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Crollo
del grano
L'alimentazione
al centro di Expo 2015
Alimentare
italiano, export in aumento
Dal campo
alla tavola aumenti anche di dieci volte
Record
per l’export del vino
Acquacoltura,
la matematica per ridurre l'impatto ambientale

Crollo
del grano
Il prezzo
del grano continua a crollare e fa segnare un calo del 6 per cento
in un giorno e torna sui valori della fine dello scorso anno con
quotazioni inferiori a 0,23 euro al chilo al Chicago Board of Trade,
che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale
delle materie prime agricole. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare
che il prezzo del grano è crollato al valore di 9,29 dollari
per bushel (pari a 27,2 chili) perdendo quasi un terzo del valore
raggiunto con il massimo storico fatto segnare il mese scorso.
L'andamento delle quotazioni delle materie prime come il grano è
- sottolinea la Coldiretti - fortemente condizionato dalle speculazioni
internazionali che si spostano con facilità dai mercati finanziari
a quelli delle commodities. A influenzare le quotazioni - riferisce
la Coldiretti - sono le informazioni sulle prospettive dei raccolti
in funzione delle semine e del maltempo in diverse parti del mondo,
mentre si registra una richiesta senza precedenti di prodotti agricoli
da parte di Paesi in rapido sviluppo come Cina ed India.
L’esperienza del passato purtroppo dimostra che - sottolinea
la Coldiretti - il prezzo di pane al consumo aumenta rapidamente
in caso di crescita del grano, ma non inverte la rotta in caso di
riduzioni come quelle che stanno avvenendo. Peraltro - precisa la
Coldiretti - il grano incide appena per il 10 per cento sul prezzo
del pane.
Il contenimento dei prezzi dei prodotti alimentari a vantaggio dei
consumatori - sostiene la Coldiretti - si affronta eliminando le
distorsioni nel percorso dei prodotti dal campo alla tavola lungo
il quale in media i prezzi aumentano di cinque volte che diventano
dieci dal grano al pane. Nella forbice dei prezzi dal grano al pane
c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire
una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti
della filiera senza per questo aggravare i bilanci delle famiglie
con conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari
che - conclude la Coldiretti - sono calati del 6,3 per cento per
il pane in un anno.
www.coldiretti.it
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L'alimentazione
al centro di Expo 2015
E'
Milano ad aggiudicarsi l'Esposizione universale del 2015, battendo,
dopo una votazione nulla, Smirne, la città turca concorrente
per 86 voti a 65.
La decisione finale è stata presa dal Bie (Bureau international
des expositions) a Parigi durante l'Assemblea generale del 31 marzo.
Il Bie, nato da una convenzione internazionale siglata a Parigi
nel 1928, è l'organismo internazionale che regola la frequenza,
la qualità e lo svolgimento delle esposizioni. Le esposizioni
gestite dal Bie, a cui aderiscono 98 stati, sono esposizioni internazionali
di natura non commerciale con durata superiore alle tre settimane,
organizzate ufficialmente da una nazione e che prevedono la partecipazione
delle altre nazioni, invitate tramite canali diplomatici dalla nazione
ospitante. La prima Esposizione universale è generalmente
considerata quella tenutasi a Londra nel 1851.
Il successo di questo evento ha spinto altre nazioni ad organizzare
iniziative similari, come l'Exposition universelle di Parigi del
1889 ricordata per la creazione della Torre Eiffel.
Fin dall'inizio il Bie ha identificato due differenti categorie
di esposizioni: le esposizioni universali, che si svolgono ogni
5 anni, hanno una durata di almeno 6 mesi e trattano un tema generale
che interessa la gamma completa dell'esperienza umana; e le esposizioni
specializzate, che si svolgono durante gli intervelli tra due esposizioni
universali e durano almeno tre mesi.
Il tema proposto per la Expo 2015 è "Nutrire il pianeta,
energia per la vita", e vuole includere tutto ciò che
riguarda l'alimentazione, dal problema della mancanza di cibo per
alcune zone del mondo, a quello dell'educazione alimentare, fino
alle tematiche legate agli Ogm.
L'Expo 2015 sarà infatti uno straordinario evento universale
che darà visibilità alla tradizione, alla creatività
e all' innovazione nel settore dell'alimentazione, raccogliendo
tematiche già sviluppate dalle precedenti edizioni di questa
manifestazione e riproponendole alla luce dei nuovi scenari globali
al centro dei quali c'è il tema del diritto ad una alimentazione
sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta. La genuinità
e la diffusione di prodotti agro-alimentari è innanzi tutto
una necessità sociale, oltre a rappresentare un importante
valore economico.
Centrale in questo senso è il ruolo del territorio, in quanto
la qualità e la genuinità del cibo vanno di pari passo
con la tradizione consolidata nelle attività di coltivazione
e di allevamento dei popoli e delle comunità locali, frutto
d'esperienze millenarie sulle quali oggi si innestano forti innovazioni
scientifiche e tecnologiche.
L'Expo sarà situato in un'area nel settore nord-ovest di
Milano e occuperà una superficie di 1,7 milioni di metri
quadrati, comprendente parte del territorio delle città di
Pero e Rho. Fra i complessi immobiliari collegati all'area dell'Expo,
un'area della città di Arese, con un'estensione di 210 ettari,
potrebbe ospitare alcuni servizi logistici e di supporto.
Il sito, molto vicino al polo di Rho-Pero, deve comunque ancora
trovare soluzioni idonee per una riqualificazione definitiva.
Una delle ipotesi progettuali al vaglio della Regione Lombardia
riguarda la creazione di un distretto avanzato per la tecnologia
innovativa dedicata alla salvaguardia dell'ambiente e della salute
umana, con particolare riguardo a soluzioni specifiche per il trasporto
pubblico a bassa emissione di gas e sostanze inquinanti. Gli investimenti
saranno di oltre 20 miliardi di euro, i visitatori più di
29 milioni, mentre le imprese di Milano avranno un fatturato di
almeno 44 miliardi di euro.
Milano è stata già sede dell'Esposizione internazionale
nel 1906 con il tema dei trasporti. Si calcola che la spesa per
organizzare l'evento, a cui parteciparono oltre 40 nazioni, sia
stata di oltre 12 milioni di lire. Gli espositori furono 35.000
mila provenienti da tutte le nazioni del mondo e la superficie complessiva
occupata raggiunse il milione di metri quadri. Si contarono circa
5 milioni e mezzo di visitatori, cifra record per quel periodo,
che ebbero modo di partecipare ad un evento unico, una festa del
lavoro e delle potenzialità dell'Italia.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Alimentare
italiano, export in aumento
In
attesa di Cibus 2008, di scena a Parma dal 5 all'8 maggio, l'Ufficio
studi di Federalimentare elabora e diffonde dati relativi all'andamento
nel corso del 2007 dell' Industria alimentare italiana, secondo
settore del Paese con 6.500 imprese, 400.000 lavoratori e un fatturato
di 113 miliardi di euro.
Giandomenico Auricchio, Presidente di Federalimentare, con grande
entusiasmo afferma: "dopo gli ottimi risultati raggiunti nel
2006 era difficile ripetersi. Ebbene, l'alimentare italiano è
riuscito addirittura a migliorarsi, totalizzando esportazioni per
circa 18 miliardi di euro e mettendo così a segno un + 7,2%
rispetto all'anno precedente."
Federalimentare presenta quindi lo studio che individua i primi
20 Paesi di sbocco dell'export 2007 e i comparti che hanno riscontrato
maggior gradimento.
Al primo posto troviamo la Germania che ha importato prodotti per
oltre 3 miliardi di euro (17,7% dell'export totale), secondi classificati
gli Stati Uniti d'America con circa 2 miliardi e 200 milioni di
euro (12,3% del totale), terza la Francia che nel 2007 ha speso
per cibi e bevande made in Italy 2 miliardi e 115 milioni di euro
(11,9% del totale). Seguono il Regno Unito (1,787 miliardi di euro),
e, distanziate di qualche lunghezza, Svizzera (circa 750 milioni
di euro) e Spagna (circa 700 milioni di euro).
Emerge quindi chiaramente che i mercati tradizionali costituiscono
ancora il maggiore sbocco delle esportazioni alimentari. L'Unione
europea a 27 Stati rappresenta infatti il 65% circa delle esportazioni
che sommato al 12,3 degli Usa dimostra come il resto del mondo importi
appena il 22% del made in Italy alimentare.
Sorprende in particolar modo l'Asia, continente dalle enormi potenzialità,
che nel 2007 ha realizzato una quota di import dei nostri prodotti
alimentari inferiore al 5%. Infatti i 4 principali Paesi asiatici
totalizzano insieme appena il 3,4 % (Cina 0,4%, Corea del sud 0,4%,
India 0,1%, Giappone 2,5%).
Dall'Est Europa arrivano invece segnali incoraggianti, non tanto
per le cifre realizzate, ancora irrisorie rispetto al totale, quanto
per i risultati positivi in confronto agli anni passati. La Russia
e la Polonia infatti sono entrate a far parte della top 20 grazie
all'exploit del 2007.
"Come testimoniano questi dati, con la stagnazione del mercato
interno, il futuro dell'Industria alimentare italiana è sempre
più affidato al successo sui mercati internazionali",
prosegue Auricchio, "tuttavia la forza dell'euro, l'impennata
del petrolio e soprattutto gli aumenti delle materie prime rischiano
di vanificare gli sforzi che abbiamo fatto negli ultimi anni, soprattutto
se non saremo adeguatamente sostenuti dalle istituzioni competenti
(Ice, Buonitalia, Commercio estero, Ambasciate, etc etc..) nell'attuazione
di incisive campagne promozionali all'estero".
Per quanto riguarda invece la classifica dei prodotti alimentari
italiani che più solleticano il palato dei consumatori stranieri
troviamo al primo posto il vino che rappresenta da solo il 21,4%
delle esportazioni. Al secondo posto i nostri dolci, che rappresentano
nella torta dell'export una fetta del 12%, terzi si sono posizionati
a pari merito la pasta e i prodotti lattiero - caseari con l'8,6%
del totale. Seguono poi oli e grassi, ortaggi trasformati (7,8%
dell'export totale) e le carni preparate (5,1% di incidenza sul
totale)
Un trionfo insomma di quei prodotti che maggiormente caratterizzano
la dieta mediterranea e la "via italiana" ad una corretta
e gustosa alimentazione.
www.politicheagricole.it
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Dal
campo alla tavola aumenti anche di dieci volte
E’
un dato estremamente allarmante. Bisogna correre subito ai ripari.
Vanno promosse iniziative concrete per contrastare rincari ingiustificati
e speculazioni: doppio prezzo, “trasparenza” e rapporti
più stretti nella filiera agroalimentare; costituzione di
Osservatori regionali; sostegno all’attività di segnalazione
svolta dal Garante. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione
italiana agricoltori davanti alla crescita del 3,3 per cento dell’inflazione
a marzo secondo le rilevazioni Istat.
Un aumento favorito soprattutto dagli alimentari che -afferma la
Cia- hanno fatto registrare rispetto all’analogo periodo del
2007, un più 5,5 per cento. Da qui l’esigenza di attivare
gli strumenti necessari per frenare impennate che, nello scorso
anno, hanno provocato un crollo nei consumi di prodotti di prima
necessità come il pane (meno 6,3 per cento) e la pasta (meno
2,6 per cento).
E proprio la frenetica corsa dei prodotti alimentari pone sempre
più la necessità -sottolinea la Cia- di apportare
un sostanziale riequilibrio al mercato, riducendo, in particolare,
la forbice, oggi molto elevata, con rincari anche di dieci volte
tra i prezzi praticati sul campo e quelli al consumo. In questo
contesto la proposta sul doppio prezzo rappresenta il migliore deterrente
per porre un freno agli aumenti ingiustificati che danno fiato all’inflazione
e provocano ripercussioni negative sulla spesa degli italiani.
Per contenere la corsa dei prezzi, soprattutto sul fronte agroalimentare,
la Cia rileva anche l’esigenza di operare in maniera adeguata
per superare le attuali inefficienze della filiera, rendendo più
stretti e proficui i rapporti tra i vari soggetti.
www.cia.it
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Record
per l’export del vino
Il
vino italiano incassa un altro record, è quello relativo
all'export 2007, elaborati da Assoenologi, che rilevano il raggiungimento
di un valore per questo settore, "mai raggiunto prima - spiega
il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli - pari a
3.412 milioni di euro, portando la quota del vino nell'agroalimentare
italiano al 16,8%", con una crescita in percentuale del 7%
in valore , sul 2006. Quanto ai volumi, Assoenologi registra un
rallentamento netto, solo +0,2%.
La crescita in valore dell'export è attribuibile a due tipologie
produttive, i vini da tavola (+131 milioni di euro sul 2006) e gli
spumanti (+77 milioni di euro), che insieme sono responsabili del
90% dell'incremento registrato per l'intero settore.
L'associazione degli enologi italiani rileva anche che il prezzo
medio all'export nel 2007, ha subito una variazione positiva del
6,8%, passando da 1,75 a 1,87 euro/litro: "I segnali che vengono
dalle principali aree pur mantenendo il segno positivo, nascondono
una tendenza alla flessione dei volumi, distribuita a macchia di
leopardo".
Sul versante dei valori, si registra una maggiore dinamicità,
gli incrementi sono superiori alle quantità, "indicando
lo spostamento progressivo del vino italiano verso una maggiore
qualità e indirettamente una, probabile, migliore remunerazione
- spiega il direttore di Assoenologi - unico caso opposto si registra
nel Nord America dove i volumi segnano un +6,9% più elevato
dei valori +2,6%, realtà ovviamente condizionata dal mutato
rapporto euro/dollaro".Completano
il quadro positivo le buone performance dell'Europa dell'Est +19,4%
in volume e +47% in valore; i Paesi europei non aderenti all'Unione
Europea (Svizzera, Norvegia e Islanda) +3,7% e 10,5%, l'Estremo
Oriente + 5,7 % e +14,0%, l'Oceania +18,8% e +23,2%.
Dallo scenario tratteggiato da Assoenologi evidente il ruolo dei
Paesi di recente adesione all'Unione Europea, "che svolgono
una duplice funzione, cuscinetto per assorbire le flessioni di alcuni
mercati dell'area europea - spiega Martelli - e quella di spostare
sempre più a Est il confine del consumo del vino italiano,
sviluppando mercati di prossimo futuro interesse".
Per questa ragione, Paesi di grandi tradizioni enologiche come la
Bulgaria, la Romania e l'Ungheria registrano tassi di crescita a
due cifre. La Russia, pur confermando l'espansione della domanda
+43% nei valori e +18% nei volumi, mostra un leggero ridimensionamento
rispetto ai dati dell'ultimo bimestre 2007. In America Latina merita
particolare attenzione la crescita del Brasile +21% in valore, +19%
in volume e del Messico + 20% valore + 26% in volume.
La domanda internazionale, quanto alla tipologia di vino, continua
a preferire i bianchi +4% contro una flessione del -5% dei rossi
(in volume); sul versante dei valori, i rossi crescono del 4,8%
mentre i bianchi del 6,6%, mentre gli spumanti colgono una positiva
crescita del +25,1% in valore e +10,8% in volume.
www.assoenologi.it
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Acquacoltura,
la matematica per ridurre l'impatto ambientale
La
matematica arriva in aiuto degli acquacoltori e dell'ambiente con
la sperimentazione del progetto "nuovi modelli di flusso C,N,P
e di dispersione per ridurre l'impatto ambientale di allevamenti
off shore presenti lungo le coste della regione Puglia", condotto
dalla Federcoopesca-Confcooperative, nell'ambito Por (Piano operativo
regionale) Puglia 2000-2006.
Attraverso infatti l'impiego di un modello matematico si potrebbe
prevedere eventuali pericoli per gli stock ittici, calcolare quanto
del mangime utilizzato per l'alimentazione viene disperso in realtà
in mare e l'impatto che questo ha sull'ecosistema marino. Attraverso
simulazioni numeriche e l'impiego di un modello matematico in grado
di valutare le principali trasformazioni ed i flussi di carbonio,
azoto e fosforo tra mangime fornito, pesci, colonna d'acqua sull'impianto
di maricoltura è stato infatti possibile valutare a priori,
nel corso della sperimentazione, i cambiamenti in atto e fornire
indicazioni per orientare le eventuali azioni di mitigazione degli
impatti, al fine di permettere una ottimizzazione della gestione
dell'allevamento e prevenire possibili situazioni di stress per
i prodotti ittici e l'ecosistema marino.
La sperimentazione, portata avanti con il supporto di Università
ed aziende private, è stata realizzata in un impianto di
allevamento con gabbie galleggianti nel Golfo di Manfredonia. L'obiettivo
principale era quello di fornire al comparto dell'acquacoltura strumenti
più efficaci per l'adozione di sistemi di gestione ambientale
che possano portare ad una certificazione Eco-management and audit
scheme (Emas) ambientale e Iso 14000 per gli impianti d'allevamento
in gabbie. Strumenti che consentirebbero di rendere efficiente e
razionale tutto ciò che in azienda già viene fatto,
ma senza particolari standardizzazioni. E visto che i principali
fattori nella formazione dei costi di produzione delle aziende ittiche
di tipo intensivo sono l'energia e i mangimi, l'ottimizzazione e
la razionalizzazione dell'immissione di tali input nel processo
produttivo comporteranno notevoli vantaggi competitivi per gli operatori
oltre che per l'ambiente.
www.sian.it
[Indice]
ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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