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“Parmesan”:
il tribunale di Berlino condanna ditta tedesca
SMS Consumatori:
un nuovo servizio a tutela
Dopo 7
anni torna la “vera fiorentina”
2008 in
rosso per le bevande fuori casa
300 milioni
contro lo spopolamento delle aree rurali della Sicilia
Nuovo record
del riso a quasi 25 dollari

“Parmesan”:
il tribunale di Berlino condanna ditta tedesca
Primo
clamoroso effetto della sentenza della Corte di Giustizia delle
Comunità sul cosiddetto caso “Parmesan”. Dopo
due anni di schermaglie legali e una sospensione del giudizio proprio
in attesa della sentenza della Corte, il Tribunale di Berlino –
sezione commerciale - ha condannato la società Allgäuland-Käsereien
"ad astenersi dalla produzione, promozione, offerta e messa
in commercio di formaggio con le denominazioni "parmigiano",
"bioparmesan" e "parmesan" quando questo non
sia prodotto all'interno della zona d'origine e secondo il disciplinare
del Parmigiano-Reggiano. Il pesante giudizio (in caso di violazione
del divieto è prevista un’ammenda fino a 250.000 euro
o, in subordine, una pena detentiva fino a due anni, con tali sanzioni
estese a chi commercializza il prodotto con la denominazione illegittima)
è venuto proprio a due mesi di distanza dalla sentenza (26
febbraio 2008) della Corte di Giustizia, che ha sancito che l’uso
del termine “Parmesan” è proibito per qualsiasi
formaggio che non sia Parmigiano-Reggiano.
"Questa del Tribunale di Berlino – sottolinea il presidente
del Consorzio di tutela, Giuseppe Alai – è una sentenza
importantissima, poiché rende concreti gli effetti dei principi
affermati dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 26
febbraio. Siamo dunque di fronte alla dimostrazione palese che quella
sentenza è stata davvero un successo e non “una mezza
vittoria”, come qualcuno ha sostenuto, in quanto il giudizio
del Tribunale di Berlino corrisponde a quanto affermato dalla Corte
di Giustizia ed è venuto solo dopo una sospensione in attesa
del pronunciamento della Corte stessa”. “Pur in presenza
di un regolamento UE sulla tutela delle Dop che va certamente reso
più efficace – conclude Alai - quel che è certo
è che la strada della tutela del nostro prodotto sui mercati
europei si semplifica enormemente, giungendo a condanne che appaiono
sostanzialmente obbligate a carico di chi imita o evoca il termine
“Parmigiano-Reggiano”. Grande soddisfazione viene espressa
anche dal direttore del Consorzio, Leo Bertozzi, che ha seguito
personalmente la vicenda insieme allo studio “GB Avvocati”
di Reggio Emilia. “Questa sentenza – sottolinea Bertozzi
- dimostra che è possibile ottenere una tutela concreta se
si lavora con tenacia e serietà, ed è un risultato
che rafforza un ulteriore impegno a monitorare in modo continuo
il mercato”. E qui Bertozzi lancia anche un invito ai consumatori
e agli operatori: “chiediamo ci vengano segnalate le situazioni
anomale riscontrate in Italia e all’estero, perché
in questo modo potremo non solo tutelare ancor più efficacemente
i consumatori, ma potremo garantire al mercato l’eliminazione
di fenomeni distorsivi della concorrenza"
La vicenda in questione iniziò nel 2006, quando i corrispondenti
e gli incaricati alla vigilanza da parte del Consorzio segnalarono
la presenza di boccetti a forma di ampolla della ditta Allgäuland-Käsereien
con formaggio grattugiato e anche porzioni di formaggio chiamato
"parmesan", che ad una successiva analisi è risultato
non avere nulla a che vedere con il Parmigiano-Reggiano (nel prodotto
erano stati addirittura rilevati additivi – come il lisozoma
– che è proibito per la produzione della Dop italiana).
Nel novembre dello stesso anno, dopo inutili richiami all’azienda
produttrice tedesca (le cui confezioni richiamavano anche il tricolore
della bandiera italiana), il Consorzio di tutela ricorse alle vie
legali in sede giudiziaria, avvalendosi anche della collaborazione
dello studio berlinese Preu Bohlig & Prtners. Il tribunale,
nella corso della prima udienza, decideva di attendere la sentenza
della Corte di Giustizia europea, pubblicata il 26 febbraio 2008,
nella quale veniva riaffermato che il termine parmesan va riservato
in esclusiva al Parmigiano-Reggiano DOP. Il 25 marzo il tribunale
di Berlino celebrava l'udienza pubblica, nella quale il Consorzio
compariva riaffermando le proprie ragioni, e proprio alla luce di
quanto disposto dalla Corte di Giustizia europea e di sentenze precedenti
(giugno 2002), il collegio giudicante ha ora condannato la ditta
tedesca. www.parmigiano-reggiano.it
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SMS
Consumatori: un nuovo servizio a tutela
E’
un servizio di informazione sui prezzi dei principali prodotti agroalimentari.
Uno strumento che, in tempo reale, aggiorna sui prezzi medi all’origine,
all’ingrosso e al dettaglio di 84 prodotti: frutta, ortaggi,
latte e latticini, carne, pesce, pane, pasta, ecc. Inviando un SMS
completamente gratuito al numero unico per tutti i gestori telefonici
47947, con il solo nome del prodotto d’interesse, si ricevono
all’istante tutte le informazioni sulla filiera dei prezzi,
suddivisi per area geografica. Le notizie disponibili sono: prezzo
medio di vendita, rilevato giornalmente, suddiviso in tre macro
aree regionali (Nord, Centro, Sud) e prezzo medio nazionale all’origine
e all’ingrosso aggiornato settimanalmente e fornito da Ismea.
Se il prodotto è presente nel paniere con due o tre varietà,
l’utente riceverà due o tre messaggi con i prezzi relativi
ad ogni singola varietà.
A richiesta sono disponibili anche altri servizi, ugualmente gratuiti:
- l’invio di SMS informativi sul tema della sicurezza alimentare
e sui principi fondamentali di una sana e corretta alimentazione;
- l’invio telematico della newsletter settimanale di Aiol
(Agricoltura Italiana On Line) la rivista telematica del Ministero
dedicata al mondo dell’agricoltura, dell’agroalimentare
e della pesca.
Questi ulteriori servizi potranno essere interrotti dall’utente
in qualsiasi momento mediante l’invio di un SMS specifico.
Il Ministero ha stipulato un protocollo d’intesa con i quattro
Operatori (3, TIM, Vodafone, WIND) che si sono impegnati a fornire
assistenza tecnica per l’implementazione e la manutenzione
del servizio di connettività necessario per rendere possibile
la trasmissione e la ricezione di SMS Consumatori.
Attraverso il sito www.smsconsumatori.it
è possibile accedere ad informazioni più approfondite
sui prezzi e sui prodotti, oppure inviare segnalazioni sui prezzi
anomali. Nel caso in cui, ad esempio, venga riscontrato un prezzo
che si discosta in maniera significativa dalla media giornaliera,
è possibile segnalarlo ad una delle Associazioni dei Consumatori
che collaborano al progetto. In caso di forti oscillazioni, le informazioni
sui prezzi anomali potranno essere poi trasmesse, dalle stesse Associazioni,
al Garante per la sorveglianza dei prezzi. Sarà poi possibile
segnalare la mancanza esposizione dei prezzi o l’assenza delle
etichette. Su www.smsconsumatori.it
ci sarà spazio per notizie approfondite sui singoli prodotti,
informazioni sui valori nutrizionali degli alimenti, dati sulla
produzione nazionale e normative sulla tracciabilità. Infine,
sul sito verrà pubblicato il Borsino della Spesa con l’andamento
dei prezzi d tutti i prodotti del paniere aggiornato settimanalmente
e sarà possibile fare la spesa virtuale, ovvero riempire
un carrello con i prodotti che si desidera acquistare, ottenendo
indicazioni sulla somma da spendere calcolata sulla base dei prezzi
medi al dettaglio e dell’area geografica di riferimento.
Attraverso la nuova edizione di SMS consumatori il Mipaaf si propone
di non limitare l’azione ad un ambito di informazione e di
controllo dei prezzi, ma anche di offrire un contributo alla promozione
della sicurezza alimentare e della diffusione di corrette abitudini
alimentari, in linea con il progetto interministeriale “guadagnare
salute”, che individua la scorretta alimentazione come uno
dei quattro fattori di rischio per la salute. Considerato il successo
del progetto sperimentale del febbraio/maggio 2006 che aveva generato
un traffico di oltre 3 milioni di sms e tenuto conto della necessità
di assicurare un’informazione costante ed efficace ai consumatori,
il Mipaaf ha voluto dare continuità all’iniziativa
con il nuovo progetto triennale 2008-2010. Rispetto alla fase sperimentale
del progetto sono state coinvolte un numero maggiore di Associazioni
di Consumatori che hanno firmato con il Mipaaf un protocollo d’intesa.
www.politicheagricole.it
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Dopo
7 anni torna la “vera fiorentina”
Dal
ritorno della fiorentina ci si attende una ripresa dei consumi della
carne bovina, in calo del 3,1 per cento nel 2007, anche grazie al
rilancio delle antiche razze bovine italiane il cui numero è
cresciuto del 20 per cento rispetto a prima della crisi della mucca
pazza. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare il via libera
della Commissione Europea con l'approvazione del regolamento che
innalza da 24 a 30 mesi l'età dei bovini per i quali è
consentita la commercializzazione di carne con la colonna vertebrale
e che sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale europea in
settimana per entrare in vigore tre giorni dopo. Dopo sette anni
di divieto Il ritorno della fiorentina "matura" è
- sottolinea la Coldiretti - un riconoscimento per gli allevatori
che hanno investito sul fronte della qualità, della tracciabilità
e della genuinità e della sicurezza dei prodotti, con una
drastica riduzione del fenomeno Bse: dai cinquanta casi individuati
nel 2001 al paio di casi del 2007 su circa 450.000 test effettuati
sugli animali.
Con la drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa
vengono dunque meno tutti i limiti al ritorno in tavola del pregiato
taglio e - sottolinea la Coldiretti - finisce dunque un'epoca di
"proibizionismo alimentare" iniziata nel Consiglio dei
ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare
l'emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di
eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore
a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina.
I risultati dimostrano l'efficacia delle misure adottate per far
fronte all'emergenza Bse come il divieto dell'uso delle farine animali
nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a
rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione
a partire dal 1° gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di
etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata
con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione
e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che
rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame.
A seguito dell'emergenza mucca pazza - afferma la Coldiretti - gli
allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari
di razze autoctone e oggi l'Italia può contare su circa 120.000
animali riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un
aumento di oltre il 20 per cento rispetto a prima della crisi mucca
pazza scoppiata nel 2001. Ad essere "salvato dall'estinzione"
- continua la Coldiretti - è stato l'intero patrimonio di
razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina (30.000 animali),
la romagnola (15.000 animali), la marchigiana (48.000), la podolica
(20.000) e la maremmana (5.000). La decisione comunitaria potrebbe
favorire una inversione nel trend negativo nei consumi fatto registrare
dalla carne bovina nel 2007 con un calo del 3,1 per cento rispetto
al 2006, quando - conclude la Coldiretti - gli acquisti domestici
di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati ismea Ac
Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per
famiglia acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro. www.coldiretti.it
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2008
in rosso per le bevande fuori casa
La
stagione estiva, appuntamento più significativo per il settore
delle bevande, è ancora lontana, ma per CDA (Consorzio Distributori
Alimentari) - il più importante gruppo indipendente italiano
di distributori di bevande, che da solo rappresenta oltre l’11%
del mercato italiano della distribuzione di liquidi alimentari –
è già tempo di tracciare un primo bilancio dell'anno
appena iniziato. L'analisi sui consumi del primo bimestre, condotta
dal Consorzio su un campione di oltre 12.000 pubblici esercizi,
traccia un quadro tutt’altro che soddisfacente: il 2008 si
appresta ad essere un anno nero per settore delle bevande, soprattutto
per quanto riguarda il comparto dei consumi “fuori casa”,
ovvero bar, ristoranti e locali notturni. I primi due mesi del 2008
confermano infatti il trend negativo di fine 2007, con consumi in
netto calo in tutto il canale Horeca (acronimo di hotel, restaurant
e caffetterie). La media nazionale del fuori casa registra un significativo
-1,21% a livello nazionale, con picchi che sfiorano il -2% per il
canale bar, e il -1,61% per i locali notturni. Leggermente migliore
la situazione della ristorazione, dove i consumi di bevande perdono
“solo” uno 0,42% rispetto allo scorso anno. A farne
le spese sono soprattutto i ready to drink – ormai da tempo
in calo vertiginoso - (-21,83%), ma anche gli aperitivi monodose,
i succhi di frutta e gli sciroppi (base per i cocktail), che segnano
rispettivamente -8,28%, -8,18% e -13,92% (media nazionale). Male
anche i superalcolici, che in media fanno registrare un calo di
oltre il 7%, e le birre (-6,31%). Particolarmente significativo
anche il dato di consumo relativo al vino, fiore all'occhiello dell'economia
italiana: in media il trend dei consumi segna infatti un -3,95%
per i vini classici e un -3,89% per i vini cosiddetti “speciali”.
A livello di canale, i cali più consistenti si registrano
nel comparto dei locali serali (pub e discoteche), dove le restrizioni
al consumo di alcol sembrano aver dato i loro frutti: -18,39% per
i ready to drink, -18,12% per il vino, -6,89% per i superalcolici.
Resistono invece i consumi di acqua (+3,11%) e bibite piatte (+5,61%,
al contrario delle gasate, -2,09%), mentre non si arresta la crescita
degli energy drink, che sfiorano il +15%.
“Questi dati sono certamente preoccupanti, poiché emerge
un calo generalizzato dei consumo in tutti i comparti – commenta
Lucio Roncoroni, direttore di CDA – e non ci aspettiamo grandi
miglioramenti durante l'estate (periodo cruciale per le vendite
di bevande), salvo sperare in una stagione particolarmente calda.
L'economia arranca, e i consumatori italiani stanno sempre più
attenti a spendere in maniera oculata, privilegiando la qualità
rispetto alla quantità – continua Roncoroni –
non a caso dalla nostra indagine emerge chiaramente come i cali
più significativi siano da registrare negli esercizi di categoria
medio bassa. I locali di alto livello invece mantengono invece una
certa continuità di risultati. Purtroppo il rischio in situazioni
come questa è che gli esercenti siano spinti alla ricerca
di prodotti a prezzi sempre più bassi, per mantenere la propria
marginalità e si moltiplichino scandali come quello del vino
contraffatto che ha fatto tanto scalpore in queste ultime settimane”.
www.rdp.it
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300
milioni contro lo spopolamento delle aree rurali della Sicilia
Sono
trecento i milioni di euro che il Piano di sviluppo rurale della
Regione siciliana mette in campo per evitare lo spopolamento delle
campagne dell’Isola. Nel dettaglio 158 milioni sono destinati
alle aziende, per il loro sviluppo e per la promozioni, la restante
somma è invece riservata ai servizi. In particolare questi
fondi sono destinati al miglioramento della qualità della
vita e alla “creazione di attrattività” nelle
aree rurali, quelle indicate come “Zona C” e “Zona
D” della Sicilia. “Questi contributi aiuteranno a sviluppare
l’imprenditoria, con particolare riguardo alle piccole e medie
imprese. Entrando più nello specifico, l’obiettivo
è anche quello di rivalutare e utilizzare le tradizioni enogastronomiche
tipiche”, ha commentato Dario Cartabellotta, direttore dell’assessorato
regionale nel corso del seminario organizzato da Euromed Carrefour
Sicilia in collaborazione con il dipartimento Interventi infrastrutturali,
assessorato regionale Agricoltura e Foreste, nell’ambito del
progetto “Come la Pac raccoglie le sfide della strategia di
Lisbona”. Un progetto, arrivato al suo terzo appuntamento,
cofinanziato dalla direzione generale agricoltura della Commissione
europea nell’ambito della linea di finanziamento «Sostegno
a favore di azioni di informazione nel settore della politica agricola
comune».
E proprio con l’obiettivo di evitare l’abbandono delle
campagne si incentiva la creazione degli agriturismo, uno strumento
che permette un maggiore coinvolgimento di chi vive nelle aree rurali
e uno stimolo per gli investimenti. È infatti cresciuto il
numero di queste strutture in Sicilia: ventuno in più rispetto
al 2006, 233 in più rispetto al 2001. La maggior parte sono
concentrate nelle province di Messina e Siracusa. Notevole, dunque,
l’incremento nel corso degli ultimi sei anni. Nel 2001 gli
agriturismo in Sicilia erano 170 con 1.799 posti letto e 5.416 posti
nella ristorazione, oggi (i dati risalgono alla fine del 2007) invece
sono 403 con 5.506 posti letto e 16.509 posti nella ristorazione.
Dei 403 agriturismo 91 sono in provincia di Messina, 71 in provincia
di Siracusa, 65 in provincia di Palermo, 52 nel Catanese, 41 in
provincia di Ragusa, 31 nel Trapanese, 19 sia in provincia di Enna
che di Agrigento, 14 nel Nisseno.
“La maggior parte degli agriturismo si trovano in provincia
di Messina e di Siracusa perché offrono strutture sia in
prossimità del mare sia della montagna – spiega Domenico
Carta, del dipartimento infrastrutturali dell’assessorato
Agricoltura e Foreste e responsabile per il settore agriturismo
–. Il numero delle strutture è aumentato notevolmente
negli ultimi anni offrendo nuovi sbocchi occupazionali se si considera
anche l’indotto. Si tratta soprattutto di agriturismo a conduzione
diretta, una parte anche a conduzione familiare. È una realtà
in fermento e anche di buona qualità: a tre aziende infatti
sono state conferite 4 spighe, ovvero il massimo riconoscimento”.
marco.volpe@libero.it
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Nuovo
record del riso a quasi 25 dollari
Il prezzo
del riso, con una crescita ininterrotta da inizio anno, va a segnare
un nuovo record storico a 24,82 dollari per hundredweight (50,8
chili) per le consegne a luglio alla chiusura del Chicago Board
of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio
internazionale delle materie prime agricole. E' quanto rileva la
Coldiretti nel sottolineare che l'aumento di oltre il 70 per cento
dall'inizio del 2008 sta provocando le prime reazioni anche nei
Paesi sviluppati come gli Usa dove per fermare gli accaparramenti
da parte dei ristoratori, una catena di supermercati del gruppo
Wal-mart ha posto il limite di acquisto di quattro confezioni per
persona. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - degli effetti delle
tensioni sui mercati internazionali dove si registrano preoccupazioni
ben piu' gravi per l'impennata dei prezzi di un prodotto come il
riso che sfama oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo e mette a
rischio la stabilità sociale e lo sviluppo economico. Il
balzo in avanti delle quotazioni - sostiene la Coldiretti - è
anche il frutto delle speculazioni che si sono spostate sul mercato
delle materie prime agricole e sta provocando rivolte e proteste
in numerosi Paesi dove si stanno adottando iniziative per calmierare
i prezzi. Dopo l'India e la Cambogia anche il Brasile ha annunciato
la sospensione temporanea delle sue esportazioni di riso per assicurare
il fabbisogno alimentare nazionale, mentre il Vietnam, che è
il terzo esportatore mondiale di riso, ha deciso di ridurre le spedizioni
dell'11 per cento e la Cina ha annunciato un aumento del prezzo
pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità
di prodotto e raffreddare la crescita dell'inflazione interna. E
ancora, le Filippine, il principale Paese importatore di riso a
livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura
altri 600.000 ettari di riso.
Siamo di fronte - prosegue la Coldiretti - a un cambiamento delle
gerarchie all'interno dell'economia e un ruolo nuovo e centrale
da svolgere per l'agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura
di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di
alternative energetiche. Uno scenario che - precisa la Coldiretti
- deve significare una nuova attenzione per sostenere la crescita
del settore a livello nazionale, comunitario ed internazionale.
Serve piu' politica agricola per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti
e scongiurare i limiti alla crescita rappresentati dalla scarsità
di materia prima di fronte alla crescita della domanda dei Paesi
emergenti come India e Cina e agli effetti dei cambiamenti climatici.
L'Italia - conclude la Coldiretti - è il primo produttore
di riso in Europa con oltre 220mila ettari di terreno e con circa
1,4 milioni di tonnellate. www.coldiretti.it
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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