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UE: stopo
alla falsificazione del Parmigiano Reggiano
America’s
1,000 Top Italian Restaurants
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vini dell'Alto Adige, modello Pinot Nero
Il forziere
genetico tra le nevi
Inflazione:
doppio prezzo, rapporti di filiera più stretti e controlli
Il gusto
del futuro: Global – Local – Raffinato - Unisex

UE:
stopo alla falsificazione del Parmigiano Reggiano
L’atteso
stop alla vendita sul mercato comunitario del Parmesan non ha trovato
impreparata l’industria del falso Made in Italy che ha già
fatto arrivare sugli scaffali dei supermercati europei il Pamesello,
il Parma, il Rapesan e il Pasgrasan pronti per sostituire la piu’
nota imitazione del Parmigiano Reggiano. E’ quanto denuncia
la Coldiretti nel commentare la sentenza della Corte di Giustizia
Europea in relazione alla procedura d’infrazione aperta tre
anni fa dalla Commissione europea contro la Germania per il mancato
rispetto della normativa sulle indicazioni geografiche, e in particolare
per l’uso della denominazione “Parmesan” per formaggi
prodotti in Germania in violazione del disciplinare del Parmigiano-Reggiano.
La Corte di Giustizia europea - riferisce la Coldiretti - ha riconosciuto
la non genericità del termine Parmesan che può essere
quindi utilizzato soltanto dai detentori della denominazione di
origine Parmigiano Reggiano anche se non ha condannato la Germania
in quanto uno Stato Membro secondo la Corte non è tenuto
ad intervenire d’ufficio per la protezione della denominazione.
Se è dunque positivo lo stop all’uso della denominazione
Parmesan per formaggi diversi dal Parmigiano Reggiano preoccupa
- sostiene la Coldiretti - il mancato obbligo degli Stati ad intervenire
d’ufficio per il rispetto di una normativa comunitaria, che
potrebbe danneggiare soprattutto le denominazioni piu’ piccole
che per motivi di costo non dispongono di una rete di controllori
a livello comunitario.
Questo è ancora piu’ grave alla luce del fatto che
la Coldiretti ha già scoperto nuove imitazioni del Parmigiano
Reggiano tollerate dagli altri Stati dell’Unione Europea che
impongono un immediato intervento da parte delle Istituzioni nazionali.
Il “Pamesello italiano”, grattugiato e venduto in confezione
tricolore, sembra avere conquistato - sostiene la Coldiretti - un
posto di rilievo tra le nuove copie offerte, ma non mancano altri
cloni che richiamano al prodotto originale come il “Rapisan”
in tubetti ed il “Pasgrasan” o il “Parma”
in bustina, che sono andati ad incrementare il “museo dei
falsi” di Palazzo Rospigliosi nella sede della Coldiretti.
Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano sono - rileva la Coldiretti
- i due prodotti italiani tipici più imitati nel mondo che
diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano
e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan
dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma
anche "Grana Pardano", "Grana Padana" o "Grana
Padona". Negli Stati Uniti nove volte su dieci.- sottolinea
la Coldiretti - viene venduto falso Parmigiano Reggiano ottenuto
sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York
o California. Un prodotto molto diverso dal vero Parmigiano Reggiano
che - spiega la Coldiretti - è ottenuto dal latte di 250mila
mucche allevate da 4750 aziende agricole in zone delimitate del
territorio nazionale e trasformato in 492 caseifici che producono
oltre 3,1 milioni di forme all'anno dal peso medio di 38 chili,
che devono essere stagionate almeno 12 mesi.
Il Parmesan rappresenta in realtà solo la punta di un iceberg
di un mercato internazionale taroccato che inganna il consumatore
globale. All’estero - sottolinea la Coldiretti - è
falso quasi un prodotto alimentare italiano su quattro con le esportazioni
di prodotti alimentari dall'Italia che raggiungono il valore di
17 miliardi di euro mentre il mercato mondiale delle imitazioni
di prodotti alimentari Made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro.
Se negli Usa si vendono salsa e conserva di pomodoro “Contadina“
(Roma style) trasformata in California, provolone del Wisconsin
e Mozzarella del Minnesota, in Australia si produce Salsa Bolognese
e formaggi Mozzarella, Ricotta, mentre in Cina l’industria
locale offre pomodorini di collina, Parmeson, Caciotta (Italian
cheese) e addirittura - continua la Coldiretti - Pecorino (Italian
cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto
della pecora.
Ma esempi di prodotti alimentari italiani taroccati non mancano
nel Vecchio Continente dove la Coldiretti ha scoperto produzioni
tedesche di Amaretto Venezia con una bottiglia la cui forma imita
scandalosamente l’Amaretto di Saronno, mentre in Spagna si
imbottiglia olio di oliva Romulo con disegnata in etichetta la lupa
che allatta Romolo e Remo. E se in Portogallo si produce pasta Milaneza
e spaghetti napoletana, nei nuovi Paesi aderenti all’Unione
Europea come l’Estonia - prosegue la Coldiretti - si vende
salsa al basilico Bolognese di origine incerta.
Occorre combattere nell’ambito delle regole sul commercio
internazionale nel Wto un inganno globale per i consumatori che
causa danni economici e di immagine alla produzione italiana ma
la credibilità internazionale si conquista anche - conclude
la Coldiretti - anche facendo chiarezza a livello nazionale ed europeo
dove occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare
in etichetta l’origine dei prodotti alimentari.
www.coldiretti.it
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America’s
1,000 Top Italian Restaurants
Il
Presidente di Buonitalia Spa, Emilio De Piazza, insieme a Nina e
Tim Zagat, fondatori e presidenti di Zagat Survey, hanno presentato
mercoledì 27 Febbraio la “America’s 1,000 Top
Italian Restaurants” 2008 realizzata da Zagat per Buonitalia
Spa, la società creata dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali per la promozione dell’agroalimentare
italiano nel mondo, presso l’Helen Mills Theater di New York
alla presenza del Console Generale d’Italia, Francesco Maria
Talò. Allo stesso tempo e nello stesso luogo è stato
inaugurato l’edizione statunitense del SensofWine di Luca
Maroni che si terrà nella “grande mela”.
I ristoranti presenti nella “America’s 1,000 Top Italian
Restaurants” sono differenti tra loro in molti modi, ma tutti
hanno lavorato con passione e dedizione per trasmettere agli Americani
un profondo apprezzamento per lo stile Italiano e i nostri prodotti
tradizionali. Tutti insieme hanno saputo mantenere viva l’eredità
agroalimentare del nostro Paese, rappresentata dalla semplicità
e dall’uso dei veri ingredienti italiani. Consumare un pasto
in questi ristoranti significa letteralmente assaggiare lo stile
di vita italiano.
La due giorni newyorchese di SensofWine offrirà in degustazione
non solo parte delle produzioni vinicole presenti nella guida di
Luca Maroni "Top 500 Italian Wine Producers", ma attraverso
Buonitalia Spa saranno presenti con i loro straordinari prodotti
i Consorzi del Prosciutto di Parma, di San Daniele, dello Speck
Alto Adige Igp, del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano con l’azienda
Bertozzi, il Caseus Montanus con la Nazionale del Parmigiano Reggiano
di Montagna, il Fiore Sardo, il Blue d’Aoste, il Piave e la
Fontina, la Compagnia delle Opere Agroalimentare con i formaggi
di Amalattea e le mandorle siciliane di Vincenzo Padova & Co.,
l’Academia Barilla con il Pecorino Gran Cru, l’UNIPI
(Unione Industriali Pastai Italiani) con Divella, Delverde, Rummo,
Garofalo. Per i dolci con AIDI-Dolce Italia ci saranno Bauli, Caffarel,
Pernigotti, la Sassellese, la pasticceria siciliana della Falanga,
oltre il Consorzio dell’Asti Docg e le grappe di Bertagnolli
e Carpenè Malvolti. Insieme all’AIDI, inoltre, il Centro
Studi Assaggiatori.
Il 28 febbraio i riflettori saranno puntati su un altro pilastro
della tavola mediterranea: l’Olio Extravergine d’Oliva.
A rappresentare l’eccellenza oleicola italiana saranno Piccardo
& Savorè, Viride, Italian Food Partner, Vincenzo Padova
& Co., iGreco, il Trapetum, il Boschetto, la Tenuta Bruno, l’Academia
Barilla, il Caseus Montanus con l’olio di noce Dinus Donavit
di Bertolin, i Consorzi della Dop Val di Mazara, della DOP Riviera
Ligure, della DOP Bruzio, della Daunia Verde DOP. L’attenzione
sarà focalizzata sui miglioramenti qualitativi che consentono
oggi di avere dei prodotti profumati, morbidi, capaci di sposarsi
al meglio con ogni piatto. La degustazione sarà esaltata
dal Pane di Altamura prodotta dal panificio La Maggiore.
Ufficio Stampa Buonitalia – Mariacristina Conti - www.buonitaliaspa.it
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vini dell'Alto Adige, modello Pinot Nero
Modello
Pinot Nero per i vini dell'Alto Adige. La Camera di commercio di
Bolzano ha dato alle stampe un'analisi dei trend di sviluppo del
settore vitivinicolo atesino che ogni anno commercializza oltre
355mila ettolitri di vino, lo 0.2% dell'intera produzione europea
(lo 0.7% di quella italiana). Il risultato di oltre ottanta pagine
di lavoro è cristallino: la produzione atesina deve cogliere
il buon momento d'immagine per uscire definitivamente dalle produzioni
a minor valore aggiunto, dalle vendite sfuse o con bottiglie da
un litro, per puntare alle qualità che meglio possono valorizzare
il lavoro delle migliaia di addetti sudtirolesi, puntando anche
sulla creazione di un marchio di riconoscimento comune che "raggruppi"
le oltre 150 denominazioni vigenti.
E il Pinot nero è il miglior esempio di questo turn-over.
Il nobile e delicato vitigno francese è entrato nella short
list dei vini atesini più venduti (nelle bottiglie 7/10)
con una superficie vitata che è passata dal 4.8% del 1993
al 6.5% del 2004. Una crescita che non sembra fermarsi, oggi sta
superando nelle vendite il Sauvignon, e che - soprattutto - è
ben compensata dal mercato: è il vino che presenta il maggiore
prezzo medio a bottiglia, circa 8 euro, contro i 6 del Gewurztraminer,
i 5,5 del Lagrein e i 3 della Schiava, ma che registra anche la
forbice più ampia dei prezzi con una punta massima sui 14
euro, franco cantina al netto di Iva. Su quali mercati? Inutile,
per le quantità prodotte, dedicarsi a nuovi e lontani mercati.
I vini dell'Alto Adige guardano in primis al mercato locale che
assorbe quasi la metà della produzione e che vede gli oltre
5mila ristoranti del Sud Tirolo chiamati ad insistere nel proporre
la nuova realtà del vino atesino. Poi c'è il resto
del mercato italiano che supera quello tedesco di ben due punti
percentuali, il 19 contro il 17% come quota di penetrazione, ma
che però rappresenta il primo cliente per alcune ben determinate
tipologie di vino. Ad esempio, il Gewurztraminer (il 7,1% dell'intera
superficie vitata) viene assorbito al 77% dal mercato italiano;
il Muller Thurgau al 90%; lo stesso Pinot Nero al 41 per cento.
Un dato questo che fa riflettere: un cambiamento nei gusti italiani
sui vini aromatici, ad esempio, metterebbe a rischio ben il 38%
delle vendite attuali in Italia di vino altoatesino in bottiglie
da 7/10.
Il "caso" Schiava. Nonostante la costante riduzione, rappresenta
ancora il vitigno più coltivato, un ettaro su tre in Alto
Adige è dedicato a questo vitigno, ma resta ancora "figlio
di un Dio minore" . Lo testimoniano i prezzi: come vino da
mescita strappa 2 euro al litro, nella bottiglia da 7/10 appena
mezzo euro di più (con punte leggermente più altre
3,5- 4 euro al litro per la Doc Santa Maddalena). Prende la strada
dell'export verso Germania, Austria e Svizzera, ma in larga parte
sfuso o in bottiglie da un litro.
VINONOSTRUM – www.vinitaly.com
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Il
forziere genetico tra le nevi
E'
stata inaugurata il 25 febbraio, in Norvegia, nelle isole Svalbard,
la più grande banca dei semi del mondo, costruita per ospitare
duplicati di varietà uniche delle colture mondiali più
importanti. Jacques Diouf, direttore generale della Fao (Food and
agriculture organization) intervenendo ad una conferenza a Svalbard,
organizzata in occasione dell'inaugurazione della Banca mondiale
delle sementi, ha dichiarato che "è una delle imprese
più innovative e straordinarie al servizio dell'umanità";
ha inoltre aggiunto che "la ricchezza che viene salvaguardata
a Svalbard sarà una garanzia a livello mondiale per affrontare
le sfide future".
La banca dei semi è stata costruita dentro una montagna,
circondata da ghiaccio permanente che garantirà la conservazione
e protezione del materiale genetico, anche senza elettricità.
La banca genetica di Svalbard, realizzata con i finanziamenti del
governo norvegese, riceverà, nell'ambito dell'accordo del
Trattato sulla biodiversità, circa 200.000 sementi, ma la
sua capacità complessiva è di 4.5 milioni di campioni,
equivalenti a circa 2 miliardi di semi.
A dare impulso all'istituzione della Banca mondiale delle sementi
è stato il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche
per l'alimentazione e l'agricoltura, un accordo giuridico internazionale
per la salvaguardia e l'accesso alla diversità delle colture
adottato dai Paesi membri della Fao. Il Trattato è stato
ratificato da 116 paesi per aprire la strada alla conservazione
e all'uso sostenibile delle risorse fitogenetiche con una giusta
ed equa condivisione dei benefici.
Come ha affermato Diouf "il pool genetico mondiale contenuto
nei semi è essenziale per incrementare la produttività
delle colture, mitigare il cambiamento climatico e la diffusione
di malattie e parassiti, ed assicurare una base di risorse genetiche
per il futuro. La diversità della produzione è costantemente
minacciata da disastri naturali e da quelli causati dall'uomo".
Questa Banca mondiale assicurerà quindi la necessaria diversificazione
genetica per affrontare le future sfide dell'agricoltura. Solo nei
prossimi 25 anni la produzione di cereali dovrà aumentare
di almeno un 50 per cento, ma questo incremento dovrà provenire
dalla terra, dall'acqua e dalle altre risorse naturali già
in uso.
Il cambiamento climatico avrà infatti un impatto profondo
sull'agricoltura. "Un probabile aumento della temperatura media
globale provocherà una riduzione importante della diversità
biologica, inclusa la perdita delle risorse genetiche disponibili
per la produzione agricola", ha affermato il direttore generale
della Fao. Diouf ha inoltre aggiunto che "una maggiore frequenza
di siccità da una parte e di alluvioni dall'altra inciderà
molto negativamente sulla produzione locale, con un prevedibile
calo della resa delle colture perfino con piccoli aumenti della
temperatura globale, specialmente nelle regioni aride del sud del
mondo che sono anche importanti centri di biodiversità. Potrebbe
anche portare ad una riduzione delle terre agricole ed alla deforestazione.
Si stima che nei paesi in via di sviluppo la deforestazione già
oggi sia responsabile del 20 per cento delle emissioni di gas serra.
Il cambiamento climatico in un prossimo futuro influirà in
modo significativo sugli ecosistemi agricoli e sulle popolazioni
che da esse dipendono".
La Fao ospiterà dal 3 al 5 giugno 2008 una Conferenza internazionale
ad alto livello su sicurezza alimentare mondiale e le sfide del
cambiamento climatico e della bioenergia, ed un altro evento speciale
a novembre sull'alimentazione mondiale nel 2050.
www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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Inflazione:
doppio prezzo, rapporti di filiera più stretti e controlli
“Il
problema dei prezzi deve essere affrontato alla radice. Bisogna
superare l’ inefficienza della filiera e garantire una maggiore
trasparenza del mercato”. Lo ha sottolineato il presidente
della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in
merito ai dati Istat sull’inflazione a gennaio, che segna
una crescita del 2,9 per cento, e soprtrattutto in relazione agli
aumenti dei prodotti ad ''alta frequenza d'acquisto'', cioè
quelli che vengono comprati praticamente quotidianamente (come gli
alimentari, i tabacchi, i carburanti, i giornali o le spese al bar
e al ristorante) per i quali il tasso infazionistico è molto
più alto del tasso generale ed è pari al 4,8 per cento.
“Per questa ragione rinnoviamo la nostra ricetta per contrastare
l’avanzata dell’inflazione e i rincari. Chiediamo -ha
avvertito Politi- il doppio prezzo (origine e dettaglio) da applicare
sui cartellini di vendita; filiere più corte e rapporti più
stretti e organici tra i vari soggetti; Osservatori a livello regionale
e nazionale per monitorare costantemente il mercato; interventi
sempre più tempestivi e fermi da parte del garante dei prezzi,
come già del resto è avvenuto in queste ultime settimane”.
“Due anni fa -ha aggiunto il presidente della Cia- lanciammo,
con la raccolta di firme in tutta Italia, la Petizione popolare
sul doppio prezzo. Ad essa, a parte alcune proposte legislative,
non si è dato seguito, anche per una diffusa disattenzione.
Non si capì che il nocciolo della proposta non era introdurre
elementi di dirigismo nel mercato e nuove complicazioni, ma, semplicemente,
introdurre più trasparenza nei processi di formazione dei
prezzi e maggiori possibilità di controllo sociale”.
“Oggi, gli agricoltori -ha ricordato Politi- non sono in grado
di influenzare gli andamenti di mercato. Spesso, non conoscono nemmeno,
in tempo reale, le quotazioni dei prodotti. Esistono, in Italia,
numerose e diffuse sedi di rilevazioni dei prezzi: dalle Camere
di commercio ai mercati, al ministero delle Politiche agricole.
Tutti questi strumenti, tuttavia, hanno due limiti: il primo è
che non rilevano il prezzo all’azienda agricola, il secondo
è che non sono diffusi in tempo reale e dunque sono di limitata
utilità, vista l’alta variabilità delle quotazioni
e la scarsa diffusione della vendita su contratto. Abbiamo bisogno
di un sistema informativo degli andamenti dei prezzi in tempo reale,
al quale gli agricoltori e le loro organizzazioni possano accedere
con i propri terminali. Per questo proponiamo la costituzione, a
livello nazionale e regionale, di Osservatori prezzi”.
“Questi Osservatori -ha rilevato il presidente della Cia-
dovranno essere partecipati dalle organizzazioni agricole ed avere
il compito di acquisire, sulla base di metodologie comuni, per i
più significativi prodotti, le quotazioni dei prezzi nelle
diverse fasi, dall’azienda al consumo. Le quotazioni dovranno
essere diffuse in tempio reale come strumento di informazione per
gli agricoltori, innanzitutto, e per i consumatori. Ciò è
indispensabile per una maggiore trasparenza dei mercati e per il
successivo approfondimento delle dinamiche dei meccanismi di formazione
dei prezzi dei prodotti agricoli e per la definizione di adeguate
politiche settoriali”.
www.cia.it
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Il
gusto del futuro: Global – Local – Raffinato - Unisex
Come
cambia il gusto degli italiani? Domanda complessa, difficile dare
una risposta univoca e soddisfacente: servono lunghe e ripetute
analisi, cui dare interpretazione in maniera corretta. A delinare
una tendenza di fondo ci ha provato il Centro Studi Assaggiatori
attraverso l’analisi di oltre 130.000 test sul consumatore
in dieci anni, in Italia e all'estero, su molti prodotti agroalimentari.
I risultati appaiono perfettamente in linea con quanto ci si poteva
aspettare e vanno di pari passo non solo con i trend noti del comparto
enogastronomico, ma persino con i grandi mutamenti sociali che interessano
la modernità. Dunque, in sintesi: meno differenze tra uomini
e donne (un gusto “unisex” che emerge man mano che s’affermano
nella società i concetti di parità), più spazio
alle contaminazioni culturali (dunque l’elemento “global”…),
ritorno agli aromi autentici (…e subito si contrappone la
controspinta local), voglia di morbidezza..
Innanzitutto, come detto, vanno scomparendo i prodotti “da
uomo” o “da donna”. Classico esempio, la birra
(ne abbiamo già parlato in questa rubrica) oppure i distillati:
sempre più amati dalle donne, una volta ostili, e con gli
uomini che ora ricercano prodotti più femminili, morbidi
e raffinati (vogliamo anche dire semplicemente “qualitativi”?).
Altra tendenza è il ritorno agli aromi autentici: si assisterà
a un progressivo rifiuto degli aromi di laboratorio, come per esempio
quello alla banana che viene oggi ricostruito con l’uso di
nove molecole, mentre in natura ne ha oltre duecento. «Buone
previsioni invece per gli aromi speziati - secondo Luigi Odello,
presidente del Centro Studi Assaggiatori - Al momento sono un po’
in crisi, ma saranno certamente rivalutati in futuro. Sullo scenario
del gusto molto inciderà infatti la crescente contaminazione
delle culture alimentari, con la conseguente internazionalizzazione».
Tra le sensazioni più cercate nei cibi e nelle bevande ci
saranno anche la morbidezza e la suadenza, per soddisfare il tatto,
il senso del contatto fisico, dell’affetto e della rassicurazione.
Tendenza già confermata dal successo dell’espresso
nel mondo grazie alla sua sensazione setosa e dalle acqueviti che
perdono la pungenza per diventare appunto più morbide.
Carlo Passera – www.asa-press.com
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ASA Associazione Stampa Agroalimentare
Italiana
L'Associazione dei Giornalisti e dei
Comunicatori del settore

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