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La cultura
del bere per il rispetto della vita
Le 10 “esse”
che indicano le attese dal cibo da parte del consumatore
Igp solo
per la Carota dell'Altopiano del Fucino
Salame
Cacciatore Dop, in crescita le piccole aziende
Brasile:
immigrati e voglia di made in Italy trainano il vino italiano
Vino e
birra, accise differenziate in Svezia

La cultura
del bere per il rispetto della vita
“La
cultura del bere per il rispetto della vita” e’stato
il titolo del convegno organizzato dalla FISAR – Federazione
Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori che si e’ svolto
a Verona sabato 5 aprile ore 15 presso la Sala Respighi in occasione
del Vinitaly 2008 con il patrocinio del Ministero della Salute,
del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali,
di Assoenologi, dell’Enoteca Italiana, del Consorzio del Vino
Nobile di Montepulciano e dell’Associazione Stampa Agarolaimentare
Italiana.
L’attualita’ del tema trattato e l’autorevolezza
dei relatori ha fatto registrare una notevole affluenza di giornalisti,
sommelier e pubblico e ha dato vita ad un interessante dibattito.
“La cultura del bere per il rispetto della vita” dovrebbe
proprio essere il claim degli anni a venire per tutti noi che siamo
in un modo o nell’altro degli educatori.
Il presidente nazionale Fisar, Vittorio Cardaci Ama, ha ricordato
come ogni giorno e soprattutto il lunedi i giornali riportano le
cifre degli incidenti stradali dovuti all’abuso di bevande
alcooliche.
Lo sballo del sabato sera, un fenomeno che arriva dal Nord Europa,
e’ uno stile di vita estremo che deve essere fermato con una
attenta comunicazione senza demonizzare una bevanda naturale come
il vino. Proprio a questo proposito la Fisar ha fatto condurre una
ricerca sul tasso alcolemico di fine lezione tra le persone che
partecipano ai corsi per diventare sommelier.
L’indagine, condotta dal dott. Sergio Pintaudi, direttore
del Dipartimento di Emergenza Ospedale Garibaldi di Catania, ha
fornito un quadro interessante sulle modalita’ di eliminazione
dell’alcool. Con la regolamentazione attuale che prevede che
il tasso alcoolemico nel sangue non debba superare 0,5 g rammi per
litro, come previsto anche nel resto d'Europa, i corsisti che si
sono sottoposti alla misurazione eseguita con l’utilizzo di
un etilometro fornito dalla Polizia stradale erano tutti fuori norma.
Inoltre c’e’ da registrare una grande variabilita’
nella metabolizzazione dell’acool: la donna raggiunge prima
il tasso alcoolemico consentito e lo smaltisce più lentamente
; altre variabili sono il peso e l’eta’ del soggetto.
Sulla base di questi risultati ed in attesa di ampliare la ricerca
e’ stato suggerito di inserire la degustazione all’inizio
della lezione e di consigliare ai corsisti di non mettersi subito
alla guida.
Una ricerca condotta recentemente dall’Istat ha rilevato una
maggiore diffusione del consumo di alcolici tra i ragazzi di eta’
compresa tra 11-15 anni soprattutto fuori pasto, in particolare
tra le ragazze e di conseguenza un incremento degli episodi di ubriacatura
proprio tra i minorenni, non ancora in grado di metabolizzare adeguatamente
le sostanze alcoliche.
La dott.ssa Silvana Lilli, dell’Enoteca Italiana di Siena,
ha illustrato il « Progetto Giovani » nato negli anni
90 con il coinvolgimento del Ministero dellle Politiche Agricole.
L’obiettivo del progetto è quello di "insegnare"
alle nuove generazioni il modo migliore per avere un rapporto sano
con il vino, una bevanda di origini antichissime, presente su tutto
il territorio nazionale e simbolo indiscusso del made in Italy nel
mondo. La prima fase della durata di tre anni e’ ormai concluso
e sta per iniziare il secondo ciclo di attivita’ in cui si
vuole migliorare la formazione degli operatori a contatto con adolescenti
e giovani adulti, continuare gli incontri di sensibilizzazione negli
atenei italiani con l’intervento della figura del sommelier.
Giorgio Serra, Responsabile settori Vini Buonitalia, ente partecipato
dal Ministero delle Politiche Agricole ha acolto la sfida di essere
presente al convegno, proprio perche’ Buonitalia promuove
l’eccellenza agroalimentare italiana nel mondo ed il vino
e’ la vera icona dell’Italian style.
L’attivita’ di Buonitalia e’ rivolta a mercati
esteri ed a quelli emergenti come l’India, il Giappone ed
il Brasile. E’ fondamentale quindi assumere un approccio diverso
per promuovere il vino recuperando lo stile di vita italiano, individuando
i fenomeni di natura sociale che sono differenti da paese a paese
ed individuando una strategia piu’ adeguata.
Luca Gattavecchi, presidente del Consorzio del vino Nobile ricorda
che i greci chiamavano il nostro paese Enotria (terra del vino)
per attestare la spiccata vocazione alla vitivicoltura e non solo
ma dagli Etruschi ai giorni nostri il vino e’ cultura e mai
come a Montepulciano il connubio tra vino, cultura e territorio
e’ cosi’ radicato.
Salvatore Cacciola, sociologo, responsabile di Educazione alla salute
aziendale AUSL3 Catania ha tessuto un elogio della lentezza e della
riflessione ed ha puntualizzato tutti gli aspetti socio-antropologici
della cultura del buon bere.
Roberto Rabachino, Presidente Nazionale Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana, ha ribadito l’importanza che riveste la comunicazione
di settore come veicolo di sensibilizzazione sociale ed ha puntualizzato
che gli operatori del vino non devono limitarsi a consigliare il
corretto abbinamento cibo e vino ma devono educare al bere consapevole
e buono. Occorre sviluppare una valida alternativa alla cultura
del bere, coinvolgendo le famiglie, educando i giovani ad un consumo
che non sfoci nell’abuso migliorando la formazione teorica
e pratica di quanti lavorano a contatto con i giovani.
Dioniso, in una commedia di Eubulo, raccomanda:
"Tre coppe di vino non di più, stabilisco per i bevitori
assennati. La prima per la salute di chi beve; la seconda risveglia
l'amore ed il piacere; la terza invita al sonno. Bevuta questa,
chi vuol essere saggio, se ne torna a casa. La quarta coppa non
è più nostra, è fuori misura; la quinta urla;
sei significa ormai schiamazzi; sette occhi pesti; otto arriva lo
sbirro; nove sale la bile; dieci si è perso il senno, si
cade a terra privi di sensi".
E noi non vogliamo arrivare a questo.
Piera Genta – www.fisar.com
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Le
10 “esse” che indicano le attese dal cibo da parte del
consumatore
Sapere,
salute, storia, sociale, supernaturalità, shopping strategy,
servizio, sincretismo, sensorialità e sapore.
Giampaolo Fabris, il maggiore sociologo dei consumi d'Italia ha
individuato, commentandolo, una sorta di decalogo riguardante atteggiamenti
e comportamenti del consumatore italiano nei confronti dei prodotti
alimentari. Lo ha illustrato nei giorni scorsi a Taormina al Forum
di Confagricoltura spiegando che «gli atteggiamenti dei consumatori
si dividono in due anime: chi ricerca il prezzo più basso
e chi invece ricerca la miglior qualità. Questo consumatore
sta cambiando e sempre più spesso resta deluso dei prodotti
che acquista poiché non rispondono più alle aspettative
o alle promesse pubblicitarie».
Il comparto dell'agroalimentare è tra i pochi in grado di
riflettere con estrema immediatezza e trasparenza la straordinaria
sintonia con alcuni dei più significativi valori del nostro
presente. Il cibo, oggi più che mai, ha un ruolo assolutamente
centrale - e destinato, in prospettiva, ad aumentare ulteriormente
- nelle scelte di consumo. Una sorta di crocevia privilegiato in
cui confluiscono trend sociali ed orientamenti di consumo di grande
rilievo. «L’ evidenza più palese - ha sostenuto
Fabris – è che il cibo riesce a catalizzare una serie
di dimensioni esistenziali e sociali di crescente attualità.
La ricerca del piacere, l'aspetto fisico e la bellezza, l'energia
e la salute, la fusione con la natura, la convivialità e
il tempo libero trovano, nel cibo, un locus elettivo di espressione».
Il monitoraggio sistematico delle tendenze alimentari ha rilevato
una serie di aree che definiscono la modernità denominate
codificate con le succitate ‘10 Esse’, che rappresentano
in sostanza la summa di qualità attese nel cibo e, se tradotte
operativamente, un'importante griglia per valutare successo e ciclo
di vita dei prodotti alimentari. La mappa alimentare del 2007 –
secondo Fabris - si sviluppa in un sistema tra modernità,
tradizione, dell'indulgenza e salutismo. Noi tutti ricordiamo come
negli anni Ottanta i consumi alimentari andavano decisamente verso
la modernità mentre il trend degli anni Novanta li riportò
verso l'indulgenza e della tradizione. Con il Terzo Millennio assistiamo
invece all'allarme alimentare e la tendenza vira verso il "buono
e sano da mangiare". Insomma, molto terrignamente il dettame
esplicito è mangiare bene, valutato come uno dei piaceri
più importanti della vita. Considerarsi un gourmet è
uno status symbol e cambiano i paradigmi di riferimento sui cibi.
La dieta mediterranea ritorna al centro degli interessi. perché
il sapore è al primo posto, confermandosi come una delle
principali aree di gratificazione, di piacere del nostro quotidiano.
La quantità, i piatti ricchi ed i gusti accentuati sono out;
anzi, un corretto calcolo calorico è considerato essenziale
per il contenimento del peso, ed il cibo è il fondamentale
contrappasso per una buona salute. La conseguenza è pollice
verso a cibi considerati incongrui con questa tendenza. La comunicazione
pubblicitaria si sta adeguando smorzando l’enfasi sulla naturalità
a favore di alimenti freschi non trattati industrialmente, che seguono
sani metodi di coltivazione. Viene riscoperto il legame con il territorio,
da fenomeno di nicchia è diventato fondamentale anche per
le commodities. In questi ultimi anni (anche grazie alla stampa,
sia di settore sia generalista, più seria e non condizionata
dagli inserzionisti) si è avuto una mole maggiore di conoscenze
circa le proprietà degli alimenti sviluppando una migliore
coscienza nutrizionale, e ciò malgrado informazioni criptiche,
confuse o svianti (esempio: il sistema delle etichette) o dalla
drammatizzazione mediatica di alcuni prodotti.
Considerata l’indiscussa professionalità e probità
del professor Fabris, gli organizzatori del Forum di Confagricoltura,
e perché no, gli italiani tutti, la chiosa verte su un moto
di orgogliosità: l’ ‘Italian food’ torna
al centro non solo dei bisogni, ma anche dei desideri degli italiani
che ne riconoscono il ruolo centrale.
Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Igp
solo per la Carota dell'Altopiano del Fucino
La
Carota dell'Altopiano del Fucino Igp, riconosciuta con Regolamento
Ce n. 148 del 15 febbraio 2007, è l'unica varietà
di carota a fregiarsi del marchio europeo di qualità Igp.
La zona di produzione della Carota dell'Altopiano del Fucino è
l'intero comprensorio dell'Altopiano del Fucino, in provincia dell'Aquila.
La coltivazione delle carote in pieno campo in queste zone è
iniziata nel 1950.
I notevoli redditi assicurati dalla coltura hanno destato l'interesse
degli agricoltori, che hanno così inserito la carota nella
rotazione colturale classica della zona, determinando così
un allungamento della rotazione colturale, cosa che ha ridotto notevolmente
fenomeni negativi come le proliferazioni di patologie o il fenomeno
della stanchezza del terreno, che tanti problemi arrecavano alle
colture del Fucino. Il successo raggiunto da tale coltura è
individuabile anche nel grado di preferenza e nella notorietà
che questa produzione riscontra nei mercati nazionali ed esteri.
I dati di produzione della carota dell'Altopiano del Fucino Igp
sono pari a circa 1,5 milioni di quintali annui, quantitativo che
rappresenta mediamente il 30% della produzione nazionale, il 5%
della produzione europea e l'1% di quella mondiale.
La Carota dell'Altopiano del Fucino Igp, all'atto della commercializzazione,
deve avere la forma della radice prevalentemente cilindrica con
punta arrotondata, priva di peli radicali e assenza di cicatrici
profonde nei punti di emissione del capillizio, epidermide liscia
e colore arancio intenso su tutta la radice.
La grandissima disponibilità di prodotto ha favorito anche
la realizzazione di impianti di trasformazione della carota sia
in cubetti che in succhi. Tutto ciò ha contribuito a creare
un sistema che associa alle ottime caratteristiche pedoclimatiche
dell'area, il notevole grado di specializzazione degli operatori
di settore e il notevole patrimonio di strutture di lavorazione.
La semina è esclusivamente meccanica per garantire uniformità
di distribuzione e densità colturale ottimale dei semi. Le
irrigazioni vanno effettuate con modesti ma frequenti volumi di
adacquamento. La raccolta è praticata valutando gli stadi
di maturazione più idonei in funzione della destinazione
del prodotto e della tipologia di confezionamento, pertanto durante
il periodo estivo (luglio, agosto) la raccolta si effettua nelle
prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio così da evitare
l'esposizione al sole del prodotto. Appena raccolte, le carote devono
essere trasportate, entro quattro ore, nei centri di condizionamento,
dove, prima del lavaggio e confezionamento, subiscono un raffreddamento
utile a garantire loro il mantenimento delle caratteristiche di
croccantezza, colore dell'epidermide e sapore.
La Carota Novella di Ispica Igp è una varietà ancora
in fase di certificazione ed è concentrata nelle province
di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta.
La Carota Novella di Ispica è il prodotto della coltivazione
della specie Daucus carota L. Subspecie Sativus Arcangeli: le varietà
utilizzate derivano dal gruppo di varietà Carota rossa semilunga
nantese. All'atto della sua immissione al consumo, presenta specifici
parametri qualitativi tra cui: una forma cilindrica-conica, aspetto
lucido dell'epidermide, calibro minimo: diametro 15 mm - peso 50
g, calibro massimo: diametro 40 mm - peso 150 g, polpa tenera consistente
e croccante, cuore poco fibroso, colore arancione intenso e uniforme.
La semina è eseguita in autunno e effettuata con l'ausilio
di seminatrici pneumatiche di precisione. La raccolta, effettuata
giornalmente, è eseguita a partire dal 20 febbraio e fino
al 15 di giugno. La lavorazione del prodotto fresco raccolto è
eseguita giornalmente con le linee di lavorazioni presenti nelle
aziende. Le fasi principali che caratterizzano il processo di lavorazione
delle carote sono le seguenti: lavaggio, selezione scarti, calibratura,
confezionamento. La Carota Novella di Ispica è confezionata
in imballaggi sigillati, in maniera tale che l'apertura della confezione
comporti la rottura del sigillo.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Salame
Cacciatore Dop, in crescita le piccole aziende
In
questo periodo stiamo assistendo ad una forte aumento dei volumi
produttivi per le piccole e medie imprese produttrici di Salamini
italiani alla Cacciatora Dop (Denominazione di origine protetta)
iscritte al Consorzio. Anche se nel 2007 i volumi complessivi di
Cacciatore siano rimasti sostanzialmente invariati rispetto all'anno
precedente, circa 3.500.000 Kg, per un valore al consumo di quasi
35 milioni di euro, è stato registrato un notevole incremento
della produzione per le aziende di dimensioni più piccole
che hanno scelto di investire maggiormente nella produzione di Cacciatore
Dop.
Inoltre, dall'inizio del 2008, sono già tre le nuove realtà
produttive che hanno richiesto l'autorizzazione a produrre Cacciatore
Dop e che entreranno a far parte del Consorzio di tutela. La quota
dei Consorziati sale così a 36 che rappresentano il 90% del
totale prodotto in commercio.
Secondo Sandro Gozzi, presidente del consorzio Cacciatore, "questi
dati testimoniano come il Consorzio sia una realtà che unisce
tutti i produttori, dai grandi ai medio-piccoli. Attraverso le attività
promozionali e di valorizzazione della Dop che ogni anno il Consorzio
conduce, le aziende hanno la possibilità di farsi conoscere
dal mercato e dalla distribuzione."
Nello scorso biennio il consorzio Cacciatore ha investito importanti
risorse nella attività di informazione sulla Dop, ponendo
l'attenzione sul valore e la riconoscibilità del marchio
consortile. Nel 2007 le telepromozioni condotte su Rai e Mediaset
hanno infatti insegnato al consumatore a riconoscere il marchio
del consorzio e ad apprezzare le garanzie di qualità offerte
dalla Denominazione.
Sono inoltre proseguite le registrazioni all'estero dei marchi grafici
e denominativi per tutelare sempre di più la Dop anche in
quei Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti e la Russia, in cui
vi è ancora molta contraffazione.
Interessanti attività promozionali sono in programma per
quest'anno e vedranno il Cacciatore protagonista di numerosi eventi
della cultura enogastronomica italiana, come è avvenuto al
Vinitaly, durante il quale i Salamini italiani alla cacciatora sono
stati offerti in degustazione in abbinamento ad alcuni vini esclusivamente
selezionati dall'Enoteca italiana di Siena.
Arianna Latini - www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Brasile:
immigrati e voglia di made in Italy trainano il vino italiano
Caipirinha
e birra possono vivere di rendita ancora per un po’, ma il
vino in Brasile avanza con aumenti a doppie cifre. Il focus Vinitaly
dedicato oggi al grande Paese latino scopre infatti un mercato dalle
enormi potenzialità: +55% delle importazioni di vino e spumante
nell’ultimo triennio, che rappresentano, tra i vini fini,
i tre quarti delle vendite brasiliane con l’Italia (+29,4%
solo nell’ultimo anno) al terzo posto tra i Paesi importatori,
dietro Cile e Argentina. Per il prodotto italiano si tratta di 886.500
casse di vino su un totale importato di 6,06 milioni, per una quota
di mercato che raggiunge quasi il 15%.
La rimonta enologica del decimo mercato al mondo passa attraverso
la ‘saudade’ tutta italiana di 25 milioni di immigrati
(o discendenti italiani) che la domenica sera fa schizzare i consumi
di vino e pizza. A fare la parte del leone, in perfetta sintonia
con la verve brasiliana, è il lambrusco che da solo rappresenta
il 73%o delle importazioni italiane di vino. Un traino importante
dato dai nostri immigrati in un Paese di 190 milioni di abitanti,
dove sta crescendo la voglia di made in Italy tra i giovani consumatori
benestanti. Proprio questo target in grande espansione è
il più ambito dai produttori italiani, il cui vino ha un
costo (il doppio rispetto al concorrente cileno) che si giustifica
anche grazie al brand italiano.
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Quello
brasiliano è per stili di vita e tradizione culturale un
Paese molto più vicino a noi rispetto ad altri. E ora che
anche economicamente nel Paese ci sono le condizioni per avere una
domanda importante, abbiamo pensato di organizzare a San Paolo la
prima tappa di Vinitaly Brazil nel 2009”.
Nel dettaglio della domanda analizzata al focus del Vinitaly, il
vino in Brasile è venduto soprattutto attraverso i canali
della Gdo (70%) seguita da ristoranti e alberghi (20%) e dai negozi
(10%). Si compra più rosso che bianco, che si beve soprattutto
al Sud in inverno e durante le feste (Natale e Pasqua). Tra le criticità,
la poca conoscenza del prodotto e la difficoltà di creare
un’abitudine di consumo corrente. Ma, secondo l’istituto
Market Analysis, entro il 2020-2030 il consumo pro capite raddoppierà.
Tra i vini italiani, dopo il lambrusco seguono a grande distanza
il Valpolicella, il Montepulciano d’Abruzzo, il Chianti, il
Frascati, il Corvo e il Bardolino.
www.vinitaly.it
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Vino
e birra, accise differenziate in Svezia
Sono
decisamente negative le valutazioni di Confagricoltur asulla odierna
sentenza della Corte di Giustizia europea che si è espressa
sulla vicenda delle accise differenziate tra vino e birra in Svezia.
"Ribaltando il parere dell'avvocato generale del luglio scorso,
evento peraltro decisamente raro, la Corte di Giustizia Ce ha affermato
l'8 aprile un principio che porta ulteriore pregiudizio al settore
vitivinicolo italiano", sottolinea la Confagricoltura.
Infatti, spiega in un comunicato, la Corte ha riconosciuto che la
Svezia applica un'accisa per grado alcolico superiore di circa il
20% rispetto a quella applicata alla birra, ma ha anche affermato
che questa differenza non è comunque in grado di influenzare
il mercato in esame e non ha l'effetto di proteggere indirettamente
la birra svedese.
"E' un ulteriore esempio, commenta il presidente di Confagricoltura
Federico Vecchioni, quanta strada si debba ancora percorrere per
tutelare i nostri prodotti nel mercato unico. Ci sembra che la Corte
di giustizia, invece di difendere il grande principio generale della
libera circolazione, si stia perdendo in dettagli 'amministrativi',
degni un qualsiasi Tar italiano."
"Siamo in presenza di un atto che ha il sapore di una concorrenza
sleale all'interno dell'Unione europea", puntualizza la Cia-Confederazione
italiana agricoltori commentando la sentenza della Corte di giustizia
Ue con la quale l'aumento della tassazione sul vino non è
tale da influenzare il mercato di questo tipo di bevande e non ha
l'effetto di proteggere indirettamente la birra svedese.
"Si tratta di una sentenza, afferma la Cia, assurda che va
a penalizzare le nostre esportazioni di vino. Oltretutto contro
questo aumento della tassazione del vino da parte della Svezia si
era espressa molto chiaramente la Commissione europea la quale sottolineava
che la differenza dell'accisa tra vino e birra finiva per avvantaggiare
quest'ultima".
La Cia chiede, quindi, un immediato intervento da parte del nostro
governo al fine di evitare che questo atteggiamento di protezionismo
divenga un pericoloso precedente e possa estendersi ad altri paesi
europei.
"Così si rischia un nuovo protezionismo tra i Paesi
dell’Unione Europea a scapito del vino", afferma
la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte di Giustizia
Ue che si riferisce al ricorso presentato dalla Commissione europea.
Secondo tale ricorso il sistema di tassazione della Svezia sia tale
da proteggere indirettamente la birra, prodotta essenzialmente nel
Paese, a svantaggio del vino, principalmente importato da altri
Stati membri, con una violazione del diritto comunitario.
In Svezia, spiega la Coldiretti, i diritti di accisa per un litro
di birra sono dovuti in ragione di 1,47 corone svedesi) per grado
alcolometrico mentre per il vino sono dovuti in base ad un importo
fisso in funzione del tenore di alcol che nel caso di un titolo
alcolometrico compreso tra 8,5 per cento e 15 per cento è
pari a 22,08 corone svedesi. Secondo la Commissione europea l'accisa
sul vino è di circa il 20 per cento superiore a quella della
birra e comprometterebbe il rapporto di concorrenza esistente tra
la birra forte e il vino della categoria intermedia.
Una tesi che non è stata accolta nelle sentenza della Corte
di Giustizia secondo la quale la differenza di prezzo tra i due
prodotti è quasi identica a monte e a valle della tassazione
(dal momento che un litro di vino con il 12,5% di volume alcolico
costa poco più del doppio di un litro di birra). In tale
contesto, la Corte constata che la Commissione non ha dimostrato
che lo scarto tra i prezzi rispettivi della birra forte e del vino
in concorrenza con la medesima sia talmente esiguo che la differenza
delle accise applicabili in Svezia a questi due prodotti possa influenzare
il comportamento del consumatore
L'Italia, continua la Coldiretti, è particolarmente colpita
dalla sentenza, poiché è uno dei principali paesi
fornitori di vino in Svezia con un valore delle esportazioni che
nel 2007 ha raggiunto i 71,6 milioni di euro con un aumento del
12 per cento ed una quantità di oltre 35,4 milioni di bottiglie
equivalenti. Ma preoccupa anche - conclude la Coldiretti - che tale
decisione possa estendersi ad altri Paesi produttori di birra con
il rischio di un ulteriore ridimensionamento dei consumi europei
di vino.
www.politicheagricole.it
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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