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Newsletter 48 / 3.3.2008


UE: stopo alla falsificazione del Parmigiano Reggiano
America’s 1,000 Top Italian Restaurants
Ricerca: vini dell'Alto Adige, modello Pinot Nero
Il forziere genetico tra le nevi
Inflazione: doppio prezzo, rapporti di filiera più stretti e controlli
Il gusto del futuro: Global – Local – Raffinato - Unisex


UE: stopo alla falsificazione del Parmigiano Reggiano
L’atteso stop alla vendita sul mercato comunitario del Parmesan non ha trovato impreparata l’industria del falso Made in Italy che ha già fatto arrivare sugli scaffali dei supermercati europei il Pamesello, il Parma, il Rapesan e il Pasgrasan pronti per sostituire la piu’ nota imitazione del Parmigiano Reggiano. E’ quanto denuncia la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte di Giustizia Europea in relazione alla procedura d’infrazione aperta tre anni fa dalla Commissione europea contro la Germania per il mancato rispetto della normativa sulle indicazioni geografiche, e in particolare per l’uso della denominazione “Parmesan” per formaggi prodotti in Germania in violazione del disciplinare del Parmigiano-Reggiano.
La Corte di Giustizia europea - riferisce la Coldiretti - ha riconosciuto la non genericità del termine Parmesan che può essere quindi utilizzato soltanto dai detentori della denominazione di origine Parmigiano Reggiano anche se non ha condannato la Germania in quanto uno Stato Membro secondo la Corte non è tenuto ad intervenire d’ufficio per la protezione della denominazione. Se è dunque positivo lo stop all’uso della denominazione Parmesan per formaggi diversi dal Parmigiano Reggiano preoccupa - sostiene la Coldiretti - il mancato obbligo degli Stati ad intervenire d’ufficio per il rispetto di una normativa comunitaria, che potrebbe danneggiare soprattutto le denominazioni piu’ piccole che per motivi di costo non dispongono di una rete di controllori a livello comunitario.
Questo è ancora piu’ grave alla luce del fatto che la Coldiretti ha già scoperto nuove imitazioni del Parmigiano Reggiano tollerate dagli altri Stati dell’Unione Europea che impongono un immediato intervento da parte delle Istituzioni nazionali. Il “Pamesello italiano”, grattugiato e venduto in confezione tricolore, sembra avere conquistato - sostiene la Coldiretti - un posto di rilievo tra le nuove copie offerte, ma non mancano altri cloni che richiamano al prodotto originale come il “Rapisan” in tubetti ed il “Pasgrasan” o il “Parma” in bustina, che sono andati ad incrementare il “museo dei falsi” di Palazzo Rospigliosi nella sede della Coldiretti.
Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano sono - rileva la Coldiretti - i due prodotti italiani tipici più imitati nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma anche "Grana Pardano", "Grana Padana" o "Grana Padona". Negli Stati Uniti nove volte su dieci.- sottolinea la Coldiretti - viene venduto falso Parmigiano Reggiano ottenuto sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Un prodotto molto diverso dal vero Parmigiano Reggiano che - spiega la Coldiretti - è ottenuto dal latte di 250mila mucche allevate da 4750 aziende agricole in zone delimitate del territorio nazionale e trasformato in 492 caseifici che producono oltre 3,1 milioni di forme all'anno dal peso medio di 38 chili, che devono essere stagionate almeno 12 mesi.
Il Parmesan rappresenta in realtà solo la punta di un iceberg di un mercato internazionale taroccato che inganna il consumatore globale. All’estero - sottolinea la Coldiretti - è falso quasi un prodotto alimentare italiano su quattro con le esportazioni di prodotti alimentari dall'Italia che raggiungono il valore di 17 miliardi di euro mentre il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro. Se negli Usa si vendono salsa e conserva di pomodoro “Contadina“ (Roma style) trasformata in California, provolone del Wisconsin e Mozzarella del Minnesota, in Australia si produce Salsa Bolognese e formaggi Mozzarella, Ricotta, mentre in Cina l’industria locale offre pomodorini di collina, Parmeson, Caciotta (Italian cheese) e addirittura - continua la Coldiretti - Pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora.
Ma esempi di prodotti alimentari italiani taroccati non mancano nel Vecchio Continente dove la Coldiretti ha scoperto produzioni tedesche di Amaretto Venezia con una bottiglia la cui forma imita scandalosamente l’Amaretto di Saronno, mentre in Spagna si imbottiglia olio di oliva Romulo con disegnata in etichetta la lupa che allatta Romolo e Remo. E se in Portogallo si produce pasta Milaneza e spaghetti napoletana, nei nuovi Paesi aderenti all’Unione Europea come l’Estonia - prosegue la Coldiretti - si vende salsa al basilico Bolognese di origine incerta.
Occorre combattere nell’ambito delle regole sul commercio internazionale nel Wto un inganno globale per i consumatori che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana ma la credibilità internazionale si conquista anche - conclude la Coldiretti - anche facendo chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari.
www.coldiretti.it
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America’s 1,000 Top Italian Restaurants
Il Presidente di Buonitalia Spa, Emilio De Piazza, insieme a Nina e Tim Zagat, fondatori e presidenti di Zagat Survey, hanno presentato mercoledì 27 Febbraio la “America’s 1,000 Top Italian Restaurants” 2008 realizzata da Zagat per Buonitalia Spa, la società creata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per la promozione dell’agroalimentare italiano nel mondo, presso l’Helen Mills Theater di New York alla presenza del Console Generale d’Italia, Francesco Maria Talò. Allo stesso tempo e nello stesso luogo è stato inaugurato l’edizione statunitense del SensofWine di Luca Maroni che si terrà nella “grande mela”.
I ristoranti presenti nella “America’s 1,000 Top Italian Restaurants” sono differenti tra loro in molti modi, ma tutti hanno lavorato con passione e dedizione per trasmettere agli Americani un profondo apprezzamento per lo stile Italiano e i nostri prodotti tradizionali. Tutti insieme hanno saputo mantenere viva l’eredità agroalimentare del nostro Paese, rappresentata dalla semplicità e dall’uso dei veri ingredienti italiani. Consumare un pasto in questi ristoranti significa letteralmente assaggiare lo stile di vita italiano.
La due giorni newyorchese di SensofWine offrirà in degustazione non solo parte delle produzioni vinicole presenti nella guida di Luca Maroni "Top 500 Italian Wine Producers", ma attraverso Buonitalia Spa saranno presenti con i loro straordinari prodotti i Consorzi del Prosciutto di Parma, di San Daniele, dello Speck Alto Adige Igp, del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano con l’azienda Bertozzi, il Caseus Montanus con la Nazionale del Parmigiano Reggiano di Montagna, il Fiore Sardo, il Blue d’Aoste, il Piave e la Fontina, la Compagnia delle Opere Agroalimentare con i formaggi di Amalattea e le mandorle siciliane di Vincenzo Padova & Co., l’Academia Barilla con il Pecorino Gran Cru, l’UNIPI (Unione Industriali Pastai Italiani) con Divella, Delverde, Rummo, Garofalo. Per i dolci con AIDI-Dolce Italia ci saranno Bauli, Caffarel, Pernigotti, la Sassellese, la pasticceria siciliana della Falanga, oltre il Consorzio dell’Asti Docg e le grappe di Bertagnolli e Carpenè Malvolti. Insieme all’AIDI, inoltre, il Centro Studi Assaggiatori.
Il 28 febbraio i riflettori saranno puntati su un altro pilastro della tavola mediterranea: l’Olio Extravergine d’Oliva. A rappresentare l’eccellenza oleicola italiana saranno Piccardo & Savorè, Viride, Italian Food Partner, Vincenzo Padova & Co., iGreco, il Trapetum, il Boschetto, la Tenuta Bruno, l’Academia Barilla, il Caseus Montanus con l’olio di noce Dinus Donavit di Bertolin, i Consorzi della Dop Val di Mazara, della DOP Riviera Ligure, della DOP Bruzio, della Daunia Verde DOP. L’attenzione sarà focalizzata sui miglioramenti qualitativi che consentono oggi di avere dei prodotti profumati, morbidi, capaci di sposarsi al meglio con ogni piatto. La degustazione sarà esaltata dal Pane di Altamura prodotta dal panificio La Maggiore.
Ufficio Stampa Buonitalia – Mariacristina Conti - www.buonitaliaspa.it
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Ricerca: vini dell'Alto Adige, modello Pinot Nero
Modello Pinot Nero per i vini dell'Alto Adige. La Camera di commercio di Bolzano ha dato alle stampe un'analisi dei trend di sviluppo del settore vitivinicolo atesino che ogni anno commercializza oltre 355mila ettolitri di vino, lo 0.2% dell'intera produzione europea (lo 0.7% di quella italiana). Il risultato di oltre ottanta pagine di lavoro è cristallino: la produzione atesina deve cogliere il buon momento d'immagine per uscire definitivamente dalle produzioni a minor valore aggiunto, dalle vendite sfuse o con bottiglie da un litro, per puntare alle qualità che meglio possono valorizzare il lavoro delle migliaia di addetti sudtirolesi, puntando anche sulla creazione di un marchio di riconoscimento comune che "raggruppi" le oltre 150 denominazioni vigenti.
E il Pinot nero è il miglior esempio di questo turn-over. Il nobile e delicato vitigno francese è entrato nella short list dei vini atesini più venduti (nelle bottiglie 7/10) con una superficie vitata che è passata dal 4.8% del 1993 al 6.5% del 2004. Una crescita che non sembra fermarsi, oggi sta superando nelle vendite il Sauvignon, e che - soprattutto - è ben compensata dal mercato: è il vino che presenta il maggiore prezzo medio a bottiglia, circa 8 euro, contro i 6 del Gewurztraminer, i 5,5 del Lagrein e i 3 della Schiava, ma che registra anche la forbice più ampia dei prezzi con una punta massima sui 14 euro, franco cantina al netto di Iva. Su quali mercati? Inutile, per le quantità prodotte, dedicarsi a nuovi e lontani mercati. I vini dell'Alto Adige guardano in primis al mercato locale che assorbe quasi la metà della produzione e che vede gli oltre 5mila ristoranti del Sud Tirolo chiamati ad insistere nel proporre la nuova realtà del vino atesino. Poi c'è il resto del mercato italiano che supera quello tedesco di ben due punti percentuali, il 19 contro il 17% come quota di penetrazione, ma che però rappresenta il primo cliente per alcune ben determinate tipologie di vino. Ad esempio, il Gewurztraminer (il 7,1% dell'intera superficie vitata) viene assorbito al 77% dal mercato italiano; il Muller Thurgau al 90%; lo stesso Pinot Nero al 41 per cento.
Un dato questo che fa riflettere: un cambiamento nei gusti italiani sui vini aromatici, ad esempio, metterebbe a rischio ben il 38% delle vendite attuali in Italia di vino altoatesino in bottiglie da 7/10.
Il "caso" Schiava. Nonostante la costante riduzione, rappresenta ancora il vitigno più coltivato, un ettaro su tre in Alto Adige è dedicato a questo vitigno, ma resta ancora "figlio di un Dio minore" . Lo testimoniano i prezzi: come vino da mescita strappa 2 euro al litro, nella bottiglia da 7/10 appena mezzo euro di più (con punte leggermente più altre 3,5- 4 euro al litro per la Doc Santa Maddalena). Prende la strada dell'export verso Germania, Austria e Svizzera, ma in larga parte sfuso o in bottiglie da un litro.
VINONOSTRUM – www.vinitaly.com
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Il forziere genetico tra le nevi
E' stata inaugurata il 25 febbraio, in Norvegia, nelle isole Svalbard, la più grande banca dei semi del mondo, costruita per ospitare duplicati di varietà uniche delle colture mondiali più importanti. Jacques Diouf, direttore generale della Fao (Food and agriculture organization) intervenendo ad una conferenza a Svalbard, organizzata in occasione dell'inaugurazione della Banca mondiale delle sementi, ha dichiarato che "è una delle imprese più innovative e straordinarie al servizio dell'umanità"; ha inoltre aggiunto che "la ricchezza che viene salvaguardata a Svalbard sarà una garanzia a livello mondiale per affrontare le sfide future".
La banca dei semi è stata costruita dentro una montagna, circondata da ghiaccio permanente che garantirà la conservazione e protezione del materiale genetico, anche senza elettricità. La banca genetica di Svalbard, realizzata con i finanziamenti del governo norvegese, riceverà, nell'ambito dell'accordo del Trattato sulla biodiversità, circa 200.000 sementi, ma la sua capacità complessiva è di 4.5 milioni di campioni, equivalenti a circa 2 miliardi di semi.
A dare impulso all'istituzione della Banca mondiale delle sementi è stato il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, un accordo giuridico internazionale per la salvaguardia e l'accesso alla diversità delle colture adottato dai Paesi membri della Fao. Il Trattato è stato ratificato da 116 paesi per aprire la strada alla conservazione e all'uso sostenibile delle risorse fitogenetiche con una giusta ed equa condivisione dei benefici.
Come ha affermato Diouf "il pool genetico mondiale contenuto nei semi è essenziale per incrementare la produttività delle colture, mitigare il cambiamento climatico e la diffusione di malattie e parassiti, ed assicurare una base di risorse genetiche per il futuro. La diversità della produzione è costantemente minacciata da disastri naturali e da quelli causati dall'uomo". Questa Banca mondiale assicurerà quindi la necessaria diversificazione genetica per affrontare le future sfide dell'agricoltura. Solo nei prossimi 25 anni la produzione di cereali dovrà aumentare di almeno un 50 per cento, ma questo incremento dovrà provenire dalla terra, dall'acqua e dalle altre risorse naturali già in uso.
Il cambiamento climatico avrà infatti un impatto profondo sull'agricoltura. "Un probabile aumento della temperatura media globale provocherà una riduzione importante della diversità biologica, inclusa la perdita delle risorse genetiche disponibili per la produzione agricola", ha affermato il direttore generale della Fao. Diouf ha inoltre aggiunto che "una maggiore frequenza di siccità da una parte e di alluvioni dall'altra inciderà molto negativamente sulla produzione locale, con un prevedibile calo della resa delle colture perfino con piccoli aumenti della temperatura globale, specialmente nelle regioni aride del sud del mondo che sono anche importanti centri di biodiversità. Potrebbe anche portare ad una riduzione delle terre agricole ed alla deforestazione. Si stima che nei paesi in via di sviluppo la deforestazione già oggi sia responsabile del 20 per cento delle emissioni di gas serra. Il cambiamento climatico in un prossimo futuro influirà in modo significativo sugli ecosistemi agricoli e sulle popolazioni che da esse dipendono".
La Fao ospiterà dal 3 al 5 giugno 2008 una Conferenza internazionale ad alto livello su sicurezza alimentare mondiale e le sfide del cambiamento climatico e della bioenergia, ed un altro evento speciale a novembre sull'alimentazione mondiale nel 2050.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Inflazione: doppio prezzo, rapporti di filiera più stretti e controlli
“Il problema dei prezzi deve essere affrontato alla radice. Bisogna superare l’ inefficienza della filiera e garantire una maggiore trasparenza del mercato”. Lo ha sottolineato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito ai dati Istat sull’inflazione a gennaio, che segna una crescita del 2,9 per cento, e soprtrattutto in relazione agli aumenti dei prodotti ad ''alta frequenza d'acquisto'', cioè quelli che vengono comprati praticamente quotidianamente (come gli alimentari, i tabacchi, i carburanti, i giornali o le spese al bar e al ristorante) per i quali il tasso infazionistico è molto più alto del tasso generale ed è pari al 4,8 per cento.
“Per questa ragione rinnoviamo la nostra ricetta per contrastare l’avanzata dell’inflazione e i rincari. Chiediamo -ha avvertito Politi- il doppio prezzo (origine e dettaglio) da applicare sui cartellini di vendita; filiere più corte e rapporti più stretti e organici tra i vari soggetti; Osservatori a livello regionale e nazionale per monitorare costantemente il mercato; interventi sempre più tempestivi e fermi da parte del garante dei prezzi, come già del resto è avvenuto in queste ultime settimane”.
“Due anni fa -ha aggiunto il presidente della Cia- lanciammo, con la raccolta di firme in tutta Italia, la Petizione popolare sul doppio prezzo. Ad essa, a parte alcune proposte legislative, non si è dato seguito, anche per una diffusa disattenzione. Non si capì che il nocciolo della proposta non era introdurre elementi di dirigismo nel mercato e nuove complicazioni, ma, semplicemente, introdurre più trasparenza nei processi di formazione dei prezzi e maggiori possibilità di controllo sociale”.
“Oggi, gli agricoltori -ha ricordato Politi- non sono in grado di influenzare gli andamenti di mercato. Spesso, non conoscono nemmeno, in tempo reale, le quotazioni dei prodotti. Esistono, in Italia, numerose e diffuse sedi di rilevazioni dei prezzi: dalle Camere di commercio ai mercati, al ministero delle Politiche agricole. Tutti questi strumenti, tuttavia, hanno due limiti: il primo è che non rilevano il prezzo all’azienda agricola, il secondo è che non sono diffusi in tempo reale e dunque sono di limitata utilità, vista l’alta variabilità delle quotazioni e la scarsa diffusione della vendita su contratto. Abbiamo bisogno di un sistema informativo degli andamenti dei prezzi in tempo reale, al quale gli agricoltori e le loro organizzazioni possano accedere con i propri terminali. Per questo proponiamo la costituzione, a livello nazionale e regionale, di Osservatori prezzi”.
“Questi Osservatori -ha rilevato il presidente della Cia- dovranno essere partecipati dalle organizzazioni agricole ed avere il compito di acquisire, sulla base di metodologie comuni, per i più significativi prodotti, le quotazioni dei prezzi nelle diverse fasi, dall’azienda al consumo. Le quotazioni dovranno essere diffuse in tempio reale come strumento di informazione per gli agricoltori, innanzitutto, e per i consumatori. Ciò è indispensabile per una maggiore trasparenza dei mercati e per il successivo approfondimento delle dinamiche dei meccanismi di formazione dei prezzi dei prodotti agricoli e per la definizione di adeguate politiche settoriali”.
www.cia.it
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Il gusto del futuro: Global – Local – Raffinato - Unisex
Come cambia il gusto degli italiani? Domanda complessa, difficile dare una risposta univoca e soddisfacente: servono lunghe e ripetute analisi, cui dare interpretazione in maniera corretta. A delinare una tendenza di fondo ci ha provato il Centro Studi Assaggiatori attraverso l’analisi di oltre 130.000 test sul consumatore in dieci anni, in Italia e all'estero, su molti prodotti agroalimentari. I risultati appaiono perfettamente in linea con quanto ci si poteva aspettare e vanno di pari passo non solo con i trend noti del comparto enogastronomico, ma persino con i grandi mutamenti sociali che interessano la modernità. Dunque, in sintesi: meno differenze tra uomini e donne (un gusto “unisex” che emerge man mano che s’affermano nella società i concetti di parità), più spazio alle contaminazioni culturali (dunque l’elemento “global”…), ritorno agli aromi autentici (…e subito si contrappone la controspinta local), voglia di morbidezza..
Innanzitutto, come detto, vanno scomparendo i prodotti “da uomo” o “da donna”. Classico esempio, la birra (ne abbiamo già parlato in questa rubrica) oppure i distillati: sempre più amati dalle donne, una volta ostili, e con gli uomini che ora ricercano prodotti più femminili, morbidi e raffinati (vogliamo anche dire semplicemente “qualitativi”?). Altra tendenza è il ritorno agli aromi autentici: si assisterà a un progressivo rifiuto degli aromi di laboratorio, come per esempio quello alla banana che viene oggi ricostruito con l’uso di nove molecole, mentre in natura ne ha oltre duecento. «Buone previsioni invece per gli aromi speziati - secondo Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori - Al momento sono un po’ in crisi, ma saranno certamente rivalutati in futuro. Sullo scenario del gusto molto inciderà infatti la crescente contaminazione delle culture alimentari, con la conseguente internazionalizzazione». Tra le sensazioni più cercate nei cibi e nelle bevande ci saranno anche la morbidezza e la suadenza, per soddisfare il tatto, il senso del contatto fisico, dell’affetto e della rassicurazione. Tendenza già confermata dal successo dell’espresso nel mondo grazie alla sua sensazione setosa e dalle acqueviti che perdono la pungenza per diventare appunto più morbide.
Carlo Passera – www.asa-press.com
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei Comunicatori del settore



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