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Newsletter 49 / 10.3.2008


Progetto strategico “Qualità alimentare”: i risultati
Nasce il distretto culturale Val di Mazara
Caffè: quanti problemi nella tazzina
Ortocircuito 2008
Tutti addosso alla cicoria e alla fettina
Dall'UE: niente ritiro preventivo di zucchero nel 2008/2009


Progetto strategico “Qualità alimentare”: i risultati
Come rendere più facilmente riconoscibile la qualità dei nostri prodotti agroalimentari? Su quali aspetti puntare per vincere la sfida dell’export? Cosa mangia oggi il cittadino italiano e qual è il suo stile di vita? Da queste e da molte altre domande nasce il progetto strategico“Qualità alimentare”, avviato nel 2003 grazie al finanziamento del Mipaaf, con il coordinamento dell’INRAN e giunto ormai alla conclusione. L’obiettivo è la valorizzazione della nostra produzione agroalimentare, con un approccio multidisciplinare e integrato, studiando la qualità a 360 gradi, dal campo alla tavola, passando anche per le abitudini e le scelte dei consumatori. Sul fronte alimenti le filiere analizzate sono state: Ortofrutta, Cerealicola, Lattiero-casearia, Vitivinicola, Carni e Derivati, Olivo-oleica. In tutti i casi presi in esame, sono risultati molteplici i fattori in grado di incidere sulla qualità finale del prodotto: dalle condizioni ambientali al tipo di cultivar, dai processi di trasformazione ai trattamenti domestici. Sempre per ogni filiera sono stati identificati marker di qualità, è stato definito il profilo nutrizionale caratteristico di diversi prodotti e sono stati messi a punto nuovi metodi di tracciabilità e sicurezza d’uso. A livello tecnologico, sono state sviluppate, nell’ambito di studi pilota, soluzioni innovative per estendere la vita media del prodotto e la sua qualità nutrizionale. In particolare, sull’ortofrutta, è stato possibile individuare, per alcuni dei prodotti tipici studiati, caratteristiche distintive della loro qualità organolettica e nutrizionale, che li differenziano dai prodotti comunemente in commercio (e che possono rappresentare gli elementi base per la loro valorizzazione e promozione).
Sul fronte dei consumatori, invece, sono stati condotti diversi studi su consumi alimentari, percezioni e stili di vita, condotti dall’Osservatorio INRAN sui Consumi Alimentari della Popolazione Italiana. Dai dati dell’ultima indagine nazionale INRAN su un campione di oltre 3000 soggetti di tutte le età (da pochi mesi a 98 anni), emerge che il consumo di frutta e verdura è appena adeguato rispetto a quanto consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (al meno 400 g al giorno), ma basso rispetto alla tradizione mediterranea. Il consumo di carne è invece eccessivo (quasi 800 g a settimana). Per sostituire parte della carne andrebbero promossi i legumi (di cui gli italiani consumano attualmente meno di 80 g a settimana), associati a cereali e derivati quali pane, pasta e riso. Da altri studi svolti si evidenzia come una dieta più salutare sembrerebbe associata ad uno stile di vita più sano e ad un migliore stato di nutrizione, mentre, soprattutto nei bambini, i comportamenti sbagliati possano essere in parte modificati con appositi interventi educativi. Infine, è stata condotta una ricerca sui consumatori stranieri, presso i quali risulta ben salda la percezione della qualità alimentare italiana. Occorre però incoraggiarla e accompagnarla con opportune e mirate strategie di mercato.Valorizzare la qualità del nostro agroalimentare dal campo al piatto e studiare allo stesso fine le percezioni e le abitudini in merito del consumatore. Questi gli obiettivi del progetto strategico “Qualità Alimentare”, avviato nel 2003 e giunto a termine, con il coordinamento dell’INRAN e grazie al finanziamento del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf).
Le conclusioni sono state presentate a Roma il 27 febbraio presso il Mipaaf. Ai lavori, aperti dal presidente dell’INRAN Carlo Cannella, sono intervenuti Giuseppe Serino, direttore generale dello Sviluppo Rurale del Mipaaf; Giuseppe Maiani, coordinatore del progetto e direttore dell’Unità di Nutrizione Umana INRAN; Silvio Ferrari, consigliere incaricato di Federalimentare alla Ricerca e agli Studi UE; Massimiliano Dona, segretario generale Unione Nazionale Consumatori. Chiusura dei lavori del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali on. Paolo De Castro. Per il presidente dell’INRAN Carlo Cannella “Qualità Alimentare è un contributo significativo che la Ricerca intende dare alla valorizzazione del nostro agroalimentare. Infatti, solo se si caratterizzano con standard qualitativi sempre più elevati e facilmente riconoscibili dal consumatore i nostri prodotti possono essere più competitivi. In questo senso, - ha proseguito il prof. Cannella - il Progetto ha permesso di acquisire indicazioni precise sulla qualità nutrizionale dei prodotti agroalimentari e di identificare marker della qualità, in particolare in sostanze bioattive (antiossidanti, immunomodulatori, etc.) legate al benessere del consumatore. Auspico, pertanto, - ha concluso il presidente INRAN - che i risultati del progetto possano servire a rilanciare una forte collaborazione tra il mondo della ricerca scientifica e quello della produzione, delineando congiuntamente ulteriori spazi-azioni di intervento per un migliore posizionamento sul mercato dei prodotti agro-alimentari italiani non solo per il consumo interno, ma anche per la loro diffusione sul mercato estero”.
Anche il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro ha sottolineato il ruolo positivo della ricerca: "Da sempre la ricerca fornisce un contributo straordinario alla tutela e al miglioramento della qualità. Il lavoro presentato da INRAN si concentra su importanti filiere del nostro agroalimentare e definisce i tratti distintivi della qualità attraverso la raccolta delle reali richieste ed esigenze dei consumatori. E' uno studio - aggiunge il Ministro - che offre suggerimenti importanti anche per le aziende. Negli ultimi anni i prodotti che nascono dall'agricoltura italiana si trovano a competere in un mercato sempre più globalizzato. E’ fondamentale valorizzarne la qualità e studiare, al tempo stesso, le percezioni e la domanda di chi acquista. I consumatori devono essere al centro della nostra attenzione, tutelati nella sicurezza alimentare e raggiunti da tutte le informazione necessarie circa i prodotti che comprano". ufficiostampa@inran.it
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Nasce il distretto culturale Val di Mazara
Vedrà la luce entro qualche settimana ma l’ok è già arrivato. È il “distretto culturale Val di Mazara”, che ha ottenuto il via libera dalla fondazione Cariplo (bando “Sviluppo Sud”) che ha deciso, così, di sostenere la crescita economico-culturale del comprensorio occidentale della regione Sicilia. Ente capofila del progetto è l’Anfe siciliana che lo ha promosso assieme a una serie di soggetti pubblici e privati: Sicily House, società proprietaria del Kempinski Hotel Giardino di Costanza, di Mazara; Munus spa. E ancora: il comune di Mazara del Vallo, il Cnr-Iamc di Mazara, l’ufficio diocesano per i Beni culturali, ecclesiastici e l’edilizia di culto, sempre di Mazara, e l’associazione parco interculturale Al-Idrisi. Il bacino di competenza del distretto riguarderà, in prima battuta, il territorio di undici comuni. Sono: Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano-Selinunte, Partanna, Santa Ninfa, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Gibellina, Calatafimi-Segesta e Alcamo. In una seconda fase si allargherà anche ad altri comuni, nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento. Ma saranno necessarie caratteristiche omogenee al bacino iniziale, in termini di risorse culturali e ambientali, infrastrutture, vocazione al turismo, produzioni agricole tipiche, artigianato e sistema dei trasporti.
Sono cinque le azioni attraverso le quali il distretto muoverà i primi passi dando corpo a investimenti per 600 mila euro: 400 mila messi a disposizione dalla fondazione Cariplo, 200 mila a carico dei soggetti pubblici e privati partecipanti. Le cinque azioni avranno al centro: la realizzazione del portale www.valdimazara.it e di una postazione informativa nel comune di Mazara del Vallo; l’organizzazione di itinerari turistico–culturali nell’antico ‘Val di Mazara’, di epoca arabo-normanna; la pubblicazione di una “Carta dei servizi” economico-culturali per musei, ristoranti, hotel, enoteche e cantine. Ancora: il varo di iniziative di comunicazione e promozione delle risorse del territorio-distretto. E un piano di formazione e addestramento professionale di due “operatori di distretto” per ognuno degli undici comuni inizialmente interessati. In pratica, il distretto punta a dar corpo a una “rete nel territorio” basata sulla collaborazione tra partner pubblici e privati. Secondo la definizione che ne dà la stessa fondazione Cariplo, per distretto culturale si intende “un sistema territoriale definito, coincidente con un’area ad alta densità di risorse culturali, materiali, immateriali e ambientali di pregio, e caratterizzato da un elevato livello di articolazione, qualità e integrazione dei servizi culturali rivolti all’utenza e da un marcato sviluppo delle filiere produttive collegate”. Pertanto gli obiettivi strategici del distretto culturale Val di Mazara sono rappresentati dai due seguenti assi: articolazione, qualità e integrazione dei servizi culturali, e sviluppo delle filiere produttive collegate. Il traguardo sarà la crescita economica del sistema turistico-culturale del territorio.
Quanto allo sfondo storico-culturale dell’idea progettuale, è costituito dal libro di Ruggero II “Il diletto di chi è appassionato per le peregrinazioni a traverso il mondo”, scritto intorno al 1150, a Palermo, alla corte normanna di Ruggero, ad opera dello scienziato arabo-maghrebino Al-Idrisi. Il libro fornisce una dettagliata descrizione del mondo esplorato nel XII secolo. E offre al distretto le coordinate storico-culturali di partenza. Umberto Ginestra - www.sicilyhouse.com
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Caffè: quanti problemi nella tazzina
Cosa determina la qualità di un bar? Ce lo dice la ricerca “La qualità del caffè al bar” presentata nel convegno annuale dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. I clienti valutano innanzituto il livello del servizio, l’abilità del barista, la pulizia, l’ordine e la gentilezza. Dalla ricerca, curata dall’associazione di consumatori Altroconsumo con la collaborazione dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e del Centro Studi Assaggiatori, emerge inoltre che agli occhi degli avventori un peso significativo è dato dalla bellezza del locale, dalla velocità del servizio e dalla qualità del caffè. Ininfluenti sul giudizio finale invece il prezzo dell’espresso, la marca della macchina e del macinino e persino quella del caffè stesso. E infatti, se il vino si sceglie dall’etichetta, per il caffè il discorso è ben diverso e spesso il consumatore non sa esattamente cosa sta bevendo. Dalla ricerca emerge che ben il 56% dei bar non riporta all’esterno neppure la marca del caffè che usa. La situazione è un po’ migliore all’interno del locale: il marchio della torrefazione compare sul 60% delle tazzine. Qualche informazione si ha dalle bustine di zucchero e dai tovaglioli (marchiati rispettivamente il 40% e il 49% dei casi). Ad ogni modo tutto ciò non è una sicurezza, perché non sempre ai marchi corrisponde il caffè reclamizzato. Ma com’è oggi l’espresso nei bar italiani? E’ più bello che buono, sempre secondo la ricerca “La qualità del caffè al bar”. Gli assaggiatori dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, su richiesta dell’associazione di consumatori Altroconsumo, hanno testato centinaia di caffè. Dalle statistiche emerge che la maggior parte dei caffè valutati hanno riportato un voto discreto dal punto di vista visivo, ma appena la sufficienza al naso e in bocca. Non mancano certo i nove in pagella, ma purtroppo neppure gli zero. I dati sono stati convalidati dal Centro Studi Assaggiatori. www.espressoitaliano.org
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Ortocircuito 2008
“Imparare divertendosi, per promuovere il consumo di frutta e verdura”: questa è la filosofia alla base del progetto Ortocircuito – Frutta e verdura. Altro giro, altro gusto”, promosso dalla Regione Lombardia – D.G. Agricoltura e Agrimercati – Azienda della Camera di Commercio di Milano e delle Associazioni di rappresentanza per lo sviluppo delle filiere agricola e agroalimentare, in collaborazione con il Comune di Milano e Milano Ristorazione. Giunto quest’anno alla sua terza edizione, persegue nel suo obiettivo di favorire una sana e corretta alimentazione, quale fattore di prevenzione contro il sovrappeso, l’obesità, le malattie cardiovascolari e le patologie tumorali. “La strada dell’orto” è uno spettacolo teatrale itinerante, a cura del Teatro del Buratto che, dopo il debutto di Milano del 27 febbraio, toccherà 10 province lombarde – da marzo ad aprile 2008 – con modalità uniche ed originali in ognuna delle realtà coinvolte. Organizzato all’interno di fattorie didattiche, agriturismo, aziende agricole ed altri luoghi selezionati ad hoc, proprio perché si adatterà alla sede coinvolta, presenterà modalità differenti di realizzazione volte ad inserirsi nell’ambiente ed a valorizzarne il contesto. Dedicata al pubblico scolastico della scuola primaria, il messaggio alla base del progetto viene trasmesso attraverso il coinvolgimento emotivo e sensoriale dei piccoli protagonisti, in un vero e proprio percorso al tempo stesso fisico e didattico, con una modalità assolutamente interattiva.
In una divertente mescolanza di narrazioni di vecchie fiabe e di racconti più moderni ispirati ai “tesori” della natura – verdure, frutta, aromi, piante, fiori – usati in chiave simbolica e suggestiva, i ragazzi elaboreranno il messaggio attraverso i giochi, i propri vissuti, il proprio immaginario. All’ingresso della Corte, in uno scenario fantastico ispirato alle forme ed agli strumenti della natura ed alla vita nei campi, i piccoli protagonisti di questo racconto verranno guidati lungo la Strada dell’Orto ed alla Dispensa, per ritrovarsi poi nel Capanno degli Attrezzi e nella Grande Cucina. Prepareranno quindi “marmellate di storie” e raccoglieranno in vasetti i “semi dell’albero magico” delle pere, inventeranno la loro merenda sana con l’ausilio delle “ricette da favola” e troveranno il materiale per realizzare insieme un piccolo “orto da tavolo”, alimentando così le infinite possibilità della fantasia e della creatività. Scopo del teatro dunque è sollevare domande e proporre suggestioni sul tema, stimolando la naturale curiosità e la voglia di approfondimento di bambini e ragazzi da svilupparsi poi con i propri insegnanti e all’interno della famiglia. Una modalità divertente e coinvolgente perché accolgano con gioia un messaggio indispensabile per la loro salute.
Ortocircuito è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, con il supporto di Coldiretti, Confagricoltura e CIA. Partner delle iniziative sono Università degli Studi di Milano, Ufficio Scolastico per la Lombardia, Province Lombarde, Asl Città di Milano, AOP Uno Lombardia, Confida, Consorzio del Pomodoro del Casalasco. www.buonalombardia.it.
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Tutti addosso alla cicoria e alla fettina
Credo sia opportuno, in particolare per noi tutti della stampa, fare una pacata riflessione. Non se ne può più di vedere garrule intervistatrici avvolte in sciarpone di cachemire interrogare anziane signore o smarriti pensionati al mercato di Campo de’ Fiori, piuttosto che al mercato rionale di qualsiasi città, oppure tra gli scaffali di un supermarket chiedendo compite: “Trova che le zucchine siano rincarate?” oppure, “Vedo che lei compera le alette di pollo, piacciono oppure, secondo lei, il pollo intero è troppo costoso”? Superfluo riportare le risposte. Le più garbate (e purgate) iniziano con “Ah signora mia, oggi è tutto più caro, non ce la facciamo più”; le più franche…irriferibili.
Fortunatamente per sgombrare il campo da soperchierie e abusivismi è arrivato Mister Prezzi, al secolo Antonio Lirosi, enfaticamente presentato come una sorta di satellite spia umano, voluto dal Governo (segnatamente dal Ministero per lo Sviluppo Economico), per controllare lungo tutto lo Stivale il prezzo dei carciofi e delle alici, e bacchettare furbi e disonesti. Funziona? Per notizie: rivolgersi alla signora Sciarelli di “Chi l’ha visto”.
Non che rincari perlopiù ingiustificati sui prodotti alimentari freschi e trasformati non ci siano. Esistono. Ma credo sia corretto chiederci se siamo proprio convinti che le famiglie italiane sono più povere perché il pane ed altri generi alimentari sono aumentati di pochi centesimi? Le statistiche, si sa, vanno prese con le molle, tuttavia scorrendo i dati Istat anno dopo anno e raffrontandoli col presente risulta che i consumi alimentari incidono sulla spesa delle famiglie per una quota, passata dal 1970 ad oggi, dal 31 al 14%. Per chi fa il mio mestiere sa che è facile catturare attenzione, audience e tirature con titoli strillati sull’aumento della rosetta o (per i nordisti) michetta, piuttosto che dei pelati o del prosciutto. Mentre fa meno notizia occuparsi – con identica enfasi e risalto – sui prezzi dei biglietti ferroviari che lievitano come torte paradiso facendoci viaggiare su treni pulciosi con ritardi biblici (chiedere ai pendolari). Si scrivono poche righe sul costo dei pedaggi autostradali, salvo imprecare quando si transita sulla tangenziale (a pagamento) di Mestre, sulla vergognosa Salerno- Reggio Calabria, sulla maledetta Milano-Brescia dove si contano più morti che in Iraq. Più proficuo perciò occuparsi dei rincari dello stracchino o del sedano rapa che gettare un’occhiata nelle amministrazioni dei Comuni italiani dove le tariffe per i rifiuti e l'acqua sono in due anni magicamente triplicate, per tacere delle contravvenzioni automobilistiche, ottenute spesso con meccanismi che rasentano la truffa, risultate un vero Klondike per le casse comunali. Ovviamente nessun collega (sarebbe un pazzo) scriverebbe a mo’ di suggerimento di tenere i propri soldi sotto il materasso, perciò le banche continuano tranquillamente le operazioni di tosa alla clientela attraverso indecifrabili commissioni e balzelli altrettanto indecifrabili. Più semplice prendersela con le bancarelle del mercato piuttosto che sbirciare all'interno degli enti pubblici e dei monopoli che agiscono senza controllo alcuno.
Demagogia, populismo, partigianeria? Ma no, è che il cibo è glamour ed è nel nostro Dna, quindi alti lai quando viene toccato da rincari. D’altronde, proprio perché per gli Italiani il settore è importante, si sfornano una quantità di libri, mensili, settimanali, pagine web, trasmissioni Tv riempiti con questo argomento. Per tacere di rassegne, mostre, festival, tavole rotonde, simposi, eventi eno-gastronomici e quant’altro lo riguarda. Se fosse vero che il consumatore non arriva alla quarta settimana a causa, soprattutto, del rincaro delle cibarie, ci dovrebbe essere un’esplosione di prodotti di primo prezzo. Che non c’è, anche se è vero che i discount vanno forte ma, attenzione, i discount attuali (vedi Lidl) sono per gamma d’offerta, prodotti di marca compresi e qualità, davvero molto simili ad un qualsiasi supermarket, salvo forse per esposizione e servizio.
Ci dovrebbero essere ristoranti, trattorie, wine bar, birrerie, pizzerie, tavole calde e fredde, deserte. Il che proprio non succede. Invece c’è il boom di prodotti di IV e V gamma (+4,8% all’anno per 500 mio di euro nella sola GDO), di piatti pronti, di happy hours, di convegni e vernissage culminanti con sfiziosi buffet ed eleganti cene placée. Siamo alla canna del gas, tra un po’ rovisteremo nei cassonetti ! Non esattamente nei cassonetti ma, similmente alla loro collocazione, fuori casa mangiamo 116 giorni su 365 spendendo circa 7,4 euro a pasto. Lo dice una ricerca presentata alla Mia di Rimini appena conclusa, che mostra una crescita dei consumi alimentari extradomestici del 4,9%. E ancora, come spiegare il successo che sta ottenendo a Torino Eataly, inventato da Oscar Farinetti, innovativo grande scrigno dell'alimentare d’alta qualità dove i prezzi non sono precisamente da discount e dove nel 2007 un milione e mezzo di consumatori hanno fatto la spesa spendendo 31,2 milioni di euro ? E non sarà per rispondere alla povertà strisciante che Barilla ha lanciato la linea, o meglio, il programma alimentare Alixir costituito da prodotti funzionali (ovviamente più costosi dei tradizionali), con un investimento triennale tra ricerca, produzione e comunicazione di 10 milioni di euro. Quindi, riguardo i consumi alimentari usiamo - come si usa dire in questi giorni - la ‘par condicio’. Ripeto, i rincari, ahinoi, ci sono, ma procurare allarmismi su un settore delicato e vitale senza guardarsi attorno fa male all’economia, quindi al Paese tutto. Giuseppe Cremonesi – www.asa-press.com
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Dall'UE: niente ritiro preventivo di zucchero nel 2008/2009
Si stima a 1,16 milioni di tonnellate la riduzione finale della quota zucchero dell'UE nel 2010, stando alle rinunce finora pervenute al rinnovato fondo di ristrutturazione per lo zucchero. La ripartizione tra gli Stati membri di questa possibile riduzione finale sarà notificata ai governi e ai portatori d'interesse questa settimana, al fine di agevolare le decisioni delle imprese nella seconda fase 2008/2009. Il piano di ristrutturazione è stato concepito nell'intento di conseguire l'equilibrio strutturale sul mercato dello zucchero a medio termine, considerando che le esportazioni sono limitate all'impegno preso in sede OMC (1,374 milioni di tonnellate) e le importazioni dai paesi in via di sviluppo dovrebbero aumentare sensibilmente. L'obiettivo è di ridurre la produzione di 6 milioni di tonnellate. Finora sono state effettuate rinunce per complessivi 4,8 milioni di tonnellate: 2,2 milioni nel 2006 e nel 2007; 2,5 milioni nella prima fase del 2008/2009 e 0,1 milione per il 2009/2010. Se entro il 2010 non vi saranno state rinunce sufficienti nell'ambito del piano di ristrutturazione, la Commissione è abilitata a imporre riduzioni di quota obbligatorie senza compensazione finanziaria. Sulla base dei 4,84 milioni di tonnellate abbandonate finora, nel 2010 si dovrebbe procedere a un taglio di 1,16 milione di tonnellate.
L'entità delle riduzioni varierà secondo il volume a cui gli Stati membri e le imprese avranno rinunciato in applicazione del piano di ristrutturazione volontario. Questa settimana, in sede di comitato di gestione per lo zucchero, i servizi della Commissione hanno reso nota la probabile ripartizione della riduzione finale stimata di 1,16 milione di tonnellate. L'informazione è stata comunicata per iscritto al C.E.F.S. (Comitato Europeo dei Fabbricanti di Zucchero) e alla C.I.B.E. (Confederazione Internazionale dei Bieticoltori Europei) per sensibilizzare gli operatori economici. Spetta ora alle imprese decidere se rinunciare al quantitativo prima del 31 marzo 2008, beneficiando delle generose condizioni accordate per il 2008/2009, oppure rinunciarvi l'anno prossimo a condizioni meno favorevoli, o correre il rischio di subire una riduzione finale senza compensazione. Maggiori sono le rinunce volontarie nell'ambito del piano di ristrutturazione, minore sarà la riduzione finale. La Commissione dovrà prendere la decisione definitiva nel febbraio 2010 alla luce dei dati disponibili in quel momento e dell'equilibrio di mercato raggiunto fino ad allora.
NESSUN RITIRO PREVENTIVO. Dopo aver analizzato tutte le informazioni disponibili, comprese le opinioni dei vari portatori d'interesse, e in considerazione dei 2,5 milioni di tonnellate di zucchero e d'isoglucosio di quota che hanno formato oggetto di rinuncia nella prima fase del piano di ristrutturazione 2008/2009, nonché delle ulteriori rinunce attese per la seconda fase del 2008/2009, la commissaria Mariann Fischer Boel ha ritenuto che non si giustifica attualmente un ritiro di zucchero per la campagna 2008/2009. Entro il 16 marzo di ogni anno, la Commissione può decidere un ritiro obbligatorio di zucchero e d'isoglucosio di quota se le previsioni di mercato ne indicano la necessità. Il termine fissato per questa decisione consente ai bieticoltori di adattare la superficie seminata in modo da evitare eccedenze di produzione. Grazie al piano di ristrutturazione migliorato, i produttori di zucchero e d'isoglucosio hanno rinunciato a 2,5 milioni di tonnellate di quota nella prima fase del 2008/2009, conclusasi il 31 gennaio 2008. Secondo le specifiche disposizioni del piano di ristrutturazione per il 2008/2009, le imprese che hanno rinunciato nella prima fase ad un volume almeno equivalente al ritiro preventivo del 2007/2008 possono partecipare alla seconda fase fino al 31 marzo 2008 e ridurre ulteriormente la loro quota alle condizioni allettanti del 2008/2009. Si prevedono quindi ulteriori rinunce in questa seconda fase. In base a tali previsioni, una decisione di ritiro "preventivo" in marzo non è giudicata necessaria. Tuttavia, se i risultati della seconda fase del piano di ristrutturazione 2008/2009 non saranno sufficienti ad evitare una sovrapproduzione di grandi proporzioni, la Commissione potrebbe riesaminare l'opportunità di un ritiro nell'ottobre 2008. http://ec.europa.eu/agriculture/index_it.htm
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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