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Progetto
strategico “Qualità alimentare”: i risultati
Nasce il
distretto culturale Val di Mazara
Caffè:
quanti problemi nella tazzina
Ortocircuito
2008
Tutti addosso
alla cicoria e alla fettina
Dall'UE:
niente ritiro preventivo di zucchero nel 2008/2009

Progetto
strategico “Qualità alimentare”: i risultati
Come
rendere più facilmente riconoscibile la qualità dei
nostri prodotti agroalimentari? Su quali aspetti puntare per vincere
la sfida dell’export? Cosa mangia oggi il cittadino italiano
e qual è il suo stile di vita? Da queste e da molte altre
domande nasce il progetto strategico“Qualità alimentare”,
avviato nel 2003 grazie al finanziamento del Mipaaf, con il coordinamento
dell’INRAN e giunto ormai alla conclusione. L’obiettivo
è la valorizzazione della nostra produzione agroalimentare,
con un approccio multidisciplinare e integrato, studiando la qualità
a 360 gradi, dal campo alla tavola, passando anche per le abitudini
e le scelte dei consumatori. Sul fronte alimenti le filiere analizzate
sono state: Ortofrutta, Cerealicola, Lattiero-casearia, Vitivinicola,
Carni e Derivati, Olivo-oleica. In tutti i casi presi in esame,
sono risultati molteplici i fattori in grado di incidere sulla qualità
finale del prodotto: dalle condizioni ambientali al tipo di cultivar,
dai processi di trasformazione ai trattamenti domestici. Sempre
per ogni filiera sono stati identificati marker di qualità,
è stato definito il profilo nutrizionale caratteristico di
diversi prodotti e sono stati messi a punto nuovi metodi di tracciabilità
e sicurezza d’uso. A livello tecnologico, sono state sviluppate,
nell’ambito di studi pilota, soluzioni innovative per estendere
la vita media del prodotto e la sua qualità nutrizionale.
In particolare, sull’ortofrutta, è stato possibile
individuare, per alcuni dei prodotti tipici studiati, caratteristiche
distintive della loro qualità organolettica e nutrizionale,
che li differenziano dai prodotti comunemente in commercio (e che
possono rappresentare gli elementi base per la loro valorizzazione
e promozione).
Sul fronte dei consumatori, invece, sono stati condotti diversi
studi su consumi alimentari, percezioni e stili di vita, condotti
dall’Osservatorio INRAN sui Consumi Alimentari della Popolazione
Italiana. Dai dati dell’ultima indagine nazionale INRAN su
un campione di oltre 3000 soggetti di tutte le età (da pochi
mesi a 98 anni), emerge che il consumo di frutta e verdura è
appena adeguato rispetto a quanto consigliato dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità (al meno 400 g al giorno), ma basso
rispetto alla tradizione mediterranea. Il consumo di carne è
invece eccessivo (quasi 800 g a settimana). Per sostituire parte
della carne andrebbero promossi i legumi (di cui gli italiani consumano
attualmente meno di 80 g a settimana), associati a cereali e derivati
quali pane, pasta e riso. Da altri studi svolti si evidenzia come
una dieta più salutare sembrerebbe associata ad uno stile
di vita più sano e ad un migliore stato di nutrizione, mentre,
soprattutto nei bambini, i comportamenti sbagliati possano essere
in parte modificati con appositi interventi educativi. Infine, è
stata condotta una ricerca sui consumatori stranieri, presso i quali
risulta ben salda la percezione della qualità alimentare
italiana. Occorre però incoraggiarla e accompagnarla con
opportune e mirate strategie di mercato.Valorizzare la qualità
del nostro agroalimentare dal campo al piatto e studiare allo stesso
fine le percezioni e le abitudini in merito del consumatore. Questi
gli obiettivi del progetto strategico “Qualità Alimentare”,
avviato nel 2003 e giunto a termine, con il coordinamento dell’INRAN
e grazie al finanziamento del Ministero per le Politiche Agricole,
Alimentari e Forestali (Mipaaf).
Le conclusioni sono state presentate a Roma il 27 febbraio presso
il Mipaaf. Ai lavori, aperti dal presidente dell’INRAN Carlo
Cannella, sono intervenuti Giuseppe Serino, direttore generale dello
Sviluppo Rurale del Mipaaf; Giuseppe Maiani, coordinatore del progetto
e direttore dell’Unità di Nutrizione Umana INRAN; Silvio
Ferrari, consigliere incaricato di Federalimentare alla Ricerca
e agli Studi UE; Massimiliano Dona, segretario generale Unione Nazionale
Consumatori. Chiusura dei lavori del Ministro delle Politiche Agricole,
Alimentari e Forestali on. Paolo De Castro. Per il presidente dell’INRAN
Carlo Cannella “Qualità Alimentare è un contributo
significativo che la Ricerca intende dare alla valorizzazione del
nostro agroalimentare. Infatti, solo se si caratterizzano con standard
qualitativi sempre più elevati e facilmente riconoscibili
dal consumatore i nostri prodotti possono essere più competitivi.
In questo senso, - ha proseguito il prof. Cannella - il Progetto
ha permesso di acquisire indicazioni precise sulla qualità
nutrizionale dei prodotti agroalimentari e di identificare marker
della qualità, in particolare in sostanze bioattive (antiossidanti,
immunomodulatori, etc.) legate al benessere del consumatore. Auspico,
pertanto, - ha concluso il presidente INRAN - che i risultati del
progetto possano servire a rilanciare una forte collaborazione tra
il mondo della ricerca scientifica e quello della produzione, delineando
congiuntamente ulteriori spazi-azioni di intervento per un migliore
posizionamento sul mercato dei prodotti agro-alimentari italiani
non solo per il consumo interno, ma anche per la loro diffusione
sul mercato estero”.
Anche il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
Paolo De Castro ha sottolineato il ruolo positivo della ricerca:
"Da sempre la ricerca fornisce un contributo straordinario
alla tutela e al miglioramento della qualità. Il lavoro presentato
da INRAN si concentra su importanti filiere del nostro agroalimentare
e definisce i tratti distintivi della qualità attraverso
la raccolta delle reali richieste ed esigenze dei consumatori. E'
uno studio - aggiunge il Ministro - che offre suggerimenti importanti
anche per le aziende. Negli ultimi anni i prodotti che nascono dall'agricoltura
italiana si trovano a competere in un mercato sempre più
globalizzato. E’ fondamentale valorizzarne la qualità
e studiare, al tempo stesso, le percezioni e la domanda di chi acquista.
I consumatori devono essere al centro della nostra attenzione, tutelati
nella sicurezza alimentare e raggiunti da tutte le informazione
necessarie circa i prodotti che comprano". ufficiostampa@inran.it
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Nasce
il distretto culturale Val di Mazara
Vedrà
la luce entro qualche settimana ma l’ok è già
arrivato. È il “distretto culturale Val di Mazara”,
che ha ottenuto il via libera dalla fondazione Cariplo (bando “Sviluppo
Sud”) che ha deciso, così, di sostenere la crescita
economico-culturale del comprensorio occidentale della regione Sicilia.
Ente capofila del progetto è l’Anfe siciliana che lo
ha promosso assieme a una serie di soggetti pubblici e privati:
Sicily House, società proprietaria del Kempinski Hotel Giardino
di Costanza, di Mazara; Munus spa. E ancora: il comune di Mazara
del Vallo, il Cnr-Iamc di Mazara, l’ufficio diocesano per
i Beni culturali, ecclesiastici e l’edilizia di culto, sempre
di Mazara, e l’associazione parco interculturale Al-Idrisi.
Il bacino di competenza del distretto riguarderà, in prima
battuta, il territorio di undici comuni. Sono: Mazara del Vallo,
Campobello di Mazara, Castelvetrano-Selinunte, Partanna, Santa Ninfa,
Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Gibellina, Calatafimi-Segesta e
Alcamo. In una seconda fase si allargherà anche ad altri
comuni, nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento. Ma saranno
necessarie caratteristiche omogenee al bacino iniziale, in termini
di risorse culturali e ambientali, infrastrutture, vocazione al
turismo, produzioni agricole tipiche, artigianato e sistema dei
trasporti.
Sono cinque le azioni attraverso le quali il distretto muoverà
i primi passi dando corpo a investimenti per 600 mila euro: 400
mila messi a disposizione dalla fondazione Cariplo, 200 mila a carico
dei soggetti pubblici e privati partecipanti. Le cinque azioni avranno
al centro: la realizzazione del portale www.valdimazara.it
e di una postazione informativa nel comune di Mazara del Vallo;
l’organizzazione di itinerari turistico–culturali nell’antico
‘Val di Mazara’, di epoca arabo-normanna; la pubblicazione
di una “Carta dei servizi” economico-culturali per musei,
ristoranti, hotel, enoteche e cantine. Ancora: il varo di iniziative
di comunicazione e promozione delle risorse del territorio-distretto.
E un piano di formazione e addestramento professionale di due “operatori
di distretto” per ognuno degli undici comuni inizialmente
interessati. In pratica, il distretto punta a dar corpo a una “rete
nel territorio” basata sulla collaborazione tra partner pubblici
e privati. Secondo la definizione che ne dà la stessa fondazione
Cariplo, per distretto culturale si intende “un sistema territoriale
definito, coincidente con un’area ad alta densità di
risorse culturali, materiali, immateriali e ambientali di pregio,
e caratterizzato da un elevato livello di articolazione, qualità
e integrazione dei servizi culturali rivolti all’utenza e
da un marcato sviluppo delle filiere produttive collegate”.
Pertanto gli obiettivi strategici del distretto culturale Val di
Mazara sono rappresentati dai due seguenti assi: articolazione,
qualità e integrazione dei servizi culturali, e sviluppo
delle filiere produttive collegate. Il traguardo sarà la
crescita economica del sistema turistico-culturale del territorio.
Quanto allo sfondo storico-culturale dell’idea progettuale,
è costituito dal libro di Ruggero II “Il diletto di
chi è appassionato per le peregrinazioni a traverso il mondo”,
scritto intorno al 1150, a Palermo, alla corte normanna di Ruggero,
ad opera dello scienziato arabo-maghrebino Al-Idrisi. Il libro fornisce
una dettagliata descrizione del mondo esplorato nel XII secolo.
E offre al distretto le coordinate storico-culturali di partenza.
Umberto Ginestra - www.sicilyhouse.com
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Caffè:
quanti problemi nella tazzina
Cosa
determina la qualità di un bar? Ce lo dice la ricerca “La
qualità del caffè al bar” presentata nel convegno
annuale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. I clienti
valutano innanzituto il livello del servizio, l’abilità
del barista, la pulizia, l’ordine e la gentilezza. Dalla ricerca,
curata dall’associazione di consumatori Altroconsumo con la
collaborazione dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè
e del Centro Studi Assaggiatori, emerge inoltre che agli occhi degli
avventori un peso significativo è dato dalla bellezza del
locale, dalla velocità del servizio e dalla qualità
del caffè. Ininfluenti sul giudizio finale invece il prezzo
dell’espresso, la marca della macchina e del macinino e persino
quella del caffè stesso. E infatti, se il vino si sceglie
dall’etichetta, per il caffè il discorso è ben
diverso e spesso il consumatore non sa esattamente cosa sta bevendo.
Dalla ricerca emerge che ben il 56% dei bar non riporta all’esterno
neppure la marca del caffè che usa. La situazione è
un po’ migliore all’interno del locale: il marchio della
torrefazione compare sul 60% delle tazzine. Qualche informazione
si ha dalle bustine di zucchero e dai tovaglioli (marchiati rispettivamente
il 40% e il 49% dei casi). Ad ogni modo tutto ciò non è
una sicurezza, perché non sempre ai marchi corrisponde il
caffè reclamizzato. Ma com’è oggi l’espresso
nei bar italiani? E’ più bello che buono, sempre secondo
la ricerca “La qualità del caffè al bar”.
Gli assaggiatori dell’Istituto Internazionale Assaggiatori
Caffè, su richiesta dell’associazione di consumatori
Altroconsumo, hanno testato centinaia di caffè. Dalle statistiche
emerge che la maggior parte dei caffè valutati hanno riportato
un voto discreto dal punto di vista visivo, ma appena la sufficienza
al naso e in bocca. Non mancano certo i nove in pagella, ma purtroppo
neppure gli zero. I dati sono stati convalidati dal Centro Studi
Assaggiatori. www.espressoitaliano.org
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Ortocircuito
2008
“Imparare
divertendosi, per promuovere il consumo di frutta e verdura”:
questa è la filosofia alla base del progetto Ortocircuito
– Frutta e verdura. Altro giro, altro gusto”, promosso
dalla Regione Lombardia – D.G. Agricoltura e Agrimercati –
Azienda della Camera di Commercio di Milano e delle Associazioni
di rappresentanza per lo sviluppo delle filiere agricola e agroalimentare,
in collaborazione con il Comune di Milano e Milano Ristorazione.
Giunto quest’anno alla sua terza edizione, persegue nel suo
obiettivo di favorire una sana e corretta alimentazione, quale fattore
di prevenzione contro il sovrappeso, l’obesità, le
malattie cardiovascolari e le patologie tumorali. “La strada
dell’orto” è uno spettacolo teatrale itinerante,
a cura del Teatro del Buratto che, dopo il debutto di Milano del
27 febbraio, toccherà 10 province lombarde – da marzo
ad aprile 2008 – con modalità uniche ed originali in
ognuna delle realtà coinvolte. Organizzato all’interno
di fattorie didattiche, agriturismo, aziende agricole ed altri luoghi
selezionati ad hoc, proprio perché si adatterà alla
sede coinvolta, presenterà modalità differenti di
realizzazione volte ad inserirsi nell’ambiente ed a valorizzarne
il contesto. Dedicata al pubblico scolastico della scuola primaria,
il messaggio alla base del progetto viene trasmesso attraverso il
coinvolgimento emotivo e sensoriale dei piccoli protagonisti, in
un vero e proprio percorso al tempo stesso fisico e didattico, con
una modalità assolutamente interattiva.
In una divertente mescolanza di narrazioni di vecchie fiabe e di
racconti più moderni ispirati ai “tesori” della
natura – verdure, frutta, aromi, piante, fiori – usati
in chiave simbolica e suggestiva, i ragazzi elaboreranno il messaggio
attraverso i giochi, i propri vissuti, il proprio immaginario. All’ingresso
della Corte, in uno scenario fantastico ispirato alle forme ed agli
strumenti della natura ed alla vita nei campi, i piccoli protagonisti
di questo racconto verranno guidati lungo la Strada dell’Orto
ed alla Dispensa, per ritrovarsi poi nel Capanno degli Attrezzi
e nella Grande Cucina. Prepareranno quindi “marmellate di
storie” e raccoglieranno in vasetti i “semi dell’albero
magico” delle pere, inventeranno la loro merenda sana con
l’ausilio delle “ricette da favola” e troveranno
il materiale per realizzare insieme un piccolo “orto da tavolo”,
alimentando così le infinite possibilità della fantasia
e della creatività. Scopo del teatro dunque è sollevare
domande e proporre suggestioni sul tema, stimolando la naturale
curiosità e la voglia di approfondimento di bambini e ragazzi
da svilupparsi poi con i propri insegnanti e all’interno della
famiglia. Una modalità divertente e coinvolgente perché
accolgano con gioia un messaggio indispensabile per la loro salute.
Ortocircuito è patrocinato dal Ministero delle Politiche
Agricole e Forestali, con il supporto di Coldiretti, Confagricoltura
e CIA. Partner delle iniziative sono Università degli Studi
di Milano, Ufficio Scolastico per la Lombardia, Province Lombarde,
Asl Città di Milano, AOP Uno Lombardia, Confida, Consorzio
del Pomodoro del Casalasco. www.buonalombardia.it.
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Tutti
addosso alla cicoria e alla fettina
Credo
sia opportuno, in particolare per noi tutti della stampa, fare una
pacata riflessione. Non se ne può più di vedere garrule
intervistatrici avvolte in sciarpone di cachemire interrogare anziane
signore o smarriti pensionati al mercato di Campo de’ Fiori,
piuttosto che al mercato rionale di qualsiasi città, oppure
tra gli scaffali di un supermarket chiedendo compite: “Trova
che le zucchine siano rincarate?” oppure, “Vedo che
lei compera le alette di pollo, piacciono oppure, secondo lei, il
pollo intero è troppo costoso”? Superfluo riportare
le risposte. Le più garbate (e purgate) iniziano con “Ah
signora mia, oggi è tutto più caro, non ce la facciamo
più”; le più franche…irriferibili.
Fortunatamente per sgombrare il campo da soperchierie e abusivismi
è arrivato Mister Prezzi, al secolo Antonio Lirosi, enfaticamente
presentato come una sorta di satellite spia umano, voluto dal Governo
(segnatamente dal Ministero per lo Sviluppo Economico), per controllare
lungo tutto lo Stivale il prezzo dei carciofi e delle alici, e bacchettare
furbi e disonesti. Funziona? Per notizie: rivolgersi alla signora
Sciarelli di “Chi l’ha visto”.
Non che rincari perlopiù ingiustificati sui prodotti alimentari
freschi e trasformati non ci siano. Esistono. Ma credo sia corretto
chiederci se siamo proprio convinti che le famiglie italiane sono
più povere perché il pane ed altri generi alimentari
sono aumentati di pochi centesimi? Le statistiche, si sa, vanno
prese con le molle, tuttavia scorrendo i dati Istat anno dopo anno
e raffrontandoli col presente risulta che i consumi alimentari incidono
sulla spesa delle famiglie per una quota, passata dal 1970 ad oggi,
dal 31 al 14%. Per chi fa il mio mestiere sa che è facile
catturare attenzione, audience e tirature con titoli strillati sull’aumento
della rosetta o (per i nordisti) michetta, piuttosto che dei pelati
o del prosciutto. Mentre fa meno notizia occuparsi – con identica
enfasi e risalto – sui prezzi dei biglietti ferroviari che
lievitano come torte paradiso facendoci viaggiare su treni pulciosi
con ritardi biblici (chiedere ai pendolari). Si scrivono poche righe
sul costo dei pedaggi autostradali, salvo imprecare quando si transita
sulla tangenziale (a pagamento) di Mestre, sulla vergognosa Salerno-
Reggio Calabria, sulla maledetta Milano-Brescia dove si contano
più morti che in Iraq. Più proficuo perciò
occuparsi dei rincari dello stracchino o del sedano rapa che gettare
un’occhiata nelle amministrazioni dei Comuni italiani dove
le tariffe per i rifiuti e l'acqua sono in due anni magicamente
triplicate, per tacere delle contravvenzioni automobilistiche, ottenute
spesso con meccanismi che rasentano la truffa, risultate un vero
Klondike per le casse comunali. Ovviamente nessun collega (sarebbe
un pazzo) scriverebbe a mo’ di suggerimento di tenere i propri
soldi sotto il materasso, perciò le banche continuano tranquillamente
le operazioni di tosa alla clientela attraverso indecifrabili commissioni
e balzelli altrettanto indecifrabili. Più semplice prendersela
con le bancarelle del mercato piuttosto che sbirciare all'interno
degli enti pubblici e dei monopoli che agiscono senza controllo
alcuno.
Demagogia, populismo, partigianeria? Ma no, è che il cibo
è glamour ed è nel nostro Dna, quindi alti lai quando
viene toccato da rincari. D’altronde, proprio perché
per gli Italiani il settore è importante, si sfornano una
quantità di libri, mensili, settimanali, pagine web, trasmissioni
Tv riempiti con questo argomento. Per tacere di rassegne, mostre,
festival, tavole rotonde, simposi, eventi eno-gastronomici e quant’altro
lo riguarda. Se fosse vero che il consumatore non arriva alla quarta
settimana a causa, soprattutto, del rincaro delle cibarie, ci dovrebbe
essere un’esplosione di prodotti di primo prezzo. Che non
c’è, anche se è vero che i discount vanno forte
ma, attenzione, i discount attuali (vedi Lidl) sono per gamma d’offerta,
prodotti di marca compresi e qualità, davvero molto simili
ad un qualsiasi supermarket, salvo forse per esposizione e servizio.
Ci dovrebbero essere ristoranti, trattorie, wine bar, birrerie,
pizzerie, tavole calde e fredde, deserte. Il che proprio non succede.
Invece c’è il boom di prodotti di IV e V gamma (+4,8%
all’anno per 500 mio di euro nella sola GDO), di piatti pronti,
di happy hours, di convegni e vernissage culminanti con sfiziosi
buffet ed eleganti cene placée. Siamo alla canna del gas,
tra un po’ rovisteremo nei cassonetti ! Non esattamente nei
cassonetti ma, similmente alla loro collocazione, fuori casa mangiamo
116 giorni su 365 spendendo circa 7,4 euro a pasto. Lo dice una
ricerca presentata alla Mia di Rimini appena conclusa, che mostra
una crescita dei consumi alimentari extradomestici del 4,9%. E ancora,
come spiegare il successo che sta ottenendo a Torino Eataly, inventato
da Oscar Farinetti, innovativo grande scrigno dell'alimentare d’alta
qualità dove i prezzi non sono precisamente da discount e
dove nel 2007 un milione e mezzo di consumatori hanno fatto la spesa
spendendo 31,2 milioni di euro ? E non sarà per rispondere
alla povertà strisciante che Barilla ha lanciato la linea,
o meglio, il programma alimentare Alixir costituito da prodotti
funzionali (ovviamente più costosi dei tradizionali), con
un investimento triennale tra ricerca, produzione e comunicazione
di 10 milioni di euro. Quindi, riguardo i consumi alimentari usiamo
- come si usa dire in questi giorni - la ‘par condicio’.
Ripeto, i rincari, ahinoi, ci sono, ma procurare allarmismi su un
settore delicato e vitale senza guardarsi attorno fa male all’economia,
quindi al Paese tutto. Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Dall'UE:
niente ritiro preventivo di zucchero nel 2008/2009
Si
stima a 1,16 milioni di tonnellate la riduzione finale della quota
zucchero dell'UE nel 2010, stando alle rinunce finora pervenute
al rinnovato fondo di ristrutturazione per lo zucchero. La ripartizione
tra gli Stati membri di questa possibile riduzione finale sarà
notificata ai governi e ai portatori d'interesse questa settimana,
al fine di agevolare le decisioni delle imprese nella seconda fase
2008/2009. Il piano di ristrutturazione è stato concepito
nell'intento di conseguire l'equilibrio strutturale sul mercato
dello zucchero a medio termine, considerando che le esportazioni
sono limitate all'impegno preso in sede OMC (1,374 milioni di tonnellate)
e le importazioni dai paesi in via di sviluppo dovrebbero aumentare
sensibilmente. L'obiettivo è di ridurre la produzione di
6 milioni di tonnellate. Finora sono state effettuate rinunce per
complessivi 4,8 milioni di tonnellate: 2,2 milioni nel 2006 e nel
2007; 2,5 milioni nella prima fase del 2008/2009 e 0,1 milione per
il 2009/2010. Se entro il 2010 non vi saranno state rinunce sufficienti
nell'ambito del piano di ristrutturazione, la Commissione è
abilitata a imporre riduzioni di quota obbligatorie senza compensazione
finanziaria. Sulla base dei 4,84 milioni di tonnellate abbandonate
finora, nel 2010 si dovrebbe procedere a un taglio di 1,16 milione
di tonnellate.
L'entità delle riduzioni varierà secondo il volume
a cui gli Stati membri e le imprese avranno rinunciato in applicazione
del piano di ristrutturazione volontario. Questa settimana, in sede
di comitato di gestione per lo zucchero, i servizi della Commissione
hanno reso nota la probabile ripartizione della riduzione finale
stimata di 1,16 milione di tonnellate. L'informazione è stata
comunicata per iscritto al C.E.F.S. (Comitato Europeo dei Fabbricanti
di Zucchero) e alla C.I.B.E. (Confederazione Internazionale dei
Bieticoltori Europei) per sensibilizzare gli operatori economici.
Spetta ora alle imprese decidere se rinunciare al quantitativo prima
del 31 marzo 2008, beneficiando delle generose condizioni accordate
per il 2008/2009, oppure rinunciarvi l'anno prossimo a condizioni
meno favorevoli, o correre il rischio di subire una riduzione finale
senza compensazione. Maggiori sono le rinunce volontarie nell'ambito
del piano di ristrutturazione, minore sarà la riduzione finale.
La Commissione dovrà prendere la decisione definitiva nel
febbraio 2010 alla luce dei dati disponibili in quel momento e dell'equilibrio
di mercato raggiunto fino ad allora.
NESSUN RITIRO PREVENTIVO. Dopo aver analizzato tutte le informazioni
disponibili, comprese le opinioni dei vari portatori d'interesse,
e in considerazione dei 2,5 milioni di tonnellate di zucchero e
d'isoglucosio di quota che hanno formato oggetto di rinuncia nella
prima fase del piano di ristrutturazione 2008/2009, nonché
delle ulteriori rinunce attese per la seconda fase del 2008/2009,
la commissaria Mariann Fischer Boel ha ritenuto che non si giustifica
attualmente un ritiro di zucchero per la campagna 2008/2009. Entro
il 16 marzo di ogni anno, la Commissione può decidere un
ritiro obbligatorio di zucchero e d'isoglucosio di quota se le previsioni
di mercato ne indicano la necessità. Il termine fissato per
questa decisione consente ai bieticoltori di adattare la superficie
seminata in modo da evitare eccedenze di produzione. Grazie al piano
di ristrutturazione migliorato, i produttori di zucchero e d'isoglucosio
hanno rinunciato a 2,5 milioni di tonnellate di quota nella prima
fase del 2008/2009, conclusasi il 31 gennaio 2008. Secondo le specifiche
disposizioni del piano di ristrutturazione per il 2008/2009, le
imprese che hanno rinunciato nella prima fase ad un volume almeno
equivalente al ritiro preventivo del 2007/2008 possono partecipare
alla seconda fase fino al 31 marzo 2008 e ridurre ulteriormente
la loro quota alle condizioni allettanti del 2008/2009. Si prevedono
quindi ulteriori rinunce in questa seconda fase. In base a tali
previsioni, una decisione di ritiro "preventivo" in marzo
non è giudicata necessaria. Tuttavia, se i risultati della
seconda fase del piano di ristrutturazione 2008/2009 non saranno
sufficienti ad evitare una sovrapproduzione di grandi proporzioni,
la Commissione potrebbe riesaminare l'opportunità di un ritiro
nell'ottobre 2008. http://ec.europa.eu/agriculture/index_it.htm
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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