dei Consumatori che collaborano al progetto. In caso di forti oscillazioni, le informazioni sui prezzi anomali potranno essere poi trasmesse, dalle stesse Associazioni, al Garante per la sorveglianza dei prezzi. Sarà poi possibile segnalare la mancanza esposizione dei prezzi o l’assenza delle etichette. Su www.smsconsumatori.it ci sarà spazio per notizie approfondite sui singoli prodotti, informazioni sui valori nutrizionali degli alimenti, dati sulla produzione nazionale e normative sulla tracciabilità. Infine, sul sito verrà pubblicato il Borsino della Spesa con l’andamento dei prezzi d tutti i prodotti del paniere aggiornato settimanalmente e sarà possibile fare la spesa virtuale, ovvero riempire un carrello con i prodotti che si desidera acquistare, ottenendo indicazioni sulla somma da spendere calcolata sulla base dei prezzi medi al dettaglio e dell’area geografica di riferimento.
Attraverso la nuova edizione di SMS consumatori il Mipaaf si propone di non limitare l’azione ad un ambito di informazione e di controllo dei prezzi, ma anche di offrire un contributo alla promozione della sicurezza alimentare e della diffusione di corrette abitudini alimentari, in linea con il progetto interministeriale “guadagnare salute”, che individua la scorretta alimentazione come uno dei quattro fattori di rischio per la salute. Considerato il successo del progetto sperimentale del febbraio/maggio 2006 che aveva generato un traffico di oltre 3 milioni di sms e tenuto conto della necessità di assicurare un’informazione costante ed efficace ai consumatori, il Mipaaf ha voluto dare continuità all’iniziativa con il nuovo progetto triennale 2008-2010. Rispetto alla fase sperimentale del progetto sono state coinvolte un numero maggiore di Associazioni di Consumatori che hanno firmato con il Mipaaf un protocollo d’intesa. www.politicheagricole.it
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Dopo 7 anni torna la “vera fiorentina”
Dal ritorno della fiorentina ci si attende una ripresa dei consumi della carne bovina, in calo del 3,1 per cento nel 2007, anche grazie al rilancio delle antiche razze bovine italiane il cui numero è cresciuto del 20 per cento rispetto a prima della crisi della mucca pazza. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare il via libera della Commissione Europea con l'approvazione del regolamento che innalza da 24 a 30 mesi l'età dei bovini per i quali è consentita la commercializzazione di carne con la colonna vertebrale e che sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale europea in settimana per entrare in vigore tre giorni dopo. Dopo sette anni di divieto Il ritorno della fiorentina "matura" è - sottolinea la Coldiretti - un riconoscimento per gli allevatori che hanno investito sul fronte della qualità, della tracciabilità e della genuinità e della sicurezza dei prodotti, con una drastica riduzione del fenomeno Bse: dai cinquanta casi individuati nel 2001 al paio di casi del 2007 su circa 450.000 test effettuati sugli animali.
Con la drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa vengono dunque meno tutti i limiti al ritorno in tavola del pregiato taglio e - sottolinea la Coldiretti - finisce dunque un'epoca di "proibizionismo alimentare" iniziata nel Consiglio dei ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare l'emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina.
I risultati dimostrano l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza Bse come il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame.
A seguito dell'emergenza mucca pazza - afferma la Coldiretti - gli allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari di razze autoctone e oggi l'Italia può contare su circa 120.000 animali riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un aumento di oltre il 20 per cento rispetto a prima della crisi mucca pazza scoppiata nel 2001. Ad essere "salvato dall'estinzione" - continua la Coldiretti - è stato l'intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina (30.000 animali), la romagnola (15.000 animali), la marchigiana (48.000), la podolica (20.000) e la maremmana (5.000). La decisione comunitaria potrebbe favorire una inversione nel trend negativo nei consumi fatto registrare dalla carne bovina nel 2007 con un calo del 3,1 per cento rispetto al 2006, quando - conclude la Coldiretti - gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati ismea Ac Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro. www.coldiretti.it
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2008 in rosso per le bevande fuori casa
La stagione estiva, appuntamento più significativo per il settore delle bevande, è ancora lontana, ma per CDA (Consorzio Distributori Alimentari) - il più importante gruppo indipendente italiano di distributori di bevande, che da solo rappresenta oltre l’11% del mercato italiano della distribuzione di liquidi alimentari – è già tempo di tracciare un primo bilancio dell'anno appena iniziato. L'analisi sui consumi del primo bimestre, condotta dal Consorzio su un campione di oltre 12.000 pubblici esercizi, traccia un quadro tutt’altro che soddisfacente: il 2008 si appresta ad essere un anno nero per settore delle bevande, soprattutto per quanto riguarda il comparto dei consumi “fuori casa”, ovvero bar, ristoranti e locali notturni. I primi due mesi del 2008 confermano infatti il trend negativo di fine 2007, con consumi in netto calo in tutto il canale Horeca (acronimo di hotel, restaurant e caffetterie). La media nazionale del fuori casa registra un significativo -1,21% a livello nazionale, con picchi che sfiorano il -2% per il canale bar, e il -1,61% per i locali notturni. Leggermente migliore la situazione della ristorazione, dove i consumi di bevande perdono “solo” uno 0,42% rispetto allo scorso anno. A farne le spese sono soprattutto i ready to drink – ormai da tempo in calo vertiginoso - (-21,83%), ma anche gli aperitivi monodose, i succhi di frutta e gli sciroppi (base per i cocktail), che segnano rispettivamente -8,28%, -8,18% e -13,92% (media nazionale). Male anche i superalcolici, che in media fanno registrare un calo di oltre il 7%, e le birre (-6,31%). Particolarmente significativo anche il dato di consumo relativo al vino, fiore all'occhiello dell'economia italiana: in media il trend dei consumi segna infatti un -3,95% per i vini classici e un -3,89% per i vini cosiddetti “speciali”. A livello di canale, i cali più consistenti si registrano nel comparto dei locali serali (pub e discoteche), dove le restrizioni al consumo di alcol sembrano aver dato i loro frutti: -18,39% per i ready to drink, -18,12% per il vino, -6,89% per i superalcolici. Resistono invece i consumi di acqua (+3,11%) e bibite piatte (+5,61%, al contrario delle gasate, -2,09%), mentre non si arresta la crescita degli energy drink, che sfiorano il +15%.
“Questi dati sono certamente preoccupanti, poiché emerge un calo generalizzato dei consumo in tutti i comparti – commenta Lucio Roncoroni, direttore di CDA – e non ci aspettiamo grandi miglioramenti durante l'estate (periodo cruciale per le vendite di bevande), salvo sperare in una stagione particolarmente calda. L'economia arranca, e i consumatori italiani stanno sempre più attenti a spendere in maniera oculata, privilegiando la qualità rispetto alla quantità – continua Roncoroni – non a caso dalla nostra indagine emerge chiaramente come i cali più significativi siano da registrare negli esercizi di categoria medio bassa. I locali di alto livello invece mantengono invece una certa continuità di risultati. Purtroppo il rischio in situazioni come questa è che gli esercenti siano spinti alla ricerca di prodotti a prezzi sempre più bassi, per mantenere la propria marginalità e si moltiplichino scandali come quello del vino contraffatto che ha fatto tanto scalpore in queste ultime settimane”. www.rdp.it
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300 milioni contro lo spopolamento delle aree rurali della Sicilia
Sono trecento i milioni di euro che il Piano di sviluppo rurale della Regione siciliana mette in campo per evitare lo spopolamento delle campagne dell’Isola. Nel dettaglio 158 milioni sono destinati alle aziende, per il loro sviluppo e per la promozioni, la restante somma è invece riservata ai servizi. In particolare questi fondi sono destinati al miglioramento della qualità della vita e alla “creazione di attrattività” nelle aree rurali, quelle indicate come “Zona C” e “Zona D” della Sicilia. “Questi contributi aiuteranno a sviluppare l’imprenditoria, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese. Entrando più nello specifico, l’obiettivo è anche quello di rivalutare e utilizzare le tradizioni enogastronomiche tipiche”, ha commentato Dario Cartabellotta, direttore dell’assessorato regionale nel corso del seminario organizzato da Euromed Carrefour Sicilia in collaborazione con il dipartimento Interventi infrastrutturali, assessorato regionale Agricoltura e Foreste, nell’ambito del progetto “Come la Pac raccoglie le sfide della strategia di Lisbona”. Un progetto, arrivato al suo terzo appuntamento, cofinanziato dalla direzione generale agricoltura della Commissione europea nell’ambito della linea di finanziamento «Sostegno a favore di azioni di informazione nel settore della politica agricola comune».
E proprio con l’obiettivo di evitare l’abbandono delle campagne si incentiva la creazione degli agriturismo, uno strumento che permette un maggiore coinvolgimento di chi vive nelle aree rurali e uno stimolo per gli investimenti. È infatti cresciuto il numero di queste strutture in Sicilia: ventuno in più rispetto al 2006, 233 in più rispetto al 2001. La maggior parte sono concentrate nelle province di Messina e Siracusa. Notevole, dunque, l’incremento nel corso degli ultimi sei anni. Nel 2001 gli agriturismo in Sicilia erano 170 con 1.799 posti letto e 5.416 posti nella ristorazione, oggi (i dati risalgono alla fine del 2007) invece sono 403 con 5.506 posti letto e 16.509 posti nella ristorazione. Dei 403 agriturismo 91 sono in provincia di Messina, 71 in provincia di Siracusa, 65 in provincia di Palermo, 52 nel Catanese, 41 in provincia di Ragusa, 31 nel Trapanese, 19 sia in provincia di Enna che di Agrigento, 14 nel Nisseno.
“La maggior parte degli agriturismo si trovano in provincia di Messina e di Siracusa perché offrono strutture sia in prossimità del mare sia della montagna – spiega Domenico Carta, del dipartimento infrastrutturali dell’assessorato Agricoltura e Foreste e responsabile per il settore agriturismo –. Il numero delle strutture è aumentato notevolmente negli ultimi anni offrendo nuovi sbocchi occupazionali se si considera anche l’indotto. Si tratta soprattutto di agriturismo a conduzione diretta, una parte anche a conduzione familiare. È una realtà in fermento e anche di buona qualità: a tre aziende infatti sono state conferite 4 spighe, ovvero il massimo riconoscimento”. marco.volpe@libero.it
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Nuovo record del riso a quasi 25 dollari
Il prezzo del riso, con una crescita ininterrotta da inizio anno, va a segnare un nuovo record storico a 24,82 dollari per hundredweight (50,8 chili) per le consegne a luglio alla chiusura del Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. E' quanto rileva la Coldiretti nel sottolineare che l'aumento di oltre il 70 per cento dall'inizio del 2008 sta provocando le prime reazioni anche nei Paesi sviluppati come gli Usa dove per fermare gli accaparramenti da parte dei ristoratori, una catena di supermercati del gruppo Wal-mart ha posto il limite di acquisto di quattro confezioni per persona. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - degli effetti delle tensioni sui mercati internazionali dove si registrano preoccupazioni ben piu' gravi per l'impennata dei prezzi di un prodotto come il riso che sfama oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo e mette a rischio la stabilità sociale e lo sviluppo economico. Il balzo in avanti delle quotazioni - sostiene la Coldiretti - è anche il frutto delle speculazioni che si sono spostate sul mercato delle materie prime agricole e sta provocando rivolte e proteste in numerosi Paesi dove si stanno adottando iniziative per calmierare i prezzi. Dopo l'India e la Cambogia anche il Brasile ha annunciato la sospensione temporanea delle sue esportazioni di riso per assicurare il fabbisogno alimentare nazionale, mentre il Vietnam, che è il terzo esportatore mondiale di riso, ha deciso di ridurre le spedizioni dell'11 per cento e la Cina ha annunciato un aumento del prezzo pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità di prodotto e raffreddare la crescita dell'inflazione interna. E ancora, le Filippine, il principale Paese importatore di riso a livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura altri 600.000 ettari di riso.
Siamo di fronte - prosegue la Coldiretti - a un cambiamento delle gerarchie all'interno dell'economia e un ruolo nuovo e centrale da svolgere per l'agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche. Uno scenario che - precisa la Coldiretti - deve significare una nuova attenzione per sostenere la crescita del settore a livello nazionale, comunitario ed internazionale. Serve piu' politica agricola per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e scongiurare i limiti alla crescita rappresentati dalla scarsità di materia prima di fronte alla crescita della domanda dei Paesi emergenti come India e Cina e agli effetti dei cambiamenti climatici. L'Italia - conclude la Coldiretti - è il primo produttore di riso in Europa con oltre 220mila ettari di terreno e con circa 1,4 milioni di tonnellate. www.coldiretti.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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